L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

ISLAM

L’Islam è la religione emersa in Medio Oriente nel 6° secolo. Da allora è cresciuta più d’ogni altra, anche a causa della sua nota bellicosità.

Oggi la loro avanzata in tutto il mondo è anche il risultato del declino del Cristianesimo.
A chi dice che questo declino è in gran parte dovuto al contrasto della Fede con la mentalità sostenuta nel progresso della scienza e della tecnologia, la prova opposta è nel fatto che l’islamismo avanza senza concedere nulla alla mente moderna in ogni campo. Allora, quel che indebolisce la Cristianità già da secoli è ben altra cosa. È la guerra continua che il mondo intellettuale gnostico e agnostico, oltre a quello di altre credenze e ideologie muove alla Fede attraverso la violenza, ma anche col lavorio corrosivo delle filosofie e delle politiche anti-cristiane, che spuntano ovunque.

Tutte queste guerre sorde o aperte, però, non avevano fino ai primi cinquant’anni del secolo XX scosso la consistenza del Cristianesimo. Quindi, se oggi prevalgono, la novità di questa scalata è nella rimozione delle sue difese interne nei nostri tempi.

Infatti, dopo la 2ª guerra mondiale e l’americanizzazione europea, molte cose sono peggiorate anche nel interno della Chiesa. La nuova istruzione di massa aveva alterato la coscienza religiosa dell’uomo occidentale, lasciando un vuoto da riempire con qualsiasi fede, ideologie o fantasia. E nel mondo occidentale cristiano si è verificata una crescente dissacrazione di ogni cosa, che, con lo «spirito del Vaticano 2º» ha raggiunto il colmo. Si noti, però, che ciò non ha toccato l’Islam. Si tratta, quindi, di una tendenza auto demolitrice che indica un preciso lavorio di uno «spirito di aggiornamento» della Chiesa per livellarla alle idee di libertà e «diritti umani» imposti dalle rivoluzioni illuministiche; una «riconciliazione» confezionata secondo l’utopia della pace in un mondo senza Dio.
Pio XII nella sua enciclica «Humani generis» e poi nel Discorso «Vous avez voulu» del 1955 già accusava la contaminazione di “tendenze gnostiche, falsamente spirituali e puritani”. Queste tendenze gnostiche sono prevalse pure tra i gesuiti, come scrive nel suo vasto lavoro don Ennio Innocenti, «La gnosi spuria». Città Ideale, Siena, 2013, vol. II – Teologia e Gnosi – pp. 565 ss. L’enciclica di Pio XII denunciava quello che era alla base del “ritorno alle origini”, elaborata con l’obiettivo poco chiaro dell’attacco al Magistero della Chiesa e alla sua autorità, oltre che alla sua Teologia fondamentale. Tutto ciò era accusato in tono dispregiativo come eccesso di ‘manualistica’ sulla base di un neo-tomismo leonino, perché illustrato e promosso nel pontificato di Leone XIII.
In questo senso, il prelato che nelle sue parole e atti ha più seguito questa deviazione è stato Joseph Ratzinger che, come esponente di spicco della Curia conciliare è stato eletto «papa». La sua ‘gestione’ è stata caratterizzata proprio dall’apertura della Chiesa al “progresso di due secoli di illuminismo”! Un esempio di questa è nella sua più incredibilmente infida predica ai musulmani sulla ‘necessità’ di tale apertura, come si vede nel suo discorso a Natale 2006 (22:12):

