L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele 

PAPA GIUDEO“Gerusalemme sarà calpestata dai gentili fino a che si compiano i tempi delle nazioni (dei gentili)”. (Lucas 21, 24)

 Poiché i tempi evangelici si contano in rapporto alla venuta del Salvatore, Gesù Cristo, «i tempi» delle nazioni sono quelli tra la grande cristianizzazione del mondo a partire dell’Occidente cristiano, e il tempo presente, quando si compie la finale, magna scristianizzazione.

Dove si era col Signore e l’Ordine cristiano, ora si pende verso il «nuovo ordine»; quell’«impero» sorto per cambiare i tempi e le leggi (Dn 7, 25).

Questo presente di scristianizzazione dimostrasi, quindi, tempo dell’esito temporaneo della Rivoluzione, somma d’ogni trama promossa dall’Avversario di Cristo e della Sua Chiesa, nella vera guerra terrena: «tempo» della rivincita ebraica raggiunta.

In tal senso si consideri, quindi, la ripresa della Terra Santa nel nostro tempo da parte degli Ebrei (Lc 21, 14), dopo il loro secolare crollo, diaspora e ripresa. Tutto fu profetizzato da Gesù, sia il corto interregno dopo la Sua crocefissione a Gerusalemme, sia il bimillenario corso storico che riguarda l’antica e la nuova Israele, che è la Chiesa. Ora questo fatto è allo stesso tempo segnato clamorosamente da un altro ineludibile evento storico: il declino e frana della Chiesa Cattolica di Roma, nuova Gerusalemme.

E, affinché nessuno ignori la realtà di quanto si sta verificando ora, San Paolo, istruito dal Signore, già aveva scritto ai Romani (11, 32: “Dio ha rinchiusi tutti nell’incredulità, per usare a tutti misericordia”).

Così, mentre gli Ebrei si possono vantare nel dimostrare a tutti che l’Alleanza divina non è venuta meno a causa del avverarsi della promessa di dominio del popolo eletto su tutte le genti, Bergoglio, l’attuale capo conciliare, lo ringrazia per «tanta fede». Sì, la fede che rifiuta Gesù Cristo e intende la re-edificazione del Tempio per celebrarvi un rito universale, rito proprio al «tribunale supremo dell’umanità».

Ciò significa vedere il popolo ebraico elevato quale vero Messia, liberatore del culto dell’uomo (che si fa dio) col potere di soggiogare i poteri terreni e quella Cittadella cristiana che, avversata durante due millenni, ora soggiace scusandosi di tutto.

Che altra prova ci vuole per dimostrare il presente trionfo dell’antica Gerusalemme?

Eppure, anche in questo troviamo la lezione profetica che Gesù impartì al dotto San Paolo sulla «parusia dell’Iniquo» che scala il Luogo santo per imporre il suo culto.

Non va riconosciuta in questa sequenza escatologica di eventi profetizzati, la presenza dei falsi profeti in Vaticano, alleati degli Ebrei e riverenti ai loro segni messianici? Per amicarli non sono pronti perfino ad accettare guerre e trasmigrazioni anticristiane causate da tale dominio?

 Si tratta, quindi, di un’inversione dei tempi e delle leggi

 Che la Chiesa conciliare, modernista e ecumenista, non abbia la capacità di leggere i propri segni e tanto meno i profetici «segni dei tempi», è noto da quando Giovanni 23 derise i «profeti di sventura» per impiantare un infido ottimismo aperto alle disgrazie.

Ecco i prodromi dell’auto-demolizione di una gerarchia e clero conciliare, divenuti guide dell’apostasia di massa di consacrati e laici, barcollanti nel «fumo di Satana», quello immesso dai vertici con le perverse dottrine liberali del Vaticano 2º.

Di fronte a tale spaventosa vacanza dell’autorità divina, tutte le idee e credenze aprirono un varco nel Luogo santo per prepararvi in trono per il «tempo» dell’iniquo finale.

Sono fatti di senso anticristico, all’origine della presenza degli anticristi in Vaticano.

 In altri scritti ho descritto tale sovversione come inversione modernista. Essa consiste essenzialmente nel predicare che si deve vivere e pensare secondo i tempi, quindi onorando l’«adesso», presente evoluto a spese di un «passato retrivo da superare» che, al contrario, insegnava di dover vivere come si deve pensare, e pensare come si deve credere. Ciò perché se il pensare e il vivere non mirano al fine legato alla vita dell’uomo, come creato da Dio, corpo animato da l’anima spirituale, tal vivere è chiuso nell’adesso, uccidendo il futuro legato al fine ultimo dell’anima immortale.

Che il materialista si attacchi al presente in vista di un futuro modernista, può essere scontato, ma che religiosi lo facciano, in nome della Religione rivelata da Dio, è iniquo.

