L’EDITORIALE DEL VENERDI

 di Arai Daniele

 

BAGNO NEL FIUME GIORDANODi fronte alla sinistra crisi che tormenta l’Ucraina, come cattolico legato alla Profezia di Fatima, sento il bisogno di meditare sulla sua passata storia cristiana e sul futuro del valente popolo che tanto patisce in questi tempi bui. 

Sappiamo che tale Profezia descrive il progetto divino per il mondo, centrato anche sulla nazione che può divenire il fulcro futuro della pace nel mondo: la Nazione la cui storica conversione al Cristianesimo è legata a quella dell’Ucraina, la Rus di Kiev.
Tale «piano», che richiama l’ostacolo (katéchon) all’Anticristo dei tempi finali, riguarda il potere frenante del male civile e religioso della Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (II, 2). Si tratta del disegno divino di un impero, com’era quello romano per Sant’Agostino. Questo piano può e deve orientare le preghiere e l’opera di conversione dei figli della Chiesa in vista dell’ordine e del bene nel mondo, dato che a Fatima è stato indicato il suo nome: Russia.

Ricordiamo allora la storia per sapere quale aspetto d’ostacolo all’Anticristo poteva avere l’antica Rus, che estese il Cristianesimo in Russia, proprio quella che nel nostro tempo è divenuta l’opposto, cioè il potere per diffondere gli errori dell’impero ateo e comunista, vero anticristo fra le nazioni della terra.

Il nord Europa cominciò ad essere cristianizzato per l’opera dei monaci di origine latina e greca. Notevole il lavoro dei santi Cirillo e Metodio, annunciatori instancabili della Parola di Dio. Nati a Salonicco, città in cui San Paolo sviluppò attività apostolica (ricordata in due lettere), i fratelli sono entrati in contatto spirituale e culturale con la chiesa patriarcale di Costantinopoli, dell’allora fiorente attività teologica e missionaria.

I Zar di Crimea furono i primi testimoni del loro apostolico ardore.

Gran conoscitori di lingue, i due fratelli per diffondere il Vangelo utilizzarono forme verbali slave e crearono i caratteri cirillici. Ciò si diffuse nel IX secolo, quando alcuni regni abbracciarono il Cristianesimo, dopo la conversione dei loro re e principi.

 

La conversione al Cristianesimo della Rus’ di Kiev fu portata a termine in quel tempo. “Nel 867, il patriarca Fozio di Costantinopoli informò gli altri patriarchi orientali che il popolo russo, presso di cui aveva inviato un proprio vescovo, stava accogliendo la novella cristiana con particolare entusiasmo”. Dopo la conversione al Cristianesimo dei Bulgari nel 863, le genti della Rus’ si dimostrarono disposte a seguirne l’esempio, anche se altre fonti slave antiche descrissero la Rus’ di Kiev del X secolo come profondamente immersa nel paganesimo.

Il primo personaggio importante per la storia del Cristianesimo in Rus’ fu la Regina Olga, la reggente di Kiev d’origine nordica. Nel suo tempo si sentirono gli effetti dell’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio in Crimea. Nel 957 Olga visitò Costantinopoli, dove fu battezzata col nome di Elena. Ritornando a Kiev con sacerdoti e testi sacri, si dedicò a una vita devota e al proselitismo. Ha fatto costruire la prima chiesa in legno a Kiev dedicata a Santa Sofia. La regina fu venerata nei primi decenni del Cristianesimo in Ucraina durante il regno del nipote Volodymyr, culto confermato nel Concilio russo del 1574, per essere considerata tra i primi santi russi del calendario Cattolico Bizantino. Ma suo figlio Sviatoslav continuò ad adorare i dei del pantheon Slavo e rimase pagano tutta la vita. Il successore, Jaropolk, sembrò più tollerante con la religione cristiana. “Fonti medievali sostengono che il medesimo abbia addirittura scambiato ambasciate con il Papa.”

