di Maurizio-G. Ruggiero

Analisi semplice e tragicamente vera della crisi nella Chiesa. Non condivido il fatto che siamo alla fine dei tempi, circostanza contraddetta dalla mancata conversione dei Giudei; inoltre bisogna dare speranza alle persone, pur ribadendo la dottrina (vera, ahimé) del piccolo numero degli eletti. Il vivere normalmente in stato di Grazia è la regula Fidei. E il Santo Rosario, recitato ogni giorno, gode della promessa di non far precipitare nell’Inferno l’anima del peccatore.

Per il resto, tutto giusto. Nessun paragone è sostenibile col caso di Papa Liberio o di altri (Clemente XIV, il primo Pio IX ecc.): qui, per un evidente castigo di Dio, la controchiesa vaticanosecondista è riuscita a occupare la Chiesa di Cristo e insegna le dottrine del mondo e del demonio.

Questo fin tanto che Iddio non interverrà, secondo la promessa di Fatima, l’ultima che manca al compimento di quella eccezionale profezia, di enorme impatto anche politico.

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Chiesa viva – Anno XLIX – n. 478 – Gennaio 2015 – pp. 5-7

di Raffaele De Filippo

Il nucleo attorno al quale ruota il gigantesco e minuzioso lavoro di ricerca, che i fratelli Michael e Peter Dimond1 svolgono da una ventina d’anni con esemplare trasparenza e rara onestà intellettuale, sono i DOGMI, cioè le proclamazioni infallibili e irrevocabili che i Papi fanno quando parlano o scrivono “ex-cathedra” (quando cioè sono infallibilmente ispirati dallo Spirito Santo, secondo le garanzie che Nostro Signore ha dato a Pietro), sui temi della Fede e della Morale.

San Paolo dice, in sostanza, che a nulla valgono le più sublimi opere di misericordia corporale e spirituale senza la Carità, laddove per Carità devesi intendere, nella sua più autentica accezione, l’ansia, al primissimo posto, della salvezza eterna, propria e di ognuno, cui tutto il resto dev’essere subordinato.

Gesù ha versato il suo sangue sulla croce (fino all’ultima goccia) unicamente per salvare le anime. «Il mio regno non è di questo mondo». Tutto ciò che ha fatto sulla terra, era in funzione di questo.

Dopo i Dogmi dell’INCARNAZIONE e della SANTISSIMA TRINITÀ, il dogma FUORI DELLA CHIESA CATTOLICA NON C’È SALVEZZA è forse il più importante (Papa Eugenio IV, Concilio di Firenze, Cantate Domino; 1442 ex cathedra; Papa Pio IX, Concilio Vaticano I, Sess. 3, cap. 2 sulla Rivelazione; 1870, ex cathedra).

Uno studente (soprattutto in scienze fondate sull’assoluta precisione), che fallisce un solo esame per un minimo errore, è rimandato, se non bocciato e se ritiene l’esaminatore troppo severo o addirittura ingiusto, dice una sciocchezza che giustifica appieno la bocciatura.

L’esame finale della vita è, per ogni essere umano, ben più importante (perché da esso dipende nientemeno che l’eternità) e paradossalmente tenuto in scarsissima (se non in alcuna) considerazione.

Di conseguenza le bocciature che fioccano non si contano, come non si contano i fiocchi di neve cui la Madonna di Fatima ha paragonato le anime che cadono in continuazione nell’Inferno.

Oggi, quasi nessuno crede ai Dogmi, a cominciare da Bergoglio e dai suoi predecessori fino a Roncalli, e quasi tutti non sanno neanche cosa siano. Ciò non toglie che la loro validità e l’assoluta necessità di conoscerli, crederli, difenderli (anche questo è un dogma) per salvarsi, dimorino intatte sino alla consumazione dei secoli.

Ricordo (altro dogma pure questo) che non credere o sottovalutare o ignorare un solo Dogma significa cadere in eresia e quindi nella scomunica automatica davanti a Dio, ancor prima della (o senza alcuna) condanna ufficiale, perché significa porsi fuori della Fede cattolica, vale a dire, fuori della Chiesa cattolica, in parole povere: autocandidarsi alla dannazione.

Si provi a fare un discorso simile alle persone e si vedrà che le loro reazioni saranno la cartina di tornasole di come abbiano già un piede nell’Inferno, non “senza” rendersene conto, ma “senza VOLER” rendersene conto. D’altronde Nostro Signore ha chiaramente detto che molti sono i chiamati, pochi gli eletti”, e per chi non l’avesse ancora capito, “non essere tra gli eletti” cioè tra i salvati, significa semplicemente essere tra i dannati.

