Segnalazione di Quelsi

RENZI ALFANOIeri, alla convention della neonata formazione politica NCD, della quale francamente non si avvertiva la mancanza, il vicepremier dimissionato da Renzi, che però se lo riprenderà al proprio servizio dopo avergli ridotto lo stipendio (forse nemmeno un ministero), ha ritenuto di togliersi dei sassolini dalle scarpe, che presto, nella foga dialettica, si sono trasformati in pietre acuminate che hanno vigliaccamente ferito quella stessa parte politica nella quale Alfano si è formato ed alla quale deve molto per la grande considerazione in cui lo ha sempre tenuto ed i numerosi incarichi di responsabilità di cui lo ha gratificato.

Il che ha sorpreso, visto che sinora l’ultimo segretario del PdL si era atteggiato ad “Unto dal Signore” della politica, l’unico ad aver subito capito quello che i suoi ex colleghi di partito “non riescono ancora a capire” circa la necessità di mantenere in rianimazione un governucolo di “modeste intese” col PD, ma senza fargliene una colpa, ritenendoli ancora degli amici verso i quali non coltivare alcun rancore.

Dopo aver fatto un disamina del momento politico e congiunturale della situazione del Paese, Alfano ha rispolverato, spacciandoli per “rivoluzionari”, i tre cardini della politica della destra berlusconiana sin dal 1994, cioè le riforme essenziali ed imprescindibili, necessarie a rifondare ed ammodernare l’Italia: Fisco, Lavoro e Burocrazia, Giustizia. Si è scagliato contro l’Irap, ha riesumato le deduzioni fiscali per le famiglie presentandola come una panacea per tutti i mali, gli incentivi per le assunzioni e la crescita, un drastico snellimento della burocrazia. Niente di nuovo, nulla di originale, tutte vecchie e vecchissime proposte del Centrodestra, molte delle quali purtroppo sono rimaste sulla carta perché, negli 11 anni passati al governo, la sinistra, il suo sistema di potere sotterraneo, la magistratura schierata e franchi tiratori interni interessati a destabilizzare governi e Paese per perseguire ambizioni ed interessi personali hanno sempre impedito una efficace azione di governo. Quel poco che è passato poi ci ha pensato la Consulta a toglierlo di mezzo, ed Alfano le sa bene queste cose, perché le ha vissute da protagonista. Invece l’ex cucciolo s’è messo ad abbaiare e si è avventato contro quelli che sino a ieri considerava i suoi scontati alleati per una coalizione di destra che fosse chiamata da un esito elettorale più o meno prossimo a governare l’Italia con tutta la sinistra all’opposizione. Ed è passato all’attacco.

Per prima cosa si è scagliato contro il PdL/FI al quale attribuisce “parecchi errori commessi”, ovviamente ben evitando di indicare quali, ed è un peccato perché nessuno più di lui che ci sta dentro da anni in quella parte politica sarebbe stato più indicato ad illuminarci in merito. Errori che sarebbero dovuti al fatto che Berlusconi in questi anni si è circondato di troppi “inutili idioti”. Con questo giro di parole Angelino ritiene di aver criticato venti anni di politica dei moderati, ma riservando il dovuto riguardo nei confronti del suo benefattore di Arcore, il quale sì, purtroppo ha fallito, ma non l’ha fatto per propria incapacità, ma per colpa delle nullità di cui si è circondato. Questa presunzione di atteggiamento rispettoso per Berlusconi costituisce per Alfano un clamoroso infortunio, perché dire a qualcuno di essersi circondato di “idioti” in pratica significa definire idiota, un patetico buono a nulla egli stesso per aver fallito nella scelta dei propri partners, dei collaboratori e degli alleati. Ora sarebbe facile replicare ad Alfano con una battuta da peggior bar di Caracas, sottolineando che posto che abbia ragione, deve ammettere che adesso che lui se ne è andato sbattendo la porta, tra quelli che circondano Berlusconi c’è un idiota in meno. Peraltro, Alfano ha definito inutili quegli idioti, coniando un neologismo inusuale che suona senza significato politico e quindi mirato solo a schizzare veleno ed a recare volgare offesa ad un intero movimento nel quale ha militato per tutta la sua vita politica.