Volodymyr (o Vladimir), Principe di Novgorod (973-977), dopo aver vinto il fratello divenne Principe di Kiev nel 979, unificando così il Principato. Passò alla storia come il Grande, Re dei Russi (960-1015) e, per aver convertito i propri sudditi nel 989, come il nuovo Costantino (anche di vita poco esemplare come quello). Ma durante la prima decade del suo regno vi fu un ritorno al paganesimo. La statua del dio Perun fu posta sulla collina nei pressi del palazzo reale. Le cronache del tempo affermano che a Kiev si celebrarono persino sacrifici umani. Tale religiosità pagana, però fallì, dove c’era già un seme di Cristianesimo e alla fine degli anni 980 si ritenne necessario adottare una religione monoteistica. “Il Manoscritto Nestoriano riferisce che nel 987, dopo una consultazione con i boiardi, il re Vladimir abbia inviato dei messi alle nazioni confinanti, i cui rappresentanti lo avevano invitato ad adottare le rispettive fedi. Voleva valutare quale fosse la religione migliore per il proprio regno.” Fonti russe descrivono l’incontro del Principe con gli inviati ebraici (forse Cazari). Dopo averli interrogati sulla loro religione, rifiutò di convertirsi a essa poiché la perdita di Gerusalemme indicava che gli ebrei erano stati abbandonati da Dio. Per ultimo Vladimir chiese dei cristiani. I suoi emissari gli riferirono della bellezza di Santa Sofia di Costantinopoli: “Noi non sapevamo se fossimo in cielo o sulla terra”.

La cristianizzazione definitiva di Kiev risale al 988, quando Vladimir il Grande dopo essere stato battezzato, battezzò i suoi dodici figli e alcuni boiardi. Ordinò in seguito la distruzione delle statue lignee degli dei pagani presenti nella città (che aveva fatto innalzare otto anni prima). Furono tutte bruciate e la Statua di Perun gettata nel Dneper. Impose alla popolazione di Kiev il battesimo nelle acque del Dnepr (quadro sopra). Nella festa dell’Assunzione, Vladimir, i preti dell’imperatrice e tutto il popolo andò al fiume e il Re, guardando il cielo, disse: «O Cristo Dio, Creatore del cielo e della terra, veglia su questi uomini nuovi e fa che vi considerino Dio vero. Sia benedetto il Signore Gesù Cristo, che amò gli uomini nuovi, la terra russa, purificandola con il santo battesimo». Era il battesimo di un popolo che sarebbe passato attraverso molte lotte, sofferenze e una secolare diaspora che dura fino ad oggi per onorare il suo battesimo.

La conversione del regno, oggi conosciuto come Ucraina, nei suoi due centri principali di Novgorod e di Kiev fu, quindi, opera bizantina. Nel Xº secolo si era formato il primo centro dello stato chiamato Principato di Kiev o, più generalmente, Rus’ di Kiev. Per commemorare l’evento, Vladimir costruì la prima chiesa in pietra della Rus’ di Kiev in onore all’Assunzione della Vergine, dove fu seppellito insieme alla moglie.

La conversione di quei popoli al Cristianesimo è uno dei grandi eventi della storia, non solo europea; comportò per la Rus’ l’alleanza con l’Impero Bizantino. I testi greci furono adottati a Kiev e in tutto lo Stato e furono erette chiese secondo il modello bizantino.

L’Unione di Brest  (1595-1596) è stata una decisione del metropolita di Kiev e di tutta la “Rus”, di rompere i rapporti con il Patriarcato di Costantinopoli e di sottoporsi alla giurisdizione del Romano Pontefice per evitare il dominio del Patriarca di Mosca. Allora, questa chiesa comprendeva la maggior parte degli ucraini e bielorussi sotto il dominio della grande Confederazione polacco-lituana. L’Unione è stata solenne e pubblicamente proclamata nella Sala di Costantino nel Palazzo Apostolico in Vaticano. L’Arcivescovo di Vilnius Wollowicz ha letto le lettere dei vescovi ruteni latini e ruteni al Papa, in data 12 giugno 1595. Più tardi, Adam Pociej, Volodymyr Heptarchy, in suo nome e episcopato ruteno, letto la formula latina di abiura dello scisma greco. Papa Clemente VIII esprimendo la sua gioia ha promesso ai ruteni il suo aiuto. Il giorno 23 dicembre, 1595, è stato pubblicato la Bolla«Magnus Dominus et laudabilis», annunciando al mondo il ritorno dei ruteni all’unità della Chiesa cattolica.

L’Unione è stata fortemente sostenuta dal re di Polonia e granduchi di Lituania, e il nascente movimento cosacco per l’autogoverno. Inizialmente, l’Unione ha avuto successo, ma nei decenni successivi ha perso gran parte del sostegno iniziale, a causa soprattutto delle persecuzioni dell’Impero russo. Il risultato fu una guerra “della Rus contro la Russia”, e la divisione della Chiesa della Rus’ nella Chiesa greco-cattolica (detta anche uniate – anche termine che i cattolici considerano dispregiativo), e la Chiesa greco-ortodossa. La Chiesa greco-cattolica ucraina è rimasta forte nei secoli successivi solo nella Galizia austriaca.

