Segnalazione di Redazione L’Indipendenza.com

di SALVATORE ANTONACI

FRANCIA BUMMai nella recente storia francese il dissenso verso il potere si sta esprimendo in maniera tanto evidente quanto pervasiva in ogni settore della società perfino tra quelli meno inclini alla protesta o più favorevoli all’incarnazione attuale della maggioranza parlamentare.

Un autentico miracolo al contrario che sembrava impossibile accadesse in un’area oramai considerata come fulcro, assieme alla vicina ed ex-rivale storica Germania, dell’apparentemente inarrestabile processo di integrazione europeo. Eppure è quanto si sta appalesando sotto gli occhi stupiti e preoccupati degli osservatori esterni e dei francesi stessi che con affanno tentano di vaticinare gli esiti della crisi presente ripercorrendo nervosamente l’ampio catalogo dei momenti difficili della storia patria.

Ricompaiono così, quasi evocati per sortilegio, gli spettri peggiori del vissuto transalpino, dall’ebbro furore della Grande Révolution alla guerra civile non dichiarata degli anni ’30 dello scorso secolo all’ondata contestatrice del Maggio ’68. Ad ognuno il proprio incubo. O il proprio sogno. Il guaio è che la situazione complessiva odierna  aggiunge ulteriori elementi che la  rendono pressoché inintelligibile.

Prendiamo, ad esempio, il quadro economico dell’esagono. Fino ad un po’ di tempo fa lo si riteneva abbastanza stabile nonostante fossero più che evidenti le storture di un dirigismo capace di mortificare gli istinti animali del sistema produttivo. Tutte opinioni miseramente crollate nell’arco di pochi anni tanto da condannare la Francia al ruolo di grande malato d’Europa al pari di espressioni geografiche quali Italia e Spagna. Un ‘umiliazione che il colbertismo declamato dei governanti non giova di certo a lenire. Eh sì, perché l’affanno registrato dalle statistiche sul PIL o sulla curva della disoccupazione si riverbera sull’assetto complessivo della compagine statale minandone le fragili basi. Contrappasso dantesco per chi rivendicava con orgoglio l’aver dato i natali allo stato nazione moderno.

I segnali del disfacimento sono, per contro, sempre più appariscenticorporazioni animate da un cupio dissolvi nel loro cieco rivendicare la difesa di privilegi insostenibili, burocrazie alla disperata ricerca di un referente garante di stabilità, identità nazionali inquiete che rialzano la testasognando  di scardinare la gabbia (per loro non sempre dorata) della République. Si parte dal rancoroso abbandono del sogno europeo, testimoniato da tutti gli istituti di ricerca, per arrivare all’approdo finale sopra descritto. E a proposito di numeri non stupisce, quindi, constatare che i cittadini francesi siano i più pessimisti, o dovremmo forse dire realisti, a proposito della tempesta europea non intravedendone uscita alcuna.

La coscienza di aver aperto una pagina importante nella storia dell’umanità ed il terrore di avere il privilegio ingrato di doverla archiviare senza alcuna certezza del futuro.