  • “A Regensburg il dialogo tra le religioni venne toccato solo marginalmente e sotto un duplice punto di vista. La ragione secolarizzata non è in grado di entrare in un vero dialogo con le religioni. Se resta chiusa di fronte alla questione di Dio, questo finirà per condurre allo scontro delle culture. L’altro punto di vista riguardava l’affermazione che le religioni devono incontrarsi nel compito comune di porsi al servizio della verità e quindi dell’uomo. La visita in Turchia mi ha offerto l’occasione di illustrare anche pubblicamente il mio rispetto per la Religione islamica, un rispetto, del resto, che il Concilio Vaticano II (cfr Dich. Nostra Aetate, 3) ci ha indicato come atteggiamento doveroso. Vorrei in questo momento esprimere ancora una volta la mia gratitudine verso le Autorità della Turchia e verso il popolo turco, che mi ha accolto con un’ospitalità così grande e mi ha offerto giorni indimenticabili di incontro. In un dialogo da intensificare con l’Islam dovremo tener presente il fatto che il mondo musulmano si trova oggi con grande urgenza davanti a un compito molto simile a quello che ai cristiani fu imposto a partire dai tempi dell’illuminismo e che il Concilio Vaticano II, come frutto di una lunga ricerca faticosa, ha portato a soluzioni concrete per la Chiesa cattolica. Si tratta dell’atteggiamento che la comunità dei fedeli deve assumere di fronte alle convinzioni e alle esigenze affermatesi nell’illuminismo. Da una parte, ci si deve contrapporre a una dittatura della ragione positivista che esclude Dio dalla vita della comunità e dagli ordinamenti pubblici, privando così l’uomo di suoi specifici criteri di misura. D’altra parte, è necessario accogliere le vere conquiste dell’illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione. Come nella comunità cristiana c’è stata una lunga ricerca circa la giusta posizione della fede di fronte a quelle convinzioni – una ricerca che certamente non sarà mai conclusa definitivamente – così anche il mondo islamico con la propria tradizione sta davanti al grande compito di trovare a questo riguardo le soluzioni adatte. Il contenuto del dialogo tra cristiani e musulmani sarà in questo momento soprattutto quello di incontrarsi in questo impegno per trovare le soluzioni giuste. Noi cristiani ci sentiamo solidali con tutti coloro che, proprio in base alla loro convinzione religiosa di musulmani, s’impegnano contro la violenza e per la sinergia tra fede e ragione, tra religione e libertà. In questo senso, i due dialoghi di cui ho parlato si compenetrano a vicenda.”

Tutto chiaro? Un pacifico Islam dovrebbe imitare i conciliari nell’elucubrare un loro Vaticano 2°, una sorta di Mecca II aperta ai valori liberali della filosofia illuminista! Ciò, se non fosse un’insidia campata in aria, sarebbe perfino utile, ma per ragioni opposte a quelle addotte da questo capo dell’anticristica demolizione ecumenista: perché tale eversione è alla base dell’abbattimento delle difese cristiane.
In questo discorso di Benedetto 16 è rappresentato tutta la velenosità del Vaticano 2º, sia perché imputa implicitamente al Cattolicesimo l’inerzia di fronte alle ingiustizie che soltanto i «diritti» illuministici hanno superato, sia perché vuole che la Chiesa si adegui a quanto ha sempre condannato come rivoluzionario e anti-naturale. Non solo, dichiara che la fede islamica può andare d’accordo con la fede cristiana, come se fossero sorelle in una «sinergia tra fede e ragione»!

 

Riassumendo la situazione attuale, prima di passare a descrivere quel che l’Islam è sempre stato e oggi può essere descritto con le stesse parole di san Tommaso, torniamo alla guerra perenne contro la Chiesa di Dio. Essa è sempre la stessa, mossa dal mondo, dalla carne e da tutte le potenze infernali; quel che è cambiato nei tempi moderni e precipitato con gli anticristi conciliari è la sua difesa, ora erosa completamente dalla presenza dei nemici nella Roma Apostolica, considerati veri papi cattolici dalla folla sempre più indifferente alla Fede. Se costoro sono riconosciuti come autorità apostoliche non ci può essere una vera resistenza; essa è neutralizzata già alla fonte. Così oggi le maggioranze, anestetizzate dalla pillola ecumenista conciliare, dormono il sonno degl’incoscienti dinnanzi alla crescente minaccia del flagello islamico. Chi gli sveglierà nel bel mezzo di questa grande apostasia? Sembra che solo il freddo di un destino inesorabile potrà farlo.

San Tommaso parla di Islam e della saggezza che porta alla grande conversione alla Fede. Nel capitolo VI del libro I della sua Summa contra Gentiles”, vediamo come il Maestro ha ben illustrato una verità religiosa che ha piena valenza storica oggi. Seguendo il suo metodo, vediamo come lui prima parla di ciò che ha portato alla benefica conversione del popolo.

