Segnalazione di Gianni Toffali

 

SAVE THE CHILDRENhttp://www.vitanuovatrieste.it/kenya-la-campagna-segreta-di-unicef-e-oms/

 

Una campagna di sterilizzazione di massa attuata con l’inganno da organizzazioni delle Nazioni Unite è stata smascherata grazie ai vescovi e ai medici cattolici del Kenia. La campagna di vaccinazione contro il tetano utilizzata per indurre la sterilità delle giovani donne.

C’è un tipo di vaccino anti tetano che si somministra in cinque dosi, tramite iniezione. Dal marzo di quest’anno, in Kenya, sono state inoculate le prime tre dosi di questo vaccino a un milione di donne, nell’ambito di una campagna per la prevenzione del tetano neonatale organizzata da due agenzie delle Nazioni Unite, l’Oms e l’Unicef, che si propone di raggiungere in tutto 2,3 milioni di donne di età compresa tra 14 e 49 anni.

Poco dopo l’inizio della campagna, però, l’Associazione dei medici cattolici del Kenya, si è insospettita. Non convincevano le modalità di somministrazione del vaccino: tempistica, numero di dosi, destinatari dell’iniziativa, il mancato coinvolgimento di un gran numero di volontari e di gran parte del personale medico e paramedico locale, al contrario di quanto normalmente succede quando si effettuano vaccinazioni su vasta scala, il fatto stesso che Oms e Unicef non avessero presentato come di consueto la campagna, mesi prima del suo inizio, alle associazioni e agli istituti medici e sanitari kenyani.

I medici dell’Associazione ne hanno parlato con i vescovi cattolici – Stephen Karanja, un ginecologo, è il presidente dell’Associazione ed è anche membro del Consiglio esecutivo della Commissione salute della Conferenza episcopale – e insieme hanno deciso di vederci chiaro.

Sono riusciti a impadronirsi di alcuni campioni del vaccino e li hanno fatti esaminare da laboratori kenyani e del Sudafrica. In tutti, come immaginavano e temevano, è stata riscontrata la presenza di una sostanza che rende le donne sterili: in altre parole, quello iniettato nelle donne kenyane è un vaccino contraccettivo.

È almeno dagli anni ’60 che si finanziano ricerche per mettere a punto vaccini contraccettivi con cui controllare la crescita demografica ed eventualmente invertire la tendenza. I ricercatori hanno tentato tre strade: creare vaccini contro gli ovuli femminili, vaccini contro lo sperma e vaccini contro gli embrioni. I primi due tipi di vaccini impediscono il concepimento, ma creano problemi collaterali e non tutti forniscono una soluzione definitiva. Il terzo tipo di vaccini procura l’aborto. Quello usato in Kenya appartiene a questa classe di vaccini e rende le donne sterili per sempre. Si chiama vaccino ‘HCG’ ed ecco come funziona. La gonadotropina corionica umana è un ormone che si sviluppa subito dopo la fecondazione dell’ovulo e svolge un ruolo fondamentale nell’impianto dell’embrione impedendo al sistema immunitario della madre di attaccarlo. Perché far si che invece il sistema immunitario intervenga impedendo all’embrione di svilupparsi, i ricercatori hanno aggiunto una sub unità di HGC al vaccino anti tetano inducendo il sistema immunitario a produrre degli anticorpi che in seguito, al verificarsi di una gravidanza, attaccheranno l’ormone HCG, senza il quale l’embrione non sopravvive.

L’Associazione dei medici cattolici e la Conferenza episcopale del Kenya, nonostante duri tentativi di screditare entrambe le istituzioni da parte del governo e in particolare del Ministero della sanità, alla fine sono riuscite a farsi ascoltare. Benché scettici, i parlamentari kenyani hanno deciso di far svolgere dei test indipendenti per accertare il contenuto del vaccino. La campagna di vaccinazione è stata sospesa e riprenderà solo se i nuovi test smentiranno i medici cattolici: cosa che questi ultimi escludono. Le donne già vaccinate non corrono pericoli perché il vaccino diventa attivo solo se tutte e cinque le dosi vengono assunte.

L’inventore del vaccino HCG è Gursuran Talwar che ha lavorato a lungo per l’Oms. Si è dedicato alla creazione dell’HCG fin dagli anni ’70 del secolo scorso e all’inizio degli anni ’90 ha potuto sperimentarne l’efficacia su un campione di 148 donne indiane. Pochi anni dopo l’Oms, in collaborazione con altri istituti internazionali tra cui l’Unicef, lanciava le prime campagne di vaccinazione contro il tetano neonatale nei paesi in via di sviluppo. Nessuno sospettava e nessuno ha fermato l’Oms in Messico nel 1993 e in Nicaragua e Filippine nel 1994. Solo tre anni dopo la conclusione delle campagne anti tetano, il personale sanitario di quei paesi ha incominciato a notare che le donne vaccinate abortivano e hanno indagato scoprendo l’esistenza del vaccino anticoncezionale HCG. Così quando in seguito l’Oms ha proposto una campagna di prevenzione contro il tetano prenatale al Kenya, i vescovi del paese si sono rivolti al governo chiedendo delle verifiche: che non sono state fatte solo perché l’Oms ha rifiutato di far effettuare dei test sui vaccini e ha deciso di non realizzare la campagna.

