Segnalazione Quelsi

 

by Fabioflos

 

JUNKERFacciamo una rapida analisi diretta dell’agenda del neo presidente della commissione europea Juncker, appena eletto dal parlamento. Possiamo permetterci di analizzarlo e di dire tranquillamente il nostro punto di vista, in quanto, come tutti i cittadini europei, contiamo assolutamente nulla, per cui non c’è nessun problema nel dire la verità.

 

 

Potete leggere il programma al link:

http://ec.europa.eu/about/juncker-commission/docs/pg_en.pdf

Pagina 2:

“As candidate for President of the European Commission, I see it as my key task to rebuild bridges in Europe after the crisis. To restore European citizens confidence. To focus our policies on the key challenges ahead for our economies and for our societies. And to strengthen democratic legitimacy on the basis of the Community method.

Come candidato alla presidenza della commissione europea, vedo come mio obiettivo chiave la ricostruzione dei ponti nell’europa post crisi. La ricostruzione della fiducia dei cittadini. Focalizzare le nostre politiche sulle sfide chiave che fronteggeranno le nostre economie e società, ed il rafforzamento della legittimità democratica come base del metodo comunitario.

Sembra il programma di un imprenditore edile. Se poi “Rafforzamento della legittimità democratica” significa prendere a calci nel sedere un paio di governi europei (UK ed Ungheria, ad esempio) ed una bella fetta dei deputati facendosi imporre per cooptazione da un nucleo ristretto di politici, beh, abbiamo una bella modifica del significato delle parole.

Pagina 3:

“A New Boost for Jobs, Growth and Investment”

Una nuova spinta per il lavoro, la crescita e gli investimenti

Questo paragrafo vorrebbe presentare il cuore innovativo della politica keynesiana europea, la “Nuova spinta” creata dai nostri burocrati di Bruxelles, praticamente la marchetta pagata dal PPE al PSE, o meglio ai socialdemocratici tedeschi, perché non rompano troppo le scatole. Si tratta di extra investimenti, pubblici e privati, in energia ed infrastrutture per 300 miliardi di euro. Per dare un’idea delle dimensioni relative ricordiamo che il PIL della UE è pari a 12.950 miliardi di euro, per cui la cifra è circa il 2% del PIL. I problemi sono però molteplici:
a) si parla di investimenti pubblici e privati, per cui in realtà lo stimolo pubblico sarà inferiore al totale e quello privato andrà dove maggiori sono le prospettive di sviluppo e di ritorno, quindi NON in Italia
b) La parte del leone comunque verrà svolta dai paesi dell’est, nuovi membri. L’Italia, se va bene, otterrà una cifra di 10 miliardi, comunque da dividere fra privati e pubblici. Praticamente uno 0,6% del PIL nazionale, nella migliore delle ipotesi. Nulla. Se renzi ed Hollande non fossero i barboncini radical chic della Merkel, non si sarebbero venduti per un piatto di lenticchie, ma, come i socialisti spagnoli, avrebbero votato contro Juncker.

Pagina 4

“A Connected Digital Single Market”

In questo breve capitolo , piuttosto superficiale, del programma presidenziale si parla dell’economia digitale, con promesse di eliminazione dei costi di roaming telefonico e prospettive di crescita per la diffusione maggiore dei contenuti digitali per 250 miliardi di euro. In attesa di far tremare le telco, facciamo due brevi considerazioni:
a) L’eventuale, se possibile, eliminazione dei costi di roaming porterà ad un vantaggio per le aziende di maggiori dimensioni e diffusione, con diminuzione della concorrenza e quindi probabile peggioramento dell’offerta ai clienti.
b) Juncker viene, casualmente, dal Paese che offrendo una sorta di dumping fiscale, sotto forma di un’aliquota IVA agevolata al 2%, si è candidato ad essere la sede delle società multimediali europee. Non è un caso che quando scarichiamo un ebook da Amazon questo provenga dal Lussemburgo. Quindi quei 250 miliardi di crescita del PIL andrebbero a vantaggio dei soliti furbi.

