Santo StefanoL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

LA SANTA TESTIMONIANZA DI STEFANO

«In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, gli ellenisti incominciarono a mormorare contro gli Ebrei perché nella distribuzione quotidiana le loro vedove venivano trascurate. Allora i Dodici, convocata l’assemblea dei discepoli, dissero: «Non ci conviene lasciar la parola di Dio per servire alle mense. Perciò, o fratelli, sceglietevi in mezzo a voi, sette uomini di buona fama, pieni di spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo servizio. Così noi ci dedicheremo pienamente alla preghiera e al ministero della parola». Questa proposta piacque a tutta l’assemblea, e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli in Gerusalemme; anche gran folla di sacerdoti aderiva alla fede.

ACCUSE NEL SINEDRIO CONTRO STEFANO

«Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e miracoli in mezzo al popolo; tanto che si levarono alcuni della sinagoga detta dei liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini, unitamente a dei Giudei di Cilicia e d’Asia e si misero a disputare con Stefano. Ma non potevano tener testa alla sapienza e allo spirito con cui egli parlava. Allora misero su degli individui che dissero: «Abbiamo udito costui mentre pronunciava parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». Ed eccitarono il popolo; gli anziani e gli scribi, gli si fecero addosso, lo presero con violenza e lo condussero al sinedrio. Poi produssero falsi testimoni che dicevano: «Quest’uomo non la smette di proferire parole offensive contro questo luogo santo e contro la legge. Lo abbiamo infatti udito dire che quel Gesù Nazareno distruggerà questo luogo e cambierà le leggi che ci ha tramandato Mosè». Tutti quelli che erano seduti nel sinedrio volsero a lui guardando fisso verso lui, videro il suo apparve come il viso d’un angelo. (Att 6, 1-15)

