Segnalazione di Filippo Prati

MuroBerlino25 L’ufficiale russo Putin e quel 9 novembre a Dresda, solo contro cinquemila ubriachi

Una storia inventata per alimentare il culto della personalità di Vladimir Putin o solo un curioso aneddoto? Quello che è certo è che il presidente russo nel 1989 era in Germania per conto del Kgb, a Dresda.

Nella notte dell’assalto alla Stasi, i tedeschi dell’est furiosi tentano di distruggere l’edificio e i documenti della polizia segreta della Germania comunista. Accanto a quel palazzo c’è la sede del Kgb: a difenderlo solo un tenente-colonnello sovietico: è Vladimir Putin

L’assalto alla Stasi
Il 9 novembre 1989 Putin è nel palazzo del Kgb a Dresda, la stessa notte in cui un’enorme folla inferocita assalta l’edificio della Stasi, la famigerata polizia segreta della Germania comunista. I due palazzi erano uno accanto all’altro. Cinquemila giovani cercano di distruggere tutti i documenti dell’archivio segreto Stasi: nei file c’erano i nomi di tutti, spioni e spiati. Così, raccontano testimoni, Putin esce dal palazzo del Kgb e va in quello della Stasi.

“Ho 12 pallottole, una per me, il resto per voi”
Il capo del quartier generale del Kgb, un colonnello, è scappato via. L’ufficiale rimasto con il grado più alto è proprio Vladimir Putin, allora tenente-colonnello: Putin prima chiama il suo quartier generale per chiedere rinforzi, ma non li ottiene. “Aspettiamo ordini da Mosca”, dicono dall’altra parte del telefono. La sensazione è che l’Unione Sovietica li ha abbandonati. Così quando vede la folla assaltare anche l’edificio del Kgb, Putin dice ai giovani: “Il muro è caduto anche grazie alla buona volontà dell’Unione Sovietica”. E aggiunge: “Questo edificio” (quello del Kgb) è di proprietà di un altro Stato”. La folla spinge, lui cerca di difendersi: “Sono un ufficiale, ho la pistola con 12 pallottole. Una la lascio per me. Ma compiendo il mio dovere, dovrò sparare”.

Da solo contro l’assalto
Secondo testimoni, Putin avrebbe poi iniziato a scendere i 12 scalini che lo separavano dall’ingresso dell’edificio, aspettando che qualcuno lo aggredisse. Ma a sorpresa nessuno lancia né bottiglie, né pietre, anzi: i cinquemila iniziano a disperdersi, lentamente. L’edificio del Kgb è salvo: né quella notte, né le notti successive nessuno è entrato nell’edificio del Kgb. I russi parlano di “gesto eroico”, i tedeschi dicono che Putin era solo una spia del Kgb, alcuni giornali parlano invece di propaganda: quella di Dresda è solo un’altra storia per alimentare il culto della personalità dello “zar” Putin.

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Fonte:  http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/9-novembre-dresda-ufficiale-russo-putin-stasi-polizia-tedesca-segreta-38c1ab5a-6ae3-408d-bd21-3029147c1595.html