L’arcangelo dona a Maria la pillola dei 5 giorni dopo: premiato spot blasfemo

Lo spot è stato premiato dalla Società medica italiana per la contraccezione, ma sul web piovono le critiche

“Usala, fa miracoli”. E l’arcangelo Gabriele porge una scatola della pillola dei cinque giorni dopo a Maria.

 È lo spot messo a punto da un gruppo di studenti dell’Istituto Giorgi-Woolf di Roma, che ha vinto il premio dell’iniziativa Informiamoci, promossa dalla Società medica italiana per la contraccezione (Smic) e l’associazione culturale Lacelta.

Per comporre il progetto è stato usato il dipinto del Botticelli, l’Annunciazione di Cestello, ma l’angelo, invece di portare alla Vergine l’annuncio della nascita di Gesù, le porta in dono una scatola di Ellaone, la pillola dei cinque giorni dopo. Il progetto, chiamato #Usalafamiracoli, è risultato il più votato dalla giuria e ha vinto il premio dell’edizione 2018-2019 di Informiamoci.

Ma, sul web non sono mancate le critiche, che hanno etichettato lo spot come blasfemo, dato che usa immagini sacre per veicolare una pillola, che viene considerata abortiva e che va quindi contro i principi di quella religione da cui ha preso l’immagine per la pubblicità.

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Conferenza “Famiglia? Nessun dubbio !”

Per chi non può venire perché troppo lontano o impossibilitato:

Oggi alle ore 15.30 streaming dalla pagina fb di Nova Civilitas, della conferenza pubblica dal titolo “Famiglia? Nessun dubbio !” con Gianfranco Amato e Matteo Castagna.
A seguire streaming dalla pagina fb Opzione Benedetto, della Conferenza Stampa degli organizzatori Gianluca Deghenghi del Mis Movimento Italia Sociale.

Link alla PAGINA FACEBOOK

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Icone musicali lgbt verso il flop, il pubblico le abbandona

La cantante Madonna sembra aver fatto un buco nell’acqua con il suo nuovo tour.

Icone lgbt verso la fine? E’ presto per dirlo, ma sicuramente qualcosa nella coscienza americana sta cambiando. Siamo in America, un tempo patria delle avanguardie gay, oggi terra di confronto tra le parti, dove arrivano brutti segnali per l’acclamata regina della trasgressione: Madonna. La diva del pop, da sempre simbolo del mondo “arcobaleno”, sembra ormai essere una stella in caduta libera nel panorama musicale internazionale.

La cantante di origini italiane (il suo vero nome è Veronica Ciccone) è infatti pronta a partire con il suo nuovo tour di concerti, relativi al suo album in uscita in questi giorni “Madame X”. Ma l’apertura dei botteghini per le date americane ha mandato alla pop star segnali tutt’altro che incoraggianti.

Se quattro anni fa i biglietti erano andati sold out nell’arco di qualche ora, questa volta, a distanza di giorni, i posti disponibili sono ancora tantissimi. Il caso più eclatante è quello di Brooklyn, dove ancora si contano centinaia di ticket invenduti.

Un segnale, neanche troppo velato, che l’essere estremamente provocatoria le diede grande fama in passato, ma che oggi quel giochetto non funziona più. Forse per il fatto che – di certo – alcuni atteggiamenti non si addicono più a una signora di quasi 61 anni, o forse perché in America sta nascendo una coscienza diversa, che non intende più correr dietro a  icone trasgressive come questa.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/icone-musicali-lgbt-verso-il-flop-il-pubblico-le-abbandona1/

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Gli ex omosessuali scendono in strada per testimoniare la loro libertà in Gesù

Uomini e donne che si sono già identificati come ex-omosessuali hanno proclamato  il loro cambiamento  attraverso la fede in Cristo Gesù,  sabato scorso. Per la seconda volta, la March of Freedom (Marcia della libertà) si è tenuta a Washington DC, la capitale degli Stati Uniti.

Fondata da Jeffrey McCall, Freedom March è formata da cristiani che hanno abbandonato la pratica dell’omosessualità e stanno assistendo al potere di trasformazione dello Spirito Santo.

“Sono stato trasformato dalla grazia di Gesù ed ho scoperto che anche altri hanno fatto questa meravigliosa esperienza. Queste marce sono un modo per garantire che altre persone che hanno superato ciò  non si sentano isolate e sole “, ha spiegato McCall a The Christian Post.

La March of Freedom si è svolta sabato, partiti alle 13:00 dal Sylvan Theatre, situato vicino al monumento a Washington. L’obiettivo era connettere più  persone, raggiungere la comunità LGBT e dotare le chiese locali di ministri per gli omosessuali che vorranno essere informati.

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Anche in Ecuador vince la lobby lgbt: legalizzate le unioni gay

Una sentenza storica delle Corte Costituzionale cambia le regole per le unioni tra persone dello stesso sesso.

Colpo grosso delle lobby gay in un altro Stato del mondo. Questa volta non si parla dell’estremo oriente (come fu nel caso di Taiwan nemmeno un mese fa) ma dell’America latina. L’Ecuador, infatti, ha legalizzato ufficialmente i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. La notizia è stata battuta dalle agenzie internazionali nella giornata di ieri e sta ormai facendo il giro dell’intero pianeta.

