Segnalazione Quelsi

by Vincenzo Scarpello

MARE NOSTRUMUn mare di morti. Come se i secoli non fossero mai passati. Come se il destino del Mar Mediterraneo sia quello di inghiottire vite, sacrificandole agli dei degli abissi. L’altroieri quelle degli equipaggi delle navi mercantili, delle triremi e delle galee, ieri quelle degli equipaggi delle navi militari e dei sommergibili che si diedero battaglia durante le guerre mondiali.

Oggi le vite di tanti profughi, di tanti disperati, che non riescono in altri modi a raggiungere il ventre molle della fortezza Europa, nel quale sono vergognosamente stivati in attesa non si sa ancora di che cosa.
Richiedenti asilo per lo più, cristiani siriani, sudanesi, somali, che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni dell’Islam radicale, lo stesso che l’Occidente non solo non ha il coraggio di combattere, ma che anzi sfrutta per garantire equilibri geopolitici utili all’espansione della sua economia.
Ma anche avventurieri in cerca di un lavoro, chiamati dalle imprese europee per sostituire a minor prezzo ed a minori garanzie i lavoratori italiani, il cui lavoro costa troppo a causa dell’eccessiva pressione fiscale, ed invogliati dalla scriteriata politica immigratoria che ha contraddistinto gli ultimi tre governi nazionali, cui si è accompagnata la più squallida delle campagne mediatiche, orchestrata da chi vuole davvero il male del popolo italiano:non certo gli immigrati, che vengono qui perché chiamati e perché nessuno li ferma, ma quanti approfittano della loro presenza per puntellare il proprio consenso e per creare un bacino di disagio da cui trarre, dispiace dirlo, profitto.
Ed infine i criminali. Quelli che già lo sono, che scappano dalle galere o che vengono mandati via, quelli cui la Sharia taglia le mani, e poi ostentano i moncherini chiedendo l’elemosina, e quelli che criminali lo diventano, per la mancanza cronica di lavoro, per un disagio sociale generalizzato che si rivolge contro di essi, e della cui riabilitazione se ne fa carico il contribuente italiano, spesandone la dorata galera nelle carceri italiane, hotel a 5 stelle a confronto di quelle dei loro paesi di origine.

Non stereotipi, ma persone in carne ed ossa, uomini donne e bambini, con storie alle spalle, che in questa estate 2014 hanno deciso di tentare l’estrema soluzione del trasbordo sui barconi, approfittando della favorevolissima contingenza politica di un governo che appare sempre più privo di opposizione e che anche in campo di immigrazione fa il bello e cattivo tempo, strizzando l’occhio alle peggiori ideologie immigrazioniste da un lato, e facendo dall’altro il forte coi i nuovi deboli, gli italiani e soprattutto gli immigrati che sono riusciti con fatica ad integrarsi.

Raggiungere l’Italia, in fondo, non è così difficile. La maggior parte degli immigrati ci arriva in aereo o in pullman, e solo una piccola quota, appunto disperati ed avventurieri, si affida ai trafficanti di carne umana, novelli negrieri, che sfruttano l’instabilità del nordafrica, in particolar modo della Libia, conseguente alle cosiddette primavere arabe, per continuare a lucrare sui clandestini. Fenomeno, quello dell’ingresso via mare, che solo il Sottosegretario Alfredo Mantovano era riuscito efficacemente a stroncare, non tanto con l’utilizzo della forza militare, quanto con gli accordi bilaterali con i paesi da cui i clandestini partivano, che allora riuscivano a garantire la legalità e che adesso sono essi stessa preda di quelle bande criminali che si sono impadronite di tutti i traffici illeciti possibili ed immaginabili.
Perché la catastrofe umanitaria in atto è tanto figlia del lassismo europeo e dell’incapacità politica italiana di fare un passo indietro rispetto alle scelte scellerate del fortunatamente ex ministro Cecile Kyenge, imboccate e sostenute perfino dal Colle, quanto, e soprattutto, figlia dell’instabilità politica nordafricana.