20 anni dopo l’Oms ci ha riprovato. Nel frattempo la lotta contro la crescita demografica si è arricchita di nuovi, potenti sostenitori tra cui si annovera l’Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development che ha finanziato con milioni di dollari il programma Indo-Statunitense per la contraccezione e la salute riproduttiva diretto da Talwar. Dalla preoccupazione per il sovraffollamento del pianeta è germinata intanto un’ideologia ambientalista che vede nell’umanità il fattore da neutralizzare, al limite estirpare del tutto, per restituire il pianeta alla sua intatta, originale bellezza. Come ha scritto qualcuno, per chi condivide quella ideologia un vaccino contraccettivo efficace, risolutivo, è una sorta di “santo Graal”, alla ricerca del quale vale la pena di destinare tutte le risorse disponibili.

di Anna Bono

Fonte: http://www.lanuovabq.it

L’AGENZIA ZENIT E «KILL THE CHILDREN» 

di Roberto Dal Bosco

Il 10 settembre compare sul sito di notizie cattoliche Zenit un articolo intitolato«Come si possono salvare milioni di bambini con soluzioni semplici e poco costose?».

Si tratta con molta probabilità di un comunicato stampa rilanciato dalla redazione, che parla «della campagna “Every One” per fermare la mortalità infantile;  il Villaggio “Every One” accoglierà per 4 giorni famiglie, scolaresche e persone di ogni età in alcune delle principali città italiane: Roma, Napoli, Milano e Firenze». L’ente organizzante è la famosa ONG globale Save the Children. «Vogliamo condividere con tutti i bambini e le persone che speriamo di incontrare numerosi in un posto così speciale come il Villaggio “Every One” un messaggio semplice e chiaro, cioè che ognuno di quegli oltre 6 milioni di bambini  che muoiono ingiustamente ogni anno entro il quinto anno di età (…) E’ semplice dargli un compleanno in più». Zenit ci informa altresì che «presso il Villaggio sarà offerto Mr Smile, il nuovo gelato in edizione limitata realizzato appositamente per la partnership con “Save the Children” da Algida, che nell’ambito dell’iniziativa supporta un importante progetto in Mozambico, volto a garantire visite mediche, vitamine, antibiotici e zanzariere a 10.000 bambini». Al di là della pubblicità più o meno occulta a ditte di cibarie, c’è qualcosa di pazzamente sbagliato in questo lancio del sito cattolico: Save The Children è una organizzazione abortista, che propaga idee estremamente antinataliste, che opera in connessione con la multinazionale del feticidio Planned Parenthood. L’ente pro-life americano Life Decision International  (LDI) pone Save the Children in una boycott list, con tanto di «menzione disonorevole». LDI  non è l’unica realtà che mette in guardia contro la mielosa propaganda neomalthusiana di Save the Children: il gruppo britannico Catholic Action UK esorta i cattolici a non darle nessun supporto, perché «anti life».

Non bisogna faticare molto per ottenere le prove dell’assoluta appartenenza di Save the Children alla Cultura della morte. Mentre la parola «aborto» pare furbamente mai apparire nei siti del capitolo italiano e americano del sito – due paesi con forti resistenze alla tematica – preferendovi varie declinazioni della solita espressione eufemistica Family Planning («pianificazione familiare»), il sito del capitolo australiano si concede una lingua più sciolta: «noi crediamo che la pianificazione familiare debba provvedere una informazione ed educazione accurate ed appropriate riguardo opzioni incluso l’uso, i benefici sanitari ed i rischi di particolari metodi contraccettivi, una informazione sul sesso protetto, e opzioni di gravidanza compreso l’aborto».

A leggere queste parole, possiamo ben capire che non sarebbe esagerato cambiare il nome di Save the Children («salva i bambini») in Kill the Children(«uccidi i bambini»); un nome che renderebbe  conto dello sciagurato paradosso della proposta di uccidere bambini per salvarli.