A stabilire le regole di questo tipo di “unione” è stata la Corte Costituzionale, dando così una svolta al riconoscimento dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali del paese.

La decisione delle scorse ore è arrivata dopo un lungo braccio di ferro tra le istituzioni nazionali e le associazioni lgbt, che da sempre chiedono una riforma in tal senso. Alla fine però il paese si è piegato. Ma non si tratta però del primo caso in America latina. L’Ecuador si unisce ad Argentina, Brasile, Costa Rica, Colombia e Uruguay, che hanno già reso legali i matrimoni egualitari negli anni scorsi.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/anche-in-ecuador-vince-la-lobby-lgbt-legalizzate-le-unioni-gay/

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Duro botta-risposta Salvini e Sea Watch

Roma, 13 giu – La guardia costiera di Tripoli ha assegnato alla nave Ong Sea Watch il porto di sbarco in Libia. All’imbarcazione, che ieri ha soccorso 53 immigrati in zona Sar libica, le autorità hanno accordato stamattina il porto di Tripoli; ma la Ong esclude la possibilità di riportare indietro il carico di clandestini in un porto ritenuto pericoloso.

“Nave pirata”

Ieri, alla notizia del salvataggio, il ministro dell’Interno Salvini aveva avvertito: “La Sea Watch è intervenuta in zona sar libica, anticipando la Guardia Costiera di Tripoli pronta ad intervenire e già in zona. Sappia che, qualora facesse rotta verso l’Italia, metterebbe a rischio l’incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso. È l’ennesima iniziativa di questo tipo – ha concluso – da parte di SeaWatch, una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge”.

Piena responsabilità

Stamattina il vicepremier aveva ribadito la sua posizione, minacciando ripercussioni legali: “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente“.

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Qual è il paese europeo che naturalizza più stranieri? L’Italia

Nel 2017, 2016 e 2015 il nostro paese ha sempre capeggiato la classifica delle cittadinanze concesse a immigrati stranieri in Unione Europea. Germania mai oltre il terzo posto

Tri-campione europeo per numero di naturalizzazioni di cittadini stranieri, per quasi il 90 per cento non-Ue, è l’Italia. Nel calcio attualmente non siamo più i fulmini di un tempo, ma in materia di cittadinanza nazionale concessa a residenti stranieri Francia, Spagna, Germania e Regno Unito restano alle nostre spalle da un intero triennio. Nel 2017, nel 2016 e nel 2015 (gli ultimi tre anni per i quali sono disponibili le statistiche Eurostat ufficiali) l’Italia ha sempre capeggiato la classifica delle naturalizzazioni di cittadini stranieri, con cifre superiori al centinaio di migliaia: 146.605 nel 2017, 201.591 nel 2016 e 178.035 nel 2015. Nei due anni precedenti (2014 e 2013) l’Italia era stata rispettivamente il secondo e il quarto paese europeo per maggior numero di cittadinanze concesse a stranieri.

Penta-campione dei naturalizzati di paesi europei è invece il Marocco, che in tutti e cinque gli anni fra il 2013 e il 2017 risulta essere il paese da cui proviene il più alto numero di persone che hanno ricevuto la nazionalità di uno dei 28 paesi dell’Unione Europea: ben 434.500 marocchini sono diventati cittadini europei nel corso del quinquennio 2013-2017; al secondo posto per numero di naturalizzazioni nel quinquennio è l’Albania, che negli ultimi quattro anni analizzati si è anche costantemente collocata al secondo posto della classifica annuale dopo il Marocco; gli albanesi diventati cittadini europei nel quinquennio 2013-2017 sono 257.500, pari all’8,9 per cento di tutta la popolazione albanese (2,8 milioni di abitanti)

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Consul Press: INCONTRO con Alessandro Guzzi

Conversazione con ALESSANDRO GUZZI … a 360° su Cultura, Fede, Umanità, Vita

LA VOGLIA DI VIVERE E CAPIRE DI ALESSANDRO GUZZI: UN ARTISTA FEDELE AI VALORI EREDITATI DALLA TRADIZIONE

Ha una gran gioia di vivere Alessandro Guzzi. Alla simpatica, sottile impertinenza – celata dall’atteggiamento posato dell’uomo d’altri tempi – riesce ad appaiare lo scrupolo di chi vuole capire cosa gli succede attorno. Tutt’altro che restìo al coinvolgimento, logico ed emotivo nello stesso tempo, così come ad abbracciare i valori tradizionali minacciati dall’atomismo sociale, dispiega una miniera di aneddoti. Alcuni dei quali vanno oltre la capacità di assicurargli il bandolo della conservazione.