Ovviamente gli strumenti di soluzione del problema sono esclusivamente politici e ci mancherebbe altro se Alfano ed il caravanserraglio del renzismo piagnucoloso e moralisteggiante in tema di immigrazione ammettesse che l’unica via d’uscita sia un’applicazione rigorosa della Bossi-Fini, ed un accordo più incisivo con le autorità libiche, ancora rette da un consiglio nazionale di transizione, per fermare le partenze e punire in maniera esemplare i miliziani che adesso gestiscono la tratta di esseri umani. Ma si sa, molto spesso i miliziani che dovrebbero far rispettare questi accordi, e che erano gli insorti del 2011 trasformati in poliziotti e militari, sono gli stessi che capeggiano le organizzazioni criminali, ed avviene che l’identità tra controllato e controllore assuma un marchio tragicamente paradossale.

Dopo le rivoluzioni del 2011, non essendovi un’entità statale in grado di far rispettare la legge, è ripreso il business delle partenze illegali dei clandestini, ed immancabilmente la tragedia, più volte sfiorata, si è verificata il 31 ottobre 2013 a Lampedusa, quando un peschereccio salpato dal porto di Misurata è naufragato causando la morte di 366 persone.
A tale tragedia sono seguite reazioni scomposte ed emozionali, dettate più dalla necessità di cavalcare politicamente l’onda di indignazione montata in Italia, di cui si fece portavoce perfino Papa Francesco (e mai come in quell’occasione le sue parole vennero tragicamente strumentalizzate), che da quella di trovare una soluzione politica, legislativa e diplomatica, all’annoso problema.
La conseguenza immediata fu un attacco sistematico da parte della politica italiana di centro e di sinistra alla Bossi Fini, cui si fece alfiere lo stesso Presidente della Repubblica, che si stava giocando la reputazione ed aveva sbruffonescamente mostrati i muscoli, dando inizio il 18 ottobre 2013 ad un’operazione militare in grande stile, che nello stesso nome, Mare Nostrum, avrebbe dovuto riaffermare il dominio italiano sulle sue acque territoriali.
Se la prima conseguenza di Mare Nostrum fu Lampedusa, a maggior ragione oggi abbiamo sotto gli occhi gli esiti della sciagurata mancanza di indirizzo politico, di un’idea organica del fenomeno migratorio, cui forze armate, forze di polizia ed amministrazioni locali sono costrette a sopperire facendo miracoli da un punto di vista logistico ed organizzativo.

Già a partire dal 2004 un’unità della Marina Militare italiana vigilava nelle acque del Mediterraneo, nell’ambito della missione Constant Vigilance, ma la sua era per lo più una missione di monitoraggio.
Gli obiettivi strategici della Mare Nostrum sono più ambiziosi, ossia la salvaguardia della vita in mare e l’assicurazione alla giustizia di tutti i criminali che lucrano sul traffico illegale di migranti. Entrambi obiettivi destinati a fallire, almeno fino a quando il governo libico non sarà in grado di controllare i suoi stessi uomini.
Per cui le unità Interforze, facendo sacrifici e turni operativi estenuanti, si sono dovute trasformare in unità di soccorso. E la Missione ha mutato inevitabilmente natura, forma e modalità operative.

Da un punto di vista tattico-organico la missione è così composta:
-Una nave da assalto anfibio, la San Marco, trasformata in un immenso ospedale galleggiante in cui le emergenze mediche si alternano ai rischi della diffusione di pericolosissime epidemie;
-due fregate della classe Maestrale, ciascuna con un elicottero AB-212 imbarcato per le operazioni di soccorso aeronavale;
-2 pattugliatori, Classe Costellazioni/Comandanti, con la possibilità di imbarcare un elicottero AB-212, ovvero Cl. MINERVA, di cui una con missione primaria di Vigilanza Pesca;
-2 elicotteri pesanti tipo EH-101 (MPH) imbarcati sulla Nave Anfibia, ovvero rischierati a terra su Lampedusa/Pantelleria/Catania come necessario;
-1 velivolo P180, munito di dispositivi ottici ad infrarosso (ForwardLookingInfraRed – FLIR), rischierato a Pratica di Mare;
-1 LRMP Breguet Atlantic rischiarato a Sigonella;
-rete radar costiera della M.M. con capacità di ricezione dei Sistemi Automatici di Identificazioni della Navi Mercantili (AutomaticIdentification System – AIS).

