del Prof. Franco Damiani

Signor Bandinelli, grazie per il suo articolo odierno sul “Foglio”. Esso prima rivendica la libertà di fecondazione, in nome della libertà nella “ricerca della felicità”, poi, con ammirevole coerenza, manifesta soddisfazione per le limitazioni, introdotte nel Lazio, alla libertà di obiezione di coscienza per i medici antiabortisti, giacché l’individuo non deve porre ostacoli all’esecuzione delle leggi dello Stato. Qual è il comune denominatore tra due affermazioni apparentemente così contraddittorie?  Vediamo un po’: nella fecondazione artificiale (che sciaguratamente il cattolicesimo “conservatore” credette di avere sconfitto con la legge 40, intrinsecamente immorale giacchè rendeva lecita la fecondazione omologa, non meno omicida dell’eterologa), oltre a tutti gli altri disastrosi “effetti collaterali”, si sacrificano 92 embrioni su 100, mentre l’aborto è esso stesso un omicidio, che si svolga nelle strutture pubbliche o nelle private. Lei ha semplicemente dimenticato che in entrambi questi casi c’è un valore da difendere assai più prezioso della libertà di coscienza o dell’ossequio alla legge. la vita umana innocente.