Il sito di Save the Children Italia infatti spiega perfettamente l’ideale antinatalista che anima il gruppo: «Che ci fosse un problema oggettivo lo sapevamo già da tempo. La sovrappopolazione è una questione aperta ormai da anni. Facciamo troppi figli nel mondo. O meglio, il mondo più ricco non ne fa più, ma nei paesi poveri se ne sfornano moltissimi. E le risorse mondiali non bastano (…) Un corretto accesso alla pianificazione famigliare invece salverebbe milioni di persone». Si tratta dell’ennesima ripetizione dell’ideologia sterminatrice del Club di Roma, del mito della «bomba demografica», dei «limiti della crescita» etc., però ben confezionata da un marketing che prevede  foto di bambini con occhioni tristi atti a stimolare a dovere il pietismo terzomondista della popolazione, in ispecie quella cattolica.

Ucciderne miliardi, e direttamente nel ventre materno, per salvarne milioni: in Cina, la pianificazione familiare di Stato (detta «politica del figlio unico») funziona così, Save the Children è tra quelli che vorrebbe semplicemente estenderla al resto del mondo. Per trovare riscontro basta leggere la pubblicazione di Save the Children Il diritto di ogni donna, un PDF di 300 pagine scaricabile dal sito italiano. Il vero nemico della popolazione femminile mondiale è la gravidanza: «la gravidanza è la principale causa di morte al mondo per le teenager: un milione di loro ogni anno muore, subisce danni permanenti, si ammala o ha gravi infezioni a causa della gravidanza e del parto». Cioè, la gravidanza come cancello del femminicidio. L’argomento del testo è unicamente la pianificazione familiare, con tabelle che citano gli studi di Planned Parenthood. Un pratico schema chiamato «Il circolo virtuoso» mostra come la propaganda di Save the Children aiuti a cambiare la mente di una ragazzina, che conseguentemente «farà le sue decisioni sulla contraccezione», «posporrà il matrimonio», «vorrà meno figli».

Indirizzare il lettore cattolico a partecipare ad eventi di Save the Children è quindi sbagliato e pericoloso. Alcuni fatti darebbero a pensare, peraltro, che Save the Children Italia stia cercando una manovra di seduzione nei confronti della popolazione cattolica e perfino di quella più attivamente pro-life, al punto che un Centro Aiuto per la Vita del Padovano – l’ultimo luogo in cui si pensa possa arrivare la propaganda abortista –  ricorda di aver ricevuto materiale postale spedito impudentemente da questa ONG antinatalista. L’incidente di Zenit è una riprova che qualcuno, in questa trappola mortifera, può ingenuamente cadere per intero. In data 11 settembre, a Zenit lo scrivente ha chiesto una presa di distanze dal comunicato pubblicato. La risposta è giunta dal direttore Antonio Gaspari, che peraltro ricordavamo per un recente articolo pubblicato da Riscossa Cristiana in cui spiegava come la contraccezione aumenti l’aborto: «ZENIT è un agenzia di notizie e come tale abbiamo riportato una buona iniziativa condotta da Save The Children. Il fatto che l’associazione in questione sia coinvolta o cooperi con associazioni abortiste, ci spiace assai (…)  vorrei precisarle che noi siamo un organo di informazione che ricerca, approfondisce e riporta le notizie, le storie le testimonianze. Noi siamo giornalisti. Non siamo giudici. Il giudizio spetta a Dio».

Ci permettiamo dunque di segnalare altre benevole realtà su cui attendiamo il giudizio divino ma che meritano spazio su Zenit: la Lista Bonino-Pannella, la SIC (Società Italiana per la Contraccezione), l’associazione olandese Women on Waves, che promuove il libero aborto su base chimica. Per i banner di zenit.org, le cui vendite pubblicitarie paiono un po’ latitare a dire il vero, ci permettiamo parimente di suggerire alcune aziende: Durex, Hatu, Akuel, Control. Per il settore degli sponsor farmaceutici suggeriamo Roussel Uclaf e HRApharma, le aziende che producono rispettivamente le pillole figlicide Ru-486 ed EllaOne. In fondo, non sono realtà così distanti da Save the Children. Cioè, scusate, Kill the Children.

http://www.ilgiornale.it/news/cultura/strana-campagna-dei-coniugi-gates-favore-dellaborto.html

La strana campagna dei coniugi Gates a favore dell’aborto

Riccardo Cascioli – Mer, 11/07/2012 – 15:01

 

  1. Lei si dichiara una cattolica praticante, ma non si fa problema di finanziare progetti in palese contrasto con la dottrina morale della Chiesa. Lui deve fronteggiare una crisi del suo impero di tecnologia informatica, ma investe pesantemente in programmi finalizzati a diminuire il bacino dei suoi potenziali clienti. Bill e Melinda Gates sono davvero una strana coppia, in contraddizione con loro stessi. Fatto sta che la Fondazione che porta il loro nome è oggi in prima linea per finanziare un vasto programma di controllo delle nascite nei Paesi in via di sviluppo. A questo scopo hanno convocato per oggi un summit mondiale a Londra, cui parteciperanno governi, organizzazioni non governative, agenzie dell’Onu. Tutti uniti per un unico obiettivo: raccogliere 6 miliardi di dollari per garantire entro il 2020 una fornitura regolare di contraccettivi a 120 milioni di donne nei Paesi poveri, soprattutto Africa e Asia meridionale. Attualmente la cifra investita globalmente per diffondere la contraccezione e l’aborto nel mondo è di 4 miliardi di dollari annui.

