Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

10819036_850789114966211_1532500221_nChe la storia l’abbiano sempre fatta quelli col megafono in mano, si sa bene; ma non sempre il megafono l’hanno avuto delle brave persone: e questo si sa altrettanto, ma lo si dice meno.
Orbene, sta all’indole umana, portata da sempre alla spasmodica ricerca di verità, cercare nella torba documentale del passato, prima che qualche avvoltoio ne razzi gli ultimi residui organici.
E’ il grande pregio della democrazia, teniamocelo stretto.
Ad esempio, parlando di fascismo, il veto morale sullo sdoganamento delle cose buone fatte da quel regime (e tuttora utilizzate da quello attuale, ad iniziare dai palazzi governativi e cerimoniali quasi tutti costruiti a quell’epoca), è posto anzitutto in nome del sangue che sarebbe stato versato col delitto Matteotti, evento di cronaca degli anni ’20 che dal punto di vista probatorio non è mai stato attribuibile direttamente al regime, che anzi lo condannò pubblicamente.

Al contrario, su un altro fatto di cronaca di rilievo storico, il delitto Gentile, nonostante i responsabili siano rei confessi e persino fieri del proprio operato, come raccontato candidamente da uno di loro in una bella puntata di Rai Storia recentemente dedicata alla vita del grande filosofo, nessuna censura morale è mai stata posta da alcuno.

Stiamo parlando dell’omicidio a sangue freddo di uno dei maggiori pensatori del ‘900, di un uomo che, per stessa ammissione degli storici contemporanei, non si è mai macchiato di nessuno dei crimini contro l’umanità attribuibili ai nazifascisti, del fondatore del Liceo classico così come lo conosciamo oggi, di un grande cattolico e di un cittadino, al momento della sua barbara uccisione, del tutto privo di incarichi governativi o di collusioni con quei Repubblichini che i partigiani trucidavano per dovere d’Istituto.
Che senso ebbe uccidere a sangue freddo un uomo indifeso e disarmato mentre sostava nella sua auto, solo e senza alcun “pretoriano” in camicia nera al suo fianco, dopo averlo vigliaccamente chiamato per nome sull’uscio di casa?

Il valore di una vita umana non è mai frangibile, salvo che tale vita stia minacciando quella di qualcun altro: e quale minaccia stava portando, Giovanni Gentile, anziano e malridotto, ai suoi assassini, o ai suoi concittadini, o men che meno a tutti gli italiani? Forse che per uccidere un’idea, quando non se ne sa o non se ne può contrastare il senso, si fa prima ad ammazzarne il firmatario? Eh no: a quel punto è quasi sempre troppo tardi, fortunatamente per l’intellettualità universale, poiché tuttora chiunque può studiarsi Giovanni Gentile, ad iniziare dai nostri lettori; ma chi potrà mai rendere la vita a Giovanni Gentile?

Per fortuna i periodi di follia collettiva sono transitori e al peggio si rimedia col tempo: tant’è vero che, negli anni ’90, il governo di centro-destra (a riprova del fatto che destra e sinistra non sono mai state la stessa cosa, neppure in tempi recenti) ha dedicato un francobollo all’effige del grande filosofo, restituendo così un po’ lustro al personaggio storico, e un po’ di dignità alla memoria dell’Uomo, e punzecchiando le cattive coscienze di quanti ne hanno sul groppone (fisico o morale poco importa) la colpa.
Memoria.