  •  “Questa mirabile conversione del mondo alla fede cristiana è segno certissimo degli antichi miracoli, così da non esser necessaria la loro ripetizione, apparendo essi evidenti nei loro effetti. Sarebbe in fatti il più strepitoso dei miracoli, se il mondo fosse stato indotto a credere cose tanto ardue, a compiere azioni tanto difficili e a sperare cose tanto alte da uomini semplici e poveri, senza prodigi mirabili. Sebbene Dio non cessi, anche ai nostri giorni per confermare la fede, di compiere miracoli per mezzo dei suoi santi.
  • Coloro invece che introdussero sette erronee procedettero per vie del tutto contrarie, com’è evidente nel caso di Maometto, il quale allettò i popoli con la promessa di piaceri carnali, ai quali essi sono già propensi per la concupiscenza della carne. Inoltre diede precetti conformi a codeste promesse, sciogliendo le briglie alle passioni del piacere, in cui è facile farsi ubbidire dagli uomini carnali. In più egli non diede altri insegnamenti all’infuori di quelli che qualsiasi persona mediocremente istruita può dare facilmente e comprendere col suo ingegno naturale; anzi, le verità stesse che egli insegnò sono mescolate a favole e a dottrine falsissime. E neppure si servì di miracoli soprannaturali, che costituiscono la sola testimonianza adeguata della rivelazione divina, in quanto un fatto visibile, il quale non può attribuirsi che a Dio, mostra essere ispirato da Dio colui che insegna questa data verità. Ma disse di essere stato inviato con la potenza delle armi: il quale contrassegno non manca neppure ai briganti e ai tiranni. Inoltre a lui inizialmente non credettero uomini pratici delle cose divine ed umane, ma uomini bestiali abitanti nel deserto, del tutto ignari delle cose di Dio; e servendosi poi del loro numero, egli costrinse gli altri ad accettare la sua legge con la forza delle armi. E neppure ebbe anteriormente la testimonianza dei profeti precedenti; anzi egli guasta tutti gli insegnamenti del Vecchio e del Nuovo Testamento con racconti favolosi, come risulta dalla lettura della sua legge. Ecco perché con astuzia egli proibisce ai suoi seguaci di leggere i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, per non essere tacciato di falsità. Perciò è evidente che coloro che credono in lui compiono [oggettivamente] un atto di leggerezza.

(San Tommaso d’Aquino, «Summa Contra Gentiles». Libro I, Capitolo VI)

Conclusioni sul futuro dell’Islam che i cattolici devono aver presente
Dal momento che ogni uomo aspira alla vera felicità, che anche l’Islam indica essere nell’altra vita, e dal momento che per raggiungerla Dio Padre ci ha creati a sua immagine e somiglianza, – persone capaci di capire e agire con intelligenza e volontà libera – la soluzione per i mali del mondo è la conversione alla Verità da Dio rivelata. Questa è Una e, come ricorda San Tommaso: “Questa mirabile conversione del mondo alla fede cristiana è segno certissimo degli antichi miracoli, così da non esser necessaria la loro ripetizione, apparendo essi evidenti nei loro effetti.

Ecco, allora, che l’unico futuro per l’ordine in questo mondo è l’esatto opposto di quanto sopra predicato dai falsi cristi Benedetto e Bergoglio: Sì, trattasi dell’atteggiamento che la comunità dei fedeli dovrebbe assumere di fronte alle convinzioni e alle esigenze affermatesi… mai secondo l’illuminismo, ma secondo la Fede cattolica. Solo in Essa si raccolgono i frutti di un pellegrinaggio faticoso nei percorsi di Verità, che portano a soluzioni concrete per tutte le società in ogni epoca, a causa delle mirabili conversione alla fede cristiana. Ma ora i falsi Cristi, con le loro perfide dottrine conciliari, taccendo sulla necessità di conversione d’ogni uomo alla vera Fede, consegnano i popoli alla distruzione in questo mondo.

Soluzione? Sì, ma solo quando i veri figli della Chiesa finalmente – a seguito del mandato di fede divina – avranno il coraggio di pronunciare l’anatema contro i falsi cristi e i falsi profeti portatori di altri vangeli… di dannazione.