Infaticabile madrina e organizzatrice dell’iniziativa è Melinda – una lettera aperta di protesta nei suoi confronti ha raggiunto le 25mila firme -, ma la Fondazione Bill & Melinda Gates ha trovato il sostegno entusiasta del governo britannico – la cui Agenzia per gli aiuti allo sviluppo ospita il summit – e del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa). E ovviamente delle potenti Organizzazioni non governative come la multinazionale dell’aborto International Planned Parenthood Federation (Ippf) e Save the Children che saranno le principali beneficiarie di questa nuova pioggia di denaro. Secondo Melinda Gates si tratta di garantire la libertà di scelta a tutte le donne fornendo mezzi e informazioni sulla contraccezione, cosa che dovrebbe anche prevenire migliaia di aborti. In realtà si tratta dei soliti argomenti, ripetuti da anni, che servono a mascherare le reali intenzioni di chi promuove rigide politiche di controllo delle nascite. Basta dare un’occhiata all’elenco dei partner dei Gates (circa 500 milioni di dollari l’anno messi a disposizione per le campagne di controllo delle nascite) in questo summit. Senza contare le agenzie dell’Onu – dalla Banca Mondiale all’Unicef – fra i donatori troviamo le Fondazioni Ford, Bloomberg, Hewlett, Packard, Buffet, Nike, Turner, nella migliore tradizione dei miliardari americani, da sempre generosi donatori e grandi sostenitori delle campagne di controllo delle nascite nelle nazioni in via di sviluppo.
È una tradizione che affonda le radici nelle Società eugenetiche, nate e sviluppatesi nel mondo anglosassone dalla fine del XIX secolo, che ha contribuito alla nascita e al crescente potere di tante Organizzazioni non governative, anche loro presenti a Londra: oltre la già citata Planned Parenthood, c’è Marie Stopes International, Population Action International, il Population Council dei Rockefeller e tantissime altre, tutte dedite a sostenere e diffondere nel mondo non soltanto i contraccettivi, ma soprattutto l’aborto. E poi ci sono i governi, a cominciare dagli Stati Uniti, con il Giappone e l’Europa che partecipa sia con la Commissione Europea, sia con singoli governi, tra cui il più entusiasta sembra essere quello britannico. Non sorprendentemente, perché di recente è stato un giornale non conservatore come The Observer a rivelare che l’agenzia del governo britannico che si occupa degli aiuti allo sviluppo (UkAid) dal 2006 ha versato 268 milioni di dollari per sostenere un programma di sterilizzazione forzata che il governo indiano applica nelle zone rurali, malgrado fosse a conoscenza di decine di donne morte per le condizioni non igieniche e l’impreparazione del personale reclutato. Anche questa, però, non è una novità perché da sempre le campagne per il controllo delle nascite si legano a gravi violazioni dei diritti umani, soprattutto delle donne. La stessa Unfpa è stata più volte accusata di sostenere programmi selvaggi di sterilizzazione forzata in Uzbekistan e Cina.
Anche l’affermazione per cui la diffusione della contraccezione contribuisce a migliorare le condizioni di salute contrasta con la realtà: non solo risulta, dai dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che già l’89 per cento delle donne nel mondo usa metodi efficaci, ma è anche evidente che donne e bambine dei Paesi in via di sviluppo hanno piuttosto bisogno di servizi sanitari di base e di investimenti nell’istruzione per migliorare la loro condizione. Inoltre i soldi che governi, agenzie e fondazioni offrono per queste campagne vanno a scapito proprio degli aiuti ben più necessari alla salute e allo sviluppo delle popolazioni più povere. L’amministrazione Obama, a esempio, ha già annunciato che nel bilancio 2013 saranno tagliati 28 milioni di dollari per la salute di donne e bambini, compresi i programmi per la nutrizione. E, per restare agli Usa, nel 2010 hanno speso 72,2 milioni di dollari per la fornitura di contraccettivi nei Paesi poveri, la stessa cifra che UsAid (l’agenzia americana per gli aiuti internazionali) ha destinato ai programmi di nutrizione. Non solo, il budget di UsAid per il dipartimento dedicato ai servizi riproduttivi (leggi: contraccezione e aborto) nel 2012 ammonta a 524 milioni di dollari, più di quanto viene destinato a combattere le vere emergenze sanitarie, dalla tubercolosi alle pandemie alla prevenzione delle malattie infantili.

 ABORTO2