L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Poiché nessun cattolico può dissociare i grandi eventi della Chiesa di Dio dai disegni della Sua Provvidenza, non può pensare che la sua nota di Romana sia casuale. Già nei Vangeli Gesù ha un rapporto molto speciale con i soldati di Roma, rapporto di conversione e testimonianza che continuerà poi nello stesso senso con gli Apostoli. Tra questi quello più grande e personalità eccezionale di tutta la Storia umana, San Paolo, è cittadino romano. C’è poi la storia di Longino, nome «storico» del centurione romano che con la sua lancia trafisse il costato di Gesù Crocifisso. Secondo la tradizione, la linfa che defluì dal fianco divino lo guarì da un’infermità oculare e lo convertì. Ma per la sua conversione bastava quanto ha testimoniato della Passione di Gesù, di cui fu esecutore finale, ma di fronte ai grandi eventi tellurici nell’ora della Sua morte, ne affermò la divinità, toccato da ciò che vide. La tradizione dice che Longino abbandona la milizia, è istruito nella fede dagli Apostoli e torna a Cesarea di Cappadocia dove conduce una vita di santità, prodigandosi per la conversione dei romani, ed infine subisce il martirio morendo decapitato. Un antichissimo testo letterario, il primo che parla di Longino, cioè l’Ep. XVII, 15 di s. Gregorio Nisseno (m. 394 ca.) riporta fra l’altro che già nel secolo IV, Longino era considerato l’evangelizzatore della Cappadocia, come gli Apostoli singolarmente lo erano di altre regioni. Il Martirologio Romano seguendo quello Geronimiano lo celebra il 15 marzo mentre gli orientali, anche in questo divisi, lo celebrano il 16 ottobre. In ogni tempo, artisti attratti dalla singolarità del personaggio abbinato alla scena della crocifissione l’hanno immortalato nelle loro opere. Nella Basilica di S. Pietro, alla base di uno degli enormi piloni che sorreggono la cupola e attorno all’altare della Confessione del Bernini, vi è la statua di San Longino, (Bernini), centurione romano che sotto la croce riconobbe la divinità di Cristo. Si può dire che sia li anche come segno del legame della Pietas romana con quella cristiana. Ma una Pietas di virilità universale, che rifugge da ogni abulia in materia di fede.

Era tale forza di spirito nei prelati della metà del XXº secolo, quando Roncalli fu eletto, e col nome dell’antipapa Giovanni XXIII convocò il Vaticano 2º? Se lo fosse, l’impeto della gnosi germanica non avrebbe travolto la Cattolicità, com’è successo ad opera del demoniaco «spirito del concilio»! Ma tale «spirito», avvalendosi dell’afasia romana e d’ogni ispirazione ereticale modernista ed ecumenista rampante – d’ogni filosofia, rahneriana o teilhardiana – ha stravolto quella cattolica.

Intanto, l’abulica massa prelatizia scambiava la fedeltà alla Chiesa con quella ai novatori rivoluzionari promossi «papi conciliari».

La reazione all’apertura allo gnosticismo moderno era ridotta a mormorii di corridoi.

Il P. Cornelio Fabrouno dei massimi teologi e filosofi cattolici del tempo, riferisce che per il cardinale CharlesJournet il gesuita (per molti eretico) Karl Rahner, nemico dei dogmi del cattolicesimo e dell’autorità papale fu la mente gnostica del Vaticano 2º. Sì, uno che vantava la sua superiore scienza divina per aggiornare la Chiesa Cattolica e Apostolica alla modernità.

Se la Provvidenza divina aveva prescelto il forte Pensiero latino e il Diritto romano affinché, una volta battezzato dalla Cristianità, civilizzasse il mondo, adesso su di essi è passato ad imperare il gnosticismo del rahnerpensiero germanico dei vari «hanskunghi» d’assalto.

E la gnosi del Reno si gettò impetuosa nell’afasia inquinata del Tevere!