Eppure, eccoci ai «tempi» conciliari, di quanti ecumenisticamente coltivano il presente d’ogni religiosità e giustificano perfino l’anticristianesimo ebreo presente nel piano del nuovo messia della Shoah. Ciò è accusato da Marcello Veneziani: «La Shoah ha sfrattato il crocefisso. Auschwitz prende il posto del Golgota e il 27 gennaio sostituisce il Venerdì Santo»   (http://www.ilgiornale.it/news/interni/986890.html).

Lo accusa pure Maurizio Blondet. Si noti, però, che quest’ultimo non la lega tale sfratto all’apostasia, né ai profeti dell’estrema apertura al modernistico «adesso» che infetta il vertice vaticano. Quasi il bergoglion pensier fosse alieno a quest’«adesso» letale per la Cristianità. Eppure, è lo stesso Blondet che ci fa scoprire l’interessante scritto sul tema: “«Il Grande Adesso» che ci ha ucciso il futuro”, dell’ebreo newyorkese Douglas Rushkoff, rinomato esperto di mediologia, cyber-cultura, interessante perché lancia uno spaventato allarme: “il progresso tecnologico, il web e il resto (proprio il suo mondo) «ci ha ucciso il futuro»!

«Tutte le crisi accadono adesso”, e tutte insieme”, – dice – ed anche le risposte, prima che i problemi si possano ben diagnosticare. Le pause tra un evento e la sua spiegazione – lo spazio in cui si calibrava l’opinione pubblica – è scomparso, e adesso la reazione è indistinguibile dall’azione iniziale. Il verdetto, la presa di distanza, lo stesso significato di ciò che accade è più sfuggente di quanto sia mai stato. Mettiamo insieme narrative disparate e andiamo a caccia di conclusioni. Milioni di post per minuto nei social media sono analizzati come se questo vasto sbriciolame di opinioni, di congetture, di fantasie e tifoserie potesse coagularsi in qualche modo in una storia con una trama. Ma non ci riescono». Rushkoff, uomo del Sistema americanista riconosce i danni pure politici per l’ultima superpotenza imperiale del «pensare come si vive modernamente» e del «credere come americanisticamente si pensa»!

«Eccoci nel mondo dello shock del presente, dove tutto accade così veloce da essere simultaneo. Benvenuti nel mondo del Grande Adesso. Per le istituzioni, specie politiche, l’effetto è profondo. Questa trasformazione ha drammaticamente degradato la capacità degli operatori politici di stabilire piani a lungo termine. Vanno fuori rotta, ed oggi semplicemente reagiscono alle raffiche di eventi che arrivano, mentre si svolgono. È sparita, d’improvviso, la vecchia nozione di controllare la narrativa. Non c’è tempo per mettere le cose in contesto, solo per la gestione delle crisi».

Il controllo della propaganda, è il nerbo del potere imperiale, del pensiero unico global-liberista che si nutre e diffonde illusioni secondo i dati dei sondaggi di operatori politici per rafforzare con esse il loro «pensiero» diretto al dominio mondiale, tutto al ritmo di ciò che accade adesso. È impossibile tenersi al passo, figurarsi il guardare avanti».
Blondet dice che “Rushkoff indovina che la crisi che descrive è una crisi assoluta dell’americanismo, ne devasta i fondamenti morali, psicologici, sociali, ideologici, tutti insieme. Il titolo del saggio di Rushkoff, «The Present Shock: when everything happens now» richeggia deliberatamente «Lo Shock del Futuro», il best seller degli anni ’70 del futurologo Alvin Toffler. Entusiasta dell’utopia americanista, Toffler incitava i lettori a cavalcare la velocità crescente e vertiginosa, la brevità dei rapporti umani, la diversità, l’innovazione continua disorientante che il nuovo mondo stava creando, in vista dei futuri successi, delle magnifiche sorti e progressive che la rivoluzione tecnologica, l’informativo-telecom, stava per darci. L’uomo vecchio doveva abbandonare i suoi ritmi (troppo lenti) perché altrimenti sarebbe rimasto indietro, perdente nella corsa verso un Uomo Nuovo dotato di livelli inauditi di capacità tecniche, di conoscenze e di prosperità: il transumanismo era a portata di mano – naturalmente, Dio e altre superstizioni non avevano alcun posto in questo mondo del transumano divinizzato.”

“Un elemento continua ad unire Toffler e Rushkoff: l’ateismo. Ma quello del nostro personaggio è molto più interessante. Rushkoff ha scritto – fra l’altro – un saggio dal titolo Nothing Sacred: The Truth About Judaism, che è una decostruzione del biblismo rabbinico, ha invitato gli ebrei a restaurare le «aperture» della loro religione, ha fondato un movimento per il giudaismo progressista, chiamato Reboot (notate il gergo computeristico) , e poi l’ha abbandonato perché gli altri ebrei con cui s’era alleato «erano più interessati al marketing e alla pubblicità del giudaismo che alla sua evoluzione», e a mantenere le «gerarchie trincerate» rabbiniche. E ciò, mentre lui, Rushkoff, si dichiara ateo”… e pensa come non crede per vivere senza Dio! Che guaio!

