Segnalazione Quelsi

di Riccardo Ghezzi

London, 11th July 2012. London Summit on Family PlanningMentre il mondo omosessualista italiano sfida la Russia di Putin, sfruttando la visibilità garantita dalle olimpiadi invernali di Sochi, in Uganda si approva una legge che prevede l’ergastolo per i gay. Niente a che vedere con la leggina, liberticida ma tutt’altro che persecutoria, che prevede il divieto della propaganda omosessuale al cospetto di minori, voluta da Vladimir Putin. In Russia i gay non vanno in carcere e non sono discriminati, salvo documentati episodi di violenza che non sono però riconducibili al varo della contestatissima legge; in molti Paesi africani invece si viene spediti direttamente in galera per omosessualità. Se è vero che l’Uganda, da questa settimana, è l’unico Paese che prevede l’ergastolo, è altrettanto vero che in quasi tutti i Paesi del Continente Nero, ad eccezione del Sudafrica, l’omosessualità è vietata e punita severamente: in Stati come la Nigeria è prevista una pena detentiva fino a un massimo di 14 anni, nei Paesi islamici in cui vige la Shari’a va peggio, essendo contemplata addirittura la pena di morte.

Una prospettiva rischiata anche dagli omosessuali ugandesi, visto che la prima bozza di legge, approvata al parlamento a dicembre, prevedeva per l’appunto la pena capitale. Il presidente Yoweri Museveni, cristiano evangelico, dopo due mesi di resistenza si è convinto a firmare la controversa legge, definendola peraltro un passo “storico”. In realtà gli omosessuali in Uganda sono vittime di violenza, stupri di massa e minacce da sempre, ma certo non fanno notizia al pari delle dichiarazioni di Yelena Isinbayeva, saltatrice con l’asta russa che si limita a difendere le leggi del suo Paese.
Il “passo storico” intrapreso appare, a onore del vero, come un tentativo di sfida all’occidente. Una presa di distanza dai modi di vivere all’occidentale. “Volete imporci i vostri valori? Bene, noi rispondiamo mandando in carcere a vita gli omosessuali”. Un aspetto che potrebbe rivelarsi un pretesto per alcune riflessioni sul cosiddetto “imperialismo sociale” o sul malcelato tentativo di “civilizzazione”, che appare più un goffo esperimento di evangelizzazione da parte del mondo occidentale: un fallimento in partenza, che ottiene anzi gli effetti opposti. Peraltro questa è perlopiù una convinzione dei Paesi africani e islamici, perché in realtà la “sudditanza” del mondo occidentale nel farsi carico delle istanze dei cosiddetti “diritti civili” in casa d’altri è nota: meglio prendersela con Putin, che certo non sarà un pezzo di pane, soprattutto con i giornalisti a lui avversi, ma sicuramente fa meno paura dei seguaci della shari’a.
Quale che sia il peccato originale che deve espiare la Russia, mentre in Venezuela il presidente Nicolas Maduro è libero di massacrare gli oppositori, c’è da dire che non si registrano prese di posizione degne di nota contro la decisione dell’Uganda.
Forse le olimpiadi di Sochi sono una vetrina migliore per Vladimir Luxuria, anche per promuovere il suo nuovo libro, ma è eloquente il fatto che le parole più dure siano quelle del segretario di Stato degli Usa, John Kerry, che ha espresso “Profondo rammarico”. Si potrebbe andare a manifestare in Uganda, twittando “alla faccia di Museveni”. Ma forse si rischia di essere arrestati davvero e di finire in carcere per un bel po’. Non conviene.

Riccardo Ghezzi | febbraio 26, 2014 alle 3:45 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-3Xf