Sulla facciata di Palazzo Pitti, guarda caso proprio a Firenze, c’è una bella targa marmorea che ricorda come lo scrittore russo Fedor Michailovic Dostoevskij completò lì la stesura del celebre romanzo “Идиот”, l’Idiota. In origine e nelle intenzioni del grande romanziere russo, l’Idiota rappresenta un eroe positivo, un personaggio altruista, buono e disponibile. A far cambiare accezione al termine fu nientemeno un padre della Rivoluzione Russa, quel Vladimir Lenin che teorizzò il ricorso agli “utili idioti” dell’Occidente, intellettuali e personaggi di chiara fama, da utilizzare come cavalli di Troia per favorire la propaganda e la diffusione degli ideali della rivoluzione proletaria nel mondo libero. Più tardi, nel dopoguerra, per utili idioti si cominciò ad intendere, e proprio in Italia, quei personaggi facilmente influenzabili e manipolabili che si prestavano ad offrire una immagine presentabile e credibile al movimento comunista. Alla fine, gli utili idioti sono diventati quelli che ritengono di poter ottenere dei vantaggi personali, o di poter condizionare la politica delle sinistre, collaborando con loro od agendo nel loro interno, senza rendersi conto di essere degli strumenti da utilizzare e poi gettare quando non più necessari. Esempi recenti di utili idioti, secondo una terminologia rilanciata da Qelsi un paio di anni fa, sono Antonio Di Pietro, Mario Monti, Gianfranco Fini ed adesso Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Del primo si sa tutto: una volta esaurito il suo compito di sicario della democrazia è stato accantonato, poi gettato via. Monti era roso dall’ambizione ed è stato facile convincere, in cambio di una poltrona provvisoria e di un vitalizio da senatore, a fare il boia ed a staccare la spina al Paese. Gianfranco Fini s’era illuso che con le sue radici a destra, bastasse compiacere la sinistra attaccando il suo ex partner Berlusconi per conquistare il consenso necessario ad installarsi sul Colle. L’hanno fatto sopravvivere sino a quando è servito come terminator antiberlusconiano, dopodichè allo sfascio, demolito e gettato via anche lui. Ora è la volta di Alfano. Ieri con un sorriso da gattone soriano ad un certo punto ha scatenato tra i suoi ultimi cinquanta sostenitori ondate di entusiasmo quando ha svelato che l’NCD è arbitro del momento politico, essendo decisivo per fare o per non fare il governo. Ci dispiace deluderlo, ma NCD è decisiva per la politica italiana quanto il cacao lo è per le triglie alla livornese. Basterebbe un cenno di Grillo, o anche di Berlusconi, per cancellarlo definitivamente ed a soli 40 anni dalla scena politica italiana. Lui si giova del fatto che con la legge elettorale varata dalla solita Consulta, si tornerebbe al sistema proporzionale senza premio di maggioranza, con l’impossibilità per chiunque di costituire un esecutivo capace di restare in sella e governare per più di qualche mese, facendo piombare il Paese nel caos dell’ingovernabilità. Per questo accettano che stia lì col PD per fare numero. Ma vedrà che se le riforme si faranno in modo condiviso lui sarà inessenziale perché i suoi voti, ammesso che ne abbia, si disperderanno in quelli di FI e magari talvolta anche in quelli del M5S.

A questo punto Alfano dovrebbe sapere che si aprono due scenari: o si rimanda alle calende greche il varo di una nuova legge elettorale, l’Italicum ad esempio, oppure la varano. Nel primo caso sarebbe inutile andare alle elezioni e si dovrebbe assistere ad una governo inetto ed inoperoso a causa dei veti incrociati su questo o quel provvedimento per l’eterogeneità e l’incompatibilità ideologica delle componenti di governo. A meno che l’NCD, per non andare a casa, accetti di fare da tappezzeria dando supinamente sostegno ad un programma politico della sinistra, con dentro tasse, matrimoni gay, adozioni, patrimoniale, eutanasia, ius soli. Quindi, uno scenario in cui Alfano è solo un utile idiota funzionale ai disegni della sinistra e, come gli ha mandato a dire pacatamente Toti, un danneggiatore degli interessi reali del Paese, un distruttore del ceto medio-basso della società.

Nel secondo scenario, il governo cadrà appena varato l’Italicum perché tutti vorranno andare a votare per cercare di vincere e governare da soli grazie al premio di maggioranza. In entrambi i casi l’NCD sarà spazzata via dalla scena politica nazionale o per avere tradito il suo elettorato o perché avrà esaurito il suo compito di stampella ad un governo PD. Tra l’altro, Alfano deve prendere atto che grazie alla scissione dispone di molti più parlamentari di quanti il consenso nazionale potrebbe assegnargli con una consultazione elettorale, si guardi i sondaggi, per cui in un modo o nell’altro è destinato a scomparire dalla scena come è successo a Di Pietro, a Rutelli, a Monti.

Alfano non è forte, non può influenzare niente e nessuno e tra un po’ toglierà il disturbo e quando tornerà a bussare alla porta troverà le stessa risposta ricevuta da Fini: No. Allora con chi lo mettiamo Alfano: con gli utili idioti funzionali al PD, o tra quelli che, come lui steso li ha definiti, oltre ad essere un po’ fessacchiotti sono completamente inutili alla causa dello sviluppo, della modernità, della democrazia e della libertà?

Poi c’è Demolition Man, come gli angloamericani già chiamano Renzi, del quale segnalano che è giovane, che è il terzo premier di fila a non essere passato per il voto popolare, un’anomalia tutta italiana che nessuno nei paesi civili comprenderà mai, e che le riforme annunciate non possono bastargli a garantirgli la poltrona a Palazzo Chigi. Paradossalmente, egli stesso potrà rivelarsi un utile idiota del PD, od un inutile idiota per tutti. Se fallisce nelle riforme il PD sarà chiamato a pagarne lo scotto e lo cacceranno via perché avrà fatto un favore a Grillo od al Centrodestra; se invece le riforme che annuncia riuscirà a vararle, l’apparato del partito sull’onda del successo lo caccerà via lo stesso per riappropriarsi del potere e fare un governo delle sinistre con Sel, od addirittura un monocolore di sinistra, la cui guida non affideranno certo ad un neo-socialdemocratico semi-cattocomunista. Comunque vada sono segnati entrambi, lui ed Alfano. Sarà poi la storia, quando loro non ci saranno più, a certificare se classificarli come idioti, cioè sprovveduti, che saranno stati più utili per la sinistra o più inutili e dannosi per il Paese. Però, in entrambi i casi a perderci sarà l’Italia, cioè tutti noi, cosa della quale potremo ringraziare Angelino Alfano, l’Unto del Signore, l’unico che sa cosa fare in questo momento storico per rilanciare una politica per i moderati, antagonista della sinistra.