Segnalazione Quelsi

 

by Gianni Candotto

 

POLAE’ una storia poco conosciuta, quella della strage di Vergarolla (o Vergarola), eppure è una storia orrenda di una strage derubricata per molti anni a incidente, che ha colpito gli italiani dell’Istria e che quindi non meritava di essere né ricordata, né analizzata.
Intanto i fatti: il 18 agosto 1946 nella spiaggia di Vergarolla, nei pressi di Pola, città all’epoca facente parte della Zona A (territorio che sarebbe dovuto restare italiano e sotto il controllo militare degli angloamericani), si stava tenendo la coppa Scaroni, una gara di nuoto organizzata dal gruppo Pietas Julia, per ribadire, come riportava l’Arena di Pola, l’italianità di quelle terre.

 

Durante la manifestazione sportiva scoppiarono 28 mine navali, o secondo altre fonti 20 bombe di profondità, lasciate nella zona e teoricamente disinnescate, che uccisero da 75 a 110 persone, tra cui tantissimi i bambini, ferendone un numero imprecisato (nell’ordine delle centinaia).

Immediatamente partirono le accuse dell’Unità che diede la colpa agli Angloamericani che avevano “dimenticato” di disinnescare le bombe. Titolò “Gli anglo-americani responsabili della strage di Pola”. Negli stessi giorni però scriveva che gli italiani di Pola che si opponevano alla dittatura comunista e alla slavizzazione dell’Istria erano fascisti o servi del fascismo.
Tuttavia la versione dell’Unità non aveva convinto né i polesani né i giornali italiani non comunisti, né ovviamente gli inglesi che formarono una commissione di inchiesta. Le conclusioni della commissione d’inchiesta furono le seguenti:

• Gli ordigni erano stati messi in stato di sicurezza, ed in seguito controllati varie volte, sia da militari italiani sia alleati. Un ufficiale britannico di nome Klatowsky affermò di aver ispezionato tre volte le mine – l’ultima il 27 luglio – concludendo che le stesse potessero essere fatte esplodere solo intenzionalmente
• Testimoni diretti – fra i quali uno dei militari inglesi feriti – avevano affermato che poco prima dell’esplosione avevano udito un piccolo scoppio e visto un fumo blu correre verso le mine.
• Il comandante della 24ma Brigata di fanteria inglese – M.D.Erskine – segnalò che le mine non erano né recintate né sorvegliate, proprio perché ritenute inerti e non pericolose.
• Erskine espresse nella relazione finale il parere secondo cui “Gli ordigni sono stati deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute”

I sospetti quindi si orientarono immediatamente verso i partigiani comunisti jugoslavi, ma, per quanto fondati, non potevano che rimanere tali fino al desecretamento degli archivi inglesi nel 2008.
Nel 2008 infatti il Piccolo di Trieste pubblicava le ricostruzioni del Public Record Office di Londra e in particolare un’informativa del 19 dicembre 1946 nella quale si dichiarava la strage essere un attentato pianificato dall’OZNA (servizio segreto di Tito) e che l’autore materiale fosse tale Giuseppe Kovacich. Sebbene anche alcuni storici slavi abbiano accettato la veridicità del documento inglese (le associazioni esuli non avevano mai avuto dubbi sull’origine dell’attentato) i membri (come era prevedibile) delle associazioni “antifasciste” hanno rigettato l’ipotesi. Il presidente delle associazioni antifasciste istriane Tomislav Ravnic parlò di “fiabe per bambini” redatte da “neofascisti”.

Ad ogni modo il 13 giugno 2014 sono state presentate interrogazioni in Parlamento per chiedere una commissione d’inchiesta che provi ad appurare definitivamente la verità su quella orrenda strage.

Gianni Candotto | agosto 20, 2014 alle 8:37 am | Etichette: istriapolastrage vergarolatito,unitàvergarola | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-5g6