Segnalazione Master Enrico Mattei

mogherini-europa-670x223-1408345517Due dati emergono dalle ultime -convulse- notizie dall’Europa orientale e dall’Iraq, e per nulla positivi: il primo è l’annunciata reazione deimercati finanziari’ allo  ‘sconfinamentorusso nei territori orientali dell’Ucraina, sconfinamento più che presunto, inesistente visto che non è circolata alcuna immagine di convogli di Mosca bloccati o distrutti da Kiev. Che il golpista Petro Poroshenko faccia il suo mestiere e  -come denunciato dal Ministro degli Esteri  di Mosca, Sergej Lavrov–  provi ad affamare i ribelli russi costretti a stare sotto il suo giogo, è ovvio. Ma come nel caso delle dichiarazioni di George Soros alla ‘CNN‘ durante le stragi di palestinesi in Cisgiordania («ho organizzato io il golpe di Kiev», aveva detto il finanziere ebreo-ungaro-americano) di nuovo i cosiddetti ‘mercati finanziarimostrano di voler provocare una guerra contro Vladimir Putin, il che sarebbe a rischio di un vero e proprio conflitto mondiale.

E’ vero, pare che nelle imminenze di questi fatti la minaccia dei ‘mercati’ non ci sia stata, ma forse questo è da mettere in relazione con il secondo dato preoccupante da prendere in considerazione: la presa di posizione dell’Europa sui due scacchieri in crisi, Ucraina, appunto, e Iraq.

L’Europa, sotto la guida precaria e ricattabile del Ministro degli Esteri Federica Mogherini (ancora non nominata rappresentante dell’UE per la politica estera, perché osteggiata dai falchi antirussi e pro israeliani dell’Unione, a cominciare dal Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius)  ha, infatti, deciso due cose:

1) diffidare Putin a non violarela legge internazionale con sconfinamenti lesivi della sovranità dell’Ucraina: e qui ci sarebbe già da discutere, visto che la crisi si è aperta proprio con un colpo di Stato antirusso (e antiebraico, anche se promosso con il sostegno di Soros e probabilmente del Mossad) e che dunque l’Europa dovrebbe far pressioni piuttosto nella direzione di Poroshenko, e non di Putin.

2) dare il via libera alla distribuzione di armi ai peshmerga curdi da parte di chi, tra i Paesi europei, «vuole». Il ‘chi vuole’ non meravigli, è la formula degli ‘Stati volenterosi’ con cui l’Onu ha destrutturato e cambiato se stessa a partire dall’Iraq 1991 (una missione non di interposizione tra Kuwait invaso e Iraq occupante, sotto le bandiere ONU e con le divise dei caschi blu, come recita il capitolo VII della Carta di San Francisco, ma ‘delegata’ appunto agli Stati volenterosi dell’epoca: guarda caso anche allora, in prima fila, inglesi e americani). Una prassi assurda, che ha raggiunto il suo apice con la guerra di Libia, dove gli ‘Stati volenterosi’ si sono trasformati nientemeno   -con il sostegno fondamentale dell’Italia-  in una ‘Nato volonterosa’, un’organizzazione militare occidentale la cui macchina bellica è partita per iniziativa dell’ultras filoisraeliano Nicolas Sarkozy, mentre era in corso il vertice di Parigi del 19 marzo indetto per l’applicazione concreta della risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla cosiddetta no-fly zone.

Fin qui tutto follemente ‘normale’.
Quel che, però, è ancora più contraddittorio della decisione di Bruxelles, è la schizofrenica visione dellalegge internazionale uscita dalla riunione dei Ministri degli Esteri del 15 agosto: no agli sconfinamenti russi in Ucraina  -peraltro nella cornice giuridico-formale degli ‘aiuti (solo) umanitari’, cibo, medicine, etc…-  e , invece, niente meno che all’armamento dei guerriglieri curdi dell’Iraq settentrionale, regione ancora formalmente sotto la sovranità di Bagdad. Una follia nella follia. Dovrebbe essere, semmai, il Governo di Bagdad aiutato militarmente contro l’ISIL. Invece, Bruxelles decide di favorire, con aiuti in armi, il secessionismo peshmerga, un obbiettivo si badi bene, da sempre sostenuto da quell’Israele i cui numerosi agenti operano nel Kurdistanautonomo’ post-baathista da una decina d’anni, e  che appena un mese fa ha dato il via alla mattanza di 2000 palestinesi, tragedia sulla quale il silenzio dell’Europa  è stato ed è semplicemente assordante. Dov’è lalegge internazionalein Palestina? Come si fa a definire ancora oggi Hamas -che siede al tavolo di mediazione del Cairo- un organizzazioneterrorista?

La situazione è veramente grave: oltretutto la decisione di armare i curdi confligge con quella che sembrerebbe la linea morbida euroamericana, l’appoggio al nuovo Premier che andrà a sostituire Al Maliki, e cioè il non a caso sciita e (ma) curdo Haidar al-Abadi, già riconosciuto da Teheran. Ma questo non può servire a consolarsi: che sia vera o no la lettura di Micalessin sull’ISIL  -un’organizzazione nei fatti guidata dagli ex baathisti di Saddam Hussein, a ‘riequilibrio’ storico del rapporto in Iraq tra sunniti e sciiti-curdi deterioratosi per effetto dell’aggressione anglo-americana del 2003-  è chiaro che favorire la creazione di un vero e proprio Stato indipendente curdo non solo sposterebbe gli equilibri mediorientali dalla parte di Tel Aviv (come già accaduto con le primavere arabe) ma inoltre fungerebbe da calamita delle minoranze curde in Turchia, in Iran e in Siria. Un incendio nell’incendio già in atto.
Possibile che a Bruxelles tutti obbediscano a Israele  -come fece Tony Blair per l’attacco all’Iraq del 2003,  secondo la sua ‘candida’ rivelazione alla Commissione di inchiesta parlamentare di Londra-  e alle sirene dell’oltranzismo occidentale? E basta il consolatorio intervento del Parlamento in Italia, un Parlamento dove, peraltro, Forza Italia è da sempre  -e soprattutto dopo le bombe italiane su Gheddafi-  il partito più pro israeliano del panorama politico nazionale, per dire che almeno noi italiani ci potremmo salvare dallo scempio?

Fonte: http://www.lindro.it/politica/2014-08-18/138607-mogherini-e-la-legge-internazionale