In mezzo alla gente non morde il freno per dire la sua. Sa ascoltare e aspettare, pur rifuggendo dai vani segni di ammicco delle persone fiere di pensarla al medesimo modo, perché al momento giusto riesce a veicolare l’interesse degli interlocutori verso temi degni di nota.
Per sottolinearne l’urgenza si guarda bene dal ricorrere ad accenti demagogici. La sua forza di persuasione varca l’impasse delle banalità scintillanti. È un conversatore paziente, a volte implacabile, ma solo quando, dopo aver prestato orecchio al pluralismo dei punti di vista, ritiene giusto conferire lo stesso peso informativo al proprio. La poliedrica vena di pittore e scrittore, avvezzo tanto all’alta densità lessicale della lingua italiana quanto al carattere d’ingegno creativo dell’arte, prende piede senza le pose degli intellettuali con la puzzetta sotto il naso.

Ad Alessandro, oltre ai salotti letterari, dove scambiare franche ed erudite opinioni in punta di forchetta, sia pure sulla scorta dell’inseparabile virtù terapeutica dell’ironia, non dispiacciono le palestre, per tradurre in pratica l’arcinoto adagio latino “Mens sana in corpore sano”, né i poligoni di tiro. Da franco tiratore, affezionato ad ambiti protettivi da conservare in nome sia della Fede in Dio sia dei dogmi della Chiesa, spara addosso alle deviazioni teologiche.
Nel suo ultimo libro, “Canto dell’Occidente”, dapprima in filigrana, poi per filo e per segno, con un crescendo che appaga largamente le attese, svela gli intrighi nascosti intenti ad annullare l’indispensabile dimensione trascendentale. Messa a rischio dal deprecabile senso di trasformazione sociale connessa ai mass-media. Con una trasmissione di messaggi priva d’intoppi tra emittenti e destinatari per via dell’attitudine di questi ultimi ad adoperare le scorciatoie del cervello.

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Sant’Antonio patrono della Custodia di Terra Santa

In che modo Sant’Antonio è stato scelto patrono della custodia?
Come riportato da padre Giuseppe Nazzaro (Custode della Terra Santa dal 1992 al 1998) in una lettera circolare del 1995, le cronache della Custodia recano l’impronta di un’ininterrotta devozione al santo di origine portoghese. Soltanto all’inizio del XX° secolo però (il 28 luglio 1920) sant’Antonio è stato scelto come «patrono particolare e protettore della Custodia».
Nel 1917 la Palestina, come il resto del mondo, è in guerra. Qui il conflitto era quello anglo-turco. Dal momento che la Turchia ha aderito al partito della Germania, le Autorità «fanno pulizia». I cittadini europei, religiosi compresi, vengono espulsi.
A dire il vero, però, non ancora del tutto: se si considerano i francescani, infatti, gli Italiani sono ancora sul posto. Ma per quanto tempo ancora? Il governatore turco di Gerusalemme, Giamal Pascia, ne ha decretato l’incarcerazione. A partire dalla pubblicazione del documento, dunque, la scure sarebbe caduta e i luoghi santi si sarebbero ritrovati privi dei loro guardiani cattolici. Allora il presidente custodiale, padre Eutimio Castellani, ordinò di pregare con fervore – in tutti i conventi della Custodia – una serie di tre Tridui in onore del Santo di Padova. In particolare fu determinante il triduo dal 22 al 27 aprile, perché il decreto di internamento dei frati italiani era già stato pubblicato.

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Benedetto XIV sulla citazione del nome di un eretico durante la Messa

• Nella Congregazione del Santo Ufficio dell’anno 1673, trattando di questo capitolo della disciplina, fu deliberato un decreto di questo tenore: «Nella Congregazione Generale del Santo Ufficio del giorno 7 giugno 1673. Alla domanda se un Sacerdote di Livorno poteva far menzione nella Messa del Patriarca degli Armeni pregando per lui, pur essendo scismatico; e lo si chiede con insistenza affinché quella Nazione possa stringere con sempre maggiore affetto l’amicizia con i Latini: la Sacra Congregazione rispose che non si poteva, e doveva essere assolutamente proibito».

• «Nella stessa Congregazione, il 20 giugno 1674, dopo la lettura della comunicazione del R. P. D. Nunzio a Firenze, scritta il 10 aprile 1674 alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, e da questa trasmessa alla Sacra Congregazione del Sant’Ufficio, fu decretato di rispondere allo stesso Nunzio che, quanto a pregare nella Sacra Liturgia per il Patriarca degli Armeni, la Sacra Congregazione restava fedele al decreto emanato nell’anno 1673, che cioè non si poteva e che era assolutamente proibito».

• È dello stesso tenore il simile Decreto della Congregazione per la correzione dell’edizione del Messale dei Copti, tenutasi nell’anno 1732, ove fra gli altri dubbi proposti, ci fu anche questo: «Se e come si debbano emendare quelle parole con le quali il Sacerdote fa menzione del Patriarca, del Vescovo, ecc…». La risposta è stata questa: «All’inizio del Messale si ponga la rubrica nella quale viene istruito e ammonito il Sacerdote, riguardo alle cose che deve osservare nella celebrazione della Messa; fra queste una rubrica speciale sulla menzione del Romano Pontefice, nonché del Patriarca e del Vescovo, se sono uniti alla Chiesa di Roma; altrimenti si ometta la loro citazione; e questa rubrica sia ripetuta nel luogo appropriato».

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