Pagina 6

A Deeper and Fairer Internal Market with a Strengthened Industrial Base

Il presidente ha, giustamente, stabilito che l’Europa necessita di una base industriale più robusta, con un peso sul PIL del 20% rispetto al 16% attuale. Un programma ambizioso, che riporta in mente i “Piani Quinquennali” di sovietica memoria, o gli altrettanto celebri piani cinesi di “Un altoforno in ogni villaggio”.
Questo risultato sarebbe da realizzare tramite:
a) Maggiori controlli bancari a favore degli invesstimenti privati. Qui salta fuori il burosauro che è in lui. senza qualche commissione regolatrice non si fa nulla.
b) Un mercato unico dei capitali. Una cosa inutile, perché già ora se vogliamo possiamo comprare azioni sulle borse di Parigi o Francoforte. Semmai il problema sarebbe riuscire ad avvicinare al mercato dei capitali aziende di medio/piccole dimensioni, non facilitare i soliti tycoon.
c) tenetevi forte: il nostro presidente desidera un unico mercato del lavoro, con possibilità: 1) dei lavoratori europei di muoversi liberamente nei diversi mercati e 2) facendo sì che i lavoratori di pari livello vengano pagati allo stesso modo nel luogo in cui si trovano.
Vediamo le conseguenze in poche righe:
1) flussi migratori interni alla EU, con probabili contraccolpi sociali fortissimi e regali ai partiti più isolazionisti. Non sarebbe preferibile una crescita equilibrata e diffusa a movimenti migratori?
2) parte tautologica, probabilmente dedicata a quei paesi (vedi Germania) dove sono ancora possibili differenziazioni remunerative fra lavoratori locali ed immigrati.

Si termina con il solito accenno alla lotta all’evasione fiscale, vero martello di quest’europa illiberale ed illiberista.

pagina 7

A Deeper and Fairer Economic and Monetary Union

Una più profonda e corretta unione economica e monetaria.

Capitolo di fuffa o quasi. Il nostro promette iniziative di legge, e non solo, a favore di un’unione monetaria più forte ed a favore delle riforme interne. Unico punto rilevante potrebbe essere l’abbandono del sistema della “Troika” a favore di un organismo più partecipativo e, per lo meno a parole, più democratico, che consideri anche gli impatti sociali delle decisioni economiche. Il sacrificio greco potrebbe non essere vano, anche se dubitiamo che si andrà oltre le parole e la scelta di qualche “Quisling” di turno.

Pagina 8

An Area of Justice and Fundamental Rights Based on Mutual Trust

Un’area di giustizia e diritti fondamentali basati sulla fiducia reciproca

Promessa di impegno contro discriminazioni sociali, per la protezione dei dati (interessante in un’ottica di confronto con gli USA) e per la lotta al crimine transnazionale. Un discorsetto generico da concorso di miss. Naturalmente nessun accenno a libertà personali quali, ad esempio, la tutela della proprietà privata nei confronti dello stato o della UE.

Pagina 9

Towards a New Policy on Migration

Verso una nuova politica sull’immigrazione.

Questo capitolo è stato chiaramente ispirato dai recenti eventi nel Mediterraneo. Dopo il solito richiamo alla solidarietà si annuncia una politica comune sull’immigrazione che dovrebbe essere in grado di attrarre lavoratori qualificati e capitali, un rafforzamento di Frontex, l’agenzia europee delle frontiere, con il dispiegamento di vere e proprie guardie di frontiera europee. Sarebbe la soluzione ai problemi immigratori italiani, con una giusta distribuzione del peso del problema. Essendo una cosa logica e giusta non crediamo nella sua realizzazione sino a quando non vedremo le guardie di frontiera tedesche fermare i barconi dei clandestini e portarseli a casa

Pagina 9

A Stronger Global Actor

un più forte attore globale.

Un richiamo generico ad una maggiore autorevolezza del rappresentate europeo per la politica estera, quello che dovrebbe essere la Mogherini, almeno nei desideri di Renzi. Il problema è che questa figura ibrida non può guidare una politica estera europea, quando questa NON esiste. Quindi il presidente afferma il proprio desiderio per una politica di difesa unitaria, e qui il problema diviene la NATO. Infine, punto più interessante e serio, si conferma il fatto positivo che, per i prossimi 5 anni, non è previsto NESSUN ALLARGAMENTO DELLA UE. Gli albanesi dovranno aspettare ancora un po’.

pagina 10

A Union of Democratic Change

un’unione di cambio democratico

Il nostro presidente desidera un atteggiamento più democratico tramite:
a) una istituzionalizzazione del sistema di lobby che sconvolge il governo europeo, con tanto di registrazione dei lobbisti. In questo modo sarà chiaro da chi vengono mazzette e regali, Insomma era ora che qualcuno facesse chiarezza.
b) una nuova procedura di autorizzazione degli organismi geneticamente modificati, che consideri anche la posizione della maggioranza degli stati.
c) maggiori relazioni con i parlamenti nazionali , cioè lobbing europeo nei singoli stati

Persino quando parla di democrazia, la vede come una sorta di apparato burocratico e non come un contatto diretto con i desideri ed i bisogni dei cittadini.

Un programma ambizioso nelle parole, e velleitario nella pratica. Del resto non ci poteva aspettare nulla di più dal figlio più vero della burocrazia europea.

Fabioflos | luglio 17, 2014 alle 5:36 pm | Etichette: commissione europeajunckerprogramma juncker | Categorie: Scenari Economici | URL: http://wp.me/p3RTK9-51I