Segnalazione di Gianni Toffali

KASPERArticolo pubblicato su Qn (il Giorno, il Resto del Carlino, la Nazione), edizione del 10 marzo 2014

SE ESISTE un cardinale di Curia romana legato doppio filo a Papa Francesco questo è Walter Kasper. Grande elettore di Bergoglio in conclave, l’ottantunenne presidente emerito del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani del gesuita condivide quella che Juan Carlos Scannone, padre della Teologia del popolo cara al Pontefice, chiama ‘la rivoluzione della misericordia’. Non a caso, in occasione del suo primo Angelus, Bergoglio ha citato proprio il libro ‘Misericordia’ di Kasper e soprattutto qualche settimana fa gli ha affidato la delicatissima relazione introduttiva al concistoro straordinario sulla famiglia, dove si è assistito a un confronto piuttosto acceso fra i cardinali sull’Eucarestia ai divorziati risposati. Una sfida in cui il tedesco è schierato da tempo su posizioni progressiste.

Eminenza, come vede la Chiesa a un anno dall’elezione di Papa Francesco? «Abbiamo ritrovato entusiasmo, slancio e simpatia. Non solo fra i cristiani, ma anche tra i credenti di altre religioni. Persino gli atei guardano con più interesse al mondo cattolico». Il cono d’ombra dell’ultima fase del pontificato di Benedetto XVI è definitivamente alle spalle? «Si può dire che eravamo caduti in depressione per colpa degli scandali. Ora in soli dodici mesi il clima è cambiato». Tutto merito di Bergoglio? «Il Papa ha un carisma straordinario, certamente, ma lo Spirito Santo ci ha messo del suo». Si è scritto parecchio dei gesti inediti di Francesco, dalla scelta di vivere a Santa Marta alla lavanda dei piedi a due ragazze: quale è quello che l’ha colpita di più? «Sicuramente la sua decisione di non risiedere nell’appartamento papale. È stato lui stesso a confidare a una bambina che ‘il motivo è psichiatrico’ (ride, ndr). Il Papa vuole stare in mezzo agli altri e questo la gente lo apprezza molto». Che dire della sedia vuota al concerto per la fine dell’Anno della fede? «Aveva un appuntamento ben più importante, doveva ascoltare i nunzi apostolici venuti a Roma ad aggiornarlo sullo stato delle Chiese locali». Non solo… «Bergoglio ha detto anche che non vuole essere un Papa rinascimentale e che non condivide atteggiamenti di corte». Parole sante? «Sicuro, io non ho mai apprezzato certi comportamenti dentro la Curia». La Chiesa alla quale lavora il Santo padre , ‘povera per i poveri’, inclusiva, ‘ospedale da campo dopo la battaglia’ sta incontrando molte resistenze nei sacri palazzi? «Non bisogna esagerare, ma ce ne sono. D’altronde cardinali e monsignori non sono delle mummie. Detto questo Francesco ha uno scudo incredibile che lo protegge: l’amore del popolo che ogni domenica riempie piazza San Pietro». Cardinale, lei si è espresso a favore di una presenza femminile ai vertici dei dicasteri della Curia romana. Francesco condivide la sua posizione? «Lui è d’accordo: l’altra metà della Chiesa non può più essere esclusa». Del diaconato femminile che lei vede possibile, anche se non nella forma sacramentaria, avete mai parlato insieme? «Non ancora, ma questa è una questione più delicata e non centrale ora come ora». Forse è più urgente un aggiornamento dell’enciclica ‘Humanae vitae’ sui contraccettivi. «Il Papa non ama la casistica, ma, al di là della dottrina che non cambierà, sono certo che il Sinodo sulla famiglia valorizzerà il ruolo della coscienza».