Commento e segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://archiviostorico.corriere.it/2014/settembre/16/dibattito_vivo_anche_Italia_co_0_20140916_b353dbc6-3d65-11e4-b8aa-a3bfe528f249.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/2014/settembre/16/Giansenisti_primi_bersagli_della_teoria_co_0_20140916_ac2d2b18-3d65-11e4-b8aa-a3bfe528f249.shtml

Ovvero la cecità di chi favorì o non contrastò abbastanza il giansenismo, schieratosi compatto poi con la Rivoluzione e Bonaparte. Liquidata la Compagnia di Gesù, ch’era allora il bastione della difesa cattolica e tradizionale (nulla a che vedere con la caricatura bergoglista odierna) il cammino verso lo sconvolgimento e il bagno di sangue era tracciato. Chi sottovaluta gli errori ecclesiologici e dottrinali si ritrova poi dinnanzi ad amare sorprese.

Il giansenismo, per la sua linea filo-protestantica, specie in liturgia, ed egualitaria, è la preparazione del 1789 e del 1789 ecclesiastico, ovvero del concilio vaticano II.

Senza essere complottisti e risolvere tutto nel complotto (complottismo inteso perciò come una macchina perfetta e infallibile, cosa del tutto irrealistica) si può credere che il complotto sarebbe stato un’invenzione gesuitica? Ma c’è ragionevolmente qualcuno, perfino un bambino scemo lo capirebbe!, che non pensi, documenti alla mano, che l’opera della Rivoluzione francese prima e del Risorgimento poi, fu tenacemente voluta dalle sette? Ma andiamo!

In allegato:

– una breve nota biografica di Scipione de’ Ricci, tanto per inquadrare il personaggio;

– la Bolla Auctorem Fidei (1794) con cui il Papa Pio VI condannò il Sinodo giansenista di Pistoia. M.G.R.

Di nobili natali, il fiorentino Scipione de’ Ricci (1741-1810) fu consacrato Vescovo di Pistoia e di Prato per interessamento del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, di cui erano conosciute le tendenze illuministe e gianseniste. E de’ Ricci fu infatti il maggiore rappresentante del giansenismo italiano, tanto che a lui si devono una serie di riforme (soppressione del culto delle reliquie e del Sacro Cuore, nuovo catechismo eretizzante, preghiere in volgare durante la messa, soppressione di ordini religiosi, sconsacrazione e secolarizzazione di diverse chiese) tutte di segno filo-protestante e giansenista, appunto. Queste e altre riforme furono poi approvate dal Sinodo di Pistoia del 1786, da lui indetto. Perso l’appoggio politico del Granduca, divenuto nel frattempo Imperatore a Vienna e quindi lontano dalla Toscana, le reazioni popolari e nel clero costrinsero il de’ Ricci a rinunziare alla sua sede episcopale nel 1791, mentre nel 1794 il Papa Pio VI condannava formalmente le sue riforme e gli atti del Sinodo pistoiese con la bolla Auctorem fidei. A causa della sua proclamata adesione alle idee rivoluzionarie, de’ Ricci fu arrestato nel 1799, allorché la Penisola veniva liberata dalle truppe austro-russe del Generalissimo Suvorov, che ponevano fine all’occupazione delle armate francesi. E de’ Ricci fece allora pubblica ritrattazione dei propri errori e atto di sottomissione. Fatto liberare dal Primo Console Bonaparte, dopo la vittoria di Marengo (giugno 1800) nella Seconda Campagna d’Italia, de’ Ricci si ritirò a vita privata.