matteo-renzi-versione-252754di Giacomo Petrella per il Quotidiano Quelsi – 30/7/2014

Sei mesi. Non un giorno di più, non un giorno di meno. E’ la ferrea legge della luna di miele. In politica è il tempo oltre il quale elettori e media, passata la sbornia da innamoramento, osservano con gli occhi della realtà il proprio comandante in capo. E ne traggono le conseguenze. I leader che valgono qualcosa scavalcano la data con agilità, forti di un programma credibile e di una serie di provvedimenti, anche impopolari, già messi in pratica; i leader che non valgono arrivano ai primi sei mesi di governo, bolsi, ingrassati, più retorici del necessario, privi di un programma concreto e con poco fieno in cascina.

E’ proprio il caso di Matteo Renzi: volto bello, simpatico e ciarlesco della tecnocrazia Ue, l’ex sindaco di Firenze si trova oggi a dover fare i conti con l’inizio di una parabola inevitabilmente discendente; i numeri, infatti, gli sono tutti contro: pressione fiscale al 53%, disoccupazione al 12.6%, quella giovanile al 43.3%, rapporto debito/pil al 135.6%, previsioni su chiusura Pil 2014 a +0.3%. Cifre da tragedia, da autunno caldo, insomma, per intenderci da supervisione del Fondo Monetario Internazionale; cifre coperte nei primi sei mesi di renzismo appassionato, tramite bordate di retorica neo-post-vetero blairiana, buone solo a ridistribuire un po’ di quella ricchezza estorta nei tre anni passati dai governi guidati da Mario Monti ed Enrico Letta.

Oggi il giochetto della rottamazione permanente volge al termine: nemmeno il grande teatro sulle riforme istituzionali può distrarre l’elettorato dal quadro di austerità rimasto invariato dopo l’avvicendamento fratricida avvenuto all’interno dell’establishment Pd; anzi, proprio la palude costituzionale nella quale Renzi si è cacciato con tanta foga, ben simboleggia la fine del tanto declamato vitalismo dell’astro fiorentino. La luna di miele è finita, i numeri tolgono aria al paese, e la tecnocrazia Ue, il cui obiettivo resta quello di commissariare il nella stagnazione il paese, vede il suo ennesimo figlioccio annaspare nel difficile ruolo di brillante Kapò dal volto umano.

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