1415708783933_wps_5_Amateur_video_which_was_pSegnalazione del Centro Studi Federici

Cosa ci insegna il falso video di guerra del ragazzino sugli esperti dei media
 
Il falso video del ragazzino siriano che corre tra gli spari dei cecchini riesce a spiegarci bene come agiscano gli esperti dei media e come manipolino le informazioni (e le menti di chi le riceve).
 
Molti siti web-generalisti hanno contribuito alla circolazione di un falso video che si è diffuso come un virus. Questo video, che riprendeva un ragazzo siriano che attraversa il fuoco dei cecchini per salvare una bambina, si è rivelato falso solo quando il produttore norvegese Lars Klevberg ne ha informato il pubblico. Uno degli obiettivi dichiarati da Klevberg era «come i media avrebbero reagito ad un video falso».
Ecco come è andato l’esperimento.
Tutta la stampa occidentale ha immediatamente preso il video per vero e lo ha usato per rafforzare gli argomenti del governo degli Stati Uniti nel raccontare quel che succede in Siria. Molte delle più importanti fonti ufficiali di notizie USA hanno cominciato a diffondere questa storia nonostante il produttore abbia detto di aver calcato esplicitamente la mano per far capire a tutti che il video era falso, anche perché il bambino non sarebbe mai potuto sopravvivere a tanti proiettili.
Propagandare false notizie sulla Siria non è una novità per la stampa occidentale. Fin dall’inizio del conflitto molte storielle si sono rivelate fasulle, come quella dell’attivista anti-governativo “Gay Girl in Damascus” che poi si è rivelato essere un cittadino americano di mezza età residente in Scozia. Il siriano Danny Abdul Dayem, che appare spesso nelle interviste della CNN, ha usato spesso false sparatorie e falsi incendi come documenti nelle sue interviste.
Il falso video dei cecchini non è bastato da solo a sostenere quello che racconta il governo, come il video originale  – ora cancellato  – non ha permesso di capire da che parte fossero i cecchini che sparavano: così tutti i media occidentali hanno preso per buono il fatto che i cecchini fossero dei militari siriani che sparavano a dei bambini, senza nemmeno cercare una prova che potesse confermarlo. I giornalisti hanno trascurato di spiegare anche come siano giunti alla conclusione che un attore che si trovava a Malta abbia potuto essere colpito da militari siriani. Probabilmente la stampa occidentale è troppo pronta a fidarsi delle fonti pro ribelli, anche perché il video è stato messo in rete da Sham Times e accompagnato da un suo commento.
Il titolo di questo video dato dal Guardian era “Un ragazzino siriano salva una ragazza dai cecchini dell’esercito” e il Telegraph ha delicatamente commentato che forse l’esercito siriano in quel momento stavo usando pallottole a salve. International Business Times (IB) afferma che «i cecchini, da quanto si dice, vanno ricercati tra le forze governative fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad». IB Times non ha mai menzionato esplicitamente da chi ha avuto questa informazione e comunque ha fatto un passo in più, concludendo l’articolo dicendo: «certamente questo incidente non è il primo che vede i tiratori di Assad prendere di mira dei bambini». Ebbene questa non è assolutamente la prima volta che i media mainstream presentano dei falsi reportage come se fossero fatti veri. Nel 2012, la CNN affermò che una pallottola che aveva ammazzato una bambina di quattro anni ad Aleppo era stata sparata da cecchini del governo, malgrado nello stesso servizio avesse già ammesso che la pallottola era arrivata da un edificio dove erano asserragliati dei ribelli.
Altri giornalisti cercano notizie su Twitter per usarle come se fossero delle affermazioni documentate che dimostrano che cecchini dell’esercito sparano sui bambini. Vinnie O’Dowd, che ha lavorato per Channel 4 e per Al Jazeera, ha postato il tweet “Il Regime siriano prende di mira i bambini” e subito dopo Liz Sly del Washington Post lo ha ritwittato incredulamente aggiungendo che «i soldati continuavano a sparare sui bambini».
Questi tweet erano in linea con quelli spediti del Dipartimento di Stato – Twitter account @ThinkAgain_DOS – che accusava Assad di avere sparato quelle (false) pallottole che apparivano nel filmato. Questo lascia tutti i dubbi immaginabili su un’amministrazione americana che orienta l’informazione in base alle sue scelte politiche. Nel 2013 fecero affidamento sul materiale video trasmesso dai ribelli per giustificare il loro attacco programmato sulla Siria che seguì l’attacco chimico di Ghouta.
 
