Segnalazione Quelsi

 by Andrea Capati

RENZI 2A pochi minuti dall’ultimo incontro di consultazioni tra Renzi e Grillo, che si è concluso con un nulla di fatto, un passo indietro sulle modalità con cui si è consumata la «staffetta» al governo fra il segretario del Pd ed Enrico Letta può indurre ad alcune riflessioni. Anzitutto, il passaggio di consegne mette in luce la già consolidata prassi secondo la quale le crisi di governo sono quasi esclusivamente extra-parlamentari: avvengono, in sintesi, a prescindere da una sfiducia votata dalle Camere, di cui all’art. 94 Cost.

 

Questa svolta, però, configura una novità assoluta, giacché l’ex presidente del Consiglio è stato epurato – per dirla con eleganza – dalla base del suo stesso partito a seguito del cambio di rotta di Matteo Renzi che pure, fino a sei giorni fa, dispensava sostegno e fedeltà a suon di #enricostaisereno.
Un secondo elemento riguarda la forza parlamentare che appoggerà l’ex sindaco di Firenze e il suo «governo di legislatura». Dalle premesse, tutto sembra tranne un governo che possa ambire ad una vita di altri quattro anni, se è vero che il contesto in cui Renzi andrà a governare, sempre che riesca ad ottenere la fiducia delle Camere, non è certo migliore di quello cui era sottoposto il suo predecessore. Alla luce delle prime trattative, sembra che Lega di Salvini e Sel di Vendola non abbiano alcuna intenzione di «responsabilizzarsi», e per un certo vero questa ritrosia potrebbe prefigurare un consolidamento dell’asse di governo; nondimeno, Alfano ha già espresso il suo veto su un’eventuale apertura a sinistra, e non intende consegnare al neo-premier una delega «in bianco» sul programma politico: «Per essere subito chiari, abbiamo detto mai una patrimoniale. Se si ha in mente di farla, Ncd non è disponibile». Il rischio che corre Renzi è quindi quello di dare per scontata un’alleanza politica che in realtà è ancora tutta da costruire, e che dovrà alimentare dando le giuste garanzie sui programmi; cosicché anche lui, come Letta, sarà costretto ad arrendersi alla «legge del compromesso», che farà, del suo, un governo tecnico presumibilmente poco diverso da quello uscente.
C’è poi una questione di merito circa la scelta con cui Renzi ha dato lo «scacco» ad Enrico Letta. Il neo-premier, che pure poteva contare – potenzialmente più che concretamente, per la verità – su un largo consenso popolare, ha preferito saltare la tappa delle elezioni politiche, e farsi protagonista dell’ennesimo ricambio istituzionale che si consuma all’ombra dell’opinione pubblica. E’ una decisione politica discutibile. Alla quale gli italiani si stanno tristemente abituando.

Andrea Capati | febbraio 19, 2014 alle 5:19 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-3Te