UNA LETTERA ALLA REDAZIONE DI “INTER MULTIPLICES UNA VOX” E LA RISPOSTA DI ALESSANDRO GNOCCHI.

CONTROREPLICA del Prof. ANTONIO DIANO
Riportiamo dal sito unavox@cometacom.it

Martedì 16 dicembre 2014 è pervenuta in Redazione:

Gentile dottor Gnocchi, la diocesi di Molfetta, organizza una serie di incontri intitolati “Accanto all’amore ferito. Un percorso diocesano per separati, divorziati e nuove unioni”, che si può vedere nel dettaglio qui:       http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/V3_S2EW_ CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_ pagina=42666&rifi=guest&rifp=guest. Ecco i primi danni di Francesco: si va sempre più formando una Chiesa che non riconosce  gli insegnamenti e la Parola del Signore, ma si preoccupa solo di accudire i fratelli, per farli sentire a casa (da mamma), senza magari aprire i loro occhi alla verità. (…) È un paradosso ma la Chiesa di oggi sembra si preoccupi solo di rendere belle le persone agli occhi degli altri, ma non agli occhi del Signore abusando in maniera ingannevole di una misericordia che non può essere priva della giustizia. (…) Caro Gnocchi io penso (e sono sicuro anche lei) che stiamo vivendo i “tempi predetti” ed allora penso sia giusto cominciare ad essere più “incisivi” e cominciare a parlare della beata Caterina Emmerick e della profezia dei tre papi di Garabandal per esempio. Non si può rimanere inermi davanti a questo scempio. (…). Cordiali saluti, C.

Caro C., dopo aver desunto l’iniziale dal suo indirizzo di posta elettronica sono andato a godermi il “Percorso diocesano per separati eccetera, eccetera” tracciato dalla diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi.
Devo dirle che ero stato sul punto di passare in archivio la sua lettera, un po’ perché non è firmata e un po’ perché contiene una non-notizia. Che cosa c’è di nuovo nel fatto che nella Chiesa cattolica, oggigiorno, ci si occupi di piacere agli uomini invece che a Dio?
E che cosa c’è di nuovo che questa sia la cura di gran parte dei pastori, dall’ultimo dei curati fino al vescovo di Roma?
Però caro C., in un punto della sua lettera, che ho tagliato perché era lunga e pure per questo ha rischiato di essere archiviata, pone l’accento su uno di quei dettagli che conquistano sempre la mia attenzione. Mi riferisco al titolo di un incontro del “Percorso diocesano eccetera, eccetera” che recita “Guarire per-donare”. Proprio così “per-donare” con il trattino, con quella leggerezza che fa tanto figli dei fiori anni settanta, con quella voglia di essere originali e stupire con giochino di parole buoni per bambini non tanto svegli, insomma, con quell’aria un po’ saccente e un po’ stupidina tipica del cattolico postconciliare che, finalmente, ha scoperto il mondo e gioca con il meccano quando gli altri sono già andati sulla luna.
In quel dettaglio, caro C., c’è tutto il dramma sul quale naviga, neanche più a vista, la barca di Pietro. “Ecco i primi danni di Francesco”, dice lei. Io direi che sono i secondi, i terzi, i quarti, i quinti… e mi fermo per ragioni di spazio. Tutto riassumibile nella voglia matta di piacere al mondo invece che a Nostro Signore.
Mi perdoni il gioco di parole, ma, a proposito delle profezie, non so se io penso quello che lei pensa che io pensi. Non so se siamo nei tempi di cui parlano le visioni e i messaggi che lei cita. Non indulgo facilmente all’interpretazione di testi che non sono alla mia portata, ma mi basta far funzionare le poche rotelle non arrugginite che ho ancora in testa per comprendere che la Chiesa è sprofondata nei tempi più bui della sua storia.
Caro C., lasciamo perdere le profezie e applichiamo il ragionamento. Vedrà che, se si ha il coraggio di trarre le conseguenze fino in fondo, si arriva anche più lontano. Ebbene, se i pastori che governano la Chiesa sono preoccuparti di piacere al mondo più che a Nostro Signore, significa che, consapevolmente o no, preferiscono il principe di questo mondo rispetto a Nostro Signore, il demonio rispetto a Cristo.
Non è una profezia, è una semplice constatazione e penso che basti.
Giustamente, come lei dice, non si può rimanere inerti davanti a questo sfascio. Come lei la pensano, anzi la pensiamo, in tanti e nei prossimi giorni, attraverso Riscossa Cristiana, verrà lanciata un’iniziativa che risponde al suo giusto invito.
Quanto al “Percorso diocesano eccetera eccetera” di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi, lei ha ragione su tutta la linea. Voglio solo aggiungere che operazioni come questa sono la piena realizzazione della Chiesa che ha buttato a mare la ragione, e quindi la vera fede, per darsi al sentimento.
Ci faccia caso, caro C., di questi tempi è tollerato tutto tranne il dissenso fondato sulla razionalità. La critica viene tollerata solo come “atto d’amore” e non come atto dell’intelligenza. Perciò, chiunque osa argomentare in nome della Verità utilizzando rigore intellettuale viene respinto come un corpo estraneo, un pericoloso virus da eliminare da parte di un organismo che lo riconosce come nemico mortale.
Per questo, caro C., la “Chiesa della misericordia” è così spietata nei confronti dei dissidenti. Può solo essere spietata perché il sentimento non tollera la vista dell’intelligenza. Ciò che sta in più in alto, come l’intelligenza, è in grado di assumere armoniosamente ciò che sta più in basso, come il sentimento. Ma ciò che sta più in basso, se prende il sopravvento, può solo eliminare ciò che sta più in alto perché non è in grado di contenerlo e comprenderlo: è il principio di ogni rivoluzione.
Non è un caso se questa “Chiesa misericordiosa” ha uno dei suoi miti fondatori nel “Papa buono”. Fu proprio lui, Giovanni XXIII, a mettere in evidenza la distinzione tra errore ed errante. Da quel momento, in nome della “bontà” di un Papa che aveva di colpo fatto apparire “cattivi” tutti i suoi predecessori, si prese a perseguitare l’errante invece che l’errore: cosa che non era mai avvenuta nella Chiesa, tanto più che errante ed errore, da quel momento, sono stati individuati nei cosiddetti “tradizionalisti” e nella Tradizione.
Come vede, caro C., anche senza appoggiarsi alle profezie, è evidente che la tenebra ci avvolge. Segua Riscossa Cristiana nei prossimi giorni e qualche indicazione utile la troverà.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo”