Se nella legge umana non è ammessa l’ignoranza per cui uno che ruba, pur essendo convinto – al limite – di fare opera meritoria, va dritto in galera, (poi ci saranno le lungaggini processuali, ecc.), nella legge divina questo principio è all’ennesima potenza. A nulla vale conquistare il mondo intero se poi si perdono l’anima propria e altrui.

La Carità (là dove si presume ci sia), senza o addirittura contro la Verità è – nel migliore dei casi – una pia illusione, nel peggiore, l’anticamera se non dell’Inferno (Dio non voglia!), sicuramente di un lungo e doloroso Purgatorio. Su queste cose c’è poco da scherzare! Una volta entrati nell’eternità non si può più tornare indietro!

Su questa terra ci si può canonizzare l’un l’altro e anche SUBITO finché si vuole, ma la realtà che ha SEMPRE annunciato, insegnato, vissuto la Chiesa Cattolica fino al 1958, anno di elezione del Rosacroce Roncalli, è tutt’altra cosa. Se poi si dice che “sono cambiati i tempi”, si cade dalla padella dell’insensatezza spirituale alla brace infernale dell’eresia modernista, condannata a chiare lettere da San Pio X.

Confrontando i dogmi proclamati nel corso dei secoli con ciò che è stato fatto dal Concilio Vaticano II, i Dimond dimostrano chiaramente come e quanto il Concilio abbia ripetutamente contraddetto/sovvertito/annullato dogmi essenziali della dottrina tradizionale assolutamente irreformabili.

Pertanto, quella che vediamo oggi (e da quasi sessant’anni) non può essere la Chiesa Cattolica, perché è impossibile (ennesimo dogma pure questo) che contraddica se stessa pronunciando, testimoniando e insegnando un’eresia dopo l’altra.

Sant’Atanasio, un Padre del IV secolo che dovette lottare, praticamente solo, contro l’eresia ariana che aveva appestato l’intera Cattolicità (così come il Concilio Vaticano II ha fatto con l’eresia modernista, che ha spalancato la porta a tutte le altre eresie), dice che la Chiesa è là dove sussiste un numero anche esiguo di cattolici sparsi nel mondo, rimasti fedeli alla Fede proclamata da Nostro Signore e gelosamente custodita nei secoli attraverso i DOGMI proclamati, a loro volta, dai Suoi Vicari.

L’Onnipotente poi, – mi permetto di aggiungere – grazie all’eroica fedeltà di questo “piccolo resto”, ricostituirà anche gerarchicamente (chi vivrà vedrà) la Sua Chiesa nei modi e tempi che riterrà opportuni; non senza prima, comunque, aver fatto tabula rasa dei suoi nemici.

Il DOGMA è Dio stesso che, a causa della durissima e volubilissima cervice umana, è costretto a definire, per la bocca o la penna del Suo Vicario (legittimamente eletto e strettamente fedele a quanto stabilito dai suoi Predecessori), questo o quell’aspetto particolare del Suo Messaggio di salvezza.

Ignorarli o – peggio – volerli ignorare, significa disprezzare Dio che li ha ispirati e voluti. Questo è ciò che ha fatto il Concilio Vaticano II in decine forse centinaia di occasioni, anche se sarebbe stata sufficiente una sola eresia per dover rigettare tutto, perché l’Onnipotente non si contraddice, non si sbaglia e non inganna MAI, neanche in misura omeopatica.

Chiunque disprezza Dio non obbedendo alla Sua volontà, può anche dare il corpo alle fiamme in nome e per amore Suo o avere una fede da spostare le montagne o una carità da sfamare il mondo intero, ma tutto ciò non serve a nulla, anzi, per la sostanziale superbia che queste opere celano, costituiranno paradossalmente il motivo principale della sua condanna. «Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuto; allontanatevi da me, voi operatori d’iniquità» (Mt. 7, 22-23).

Una considerazione che capirebbe anche un bimbo: che bisogno c’era del Concilio Vaticano II – che persino Montini, con luciferina ipocrisia (giacché ne è stato l’artefice principale) considerò un totale fallimento evocando il “fumo di Satana” e “l’autodemolizione della Chiesa”? NESSUNO, se non quello di “scassare” i Sacramenti e la Liturgia quel tanto che bastasse per neutralizzarne il temutissimo (dal Diavolo e dai suoi agenti sionisti) potere soprannaturale.

