baridi Elia Buizza – Pro Vita

Dopo la raccolta firme a Brescia, anche Bari inizia a muoversi in seguito ad un attacco alla famiglia naturale da parte del Sindaco Antonio Decaro e del tavolo LGBTQI, istituito dal comune per contrastare il fenomeno delle discriminazioni omofobiche (discriminazioni pressoché inesistenti, viste le statistiche ).

Nonostante il Sindaco avesse già inviato all’Assessore alle Politiche Educative Giovanili, nel mese di Luglio, una direttiva affinché i termini “madre” e “padre” (notoriamente discriminatori) fossero sostituiti, nel bando relativo alla formazione delle graduatorie per l’assegnazione di posti liberi negli asili comunali, dai termini “genitore1” e “genitore2”, solo il 2 dicembre è stata presentata in conferenza stampa   la campagna di comunicazione e sensibilizzazione promossa dal tavolo e dall’ufficio LGBTQI del Comune di Bari sul contrasto ai fenomeni discriminatori e omofobici.

Per assicurare una piena ed integrale repressione dell’omofobia, iniziata dal Comune già nel 2012, il Primo cittadino  (con il supporto dell’assessora al Welfare e alle Pari opportunità Francesca Bottalico) ha promosso una campagna di sensibilizzazione sull’omofobia, che si è concretizzata nel collocamento all’interno dei trasporti pubblici cartelli che invitano i cittadini ad opporsi alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

A fronte di tale propaganda ideologica che non ha nulla a che vedere con le discriminazioni, “La Manif Pour Tous Bari” è scesa in piazza lunedì 8 dicembre per una manifestazione pacifica ed ha lanciato una petizione popolare per chiedere il ripristino dei termini “padre” e “madre” nei moduli di cui sopra. Il sindaco Antonio Decaro ha accolto nel Palazzo comunale una rappresentanza dei manifestanti permettendogli di esporre le proprie ragioni e tentando, con scarsissimi risultati, di discolparsi appellandosi ad argomentazioni deboli e inventate al momento. L’iniziativa ha da subito coinvolto gran parte dei cittadini che, indignati di fronte ad un ulteriore attacco alla famiglia, hanno manifestato insieme alla Manif per chiedere al Sindaco un ripensamento circa la sua politica fortemente piegata ai capricci LGBTQI. In tempo record sono state raccolte più di 1.000 firme, soglia minima (in base al secondo comma dell’articolo 42 dello statuto comunale) per la discussione della petizione popolare in Consiglio Comunale.

Conseguentemente all’interesse suscitato nelle città limitrofe è stata estesa la possibilità di firmare anche a coloro che risiedono in Provincia (pur trattandosi di una firma simbolica in quanto legalmente invalida ai fini della petizione).

Sono molte le città in cui le Istituzioni si sono asservite alle lobby lgbt che minano le fondamenta di famiglia e matrimonio naturalmente intesi: il caso di Bari è solo l’ultimo di una lunga serie. Vedere giovani, famiglie, associazioni, parrocchie e tante persone di buona volontà che si impegnano per combattere questa deriva ci dona speranza. Ci sono ancora uomini e donne disposti a battersi per la verità, senza temere la dittatura gender, velata (ma neanche troppo), apparentemente imbattibile.

La petizione sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole indetta da ProVita Onlus, AGe, AGeSC e Giuristi per la Vita ) , ha raggiunto quota 10.000 in 24 ore! E’ la riprova del fatto che si può vincere anche senza essere sostenuti dai poteri forti e senza aver ottenuto da questi alcun finanziamento.

Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione (e, nel nostro caso, alla “petizione”).