Ai 920 uomini della marina militare devono aggiungersi carabinieri, personale della croce rossa, unità delle Capitanerie di Porto della Sicilia ed altro personale (centri di accoglienza, personale medico ospedaliero, etc) che costituiscono un vero e proprio esercito il cui funzionamento, logisticamente miracoloso, purtroppo ha dei costi spropositati che non possono essere ridotti.
Il contributo europeo, punto dolente sotto il profilo politico, è dato dalle istituzioni Frontex, che grava però esclusivamente sull’Italia, ed Eurosur, che si serve dei moderni aerei a pilotaggio remoto (i droni) per fornire immagini in tempo reale delle unità che partono dai porti libici e consentono di limitare al massimo i tempi di reazione.
Ogni giorno di navigazione di una fregata costa al contribuente italiano 60mila euro, ogni giorno di navigazione del San Marco costa 45 mila euro, in tutto 192mila euro al giorno per il solo utilizzo delle unità navali.
I costi dell’operazione sono immensi, pur ridotti all’osso dalle capacità dei nostri logisti,dieci milioni e mezzo di euro al mese, attinti dai 210 milioni di euro allora stanziati per l’emergenza del 2013 e puntualmente rifinanziati. Una spesa folle, che non è sostenibile in tempi di spending review e di tagli sistemici, che falcidiano in maniera tragica le stesse forze armate, costrette, anche quelle operativamente impiegate nella Mare Nostrum, a sforzi sovraumani per conseguire gli irraggiungibili obiettivi politici, del cui buon esito si faranno vanto l’opaca Mogherini e l’ambiziosa Pinotti, senza alcun tributo di riconoscenza a marinai e soldati che rischiano ogni giorno più della loro vita per salvare altre preziose vite umane.

E’ evidente che nessuno degli obiettivi strategici fissati dalla missione possono essere raggiunti, stante la situazione geopolitica che ne è la causa, ed ai militari non può essere fatto alcun addebito, anzi, la solita riconoscenza per farsi carico di un compito ingrato, di essere gli strumenti di una politica incapace, debole sui tavoli internazionali, arrendevole coi forti e forte coi deboli.
Cosa possa strategicamente fare una squadra navale di tale composizione in mezzo al Mediterraneo, se non “panza e presenza”, non è dato saperlo. D’accordo per la nave ospedale, d’accordo per i droni per la vigilanza e gli elicotteri per i soccorsi alle unità minori, d’accordo i pattugliatori… ma due fregate lanciamissili, per intrinseca funzione operativa, non possono essere impiegate se non in funzione antisom ed antinave, fornendo un contributo pressoché nullo a qualsiasi altro tipo di operazione e gravando, non poco, sul contribuente italiano. Vengono distratte risorse essenziali, che potrebbero essere differentemente e più efficacemente utilizzate nel comparto difesa, soprattutto nell’addestramento, per dare corpo ad una missione militare perfettamente inutile, dannosa e controproducente.

Inutile perché non in grado di conseguire ab origine gli obiettivi strategici prefissati.
Dannosa perché estremamente costosa, non per questioni organizzative interne, ma per mancanza totale di indirizzo politico-amministrativo, voluta, come sempre, per tamponare alla bene e meglio una situazione emergenziale e non per risolvere una questione che si sa essere irrisolvibile.
Controproducente perché, paradossalmente, si ottiene esattamente l’opposto degli obiettivi strategici prefissati.

