Segnalazione Quelsi

 di Riccardo Ghezzi

QUELSIAltro che Pari opportunità. Il kit pro-gender da distribuire nelle scuole, che nei piani degli autori dei tre manuali tascabili “Educare alla diversità a scuola” dovrebbe insegnare che la famiglia tradizionale è solo uno stereotipo pubblicitario, che i generi sono un concetto astratto e che i condizionamenti sociali impediscono di pensare liberamente, è stato disconosciuto proprio dal Dipartimento per le Pari Opportunità..

 

A dare la notizia è la testata Avvenire, che riporta pure le dichiarazioni del viceministro con delega alle Pari Opportunità Maria Cecilia Guerra: «Di questa ricerca ignoravo addirittura l’esistenza».

Eppure, come ricorda Avvenire, i volumetti lasciavano intendere ci fosse il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri e proprio del dipartimento per le Pari opportunità.

Invece gli unici veri promotori e autori erano l’Istituto Beck di Roma e l’Unar, Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni razziali.

Scontata la tirata d’orecchie del Dipartimento delle Pari Opportunità, che stigmatizza l’episodio grave inviando «una nota formale di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi»,

Spiega ancora la Guerra: «L’Istituto Beck, sulla base di un contratto con l’Unar che risale al 2012, ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità nel luglio 2013, ha prodotto il kit per insegnanti. L’Unar ha poi autorizzato la diffusione di questo materiale con il logo della Presidenza del Consiglio – Pari Opportunità senza che il direttore me ne desse alcuna informazione. Una materia così sensibile richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio. Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla. Non è accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Miur».

Spiega ancora il viceministro: «Sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale, ma la finalità non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del mondo, quanto di sollecitare nei giovani senso critico, rispetto di ogni specificità e identità, a partire da quelle che coinvolgono l’ambito affettivo e valoriale».

Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, ha rincarato: «Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall’Unar e diffusi nelle scuole senza l’approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell’Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige Unar ne tragga le conseguenze. L’Unar sembra voler imporre un’impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il sistema educativo. Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età».

Un’imposizione, ma anche un’appropriazione indebita. Evidentemente l’Unar si sente intoccabile.