Segnalazione Quelsi

by Riccardo Ghezzi

RENZI PALLOTTOLIERENella giungla delle tasse portata dagli ultimi governi, probabilmente una serie di piccoli balzelli sui risparmi sono passati quasi inosservati.
Eppure oggi è il grande giorno, sicuramente perché grandi sono i numeri degli aumenti che colpiranno la storica area dei piccoli risparmiatori, anima e corpo di un’Italia che ormai sta svanendo.

L’Italia del risparmio si avvicina al baratro, con tassi ormai sempre meno convenienti e quindi il buon Renzi decide di dargli un colpetto per farla cadere definitivamente di sotto. Guai a parlare di patrimoniale, però, quella parola è innominabile tanto quanto l’arci-nemico del maghetto Harry Potter: a sinistra la adorano, ma proporla ad un centrodestra storicamente contrario potrebbe tradursi in una Caporetto in salsa dem.

Eccoci quindi a dover fronteggiare dopo una serie di piccole imposte, tra bolli sui depositi Titoli, poi diventati aumenti sui bolli dal 0,15% allo 0,20% e la mirabolante Tobin Tax al gusto pizza, l’ennesimo aumento.
Perché naturalmente bolli e bollini non bastavano, quindi già a Gennaio 2012 le aliquote su Titoli, Fondi e Conti deposito erano aumentate con un colpo di bacchetta magica dal 12,5% ad un grasso 20%, ma da oggi, 1 Luglio 2014 si va oltre.

Un Governo sempre a caccia di fondi riesce a partorire il nuovo aumento: le aliquote si assestano al 26%, questo vuol dire che dal 2012 al 2014 sono più che raddoppiate, con buona pace di chi cerca di risparmiare piccole somme da una vita.
Eppure ci dev’essere qualche cosa che non quadra, probabilmente un brutto, bruttissimo rapporto con la matematica, perché saltando ad un annetto e un po’ di capelli fa l’uomo dei conti era Letta.

Proprio il buon Letta, amante del subbuteo e premier quasi per caso aveva pensato al bonus Giovani, il “fantastico” sistema per risollevare i numeri quasi imbarazzanti della disoccupazione giovanile promettendo 100.000 assunzioni con uno stanziamento di 794 milioni di € dal 2013 al 2015.
Ad oggi però le assunzioni sono state solo 22.000 e i fondi utilizzati 160 milioni, un gigantesco buco nell’acqua e non ci voleva di certo l’INPS per farci notare che in realtà le assunzioni non c’erano state, con una disoccupazione giovanile al terribile record di 39,1% nel mese di Giugno.

E’ di ieri però l’ennesima macchia sulla pagella del presidente del Consiglio e la nota arriva proprio da un suo Ministro: Poletti, che ha deleghe al lavoro e alle politiche sociali, confessandosi sulle pagine di Repubblica ammette candidamente che manca la modica cifra di 1 miliardo di € per coprire la Cassa Integrazione in deroga.
A rischio 50.000 lavoratori, che non fanno nemmeno una buona media con quelli generati dal predecessore di Renzi. Il giovane premier però ha incantato gli italiani, o almeno alcuni, con 80 € in busta paga.

La differenza è che questi lavoratori non avranno improvvisamente lo stipendio se non si trovano le coperture entro l’anno e la preoccupazione più grande è che non si possano escludere nuove tasse per trovare queste coperture, quindi il timore che gli ottanta euro siano soltanto una partita di giro diventa sempre più concreto.
Preoccupante però l’analisi conclusiva: per quanto le tasse siano in continuo aumento, considerando che veniamo da un 2013 in cui l’incremento secondo le associazioni dei consumatori si aggira sui 1.500 € l’anno a famiglia, che Renzi tra Tari, Tasi, Iuc, trick e track ed aliquote come se piovesse probabilmente incasserà ancora più del buon Letta, viene da chiedersi dove vanno poi a finire questi soldi, perché non si può considerare di far pagare sempre il conto al bravo risparmiatore italiano, dando per scontato tanto i soldi da qualche parte li ha.

Riccardo Ghezzi | luglio 1, 2014 alle 10:25 am | Etichette: cassa integrazioneconticostipatrimonialePoletti,renzitasse | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-4Ui