In questo senso, sentiamo il grande studioso della «gnosi spuria nel 900», don Ennio Innocenti, Padre del Clero e del pensiero Romano, la cui analisi spazia dallo scientismo alla falsa metafisica del «surnaturel» reso intrinseco all’essere umano.

«I principali maestri della gnosi tedesca del Novecento

«La pretesa dello scientismo ottocentesco di considerare solo la conoscenza scientifica come valida e solo essa in grado di rispondere a tutte le esigenze umane, era gnostica… Su un piano più vasto lo scientismo tedesco, spesso ipotecato dal kantismo, fu decisamente scosso da Max Planck (1858-1947), celebre per la teoria dei quanta, premio Nobel (1918) e accademico pontificio (1936), categorico nell’amnettere – l’esistenza d’un mondo reale e nel conciliare fede religiosa e ricerca scientifica. Anche il celebre fisico Max Born (1882-1970) ribadì – nonostante l’indeterminismo post-planckiano di Heisemberg – la validità dell’esistenza del mondo reale oggettivo; così anche il fisico C.F. Weizsacker ha ripetuto che l’essere è anteriore alla conoscenza e che l’uomo è prima della scienza naturale. Le presunzioni matematicistiche furono ridimensionate da Einstein che ammoniva: “Le proposizioni della matematica se si riferiscono alla realtà non sono sicure; se sono sicure non si riferiscono alla realtà”.

«In nota: la realtà; sicuramente con le scienze fisiche percepiamo la presenza di un ordine che ci permette, con la ragione, di giungere a conoscenze sempre più raffinate del mondo materiale, dobbiamo – però – solo accettare i nostri limiti: il mistero della creazione ci verrà svelato (a Dio piacendo !) nella Visione Beatifica.

«E tuttavia vari discepoli di Planck e di Einstein si sono accostati al neopositivismo notoriamente sprezzante della metafisica. Secondo questo indirizzo (Carnak-Reichenbach) i concetti e le proposizioni non verificabili nell’esperienza sono privi di significato. In queste spiegazioni sta appunto il carattere scientistico del neopositivismo; nella negazione cioè di valore teoretico a tutto ciò che non è scienza sperimentale (fondata su enunciati protocollari) o logica-matematica (scienza delle convenzioni per la trasformazione delle proposizioni). Attraverso questa pretesa scientista anche il neopositivismo si consegna alla gnosi soggettivistica e totalitaria.

b) Fin dall’inizio del Novecento divenne in Germania potente maestro di empia gnosi F. Nietzsche (1844-1900). Già nello svizzero Rousseau la ragione sciupa la natura, ma in Nietzsche la natura, intesa vitalisticamente al di fuori di ogni significato metafisico, diventa esaltazione, sogno di libertà totale senza regole, come l’ebbrezza dionisiaca.

Questo messaggio trova accoglienza nella cultura tedesca preparata dal criptoateismo della morale kantiana e dalla svalutazione della morale personale (o empirica) in Hegel, il quale esalta solo la realizzazione dello spirito nello Stato. Qui s’inserisce l’ateismo morale di Nietzsche esaltato dal mito del superuomo che è al di là del bene e del male, avente per unica legge la propria volontà di potenza. Storicismo hegeliano, romanticismo, decisionismo, germanesimo si saldarono nel revanchismo nazista, sostituendo ogni moralità e religione. E come il mito dionisiaco sbandierato da Nietzsche era di derivazione orientale, così anche l’inquadramento metafisico del suo umanesimo (il mitico fato dell’eterno ritorno, nota: Trasmesso forse dai pitagorici, riemerge in Heidegger col mito del “destino” e poi nel noto ripetitore nostrano Emanuele Severino) era di derivazione orientale (anche di orientalismo fu inquinato il nazismo). Questo furore amorale di Nietzsche coinvolge non solo il cristianesimo (fino alla pretesa d’identificare Dionisio col Crocifisso) ma l’intera civiltà, ben oltre la profezia spengleriana. Nella sua lucida pazzia Nietzsche aveva previsto l’arrivo del nichilismo che avrebbe travolto la cultura europea, motivo – questo – ripreso da Heidegger e da altri dopo di lui, per la costatazione che l’accelerazione dell’accumulazione capitalistica è vertiginosa in alleanza con la tecnica senza fini etici, senza valori, con cinica manipolazione dei significati e perciò procedente irrimediabilmente verso l’autodistruzione. Indubbiamente questo magistero è gnostico. Ma il conato di Hans Blumenberg (1920-1996) di “salvare” la “legittimità dell’epoca moderna” come emancipazione da Dio e affermazione dell’homo faber non è affatto un’uscita dalla caverna dello scetticismo. Henrich Dieter in Metafisica e modernità. Il soggetto di fronte all’assolutonon sa giustificare l’Io che diventa assoluto. Così, nonostante la tragedia vissuta, il magistero gnostico di Kant-Nietzsche-Heidegger resta influente… Determinante l’influsso di Heidegger nella sovversione della teologia cattolica per l’opera di Karl Rahner che si è vantato di Heidegger come suo unico maestro». (Pp. 127-131, «La gnosi spuria il 900»).

