del Prof. Antonio Diano

Desidero intervenire nel dibattito avviato da due contributi recenti di un noto editorialista della rivista della FSSPX “sì sì no no” riguardo specificamente alla questione delle ri-ordinazioni (dal nostro ritenute da assolutamente evitarsi anche nelle condizioni attuali – ma si  veda infra per i termini della questione -).
Riassumo: noi pensiamo che ri-conferire gli ordini sacri (sacerdozio e episcopato) a coloro che ne siano stati oggetto secondo i riti conciliari, sia una necessità canonica, in quanto riteniamo che i difetti canonici, liturgici e sacramentali dopo le riforme conciliari MUTINO la sostanza del sacramento e di conseguenza ne NULLIFICHINO la validità. In altre parole, l’alterazione SOSTANZIALE delle formule sacramentali, per tutti i Sacramenti che necessitino di un prete validamente ordinato (escludendo quindi il  Battesimo, che può essere amministrato da chiunque, anche pagano, purché abbia la volontà di fare ciò che fa la Chiesa, e Matrimonio, i cui  ministri sono gli sposi), ne comportino l’invalidità e la mancata effusione della Grazia Sacramentale. Inoltre riteniamo che i preti e i vescovi ordinati e consacrati dopo la fine degli anni ’60 abbiano ricevuto in modo nullo il sacramento in quanto le formule alterate nella sostanza e il difetto dell’intenzione (evidenti nei nuovi rituali deputati) ne hanno MUTATO ESSENZIALMENTE il portato sacramentale.
L’articolista di “sì sì no no”, invece, ritiene – assieme al fior fior dei modernisti e dei “tradizionalisti” conservatori – tutti i sacramenti del post-Concilio validi (ancorché alterati da variazioni illecite) e quindi conferibili come portatori della Grazia.
Non vorrei che dimenticassimo un punto fondamentale, tutt’affatto trascurato dal sacerdote autore dell’articolo apparso nell’ultimo “sì sì no no”.
La storia dottrinal/teologica (dalle origini al Concilio di Trento: per fortuna che quello è dogmatico) da lui delineata è interessante e costituisce una base di discussione. L’autore riflette infatti sugli sviluppi del dibattito teologico e canonistico relativo all’opportunità delle ri-ordinazioni di ministri “dubbi” – ma vedremo subito in qual guisa – onde ritenere non opportuna tale pratica sino a dopo le infallibili definizioni tridentine (che le negano). Ma sappiamo tutti (lui compreso) che il vero problema è un altro: non si tratta di dignità personale e neppure di eresia (sostanzialmente il succo delle discutibili – è vero – obiezioni dei favorevoli alle ri-ordinazioni nei secoli passati), si tratta di NON poter amministrare i Sacramenti che esigono un ministrante ordinato o consacrato in quanto non ordinati o consacrati validamente!!! QUESTO è il problema, ed è per questo (perché c’è il timore che l’ORDINAZIONE sacerdotale e la CONSACRAZIONE episcopale siano nulle, invalide, e di conseguenza invalidi e nulli i sacramenti da essi amministrati) che se ne parla molto oggi, e l’articolista non vi ha neppure accennato nonostante tutti noi (lui compreso!) si sappia bene qual è la questione e la posta in gioco.
La rassegna storica da lui prodotta ha ben presentato una serie di posizioni centrate su questioni non sostanziali (dignità personale, etc. etc.) ma che mai avevano messo nel conto l’eventualità della INVALIDITA’ dell’ordine sacerdotale e episcopale (l’illiceità è un mare magnum, ma la validità è un macigno, o c’è o non c’è). E’ a mio avviso uno stratagemma un po’ traballante per ribadire “e silentio” (come l’autore aveva fatto nel n. precedente della rivista) che i sacramenti “moderni” sono validi e che quindi anche le ordinazioni e le consacrazioni (la cui non-validità ne impone invece la ri-celebrazione sub condicione in caso anche solo di dubbio) lo siano sulla lunga diacronia da Giovanni XXIII ad oggi, e nel FUTURO. La questione centrale ATTUALE della necessità, in moltissimi casi e nei confronti in particolare di chi voglia rientrare nella Chiesa cattolica dalla contro-chiesa in cui s’era impantanato, della ri-ordinazione (e soprattutto della ri-consacrazione dei vescovi, che i sacerdoti li ordinano) è questa, e fingere di non capirlo non getta favore sull’autore.
E chiediamoci anche perché la FSSPX, tanto stimata ora dal Nostro, procedesse anch’essa, in tempi migliori, a ri-ordinare preti “dubbi”, mentre ora – Vaticanus locutus…? – stop (né un intervento personale a suo tempo riuscì a smuovere le acque di tale palude ristagnata). L’articolista di sì sì no no si spinge tanto avanti nella sua difesa della tradizione rimaneggiata?