Fonte:  unavox@cometacom.it ———————————————————-
Prof. Antonio Diano RISPOSTA ALL’ARTICOLO DI A. GNOCCHI
Per una volta condivido appieno il pensiero dell’amico (quello sempre, ovviamente) Gnocchi (o forse è lui che scrive come avrei scritto io?). Bergoglio, per quanto instupidito dal ruolo mediatico e diabolico che gli si tributa, non ha inventato alcunché. E’ dal Vaticano II che la controchiesa (NON la Chiesa cattolica, che NON è  la vera Chiesa, la quale esiste eccome – non praevalebunt – ma che soffre la diminuzione – NON la scomparsa; e questo purtroppo è possibile – della Sua visibilità) usurpatrice e nefasta si  TRAVESTE da chiesa cattolica, e ahimè il gioco le riesce bene, un giorno come pseudo-conservatrice (guidata da colui che sosteneva che i giudei “possono legittimamente attendere il loro messia”), un altro come bergogliana (cfr. supra et alibi) ma senza cambiare la sostanza anti-cattolica, anzi ribadendola di qua e di là: la peggior trappola possibile. Il fatto è che, Alessandro caro, non sarà togliendo le pur orride (in che senso chiunque comprende bene) chierichette e restaurando un po’ la facciata della Chiesa (con elementi distaccati da quella vera) che restaureremo la piena visibilità della vera Chiesa cattolica, ma eliminando le abiezioni dottrinali, e di conseguenza pastorali, liturgiche, etc. etc. etc. Solo la Regalità Sociale di NSGC, solo non tanto la difesa (ch’è implicita nella Chiesa – scil. quella vera -) ma la restaurazione nelle coscienze dei cattolici (quelli che… supersunt e gli altri che torneranno all’ovile) del dogma ferito, la novella adesione alla Verità (su questo siamo indietro, non sulle porpore dei cardinali “conservatori” che non salvano dalla distruzione del dogma)… ecco, in ciò consiste pienamente e precisamente il lavoro dei cattolici della tradizione  (i.e. dei cattolici). Per Cristo e per la salvezza delle anime.
Anche le migliori consapevolezze, come quelle che traspaiono dal tuo scritto, inevitabilmente cozzano contro la presunzione di legittimità (comunque sostenuta) della contro-chiesa e delle pseudo-autorità che la governano a suon di eresie e disastri d’ogni genere. Solo il ritorno delle pecorelle all’asilo santo (la Chiesa cattolica), che ne attende il rientro con l’affetto della Madre, e in nessun caso – quale che sia l’orientamento interiore del singolo – restando, comecchessia, nella contro-chiesa del demonio, potrà salvare le anime. Non si resta in casa del nemico esercitando un assai improbabile senso ‘critico’. Occorre fuggire e tornare a casa propria per combatterlo, quel nemico insidioso e maledetto, da una posizione di vera forza, che solo la verità conferisce.
Bonum ex integra causa. Un caro saluto e buon Natale in Cristo Bambino
AD