Qui è utile ricorrere a un altro autore per seguire il filo di questa filosofia, che va da Heidegger a Buber nella formazione filosofica di Joseph Ratzinger, determinante l’itinerario conciliare della strana, se non invertita «ermeneutica di Benedetto 16».

Si tratta del lavoro di Mgr Bernard Tissier de Mallerais della Fraternità Sacerdotale S. Pio X: «La Fede in Pericolo per la Ragione» (Inter multiplices UNA VOX, vale la pena abbonarsi). Il lavoro ha per riferimento tale «ermeneutica della continuità», per tracciare inizialmente l’itinerario filosofico di Joseph Ratzinger: Da Kant a Heidegger, attraverso l’agnosticismo kantiano, padre del modernismo con la sua ragion pratica, madre dei Diritti dell’uomo senza Dio, che vuole riconciliare la «filosofia dei Lumi» con il Cristianesimo. Poi seguì la ricerca di una nuova filosofia realista e la ricaduta nell’idealismo con Husserl e l’esistenzialismo con Heidegger per immaginare una esegesi esistenzialista dei Vangeli. Seguì l’«uscita di se» secondo Karl Jasper.  Poi la scoperta del dialogo «Io-Tu» secondo il chassidista Martin Buber la cui gnosi cabalista è un po’ la matrigna dell’attuale «Lumen Fidei» di Ratzinger/Bergoglio. (vedi http://www.agerecontra.it/?p=11646)

Ecco il lungo fiato pestifero di polimorfismo gnostico dello zombi conciliare.

È interessante notare che i «patrigni» di tale intellighenzia modernista, da Teilhard a de Lubac, da Rahner a Wojtyla e Ratzinger, sono soprattutto scrittori della nuova «fiction» evoluzionista e teosofica di estrazione scientista eantroposofica intrisa di personalismo. che straripa dalla sociologia all’ecclesiologia, tutto nel brodo di un supermodernismo gnostico e illuminista assolutamente alieno proprio al Regno di Gesù Cristo.

Lo gnostico progetta un suo proprio autoriscatto

Concludiamo qui tornando al nostro dottore in «gnosi spuria».

«Papini era perentorio nel giudicare che il manicheismo continuava nella teosofia e, come lui, tanti intellettuali del Novecento hanno visto ideologie e movimenti contemporanei (pur senza ricostruirne il nesso storico genetico) in connessione con la gnosi antica. Tuttavia il polimorfismo di questa può confondere il comune osservatore. … la Cattedra Apostolica, pur senza usare il termine unificante di gnosi, si è

confrontata espressamente col polivalente fenomeno gnostico fino al Medio Evo, epoca in cui il principe dei suoi dottori, San Tommaso d’Aquino, ha approfondito metafisicamente il problema del male (della caduta, appunto); epoca in cui la deviazione gnostica di Eckhart è stata tempestivamente e autorevolmente corretta; sicché, sulla soglia dell’epoca moderna, quella Cattedra fu anche in grado di riconoscere

immediatamente la gnosi pichiana (vedi «La gnosi della ‘nuova teologia’,http://www.agerecontra.it/?p=10329).