“Non c’è tradizione metafisica o religiosa che non abbia avvertito come «nei tempi ultimi» il tempo accelererà. Nella dottrina indù, ciò è espresso nella nozione della durata decrescente dei quattro Yuga, le età del mondo, di cui l’ultima – l’Età Oscura – è anche la più breve. Nel mondo semitico, si narra dei patriarchi che vivevano fino a mille anni, laddove gli uomini di dopo il Diluvio hanno vita corta, e sarà sempre più corta fino alla fine; allo stesso modo, dureranno meno i regni universali, re e i governanti; il fiore della loro potenza sarà passeggero. Ciò, in convergenza causale con il precipitare nel lato «materiale» – sostanziale – del mondo, sempre più solidificato, oscuro, o sotto Kali (la materia prima universalis del tomismo). In questa corrente di sapienza, Cristo ci invita a pregare, all’ultimo, che «siano abbreviati i tempi» . Tempi dell’oscurità e della persecuzione, tempi guerre e rumori di guerre, tempi di cataclismi, tempi in cui le potenze del cielo saranno sconvolte… onesto materialista, Rushkoff non riesce a capire che l’accelerazione del tempo – quel «Grande Adesso» in cui vede ingoiare «ogni principato e potestà e potenza» americanista – annuncia il Rovesciamento. Un rovesciamento che è completamento, pienezza e perfezione: bisogna capire fino a che punto il «Grande Adesso» annunci – come ormai vicina – la necessaria apertura all’Eterno Presente, che appunto il teologo Boezio definì il «Tota Simul», la Simultaneità Assoluta. L’eternità. «Interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio».
“Noi, almeno, rallegriamoci: il Big Now ci dice che l’alba è vicina, l’oscurità si stinge. Cerchiamo di esserci in «quel giorno» immancabile, e non essere fra i «nemici» che Lui annienterà, avendoli posti tutti sotto i Suoi piedi.”

Bravo Blondet, ma a noi sta piuttosto a cuore ricordare l’eresia modernista della fede nell’«adesso» diffusa dalla Roma modernista poiché l’Autorità apostolica si fonda sulla Tradizione; su quanto procede direttamente dalle divine labbra del Signore. Essa è ben altra cosa riguardo al modernistico «adesso» che intende modellare il vero e il buono; il modernismo ecumenista che ratifica pure il vero e il buono d’ogni religiosità.

Insomma la “filosofia moderna” che guidò e guida il pensiero e gli atti dei «papi conciliari». Che relazione può avere tutto questo col pensiero di questi “anticristi in Vaticano”? Lasciamo la risposta a G. K. Chesterton: «Oggi il criminale più pericoloso è il filosofo moderno, emancipatosi da ogni legge»; a ciò lo scrittore cattolico Jean Madiran aggiunge, parlando dell’alienazione operata dalla rivoluzione conciliare del Vaticano 2º (della libertà di coscienza) “emancipata dalla legge di Dio che è il Vangelo, e dalla legge naturale che è il Decalogo”; e continua: “La formidabile eresia del XX secolo consiste nell’affermare cose che non sono vere in nessun ordine reale, in nessun dominio dell’essere, che sembrano vere solo nell’ambito della filosofia moderna e specialmente marxista, e che a fuor da codeste farneticazioni ideologiche non hanno né una realtà, né un senso” («L’eresia del XX secolo», Volpe, Roma, 1972)… e tanto meno un’autorità universale, aggiungiamo.

La formidabile eresia ecumenista dell’antipapa di turno può farlo credere che l’attuale occupazione di Gerusalemme sia «volontà del Signore», non per la finale conversione degli Ebrei, ma per quella dei cristiani all’impero guidato da un nuovo ordine sacerdotale.
Poiché al Papa cattolico spetta condannare gli errori riguardanti la salvezza, la fine dei tempi e il regno messianico dell’anticristo finale, le compiacenze conciliari verso gli Ebrei anticristiani confermano, caso mai non fosse già abbastanza chiaro, l’assenza dell’Autorità cattolica a Roma. E ciò fa capire ancora di più l’importanza del Terzo Segreto di Fatima, per cui la Madre di Dio ha fatto vedere il Santo Padre eliminato per un lungo tempo insieme al suo intero seguito cattolico. Da allora, la Sede santa fu occupata da vicari dell’Anticristo; fatto sempre più chiaro nel 1960, cioè dalla morte di Pio XII nel 1958 e successiva ascesa di Giovanni 23 per convocare il Vaticano 2º della falsa «pacem in terris».

Può il cattolico non testimoniare tale realtà storica senza rimanere nella confusione religiosa? Dio non voglia!