1. Il flusso dell’immigrazione clandestina, da quando è operativa Mare Nostrum, anziché diminuire, è aumentato esponenzialmente, ed è lo stesso Ministro Alfano ad ammetterlo, dinanzi al Comitato Schengen, proiettando ad 80.000 unità il flusso complessivo previsto per l’anno in corso. Per di più la presenza di unità navali di soccorso, non le fregate lanciamissili, il cui ruolo strategico in una missione umanitaria è pressoché nullo, ma una nave ospedale con elevate capacità anfibie, elicotteri di soccorso e pattugliatori, non fa altro che invogliare le organizzazioni criminali ad aumentare i traffici, e a diminuire il “prezzo del biglietto”, essendo minori le distanze da coprire, dal momento che i clandestini vengono praticamente prelevati a poche miglia dalle coste di partenza.

2. Assicurare alla giustizia scafisti ed organizzazioni criminali è praticamente impossibile per i motivi già evidenziati. Anzi… accade che il business è divenuto più semplice, più lucroso e soprattutto senza praticamente alcun rischio.

Il peccato originale della missione, da un punto di vista puramente militare, per quanto si possano essere profondamente mutate le determinanti militari contemporanee, dal momento che il medesimo obiettivo che ieri si conseguiva con una guerra, oggi lo si raggiunge con una speculazione economica o con l’indebolimento del tessuto sociale dovuto ad un esodo migratorio ingestito, coinvolge la debolezza politica che rende praticamente inservibile l’imponente dispositivo militare dispiegato.
Un cannone per uccidere le mosche, insomma, quando sarebbe più utile impiegare la metà delle risorse di Mare Nostrum per avvelenare i pozzi dove nidificano le mosche, ovvero intervenire con più decisione in Libia, essendo purtroppo limitati dai veti contrapposti in sede comunitaria, dove si ha paura che l’Italia torni a ricoprire quel ruolo di partner privilegiato che ha sempre avuto, soprattutto in relazione allo sfruttamento delle risorse di idrocarburi, che oggi come non mai fanno gola alle compagnie europee di cordata opposta all’ENI.

L’Europa manca soprattutto per questo, non implementa Frontex di proposito, gli stati confinanti minacciano l’Italia di sospendere Schengen nel caso in cui Renzi si permetta di far notare che la gestione degli arrivi va spalmata su tutti gli stati europei, e l’Italia, come al solito, non può che vedersela da sola.
L’impossibile coinvolgimento dell’Europa, il rischio di protrarre all’infinito la missione militare, la scriteriata gestione del problema migratorio a livello legislativo, la sostanziale mancanza di una deterrenza seria a livello penale nei confronti di scafisti ed organizzatori dei traffici illegali, che vivono nella sostanziale impunità e sicuri di portare a casa la pelle, mischiandosi ai migranti ed essendo impossibile identificarli da parte del personale militare di soccorso, ha reso Mare Nostrum il più completo fallimento della politica italiana ed europea in campo migratorio.

Aspettiamoci altre tragedie, aspettiamoci fiumi di retorica e di falsi buoni sentimenti sparsi a piene mani per coprire la cattiva coscienza degli incapaci. Aspettiamoci un’Europa sempre più sorda ed un’Italia internazionalmente sempre più debole.
Nel Mediterraneo, con i barconi degli immigrati, affonderà, per sempre forse, quanto rimane del prestigio internazionale dell’Italia, ed il Presidente Renzi, a cui piacciono recentemente richiami omerici, reduce del naufragio della sua nave, non troverà la ninfa Calipso ad accoglierlo, ma l’ira dei Proci del PD, che non vedono l’ora di coglierlo in fallo per provocarne la definitiva rovina.

Foto tratta da Unita.it

Vincenzo Scarpello | luglio 4, 2014 alle 9:06 pm | Etichette: immigrazionemare nostrummarina militare,operazione mare nostrumscafisti | Categorie: Dall’Italia | URL: http://wp.me/p3RTK9-4Wb