Segnalazione Quelsi

 di Alessandro Boga

ISLAMICI INGINOCCHIATI DAVANTI A FURGONEVolontariato condizionato” quello dei musulmani che vivono a Varese. Infatti dopo l’ennesimo “no” detto in questi anni dal Comune leghista alla costruzione di una moschea (un capannone ex calzaturificio già esistente sull’autostrada A8, da adibire a centro culturale e a spazio per la preghiera) la comunità islamica del capoluogo lombardo ha bloccato i progetti sociali (come spalare la neve e donare il sangue) in cui aveva intenzione di coinvolgere studenti e volontari musulmani.

 

Inoltre un commerciante fedele ad Allah avrebbe per lo stesso motivo deciso di fermare i suoi acquisti alla centrale del latte cittadina, di cui è presidente l’assessore all’urbanistica Fabio Binelli, proprio colui che ha posto quest’ultimo veto alla costruzione della moschea (tuttavia il portavoce della comunità islamica, Giorgio Stabilini, ha detto che la decisione del commerciante è un fatto “casuale”).
I musulmani varesini che vorrebbero frequentare il centro islamico, parlano di “ostracismo” e di “volontà politica”, dietro alla decisione di negare loro un luogo di culto.
In realtà però, ce n’è già uno a Varese, anche se considerato troppo piccolo. “I frequentatori del centro sono circa trecento”, ha spiegato al quotidiano locale La Prealpina il convertito italiano Giorgio Stabilini, “Ma in città vivono 5-6mila musulmani. Vogliamo essere protagonisti sul territorio”, ha dichiarato.
“Sono 79 i luoghi di culto già esistenti e riteniamo che tale dotazione sia sufficiente alle esigenze di Varese”, ha risposto Fabio Binelli. Oltretutto la struttura che la comunità islamica vorrebbe trasformare in moschea è già destinata a diventare un edificio residenziale e il Comune non intende modificare questa disposizione: “La libertà di culto è un diritto garantito dalla Costituzione, ma non esiste alcun obbligo a carico del Comune di trovare le aree per l’esercizio di tale diritto”, ha detto ancora Binelli.
Da qui la decisione di ritirare le opere di volontariato islamiche. Sabilini ha dichiarato che la comunità islamica di Varese non vuole ricorrere, per ora, a manifestazioni di piazza o vie legali, ma preferisce il “confronto”: confronto che tuttavia si traduce nel non aiutare la comunità locale, in plateale chiusura anche per un gesto come la donazione del sangue che potrebbe salvare vite umane. Questo non è certo il modo migliore per essere “protagonisti sul territorio”.

Alessandra Boga | febbraio 24, 2014 alle 11:55 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-3WA