Segnalazione Quelsi

by Riccardo Ghezzi

CIECie, Cara, rivolte, integrazione. Tematiche tutt’altro che ignorate dai media, che però preferiscono trattarle dal punto di vista degli ospiti. Eppure, nei Cie e nei Cara ci sono anche i tutori dell’ordine, coloro che devono garantire la sicurezza all’interno delle strutture e soprattutto gestire le rivolte. Un compito gravoso, liquidato dai media spesso con giudizi severi nei confronti dei poliziotti stessi, accusati di utilizzare metodi da torturatori o addirittura di contribuire a trasformare Cie e Cara in veri e propri Lager.

Ma saranno così mostruosi questi agenti?
Tempo fa abbiamo pubblicato una lettera di uno di loro, che ha parlato di emergenze scaricate sulle forze dell’ordine.
Oggi abbiamo voluto dare voce ad un poliziotto in servizio in un reparto mobile. Ovvero quelli che accorrono ovunque ci sia bisogno. Il poliziotto in questione, che ha preferito rimanere anonimo, conosce bene i Cie e i Cara, essendo stato in servizio all’interno di quasi tutti, soprattutto quelli siciliani.

Com’è stata l’esperienza ai Cie, globalmente?
Le esperienze nelle strutture di accoglienza siciliane sono particolari, difficili da descrivere ai cittadini che leggono da casa. Sono posti in cui convivono bravissime persone e farabutti della peggior specie. In determinate situazioni la situazione igienica di taluni nuovi arrivati è molto critica, in altri casi ti ritrovi ad assistere all’allenamento quotidiano di ragazzi che amano il calcio, e neppure in situazioni così particolari come quando ci si ritrova ospiti di quei centri rinunciano allo sport che amano.
A tal proposito ricordo quando a uno di questi “calciatori” vene regalata una tuta da parte di alcuni poliziotti che erano di rinforzo in un Cie. L’inverno era oramai prossimo e questo ragazzo aveva paura di non potersi allenare come prima visto che non era attrezzato, ma qualcuno ha risolto la cosa con un semplice dono.
Ha riscontrato problematiche organizzative o gestionali?
Ovviamente vi sono problematiche di vario tipo in queste situazioni di grossa emergenza. Per fortuna in qualche modo si riesce a mettere una pezza .
Ricordo ad esempio un’occasione in cui per un grave disguido la ditta incaricata per il pranzo tardò a portare le cibarie, la cui distribuzione iniziò dopo le 17. E la quantità distribuita era oggettivamente molto scarsa, praticamente un po’ di riso e un pezzetto di pane. La situazione venne gestita a fatica dagli agenti presenti in quanto la rabbia tra chi era ospite in quella struttura era tanta, e credo fosse comprensibile a livello umano. So che uno dei poliziotti presenti, che era sindacalista, attivò il delegato di zona del suo sindacato, il quale interessò un funzionario della locale questura che parlò della cosa con il questore, il quale a sua volta riferì il tutto al prefetto. Per quanto ci è dato sapere nelle settimane successive non si verificarono disguidi simili in quella struttura.

A proposito di rivolte: basandoci sulle cronache, si direbbe che si verificano spesso. Sono davvero così carenti le strutture?
Le strutture sono nuove e vecchie. Quelle nuove oggettivamente in taluni casi presentano un degrado elevato. Perché? A volte alcuni ospiti spogliano tutto ciò che è in ferro o materiale simile con l’intento di fabbricarsi dei rampini. Il motivo è semplice: agganciandoli alle reti si riesce a salire meglio e quindi a scappare. Ovviamente più tempo passa, più si utilizza un centro, più problematiche si evidenziano.
In caso di rivolte, siete sempre voi a farne le spese e a doverle gestire come tutori dell’ordine. Vi sentite capri espiatori per colpe non vostre?
Noi in quelle situazioni siamo semplicemente chiamati a far sì che non vi siano rivolte violente. Ma sappiamo molto bene che un eventuale utilizzo di forza da parte nostra, seppur minimo, verrebbe condannato penalmente senza problemi.
Voglio precisare questa cosa perché su alcune testate spesso viene fatto passare il messaggio che nei Cie gli agenti di servizio si comportino da torturatori. Peccato che la realtà sia decisamente diversa.
Ma tanto sappiamo che siamo una di quelle categorie su cui è facile buttare fango, perché oggettivamente non possiamo rispondere. A chi pensa male basta un fotogramma in cui non si vede nulla, perché tanto in italia l’ipocrisia purtroppo non manca

Che cosa cambierebbe dei Cie a livello strutturale?
in qualche struttura forse potrebbero essere inalzate le recinzioni esterne, ad esempio. In altri potrebbero essere migliorate le postazioni di chi lavora all’interno. Come detto le problematiche possono differire da centro a centro.
Parliamo invece degli ospiti. L’atteggiamento degli immigrati nei Cie con le forze dell’ordine è collaborativo o ostile?
Questo potrebbe essere un argomento un po’ spinoso.
Sono abituato dopo tanti anni di polizia a valutare le persone sul campo, non per l’origine o per quello che si dice sul loro conto. Ma la mia esperienza in tali centri mi dice che i maggiori problemi vengono da persone dell’area magrebina. Raramente ad esempio ricordo di aver visto persone di etnia africana, Senegal, Camerun eccetera, mettersi a lanciare sassi ed oggetti verso di noi. Non so dire come mai sia così.
Spero che il mio discorso non venga scambiato per razzismo. Di certo non ho pregiudizi di alcun tipo.

Se Lei dovesse elencare alcune caratteristiche, in primis difetti, dei Cie e della loro gestione che i media omettono o trascurano, cosa direbbe?
So solo che non sono sufficienti per il grosso numero di persone che sbarcano sulle nostre coste. Credo che l’impiego della nostra marina militare per evitare altre tristi tragedie del mare sia giusto. Ma altresì credo che l’Europa dovrebbe farsi carico di aiutarci con fondi ulteriori per le tante spese che sosteniamo.
Inoltre non credo che sarebbe sbagliato suddividere i profughi anche in altri paesi della comunità.
Le nostre strutture fanno il possibile…

Nella foto: il Cie di Contrada Milo a Trapani

Riccardo Ghezzi | luglio 9, 2014 alle 9:05 am | Etichette: caracieimmigratipolizia | Categorie: Dall’Italia | URL:http://wp.me/p3RTK9-4Xy