Segnalazione Quelsi

 

by Riccardo Ghezzi

 

Beppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metri“Allora, come fanno a fare le turbine? C’è: materiali, polvere di alluminio, polvere di titanio, inseriti, raggio laser, file, mettono dentro, zzz, esce la turbina”. Lo ricorderemo così, da Bruno Vespa, in preda ad uno dei tanti deliri di onniscienza, nel massimo dello splendore, in giacca e cravatta, un po’ professore matto e un po’ fenomeno da baraccone, a spiegare in quindici secondi il funzionamento delle temutissime stampanti 3D. Ci ritroviamo ora nello studio di Porta a Porta, a scrutare il plastico che mostra la morte del Movimento 5 Stelle. Sul banco degli imputati c’è proprio lui, Giuseppe Piero Grillo detto Beppe. Quello che aveva bruciato tutti sul tempo e per primo aveva scommesso elettoralmente sulla crisi economica, sull’anti-europeismo senza se e senza ma, sull’estinzione della casta.
Quello che con la bava alla bocca prometteva i processi pubblici in piazza ai politici corrotti, che diceva di essere oltre Hitler e che il comunismo è bellissimo, è stato solo applicato male. Che si faceva rincorrere sulla spiaggia dai giornalisti adoranti, e ogni giorno doveva allargare il carro per imbarcare nuovi illustri convertiti. Chissà come si svuoterà in fretta, ora, l’accogliente albergo a cinque stelle, certificato di eccellenza TripAdvisor, che ospitava intellettuali, personaggi dello spettacolo e soliti noti, che avevano benedetto e incensato con oceani di inchiostro e retorica ciceroniana questo bizzarro scherzo del bipolarismo all’italiana.

Grillo doveva essere l’apocalittico spazzino della politica e invece è stato spazzato via, come un Di Pietro qualunque, e nel modo forse più prevedibile. Paradossale, per chi credeva di essere una sorta di immortale Re Mida dotato di eccezionali doti comunicative e di inimitabile carisma, essere ridotto a citare Forrest Gump per provare a suscitare un moto di umana pietà dopo tanta arroganza, tanta presunzione, tanto odio seminato a piene mani in nome del consenso elettorale. L’epilogo è dei più scontati, poiché il film del Movimento 5 Stelle è il medesimo di altri partiti che, a dispetto dei proclami di democrazia interna e degli inchini a Rousseau, sono invero solo il privato castello di carta di un leader sovrano che si crede eterno. O, più precisamente, che crede perpetuo e immutabile nella sostanza il proprio potere decisionale; prima la monarchia assoluta, adesso il funereo direttorio emanazione del potere reale, ma che nella pratica si troverà a celebrare le esequie della corona.

Missione fallita. Mentre in tutta Europa avanzano le istanze euroscettiche, con interpreti più o meno autorevoli come Marine Le Pen in Francia e Nigel Farage in Gran Bretagna, il Movimento 5 Stelle implode su se stesso. Non era certo il periodo più indicato né prevedibile, in quanto la creatura di Beppe Grillo avrebbe potuto sfruttare la crisi congiunturale della politica e dell’eurozona per incrementare consensi. Non c’è riuscito.
Un’amara resa, per chi aveva fatto del cosiddetto “populismo” un vanto.
Se il Movimento 5 Stelle fosse un semplice esperimento di marketing, allora non si potrebbe parlare di fallimento. I fatti hanno dimostrato che a colpi di bufale, menzogne, gogne virtuali, influencer si può creare un soggetto politico in grado di spostare consensi e arrivare a Roma con un drappello di parlamentari, forte di un 25% di consensi alle elezioni politiche. Risultati e dati tutt’altro che banali. Il guru Casaleggio, sempre assai attento al fenomeno della viralità su internet, avrà certamente preso appunti e non è detto che non voglia ritentare un’esperienza simile in futuro. Ci aveva già provato, a suo tempo e con minore fortuna, con Di Pietro e Italia dei Valori. Il Movimento 5 Stelle può invece essere considerato a buon diritto un successo personale. Ma, come tutti gli esperimenti, finiscono.
Agli elettori che ci hanno creduto e hanno sognato la rivoluzione, entusiasti ed estasiati dagli slogan “Tutti a casa” e “Apriremo Montecitorio con l’apriscatole”, tutto questo però non farà piacere. Interessa davvero a pochi che Beppe Grillo abbia incrementato visite e soprattutto introiti economici del suo blog e che Casaleggio abbia definitivamente capito che gli influencer e la disinformazione sulla rete effettivamente funzionino.