DISCORSO DI STEFANO

«Allora il sommo sacerdote domandò: «Le cose stanno davvero così?». Ma egli rispose: “Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo, mentre era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran, e gli disse: “Esci dalla tua terra, lascia la tua parentela e vine nella regione che io ti mostrerò”. Allora uscì dalla terra dei Caldei e pose dimora in Carran. Di là, dopo la morte di suo padre, Dio lo trasferì in questa regione nella quale ora voi abitate. E qui non gli diede in eredità neppure lo spazio da posarvi un piede, ma promise di darla in possesso a lui, alla sua discendenza dopo di lui, benché non avesse figli. Parlò dunque Dio così: “La sua discendenza dovrà soggiornare in terra straniera e la ridurranno in servitù e la maltratteranno per quattrocento anni. Ma il popolo di cui essi saranno schiavi io lo giudicherò, disse il Signore, e dopo queste vicende usciranno e mi daranno culto in questo luogo”. Poi gli diede il patto della circoncisione, e così egli generò Isacco e lo circoncise l’ottavo giorno, e Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi. I patriarchi per invidia vendettero Giuseppe, che fu condotto in Egitto. Ma Dio era con lui e lo trasse fuori da tutte le sue tribolazioni e gli diede grazia e sapienza di fronte al faraone, re di Egitto, che lo costituì governatore dell’Egitto e di tutta la sua casa. Sopraggiunse poi una carestia su tutto l’Egitto e su Canaan. La penuria era grande e i nostri padri non trovavano nutrimento. Allora Giacobbe, avendo saputo che in Egitto c’era del grano, vi mandò una prima volta i nostri padri. E la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e il faraone conobbe di che stirpe era Giuseppe. Allora Giuseppe mandò a chiamare suo padre Giacobbe e tutta la famiglia, in tutto settantacinque anime. E Giacobbe discese in Egitto, dove morì lui e i nostri padri. Essi furono trasferiti a Sichem e deposti nel sepolcro che Abramo aveva comprato a prezzo d’argento dai figli di Emor, in Sichem. Avvicinandosi il tempo della promessa che Dio aveva fatto solennemente ad Abramo, il popolo si accrebbe e si moltiplicò in Egitto, finché sorse in Egitto un altro re che non conosceva Giuseppe. Costui, usando astuzia e malizia verso la nostra stirpe, oppresse i padri e li costrinse a esporre i loro bambini, perché non sopravvivessero. In quel tempo nacque Mosè, e fu gradito a Dio. Egli fu nutrito per tre mesi nella casa di suo padre e, quando fu esposto, la figlia del faraone lo raccolse e lo allevò come suo figlio. Mosè fu educato secondo la sapienza degli Egiziani ed era potente in parole e in opere. Quando giunse all’età di quarant’anni, sentì il desiderio di visitare i suoi fratelli, i figli di Israele.E vedendo un tale che veniva maltrattato, lo difese e fece vendetta dell’oppresso uccidendo l’egiziano. Egli pensava che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio per suo mezzo intendeva dare ad essi salvezza. Ma essi non compresero. Il giorno seguente, comparve in mezzo a loro mentre litigavano e cercava di riconciliarli e di rappacificarli dicendo: “Uomini, siete fratelli: perché vi maltrattate l’un l’altro?”. Ma colui che maltrattava al suo prossimo lo respinse dicendo: “Chi ti costituito capo e giudice su di noi? Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l’egiziano?”. A queste parole Mosè fuggì e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli. Quarant’anni dopo gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo tra le fiamme d’un roveto ardente. A quella visione Mosè rimase stupito, e mentre si avvicinava per vedere meglio, si udì una voce del Signore: “Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Tutto tremante Mosè non osava alzare lo sguardo. Ma il Signore gli disse: “Lèvati i calzari dai piedi, perché il luogo in cui stai è terra santa. Ho visto i maltrattamenti subiti dal mio popolo in Egitto, ho udito i loro gemiti e sono disceso per liberarli; e ora vieni, ché io voglio mandarti in Egitto”. Proprio quel Mosè, che essi avevano rinnegato dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice?”, proprio lui Dio lo mandò come capo e salvatore, per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. Egli li fece uscire, operando prodigi e miracoli nella terra d’Egitto, nel Mar Rosso e nel deserto, per quarant’anni. Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: “Un profeta vi susciterà il Signore di tra i vostri figli, come me”. Egli è colui che nell’assemblea del deserto fu intermediario fra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri. Egli ricevette le parole di vita per darle a noi. Ma a lui non vollero ubbidire i nostri padri, anzi lo respinsero e rivolsero i loro cuori verso l’Egitto, dicendo ad Aronne: “Facci degli dèi che camminino davanti a noi: infatti, a quel Mosè che ci ha condotto fuori della terra di Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto”. E si fecero un vitello in quei giorni, e offrirono un sacrificio a quest’idolo e si rallegravano per l’opera delle loro mani. Allora Dio li abbandonò e lasciò che si dedicassero ai culti idoli, come è scritto nel libro dei profeti: casa d’Israele, Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant’anni nel deserto? Avete piuttosto portato a spalle la tenda di Moloch e la stella del dio Refàn, simulacri che vi siete fatti per adorarli. Perciò io vi deporterò al di là di Babilonia. I nostri padri nel deserto avevano la tenda della testimonianza, come aveva disposto colui che aveva detto a Mosè di farla secondo il modello che aveva visto. Questa tenda così ricevuta i nostri padri la introdussero con Giosuè nel territorio occupato dai pagani che Dio cacciò davanti ai nostri padri: così rimase fino ai giorni di Davide. Egli trovò grazia presso Dio e chiese di poter trovare una ferma dimora per il Dio di Giacobbe. Ma fu Salomone che gli edificò una dimora. Ma l’Altissimo non abita in edifici eretti da mano d’uomo, come dice il profeta: Il cielo è il mio trono e la terra sgabello dei miei piedi. Quale casa potrete mai edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? Non fu forse la mia mano che ha fatto tutte queste cose? Testardi e incirconcisi di cuore e d’orecchi, voi sempre resistete allo Spirito Santo: come i vostri padri così anche voi. Qual è quel profeta che i vostri padri non hanno perseguitato? Hanno ucciso quelli che annunciavano la venuta del Giusto, di cui ora voi siete stati traditori e gli assassini, voi che avete ricevuto la legge per ministero di angeli e non l’avete osservata!”.

