di Redazione

MATRIMONIO2Papa Francesco apre la Chiesa ai divorziati distinguendo il peccato, dal peccatore. Ma rischia di relativizzare la sacra indissolubilità del legame nuziale davanti a Dio

Marcello Veneziani

 
 
 
 
Per carità, fa bene Papa Francesco ad aprire la Chiesa ai divorziati e a distinguere il peccato, da condannare, dal peccatore, da accogliere. Certo, rischia di relativizzare la sacra indissolubilità del legame nuziale davanti a Dio, ma la realtà dice che i matrimoni durano sempre meno e non si può inseguire un modello ideale di purezza quando poi gli uomini vivono in un altro mondo. Le chiese sono già deserte e i sacramenti disertati volontariamente per vuotarsi anche a causa di divieti ed espulsioni.
Quel che mi sembra un po’ gesuitico, con rispetto parlando, è nobilitare la fine di un matrimonio dicendo che i separati sperimentano con dolore il fallimento del loro amore. Il dolore è di chi subisce la separazione e poi di chi ne patisce le conseguenze, economiche e non solo. Ma i divorzi nascono in prevalenza dal non sopportarsi più e pentirsi di essersi sposati, dall’innamorarsi di un’altra persona ritenuta migliore o più attraente, dalla sete di libertà, di vita, di gioia e gioventù, dai paragoni, gli esempi e le opportunità accresciute, dal progresso e dal libero mercato applicati all’amore, dalla centralità che ha assunto l’eros, dal desiderio del possibile rispetto alla prigione del reale… Non ci basta più una sola vita per sempre e crediamo solo ai paradisi qui e ora. C’entra poco il dolore cristiano evocato dal Papa. Quella contrizione può metterci in pace con la coscienza ma in molti casi non risponde al vero. Non sostituiamo le vecchie ipocrisie con le nuove. La verità, vi prego, sull’amore…