Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

RENZI COREANOAssieme ad un giudizio migliore, in termini di stabilità finanziaria, dell’agenzia di rating Moody’s sull’Italia collocatrice di debito sui mercati, a Matteo Renzi il premier dimissionario Enrico Letta lascia un segno “+” davanti al numero relativo al Prodotto interno lordo (Pil) nel quarto trimestre 2013. Vuol dire che l’economia italiana è tornata per la prima volta a crescere dal giugno 2011, un dato positivo.

 

Ma bisogna fermarsi qui. Perché non sono le famose «luci in fondo al tunnel» a squarciare un buio fitto ma piuttosto un fiammifero appena acceso a testimoniare una speranza. Più 0,1%, ecco il numero. Al quale se ne accompagna un altro, inatteso e di segno opposto, che cifra a -1,9% (il governo prevedeva -1,7%) la decrescita finale del Pil per l’intero 2013 dopo il -2,5% del 2012.

Si certifica così che l’Italia ha chiuso un altro anno all’insegna della recessione e che è entrata nel 2014 con un effetto di trascinamento pari a zero: «ripresa acquisita nulla», sono le tre parole dell’Istat. Risultato (se si escludono Grecia, Finlandia e Norvegia) che è il peggiore nell’eurozona e in Europa. E con le prospettive di crescita per l’anno in corso sempre intorno al «più-zerovirgola-qualcosa» e sempre inferiori alle previsioni degli altri Paesi europei più forti, a cominciare da Germania, Francia e Regno Unito. […]

Che di una ricetta shock abbia bisogno la seconda potenza manifatturiera d’Europa, la cui base industriale si è ridotta dal 2007 di oltre il 20% in una crisi dove sono andati perduti 9 nove punti di Pil, non è una novità. E che l’economia reale, quella dove non tornano sul campo i conti di famiglie e imprese, continui ad essere un blocco ghiacciato dove non gira il credito, scendono consumi e investimenti, salgono le tasse e crescono solo disoccupazione e sfiducia è un dato acquisito. Che infine, sul fronte dell’export, il successo di molte aziende contribuisca a tenere alta la bandiera e a non far precipitare il sistema nel baratro, ma non possa da solo tagliare il cappio della recessione è un’altra realtà.

Così stanno le cose. E bisogna essere chiari sul fatto che le grandi riforme attese portano a risultati di crescita nel tempo e che per riattivare la domanda interna, l’unica che può a breve far ripartire il Pil, serve tagliare in modo molto forte il cuneo fiscale che grava su lavoro e imprese e far ripartire anche gli investimenti pubblici. […]
La Commissione aveva chiesto dettagli sulla spending review del governo Letta entro metà febbraio, ma il lavoro del Commissario Cottarelli sarà pronto alla fine del mese e necessita del via libera del governo (che nel frattempo sarà cambiato).
Ma non solo Renzi si troverà a fare i conti con quello che considera – non a torto – “l’anacronistico” tetto del 3% del deficit in rapporto al Pil e con la necessità di aprirsi un varco politico nuovo in Europa […]. Si troverà sul tavolo anche 478 decreti da attuare frutto delle manovre Monti-Letta e le solite resistenze di una multitudine di apparati politico-amministrativi, centrali e periferici, che tanti bottoni spingono anche loro. Sarà una grande lotta.

Fonte:  Il Sole 24 Ore – 15 febbraio 2014