Card_-Hummes-403x278Nel Collegio Cardinalizio era già grande amico del futuro Papa Francesco. Anzi, fu proprio lui ad ispirargli il nome da Pontefice. Ed ancora fu al suo fianco, sulla loggia, la sera della sua elezione. Stiamo parlando del Card. Cláudio Hummes, Arcivescovo emerito di São Paulo e Prefetto emerito della Congregazione per il Clero. Anche lui, lo scorso 27 luglio, ha ceduto alla tentazione – sempre più diffusa – del rilasciare un’intervista, peraltro anche ampia, al quotidiano Zero Hora del Brasile, Paese di cui lui è originario.

 

Un’intervista ricca di spunti interessanti, specie a proposito delle cosiddette “nozze omosessuali”.

La domanda rivoltagli era prevedibile, puntuale e precisa come una bomba ad orologeria, il classico trabocchetto: «Se Gesù fosse vivo oggi, sarebbe favorevole ai matrimoni gay?». Ma è la risposta questa volta a potersi a giusto titolo definire sorprendente: «Non lo so, io non formulo ipotesi di questo tipo», ha dichiarato, riecheggiando l’’ormai celebre «Chi sono io per giudicare?» pontificio.

Non ha ribadito il Catechismo e, con esso, l’insegnamento plurimillenario della Chiesa; non ha cioè definito immediatamente «le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, intrinsecamente disordinate e contrarie alla legge naturale», mai da approvarsi né dagli uomini, né tanto meno da Cristo (n. 2357 del Catechismo). Né ha rimandato una decisione in merito quanto meno al Sommo Pontefice, riconoscendo così l’esistenza di una precisa gerarchia. E’ questo il fatto nuovo e sconvolgente.

Il Card. Hummes ha preferito piuttosto, in questa circostanza, non escludere a priori la prospettiva di un’unione tra persone dello stesso sesso, rimandando una risposta specifica in merito alla «Chiesa nella sua interezza», profilando quella sorta di “parlamentarismo”, che sui talebani del Vaticano II fa sempre molta presa. Come se, in proposito, la Chiesa si dovesse ancora pronunciare. Come se quanto affermato nel Catechismo non fosse già assolutamente chiaro ed esaustivo. Come se quanto scritto in Genesi, nella Lettera ai Romani, nella Prima Lettera ai Corinzi e nella Prima Lettera a Timoteo – tutti passi su cui si è sempre fondato il giudizio della Chiesa in merito -, non contasse alcunché e non fosse già adeguatamente definitorio. Come se sul diritto naturale tutto fosse ancora da scrivere o da inventare. Non è così…

Qui vale quanto si ritrova nel Vangelo di Matteo, capitolo 5, versetto 37: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no». E conclude: «Il di più viene dal maligno». Ve n’è abbastanza per un profondo esame di coscienza… (M.F.)

 

Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/in-unintervista-il-card-hummes-non-esclude-a-priori-le-nozze-gay/