Eugen DrewermannSegnalazione di Corrispondenza Romana

Giungono alla mente le parole di San Pio X, che, nell’enciclica Pascendi Dominici gregis, ebbe a scrivere: «I fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista», spesso sacerdoti, «i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima». 

Nel 1991 è stato privato dall’”Arcivescovo” di Paderborn, “mons”. Johannes Joachim Degenhardt, della licenza per l’insegnamento della Teologia cattolica presso la locale Università, lasciando così una cattedra che teneva dal 1979. Nel 1992 è stato sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale, nonostante l’immediata protesta del movimento iperprogressista Wir sind Kirche (la cui co-fondatrice, Martha Heizer, è stata recentemente “scomunicata” da “Papa” Francesco-NdR). Il 20 giugno 2005, giorno del suo compleanno, ha deciso di abbandonare la Chiesa, dandone pubblicamente notizia nel corso di un’intervista. Stiamo parlando di Eugen Drewermann, teologo e psicoterapeuta, una delle tante “vittime” di Freud e Jung, spinto dalla cosiddetta psicologia del profondo all’abiura della fede cattolica. Ebbene proprio costui, con siffatto curriculum vitae, è stato chiamato niente meno che a tenere gli esercizi annuali per i monaci benedettini dell’abbazia di Melk, invitato dall’abate Georg Wilfinger e da Padre Geremia Eisenbauer, aderente, quest’ultimo, alla Pfarrerinitiative, l’appello alla disobbedienza lanciato da Helmut Schüller e da 300 parroci austriaci, violentemente critici verso Roma. Gli esercizi si sono tenuti dal 29 giugno al 2 luglio presso l’abbazia di S.Lambrecht, esponendo così ben due comunità benedettine ai veleni di un relatore, che, a quanto pare, ha peraltro ricevuto come onorario per questi quattro giorni di ritiro ben 8 mila euro. Non solo: benché sospeso a divinis, pare che abbia anche celebrato la S.Messa quotidiana.

Eugen DrewermannMa chi è esattamente Eugen Drewermann? Pacifista, animalista, vegetariano, è convinto che gli esorcismi non servano a nulla, anzi che siano soltanto una forma di «demonologia della carne». Detesta i dogmi della Chiesa, di cui contesta anche l’esegesi biblica, accusandola di voler proporre sotto forma di verità storica ciò che, a suo giudizio, avrebbe solo un valore simbolico. Inconciliabili con la Dottrina cattolica sono anche le sue posizioni in tema di celibato sacerdotale, ordinazione femminile, morale sessuale ed aborto. La goccia, che ha fatto traboccare il vaso, è stata la pubblicazione del libro “Funzionari di Dio: psicogramma di un ideale”, in cui insinua che tante personalità fragili, insicure e magari con turbe sessuali entrino in Seminario non tanto per vocazione quanto per la sicurezza offerta dall’apparato-Chiesa.

Nel corso di interviste rilasciate dopo la sua riduzione allo stato laicale – ed in Italia subito riprese dall’agenzia Adista -, ha dato misura di sé: «Roma – ha detto – per diventare cristiana, deve imparare in un certo senso ad assimilare le richieste della Riforma». Ed ancora: «Il filosofo Hegel diceva: “Il Cattolicesimo fa di Dio una cosa, possiede lo Spirito in modo non spirituale”. E’ così!». Secondo lui, nella Chiesa, «si vuole la superstizione, l’alienazione, l’arrendevolezza, la dipendenza. La convinzione che Gesù abbia fondato una Chiesa è grottesca. Gesù non era cattolico, né protestante».

L’agenzia Kath.net ha chiesto chiarimenti in merito alla presenza di Drewermann quale relatore agli esercizi annuali presso l’abbazia di Melk. Ma, al momento, non sembra che abbia ricevuto alcuna risposta.

Un’ultima annotazione: in Italia i suoi libri hanno continuato ad esser pubblicati dalle edizioni Querinianaben oltre la sua sospensione a divinis, presentandolo come teologo. Giungono alla mente le parole di San Pio X, che, nell’enciclica Pascendi Dominici gregis, ebbe a scrivere: «I fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista», spesso sacerdoti, «i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, tutti penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima». (M.F.)