Osservando gli Osservatori (Esperti)
Tuttavia non sono stati solo i media tradizionali a farsi facilmente ingannare da un film di propaganda già bello e pronto: nemmeno gli esperti di video a cui hanno chiesto di controllarlo sono riusciti a riconoscere che il video era un falso. Il Telegraph si è difeso dichiarando che al momento gli esperti avevano detto di «non aver nessun motivo per dubitare che il video fosse reale». International Business Times ha fatto un ulteriore passo avanti e ha dichiarato che gli «esperti hanno detto al Telegraph di non avere nessun dubbio sull’autenticità del filmato».
Questo è molto strano, dato che tutti e due i bambini continuano a camminare dopo essere stati direttamente e ripetutamente colpiti dalle pallottole. Chi ha creato le scene di questo film ha detto di aver volutamente previsto questa sceneggiatura per lanciare un avvertimento e far capire che si tratta di un video falso. La mancanza di un controllo da parte degli esperti impiegati dai media dimostra la loro incompetenza e lo stesso livello di biasimo che si meritano tutti i media che li hanno assunti.
Heather Saul dell’Independent ha scritto che uno degli “esperti di Medio Oriente” a cui ha mostrato il video era Human Rights Watch. In verità Andrew Stroehlein – Media Director di Human Rights Watch European – non ha mostrato nessun dubbio sull’autenticità del filmato quando lo ha twittato a tutti i suoi followers. L’organizzazione per i Diritti Umani, di base a New York, non è nuova nel twittare informazioni false. Il mese scorso hanno usato un’immagine dell’incendio di Odessa, dove le milizie sostenute dagli USA bruciarono trentadue persone, come esempio delle «politiche poliziesche repressive» di Putin. Nel 2008 il Venezuela espulse due membri dello staff di HWR accusandoli di «attività contro lo Stato» dopo che avevano prodotto un reportage contro il governo Chavez. Un giornalista del Guardian, Hugh O’Shaughnessy, accusò HRW dell’uso di informazioni false e fuorvianti divulgate per mezzo di un servizio di accusa, sempre pro Washington. Nel 2009 HRW ricevette donazioni finanziarie dal governo Saudita e questo può servire a spiegare, in parte, il loro slancio antisiriano.
HRW assunse il cosiddetto esperto di video Eliot Higgins e il suo collega Daniel Kaszeta per indagare sull’attacco chimico del 21 agosto su Ghouta, e subito arrivarono alla conclusione che dietro l’attacco c’era il governo siriano. Daniel Kaszeta è stato accusato di essere un mistificatore dall’eminente fisico e professore del MIT Theodore Postol; ma anche il CEO di HWR, Kenneth Roth, recentemente ha usato un rapporto di Eliot Higgins per diffondere delle affermazioni infondate sui ribelli ucraini che avrebbero abbattuto il volo Malaysian MH17. Heather Saul non ha risposto alla domanda che chiedeva se Eliot Higgins fosse stato uno degli esperti a cui si era rivolta, tuttavia i principali media hanno citato questo video – che gli esperti non avevano riconosciuto come fraudolento – twittandolo e informando sì di non essere sicuri dell’autenticità, ma provocando comunque una reazione del pubblico.
Tuttavia i molti spettatori scettici sugli esperti di video sul Medio Oriente hanno immediatamente riconosciuto che il video era un falso e hanno cominciato a inondare i siti di social media, Twitter e YouTube, con i loro dubbi sull’autenticità del filmato. Se Heather Saul avesse usato queste persone come esperti, piuttosto che quelli di HRW, sarebbe arrivata alla giusta conclusione sul video, ma forse è quest’occhio imparziale che i media mainstream cercano di evitare. La stragrande maggioranza delle conclusioni di Higgins servono come appoggio e conferma a ciò che racconta il governo degli Stati Uniti e ai suoi ordini del giorno: è questo il tipo di imparzialità che i media mainstream preferiscono.
 
Accuse al Producer
Invece di accettare umilmente la colpa per aver diffuso tanta disinformazione, molti giornalisti occidentali e i loro esperti hanno reagito accusando Klevberg, il produttore del film, così la rabbia collettiva di tutti i media mainstream lo ha costretto a cancellare qualsiasi traccia di questo suo esperimento, costato 30.000 dollari. Alcuni giornalisti se la sono presa con Twitter per esprimere la loro rabbia per essere stati esposti a una trappola propagandistica messa a portata di mano.
Quegli stessi esperti che sono stati ingannati dal video hanno anche protestato vigorosamente e HRW ha denunciato che questo falso video ha <>, in altre parole ha eroso la fiducia cieca nelle analisi fatte da HRW e nella propaganda bellica. Eliot Higgins ha inviato una lettera aperta al produttore del film sul suo sito Bellingcat, condannandone la diffusione.
GlobalPost ha fatto riferimento a questo filmato definendolo <>, ma non perché è stato usato per spingere alla guerra e per le false accuse contenute. Ciò che costituisce il vero danno, che ha colpito sia i media-mainstream che i loro esperti, è che – come risultato di tanto clamore e tanto parlare di questa “fregatura” – i prossimi video dovranno essere controllati con maggiore attenzione e la gente non si berrà tutto e subito senza fare domande. Comunque ciò che è veramente irresponsabile e dannoso è la mancanza di verifica delle informazioni da parte dei giornalisti.
 
Se il regista del film non l’avesse dichiarato, denunciando il falso, questi giornalisti avrebbero senza dubbio continuato a raccontare che quella storia è un chiaro esempio dei crimini di guerra compiuti dall’esercito siriano.
 
Maram Susli anche nota come  “Syrian Girl”, è attivista-giornalista e commentatore sociale sulla Siria e su argomenti di geopolitica, particolarmente sul magazine on line “New Eastern Outlook”.
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario. Alcune piccole revisioni sono state aggiunte dalla Redazione di Megachip.
 
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