«A fronte della “caduta” – giudicata irrimediabile – dell’essere, lo gnostico progetta un suo proprio autoriscatto capace di superare il mondo nell’oltre, al di là dell’essere (seguendo il vagheggiamento iniziato dagli orientali). Questo superamento è un rifiuto derivante da un giudizio pessimistico sul mondo (prevalente nella cultura orientale e cabalistica), questo giudizio travestito fu accreditato come cristiano nell’ambiente della Riforma Protestante e per questo la cultura che ne sortì non fu prontamente focalizzata come gnostica… La Cattedra Cattolica si accorse subito della natura scettica del kantismo, ma non ne trasse la diagnosi del rifiuto del mondo, mediato – in particolare – dal cabalismo; si accorse, sì, dell’insidia dei marrani e dei sabbatani, come dell’eredità di Spinosa, degli intrighi di Mendelsohn e di Lessing, di Herman Cohen e di Rosenzweig, come anche di Leo Strauss e poi di Jonas, e perfino di Levinas e Derida, per tacere di Marx e di Freud, ma non della metafisica cabalista che ispira il soggettivismo di costoro e ci riporta alla matrice gnostica…

«Certo, a fronte dell’imperversare dei guru alla moda (come Swedemborg, Besant, Blavatsky, Ouspensky, Ramakrishna, Steiner. .. di Edouard Schuré, soprattutto, con le sue innumerevoli edizioni) la denuncia gnostica avrebbe dovuto essere vibrante. Le diffusissime pratiche esoteriche (che G. Galli ha dimostrato allignate anche tra ipolitici), lo straripamento della New Age, l’accreditamento dello yoga perfino nei nostri villaggi di montagna [e tra i gesuiti] non hanno avuto da parte dell’Autorità Ecclesiastica la dovuta condanna come mascherate religioni gnostiche, nonostante che la derivazione e la mediazione fossero manifeste.»

Ed eccoci al gesuita Jorge Bergoglio che opera un ampio sbracamento ecclesiale in nome della stessa «Autorità Ecclesiastica»!

Non sarà che segue i sabbatani e frankisti nell’idea dell’autoriscatto in basso dell’autodemolita chiesa conciliare ?

L’enigma finale: la «santità» e l’«umiltà» dell’anticristo!

Una forma immaginata di riscatto umano nel messianismo ebraico fu l’idea «religiosa» di Sabbatai Zevi, un ebreo di Smirne che, predicando la “redenzione” attraverso il peccato, si è creato la setta, poi continuata col «frankismo» di Jacob Frank che diceva: “Il Cristo ha detto d’essere venuto per liberare il mondo dalle grinfie di Satana. Ma io vi dico, sono venuto per liberare il mondo da tutte le leggi e comandamenti. Ogni cosa dev’essere distrutta perché il Dio buono ap­paia”. Ecco il messia di tipo nuovo che grida: “Non sono venuto per elevare, ma per distruggere e abbassare ogni cosa finché sia inghiottita nell’abisso. Non c’è ascesa senza prima discesa. Il nuovo messia vuol essere, per propria dichiarazione, l’Anticri­sto, il 666, seducendo molte anime invischiate nelle umane concupiscenze; dando a esse significato “religioso”. Tale è il segno della libertà senza limiti, per cui il «riscatto» attraverso il peccato riguarda quello più grave; dell’adulterio religioso. Tali personaggi si sono convertiti alle religioni dominanti per convenienza, ma la loro vera fede era quella della piena libertà di coscienza e di religione davanti a Dio! Sì, la stessa che il Vaticano 2º ha dichiarato essere un diritto umano e che perciò non esclude nessuna forma di religiosismo, nemmeno il più sbracato ed empio! Vedasi quello di Jorge Bergoglio nel video registrato con iphone con i suoi compagni protestanti .

Che Dio liberi la Sua Chiesa, nella Roma dove ha voluto la sua solidità, dalla morsa fatale di tale devastante apostasia.