Segnalazione Quelsi

 

by Eugenio Cipolla

 

duo cetraUno schiaffo morale a tutti gli italiani morti in Urss a ridosso del ventennio fascista. Non ci sono altre parole per definire ciò che hanno fatto ieri Giorgio Napolitano e Laura Boldrini. I due, infatti, hanno inaugurato a Montecitorio la mostra intitolata “Palmiro Togliatti, un padre della Costituzione”, rendendo omaggio all’ex segretario del Pci.

Promossa dalla Fondazione Istituto Gramsci, dall’Archivio centrale dello Stato e dall’Archivio storico della Camera dei deputati, l’esposizione, si legge in un comunicato, intende “ravvivare la memoria di un protagonista della rinascita democratica del nostro Paese”. «Quella che inauguriamo oggi è una mostra bellissima, di grande impatto, che valorizza moltissimo l’aspetto pubblico ma anche il privato di Palmiro Togliatti», ha detto il presidente della Camera, Laura Boldrini. «La mostra dovrebbe essere di ispirazione per tutti: per i cittadini e anche per noi che abbiamo una responsabilità istituzionale». Il tema principale riguarda l’attività svolta da Palmiro Togliatti dal marzo 1944 – data del suo rientro in Italia dopo oltre 18 anni di esilio – alla promulgazione della Costituzione della Repubblica italiana nel gennaio 1948.

Peccato, però, che tutto il periodo antecedente sia stato come al solito dimenticato nel valutare l’opportunità, almeno per quanto riguarda la Camera, di ospitare una mostra dedicata a uno come Togliatti. Perché il Migliore non è stato solo “Un padre della Costituzione” (purtroppo storicamente è così, avendo questi partecipato alla stesura della nostra Carta costituzionale) ma anche tanto altro: cittadino sovietico, membro del Comintern, vicerè di Stalin durante la guerra civile spagnola, ma soprattutto responsabile di non aver fatto nulla per impedire che tanti italiani morissero nella terra di Russia a ridosso del ventennio fascista.

Nel suo “A Mosca solo andata – La tragica avventura dei comunisti italiani in Russia”, Arrigo Petacco ha raccontato una delle pagine meno note e più nere della nostra storia, riportando alla luce le vicende di migliaia di comunisti italiani accorsi in Urss per contribuire all’edificazione del primo Stato socialista, ma finiti per morire nel sistema dei Gulag sovietici.

A metà degli anni Sessanta la direzione del PCI, pur di non danneggiare la reputazione del partito, decise una vera e propria “damntatio memoriae” nei confronti dei propri “compagni”. Paolo Robotti, spietato inquisitore stalinista ai tempi delle purghe e cognato di Palmiro Togliatti, chiese al partito, invano, il permesso di pubblicare le proprie memorie nel tentativo, piuttosto tardivo, di riabilitare tutti quei giovani comunisti, perlopiù operai, braccianti e artigiani provenienti dal Piemonte, caduti vittime dell’ideologia comunista.

Fondamentale fu in quegli anni il ruolo giocato da Palmiro Togliatti, futuro segretario del Pci e, per l’appunto, “Padre della Costituzione”, il quale, pur di garantirsi la salvezza personale, oltre che quella politica, non si adoperò mai veramente per evitare la carneficina di italiani. Dopo la guerra, il Pci di Togliatti tenne nascoste le disavventure che questi semplici militanti subirono. Perfino dopo che Kruscev ebbe riabilitato i comunisti russi condannati ingiustamente dal suo predecessore. Un giorno Robotti si presentò davanti al cognato consegnando una lista contenente i nomi dei compagni italiani da riabilitare. Togliatti la lesse, si fermò un instante a riflettere, poi la accartocciò, gettandola nel cestino. «Queste cose sono da dimenticare. Meglio non parlarne», sentenziò. Lo hanno preso in parola.

Eugenio Cipolla | novembre 30, 2014 alle 3:03 pm | Etichette: boldrinimortinapolitanourss | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5QV