di Manuela Comito

boicottNella prima settimana di febbraio è prevista una riunione dei ministri israeliani che mostrano sempre più crescente preoccupazione per il successo del Movimento del Bds (Boicottaggio – Disinvestimento – Sanzioni) contro i prodotti agricoli degli insediamenti israeliani, ritenuti illegali dalle leggi internazionali. Secondo quanto ha riportato il quotidiano israeliano Haaretz venerdì 31 gennaio, l’allarme è stato lanciato da un gruppo di imprenditori israeliani che stanno tentando di contrastare il Bds con una campagna pubblicitaria che promuova le produzioni agricole delle colonie.

Inoltre, gli stessi imprenditori stanno cercando di fare pressione sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché si giunga ad un accordo di pace con i negoziatori palestinesi e si allenti la “morsa” del boicottaggio, che sta avendo serie e pesantissime ripercussioni sull’intera economia israeliana. Da più di 66 anni Israele nega ai palestinesi i diritti fondamentali di libertà, uguaglianza e autodeterminazione e lo fa per mezzo della violenza e attuando la pulizia etnica, la colonizzazione, la discriminazione razziale e l’occupazione militare.

Nonostante la condanna delle Nazioni Unite e di altre autorevoli organizzazioni internazionali, i crimini compiuti dall’entità israeliana rimangono impuniti e i diritti fondamentali dei palestinesi vengono quotidianamente violati. Da qui la creazione del Movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele, nato in seno alla società civile palestinese il 9 luglio 2005, un anno dopo che la Corte Internazionale di Giustizia si è pronunciata dichiarando “illegale” il Muro costruito da Israele nei Territori occupati palestinesi e ha avuto il pieno riconoscimento nel novembre 2007, con una conferenza tenutasi a Ramallah. Da quel convegno è emerso il Comitato Nazionale Bds (Bnc) come organismo di coordinamento palestinese per la campagna Bds in tutto il mondo.

Il Movimento Bds coinvolge più di 170 tra partiti politici, organizzazioni, sindacati e movimenti palestinesi. L’appello civile palestinese al Bds invita “le persone di coscienza in tutto il mondo ad imporre massicci boicottaggi ed implementare iniziative di disinvestimento contro Israele, in maniera simile a ciò che è stato fatto contro il Sud Africa durante l’apartheid” e non limita tali campagne ai soli prodotti delle colonie. Esso vuole richiamare l’attenzione sul popolo palestinese interessando sia i rifugiati, sia i civili sotto occupazione israeliana a Gaza e in Cisgiordania e, infine, i palestinesi residenti in Israele.

Aderiscono al Movimento accademici, artisti, consumatori, imprese di ogni Paese del mondo. Il Movimento Bds intende portare avanti la sua lotta non violenta fino a quando il governo di Tel Aviv non si impegnerà a rispettare i propri obblighi derivanti dal Diritto Internazionale e che comprendono: la fine dell’occupazione e della colonizzazione di tutte le terre arabe occupate nel 1967 e lo smantellamento del Muro; il riconoscimento dei diritti fondamentali dei cittadini palestinesi in Israele e la loro piena uguaglianza; il rispetto della Risoluzione Onu 194, che obbliga Israele a tutelare e promuovere il diritto dei profughi palestinesi a tornare alle loro case e proprietà.

A novembre 2013, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2014 “Anno di Solidarietà Internazionale con il Popolo Palestinese”. L’inizio del 2014 ha portato nuove prove dell’impatto del Bds sull’economia israeliana al punto da far dichiarare al ministro israeliano della Giustizia Tzipi Livni che il Movimento avanza “in modo esponenziale” e da essere argomento principale sui media israeliani. Dal 2005, dopo quasi 9 anni, il Bds si è dimostrato un valido strumento per contrastare la complicità internazionale con il regime israeliano, che è un regime di Apartheid e ha acceso i riflettori sulla reale situazione in Medio Oriente.

E’ importante sottolineare che la maggior parte dei governi occidentali resta ancora complice attivo di Israele, ma il Bds coinvolge soprattutto la società civile che svolge il compito importantissimo di fare pressione sui propri governi, spingendoli a prendere sempre più le distanze dal regime israeliano.

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