Tosi giovane e di destra indossa una maglietta contro Papalia e si fa fotografare a fianco della lapide mortuaria in onore del questurino-magistratodi Matteo Castagna

VERONA – A lato una foto emblematica di quando Flavio Tosi si comportava da uomo di destra, amico e sostenitore di tutti i Cattolici Tradizionalisti veronesi, me compreso. Poi, un giorno, a mio avviso corrispondente con la nomina ad Assessore Regionale alla Sanità nella Giunta Galan, il potere ha iniziato a cambiarlo, almeno negli atteggiamenti. Cambiò persino col sottoscritto, che nel rapporto di collaborazione gratuito, inventò e gli fece fare la maglietta che indossava nella foto e di cui il sindaco di Verona era amico, testimone di nozze con rito Cattolico tridentino nel 2001, finché non fiutò che la scarsa propensione al compromesso (o tradimento?) da parte dello scrivente rispetto a quello in cui si era sempre creduto fin dai primi anni ’90 (a quel tempo considerata una virtù da molti leghisti in buona fede) e finché i tradizionalisti non gli divennero scomodi nei rapporti con la Curia diocesana.

Difficile dimenticare la frase del febbraio 2009, che suonava pressoché così: “scarica pubblicamente quel prete, che dice cose storicamente e politicamente che non si possono dire e sarai salvato”… Ci si potrà chiedere: salvato da che? Ma dalla gogna mediatica, personale e di partito che meritano tutti coloro che non si allineano ai dictat del “Soviet di Verona”. No, Flavio, io ti ho detto di no e sono fiero di aver strappato allora, in tempi non sospetti, la tessera della tua Lega e di non averne presa mai più nessun’altra. Non ho mai smesso, però, di fare politica, a fianco degli amici, dei camerati di sempre.

E’ triste notare, anche nei casi successivi al mio che chi ragiona con la sua testa (perché ne ha una) per chi è d’impiccio, a vario titolo, alla “Nomenklatura” tosiana, questo Sistema di potere chiede la “forca”, mentre per la “cricca dei noti e meno noti lacchè”, anche coloro che sono coinvolti in poco onorevoli questioni, vige il garantismo più assoluto.

Il “colpo di fulmine” con l’ex PCI Roberto Bolis, poi divenuto suo ineffabile portavoce e “fac-totum” sembra averlo del tutto trasformato (ricordo il povero Mario Rossi, che per aver detto davanti a tutti quest’ultima cosa, forse la più coraggiosa della sua vita politica, ci ha subito rimesso il posto, defenestrato da un Tosi arrabbiatissimo). La destra seria e disinteressata, quella pura e movimentista ha abbandonato il buon Flavio (Forza Nuova già dal 2007 con soggetti singoli e altri movimenti) così come i Cattolici tradizionalisti (di fatto dal 2008 e definitivamente dal 2009). Ricordo, in questa sede, che il Circolo Christus Rex alle elezioni amministrative del 2012 invitava al voto disgiunto.

Lui si dichiara un “leghista democristiano” (sempre che tale soggetto politico possa esistere o co-esistere, mah…) e ha fondato un suo “partito” con tanto di tesseramento, che non “apre Sezioni” nelle città ma vi “accende “fari””, pur essendo segretario regionale di un altro e chiamandolo “Fondazione”, il cui acronimo “R.I.P.” non è mai stato propriamente rassicurante…  Si tratta di un’aspirapolvere raccatta-tutto, che non è tenuta a rendere pubblici i bilanci, molto pragmatica, fatta di “coppie di fatto”, spesso litigiose, che vanno dai radicali ad alcuni ex missini (non me ne vogliano i tanti ex missini scaligeri che non ne hanno mai voluto sapere, si sono ricreduti o non vogliono saperne oggi) passando per ex socialisti, ex DC, ex liberali, ex Repubblicani, in nome del nuovo “valore” portato dalla decadenza del Terzo Millennio: la ricerca dello scranno, della carega, anche di un piccolo sgabello, di semplice visibilità, di una prebenda, anche solo di una merendina gratis, nel sogno di viver bene senza lavorare, nuovo mito che non è stato inventato da Tosi, ma che la sua creatura (il cui nome non crea particolare fiducia fuori Comune, alla luce delle elezioni amministrative e visti i dati delle preferenze a tal nome alle ultime europee, neppure nel Comune) rappresenta in maniera davvero eclatante.

Oggi a Verona esiste un Sistema di potere che con arroganza impone le sue regole clientelari e di propaganda, come se fosse una cupola, riciclando pure tutte le vecchie cariatidi della peggior Prima Repubblica, andando a braccetto con le Fondazioni Bancarie, con la Curia e con tutti i poteri forti. Una novella DC anni ’80 attualizzata, che opera come una piovra, in tutti gli ambiti, servendosi anche di personaggi “border line”, per essere eufemistici ed eleganti. E in 7 anni ci ha riempito di promesse, fumo e zero arrosto. Zero per il lavoro, molto poco per grandi e piccole opere, molto poco per il Sociale. In compenso, tasse più alte d’Italia. Sul cavallo di battaglia “sicurezza dei quartieri”, Veronetta docet e mi sento di stendere un velo pietoso per rispetto delle tante vittime italiane del degrado, soprattutto nelle zone popolari e periferiche.

Questo Sistema di potere poteva e puo’ e deve essere intaccato in due modi, non per rivalsa o zelo amaro, come sostengono i detrattori che per non vedere si mettono le fette di salame sugli occhi, ma perché dimostra, come Istituzione (non mi permetterei mai di far processi alle intenzioni ai singoli) di non avere come priorità la ricerca e la realizzazione del Bene Comune:

1) Con una vera, sana, circostanziata opposizione, in primis di piazza, ma anche mediatica e nei canali istituzionali laddove sia fattibile.

2) Aprendo delle falle laddove vi siano le sue debolezze, che sono piu’ di quelle che si pensi. Nessuno ha come esempio don Chisciotte, ma il furbo, scaltro, tattico e coraggioso Davide, che sconfisse il gigante Golia. Nessuno, neppure i suoi, credeva a Davide. Non subito, ma alla fine vinse. Deve, altresì far riflettere tutta la nostra area se per intaccare il Sistema che tutti conosciamo ci son voluti la lettera di un “Corvo”, le denunce di un Presidente di Municipalizzata, incredulo davanti ad un determinato modo di amministrare la cosa pubblica ed una trasmissione televisiva d’inchiesta. A meno che troppi non vengano presi da attacchi d’invidia o di “avvocatura d’ufficio”, che è sempre interessata e poco credibile, se non grottesca.

Come avrete osservato non ho parlato in specifico delle condanne e degli scandali che rendono la nostra bella Verona la città più inguaiata d’Italia e, secondo alcuni, non sarebbe finita con gli atti giudiziari di fine anno, perché essi sono il corollario di questo Sistema di potere. Ma è il Sistema di potere che va fermato, il corollario è solo una conseguenza, anche perché la parabola politica di Flavio è in fase discendente…La Verona pulita ha già iniziato a vincere. Buon 2015…