LAPIDAZIONE E VISIONE DI STEFANO

«Ascoltando queste cose si rodevano il fegato dalla rabbia e digrignavano i denti contro di lui. Ma egli, pieno di Spirito Santo, guardando fisso verso il cielo vide la gloria di Dio e Gesù che stava in piedi alla destra di Dio, e disse: «Ecco, vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta in piedi alla destra di Dio».
Allora gridando a gran voce si turarono le orecchie e si avventarono addosso tutti insieme contro di lui, e trascinatolo fuori della città lo lapidarono.
I testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane chiamato Saulo.
E lapidarono Stefano che pregava e invocava dicendo: «Signore Gesù accogli il mio spirito». Poi caduto in ginocchio, gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò nel Signore. (Atti 7,1-59)

PERSECUZIONE FEROCE ALLA CHIESA

«E Saulo consentì all’uccisione di Stefano. D’allora avvenne la continuazione di una grande persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme. Tutti – salvo gli Apostoli – si dispersero nelle campagne della Giudea e della Samaria.
Alcuni uomini pii seppellirono Stefano e fecero per lui un grande lutto.
Saulo intanto devastava la chiesa: entrava per le case, e quanti trovava, uomini e donne, li trascinava fuori e faceva mettere in prigione.» (Att 8,1-3)
Il Signore, però, intervenne per il bene suo e di molti con una conversione prodigiosa del cittadino romano divenuto Paulo, il grande Apostolo fuori serie.

PERSECUZIONI ALLA FEDE FINO ALLA CONVERSIONE FINALE

Sulla persecuzione sanguinosa degli Ebrei al Cristianesimo, si veda per esempio Maurizio Blondet, che si occupa di smascherare eccidi «religiosi antichi e moderni», da Mamilla a oggi. FdF\ Il genocidio di Mamilla.
Sulla persecuzione religiosa si veda per esempio Michael Jones:
«Gli ebrei hanno promosso la causa riformista stampando bibbie protestanti basate in traduzioni non riconosciute ed erronea e provvedendo al loro trasporto clandestino in tutta Europa. Gli ebrei divennero spie e propagandisti per i riformatori, trafficando con queste traduzioni alterate della Bibbia prese dalle scritture ebraiche.
«Com’era prevedibile, la maggior parte degli eresiarchi ed eretici di questo secolo, secondo Cabrera, erano visti come Ebrei. Questo è fuori discussione, continua Walsh, citando uno storico Ebreo, “che i primi capi delle sette protestanti sono stati chiamati semi-Giudei, o mezzi Ebrei in tutte le parti d’Europa, e che gli uomini di discendenza ebraica erano così conosciuti tra gli Gnostici come, successivamente, tra i Comunisti.”
Graetz similmente tiene la Riforma come “trionfo del Giudaismo”, una considerazione fatta da molti Cattolici nel giorno di Lutero. Walsh dichiara che i “predicatori più tempestosi” della Riforma erano di “origine Giudaica”. Miguel Servetus, Il primo Unitario, fu influenzato dai Giudei Nei suoi attacchi alla Trinità.
«Il Calvinismo è divenuto una “maschera conveniente” per i Giudei in Anversa dopo La loro espulsione dalla Spagna, confermando che i Protestanti erano mezzo-Giudei e accrescendo ai sospetti dei leader Cattolici. Dr. Lucien Wolf afferma che i “marrani di Anversa avevano preso parte attiva nel movimento di Riforma e hanno scambiato la loro maschera del Cattolicesimo per una altrettanto vuota maschera di Calvinismo; cambiamento facilmente comprensibile”.» Fonte: The Jewish Revolutionary Spirit”, Fidelity Press, South Bend, Indiana, 2008, pp. 268-269