Se si riflette con un minimo di onestà intellettuale su quanto è accaduto con e dopo il Concilio, devesi amaramente concludere che i conti non tornano, ma anzi registrano una sovversione sì spettacolare da dover concludere che l’unico e occulto suo scopo è stato quello di distruggere i capisaldi della Fede cattolica.Il tutto, concepito e portato avanti dal giudaismo massonico, cioè da quella stessa élite che, da duemila anni, con una capacità sovrumana d’infiltrazione, mimetismo e simulazione, non ha mai cessato di tramare contro Cristo e la Sua Chiesa, nella quale ha sempre individuato il maggior (se non l’unico) ostacolo all’assoggettamento (soprattutto spirituale) del mondo e all’instaurazione dell’allucinante Nuovo Ordine Mondiale ormai alle porte.

Purtroppo (sempre per permissione di Dio, che si serve dei Suoi nemici: i giudei riprovati, per castigare i Suoi amici: i cattolici fedifraghi che l’hanno tradito come e forse peggio dell’Iscariota) ci sono riusciti, fino ad eclissare la Sposa di Cristo e sostituirla con una grottesca e mostruosa controfigura.

La Madorma a La Salette (1846) ha pronunciato parole che sono macigni: «La Chiesa sarà eclissata … Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo».Ciò significa – tra l’altro – che siamo alla “fine dei tempi”.

Vorrei fosse chiaro che faccio queste considerazioni, pensando soprattutto e con sbigottimento, al numero incalcolabile di anime che l’apostasia conciliare ha messo sulla strada della dannazione.

Grande è lo sgomento nel constatare la cecità pressoché unanime dei (sedicenti) cattolici che non si pongono alcun interrogativo, non hanno il minimo dubbio, nonostante sia evidente come il sole, che la Chiesa degli ultimi sessant’anni è completamente diversa dalla Chiesa dei quasi duemila anni precedenti. Non solo è diversa, ma per molti aspetti di capitale importanza, è addirittura agli antipodi.

Ricordo che ogni cattolico, cui preme la salvezza dell’anima propria e altrui, ha il sacrosanto dovere di verificare la propria Fede e approfondire il Magistero espresso in modo infallibile e irrevocabile dai DOGMI, perché da ciò dipende la sua eternità. Se non lo fa per pigrizia, per interesse, per comodità, perché “così fan tutti” o addirittura, per ambizione e superbia, quando si troverà davanti a Dio, avrà una sorpresa terribile, perché scoprirà la falsità e vacuità della sua Fede e si precipiterà laddove capirà chiaramente di dover andare, colpevole per non aver voluto fare i doverosi accertamenti, verifiche e approfondimenti, immensamente più importanti della stessa aria che respira. Lo Spirito Santo non può assolutamente contraddire Se stesso com’è accaduto e chiaramente dimostrato dalla Storia ecclesiale di quest’ultimo mezzo secolo.Solo un eretico (anche poco cosciente di esserlo?) o un demente può ipotizzare una simile eventualità.

Alla luce di tutto ciò, voglio credere e sperare che qualcuno si senta spinto alla riflessione. L’eternità è una categoria che dovrebbe – da sola – far tremare chiunque. Se poi si associa al rischio (che per gli eretici ostinati diventa certezza), di andare incontro a un orrore senza limiti di tempo e di atrocità, c’è da inorridire.

San Simeone Stilita (390-459), dopo aver ricevuto la rivelazione che la stragrande maggioranza dei cattolici si danna, prese l’incredibile risoluzione di vivere quasi quarant’anni su una colonna. La realtà più certa della vita è la morte. La più incerta è la sorte eterna dell’anima.

Soltanto chi non ha capito nulla (o quasi) dell’immenso potere che Satana ha (e che Dio è costretto a concedergli a causa e in proporzione dell’iniqua stoltezza umana) di trasfigurarsi in Angelo di luce (2 Cor. 11,14) e del conseguente doveroso rigore che la Chiesa Cattolica ha sempre esercitato, può permettersi di fare carta straccia dei Dogmi o di canonizzare chi gli pare e piace.

L’unica luce e guida sicura che il cattolico ha ricevuto dal suo Divino Redentore per smascherare i sottilissimi e insidiosissimi inganni del Demonio e giungere al porto della salvezza, è il Magistero infallibile e irrevocabile (sancito repetita juvantdai Dogmi) della Sposa di Cristo, esercitato nel corso di 1958 anni e spudoratamente tradito nei successivi 56 (e oltre?) dall’attuale “nuova chiesa” di Paolo VI.

«Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1, 8-9).