Segnalazione Quelsi

 

by Stefania Elena Carnemolla

 

KIENGE BOLDRINI 

 

I tweet di Cécile Kyenge Kushetu, già ministro per le Pari Opportunità del governo Letta e oggi deputato Pd al Parlamento Europeo, sono un genere letterario a sé, rinfrancano lo spirito fra un enigma e l’altro e a loro modo fanno sorridere. Il premio “vedo solo ciò che voglio” va senza dubbio al tweet del 3 dicembre sui fasciomafiosi: #vergogna. Così i fascio-mafiosi di Massimo Carminati si sarebbero spartiti secondo i Pm i soldi per i richiedenti asilo. #restituire tutto. Massimo Carminati, tendenza banda della Magliana, chissà, un po’ potrebbe offendersi vedendosi citato senza il suo socio in affari, Salvatore Buzzi, tendenza Pd, boss della Cooperativa 29 giugno.

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 Carminati torna a tambur battente il 3 dicembre: #Carminati tra politica e mafia #destraromana ieri in piazza contro i migranti e Rom oggi in prima pagina per #corruzione#mafianera, che applicato al versante opposto suonerebbe più o meno #Buzzi tra politica e mafia #centro-sinistra ieri in piazza per i migranti e Rom oggi in prima pagina per #corruzione#e#loro#sfruttamento#mafiarossa. E se certi affari erano fifty-fifty, al Nazareno ancora non riescono a mettersi d’accordo: “ma cosa diciamo alla gente che siamo con le mani in pasta pure noi? dai, ma non sta bene”. Kyenge c’è da capirla, lei tifa Marino, uno che qualche guaio in giunta, e non solo in giunta, l’ha avuto: l’assessore, il presidente del Consiglio comunale. L’uno e l’altro del Pd.

 

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Intanto a fare da sponda al tweet del 3 dicembre il post FB, in stile agreste, del 6: “Scandali dei centri d’accoglienza, inchieste benvenute, per separare finalmente la pula dal grano. Togliamo via il marcio, contro cui da tanto tempo mi batto e diventiamo finalmente un Paese serio e civile. L’accoglienza non è un business, è un fatto di civiltà”.

 

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Giusto, l’accoglienza non è un business, ma un fatto di civiltà tanto che il suo compagno di partito Ignazio Marino da candidato Pd a sindaco di Roma in campagna elettorale promise, ripreso zainetto in spalla, aria da escursionista in arrampicata sull’Adamello, che avrebbe devoluto il primo stipendio da sindaco alla Cooperativa 29 Giugno, struttura simbolo, più che d’accoglienza, di business dell’accoglienza.

#IoStoconMarino “Chiameremo uno per uno gli 8 mila iscritti e Marino non si tocca”, così invece l’incipit del tweet del 7 dicembre con le acque romane più increspate del solito.

 

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Marino non si tocca e certo che Marino non si deve toccare. Quando Kyenge era ministro i due s’incontrarono al Campidoglio l’8 ottobre 2013 poco dopo il drammatico naufragio di Lampedusa, e già la Cooperativa 29 Giugno riscaldava i motori per accaparrarsi i 155 sopravvissuti che Marino aveva proposto venissero accolti a Roma. I due si videro a margine del settantesimo anniversario della liberazione del campo Ferramonti di Tarsia. Un articolo a firma An. Anc. pubblicato l’8 ottobre sul quotidiano romano Il Tempo ricorda come già fossero state trovate tre strutture con in “prima fila” la “Cooperativa 29 giugno. Coop rossa, ovviamente”.

 

ARTICOLO KIENGE

 

 Poco prima l’articolo aveva insistito sul fatto che a “tenere banco” era stata la “proposta del sindaco Marino di ospitarli a Roma”. Il Tempo quindi accenna a uno scambio di opinioni fra Marino e la Kyenge sui costi dell’accoglienza (sarà il ministro del governo Letta a trascinare Marino su questo terreno), ricordando i 42 euro, 80 per i minori, che lo Stato aveva speso in passato per ciascun ospite e al giorno. “I conti sono presto fatti” ricorderà il quotidiano “se fossero tutti adulti, a quelle cifre si tratta di oltre 6500 euro al giorno. Facile capire la portata di una simile ‘invasione’ che fa gola a molte realtà che operano nel settore dell’assistenza sociale”. L’articolo quindi riferisce come il ministro avrebbe rassicurato Marino che dei “dettagli” si sarebbe discusso “più avanti”. Intanto a Roma le “strutture” si organizzavano. Perché Marino ha insitito affinché i 155 superstiti venissero portati a Roma? Chi dal Campidoglio avviò le trattative con le cooperative? Chi suggerì a chi?

L’articolo de Il Tempo si trova in un archivio secondario, e quindi non direttamente raggiungibile della Coop 29 Giugno, dove noi l’abbiamo rinvenuto. La Kyenge era in fondo un ministro da seguire con molta e di certo non disinteressata attenzione. Il 17 marzo 2013 il magazine sociale le dedicò un’intera pagina, dove appare sorridente nell’articolo di Livio Splendiani sul convegno organizzato per il 21 marzo di quell’anno da Legacoop Lazio, Cooperativa 29 Giugno Unar, l’unione nazionale contro l’antidiscriminazone razziale, nonché dal Dipartimento delle Pari Opportunità, nella sala conferenze presso piazza Montecitorio, convegno cui la Kyenge in quanto ministro avrebbe preso parte.

 

ARTICOLO KIENGE2

 

Sarebbe bene a questo punto sapere se la Kyenge abbia mai conosciuto Buzzi, se abbia mai ricevuto direttamente o indirettamente copia del magazine sociale o se non sia mai stata in visita alla Cooperativa 29 giugno. Scandalizzarsi degli avversari è facile, è invece a casa propria che si fa fatica a mettere ordine.

Stefania Elena Carnemolla | dicembre 10, 2014 alle 2:32 pm | Etichette: buzzicooperativa 29 giugnokyengeroma | Categorie: Giustizia e Società | URL: http://wp.me/p3RTK9-5VH