Cosa rimane, dunque, dell’esperienza del Movimento 5 Stelle? Qualcosa da cui ripartire?
Nulla, assolutamente nulla.
Auspicavano la rivoluzione francese in Italia, e invece sulla ghigliottina molto probabilmente finirà il loro inconsapevole re. L’implosione dei 5 Stelle di fatto rappresenta l’ennesima dimostrazione che il partito – chiamalo, se vuoi, Movimento – basato sul carisma del leader affiancato da un corollario di inconsistente – e facilmente manipolabile – democrazia diretta digitale è solo un’illusione, più o meno duratura, destinata a dissolversi e a lasciare macerie.
La leadership politica, per quanto possa essere esercitata con affabilità, fermezza e furbizia, è pur sempre vulnerabile nella sua transitorietà; se accanto ad essa non vengono elaborati e messi in atto dei credibili metodi di selezione della classe dirigente, il risultato non può che essere una palude di idee e di comparse, che troverà l’epilogo definitivo in una diaspora che di fatto è già silenziosamente iniziata, sia fra gli eletti che fra gli elettori. Sul mai definito confine tra comico e capo popolo, è stata disegnata per qualche anno l’utopia della tuttologia come programma di governo, della democrazia digitale come rinnovata espressione della sovranità politica e del turpiloquio come sublime tratto distintivo dell’etica contrapposta alla ruberia; un irrealizzabile tentativo di eugenetica socio-politica che aveva come scopo la creazione di un partito dei perfetti, le cui azioni sarebbero sempre state eticamente e moralmente giuste, al cui interno avrebbe sempre regnato l’armonia grazie al caro Leader, e che avrebbe portato l’Italia come per magia fuori dalla crisi. Sotto la superficie, dunque, sì può cogliere come il reale cardine dell’esperimento grillino abbia avuto come fondamento concettuale primario un netto rifiuto della realtà circostante e un rigetto quasi primitivo nei confronti di tutto ciò non può essere colto e analizzato dal pensiero breve.
Eppure, ciò nonostante, un dubbio rimane: che Grillo, in verità, fosse ben consapevole dell’inconsistenza del proprio sogno; e che abbia voluto, semplicemente, fare una gigantesca e personalissima pernacchia verso chi l’aveva trattato come un appestato. Una sorta di grande azione di disturbo, che è durata finché è durata, orchestrata sfruttando la disperazione degli italiani
I quali, peraltro, hanno dimostrato di preferire l’astensione in massa piuttosto che il voto ad un soggetto politico qualunquista e privo di reali contenuti. Una risposta chiara, data per ben due volte: alle ultime europee e alle recenti regionali in Emilia Romagna e Calabria.

Se il dato delle regionali risente della “territorialità” dei vari partiti e della forza dei candidati in lista, eloquente invece è quello delle europee, che ha rappresentato il vero e definitivo braccio di ferro tra Renzi e Grillo.
Gli italiani, pur scontenti, pur con la voglia di cambiare, pur scettici e non convinti dall’ex sindaco di Firenze, hanno preferito l’attuale segretario del Pd. Non è stato, però, un successo personale del premier, ma la definitiva sconfitta di Grillo, i cui risultati stanno arrivando solo oggi, ad un anno di distanza.
Il Movimento 5 Stelle è finito. Morto. Sepolto. Con esso le speranze dei suoi elettori, che sognavano forse una nuova Tangentopoli, qualche manetta scintillante, forse le ghigliottine. Non c’è nulla di tutto questo. E ci mancherebbe. A rinascere sono semmai le speranze di quell’elettorato che rivuole la buona politica, uno scenario chiaro. Anche, perché no?, un ritorno al bipolarismo e alla dialettica tra due coalizioni, senza Bastian contrari che fanno la guerra a tutti e puntano all’opposizione distruttiva.
In pochi anni di vita, Grillo e i grillini hanno distrutto solo loro stessi. Lasciando, però, uno spazio per la rinascita. Ad ogni tornata elettorale gli italiani dimostrano di essere un popolo moderato, schivo nei confronti degli estremismi, riformista ma non rivoluzionario, conservatore ma non reazionario. Il popolo della “maggioranza silenziosa”, una formula usata spesso con intento dispregiativo, ma in realtà calzante a descrivere la maggioranza dell’elettorato. Semplicemente, in questa Italia, nonostante tutto, non c’era e mai ci sarà spazio per un soggetto politico come il Movimento 5 Stelle.
Il suo boom elettorale, estemporaneo, potrà però essere utile ad una riflessione: gli italiani detestano l’antipolitica, ma desiderano ardentemente una buona politica. E’ ora di ritrovarla.

Articolo di Riccardo Ghezzi e Federico Cartelli, direttore responsabile di The Fielder pubblicato anche su TheFielder

Riccardo Ghezzi | dicembre 3, 2014 alle 2:19 pm | Etichette: beppe grillode profundis,movimento 5 stelle | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5S0