Il vero ecumenismo non è forse interessato, più di ogni altro, nel dialogo Roma-Russia? Non era quello che avevano in vista dei papi del secolo scorso? A tal fine, San Pio X aveva dato poteri e privilegi patriarcali a uno dei più illustri vescovi cattolici orientali, il Conte Andrei Septyckyj, grande apostolo del vero ecumenismo, amico del filosofo russo Vladimir Soloviev, favorevole all’unione con Roma.

Il santo arcivescovo cattolico (uniate) Andrei Septyckyj, per la sua importante attività nella difesa dell’identità della nazione ucraina è stato arrestato dal governo dello Zar russo 1914-1917. È stato liberato nel ‘17, ironia della storia, dal governo di Kerensky.
A questo pastore intrepido è succeduto il non memo valente r noto arcivescovo Slipy.
Nel nostro tempo quest’apostolato è stato affidato anche a coraggiosi sacerdoti italiani. Tra loro il compianto Padre Alessio Ulisse Floridi, SJ, formato nel Russicum per applicarsi al piano divino di conversione della Russia (Chiesa Viva, aprile 1987, nº 173).

Ecco la «politica» di Maria SS. Si tratta dell’offerta della «conversione» della Russia per il bene dell’umanità. Ma tale parola «chiave» fu fatta dimenticare dagli «illuminati» pastori dell’indegna operazione ecumenista conciliare, favorevoli al nuovo ordine mondiale.

Nel 1988, i fedeli delle chiese ortodosse che hanno le proprie radici nel battesimo di Kiev celebrarono i mille anni dalla conversione degli Slavi Orientali. Le grandi celebrazioni a Mosca furono il simbolo del mutamento dei rapporti tra Chiesa e Stato Sovietico. Per la prima volta dal 1917 numerosi monasteri e chiese ritornarono in possesso della Chiesa ortodossa russa. In Ucraina, i fedeli (uniati) hanno ricuperato alcune delle loro chiese, perse dal tempo del «sinodo staliniano» del 1946, ma i conciliari sono intervenuti per farli aderire all’unione ecumenista «ortodossa», composta da varie chiese, tra cui quell’acefala in rapporto tanto a Mosca quanto a Costantinopoli.  

Oggi, anche senza considerare l’eccelsa origine della «politica di Maria», essa s’impone per la sua attualità storica: solo una grande «conversione» può salvare questo mondo. Infatti, basta considerare la truce politica mondialista, che sta avviando il mondo verso una catastrofe, per sapere che non vi è altra soluzione. Ad ogni momento si attendono nuovi conflitti e nuovi crolli, non solo in Ucraina o in Siria, ma in America, in Europa, a Roma e in tutta la terra. Sul mondo pendono disordini in ogni campo, rovine senza precedenti perché senza alternative. Basta vedere il Vaticano menato dall’applaudito Bergoglio che canonizza i demolitori suoi predecessori! Viviamo immersi in quella grande crisi spirituale che colpisce la ragione, la cultura, l’economia, do stato, la famiglia; crisi che ha radici nella profondità dell’anima dell’uomo contemporaneo.

È ora, quindi, che i cattolici comprendano l’importanza per il mondo della «politica», trasmessa ai pastorelli di Fatima; che rivedano la storia recente, per capire quanto è urgente che un potere terreno come quello della Russia si converta. Ma per arrivare a tanto, prima si dovrà riconvertire il mondo cattolico e la stessa Roma, tornando a essere profondamente mariani come voluto da Dio. Che Roma torni a essere cattolica per eseguire i segni espressi dalla Volontà divina che sono nella richiesta di Fatima per la conversione della Russia. E questo significa pregare perché Roma sia liberata dai tentacoli illuministici del Vaticano 2º e dai suoi profeti apostati. È la missione dei veri cattolici di oggi: la testimonianza di un urgente bisogno di generale conversione ai compassionevoli Sacri Cuori di Gesù e di Maria; l’esatto contrario dell’inganno conciliare e ecumenista!

Ecco la santa «politica» per superare l’infida demolizione conciliare della Cristianità a favore del nuovo disordine ecumenista mondiale.