Segnalazione del Centro Studi Federici

 

NATALE IN SIRIA

 

“Ci hanno tolto tutto ma ci resta Gesù il nostro Salvatore”. Aleppo ancora senza acqua e combustibili”

 “Sarà un Natale privo di tutto ma non di speranza e di fede. È tutto ciò che ci resta ed è molto: Gesù è il nostro Salvatore. Questa certezza ci dona anche quella gioia che ogni giorno la guerra e la violenza ci strappano via”. Da Aleppo, padre Georges Abu Khazen, vicario apostolico latino della città, la seconda della Siria, racconta il  Natale dei cristiani locali, almeno di quelli rimasti. Da oltre tre anni al centro di duri combattimenti tra esercito regolare fedele al presidente Bashar al Assad e ribelli la città vive un assedio che strozza la popolazione. La paura più grande si chiama però Stato Islamico (Is) che molti danno alle porte di questa città simbolo della guerra siriana. I cristiani da 180mila che erano prima della guerra oggi, dice il vicario, “sono meno della metà”. (…)

Con la città in agonia i cristiani si apprestano a vivere il Natale. “Stiamo celebrando la Novena per arrivare pronti alla nascita di Gesù – dice il vicario – ogni giorno le nostre chiese sono piene di fedeli. Ritrovarsi insieme a pregare ci conforta e ci dona coraggio per andare avanti. Domenica scorsa ho distribuito oltre mille comunioni”. “È commovente – racconta – vedere come questi cristiani, sfidando i pericoli rappresentati da colpi di arma da fuoco e dei mortai, vengono in parrocchia ogni pomeriggio alle cinque per la Novena. A quell’ora qui ad Aleppo è già buio ma alla luce fioca delle torce ricaricabili affrontano a piedi la strada che li separa dalla chiesa”. I riverberi delle torce testimoniano la loro presenza nelle strade, piccole luci splendenti nella notte di Aleppo. I cristiani ci sono ancora. Non li puoi solo vedere nella penombra ma anche ascoltare. “Abbiamo organizzato delle serate di canti natalizi in diverse chiese della città. Il canto trasmette serenità e speranza che non deve morire mai”.

Problemi di sicurezza? Ride padre George quando sente la domanda. “Ad Aleppo non siamo sicuri da nessuna parte, in strada, in casa, nelle chiese, quindi cercheremo di vivere normalmente. Anche la ricerca di segni natalizi in casa ha questo scopo, vivere il senso della festa in mezzo a tanta violenza. Il presepe e un piccolo albero ricco di luci spente perché non potranno essere accese per mancanza di energia elettrica. Paradossale vero? Qui aspettiamo la Luce, l’unica che può rischiarare le tenebre del momento”. Resta il tempo di una benedizione. Il telefono è da mettere sotto carica prima che l’energia elettrica venga di nuovo staccata. “In questo Natale, Signore, benedici questa terra e la sua gente. Ispira i governanti e i responsabili perché prendano le giuste decisioni di pace!”.

http://oraprosiria.blogspot.it/2014/12/ci-hanno-tolto-tutto-ma-ci-resta-gesu.html

 

E’ Natale, in Siria, ma è anche strage di innocenti

«Nei prossimi giorni sentiremo il Vangelo della strage degli innocenti e veramente qua si ha sotto gli occhi questa pagina del Vangelo: ecco la strage degli innocenti e direi di tantissimi civili e soprattutto di questi bambini innocenti. Mi sembra ancora sia attuale quel lamento di cui riferisce il Vangelo di Matteo, citando il profeta Geremia: questo lamento grande di Rachele che piange i suoi figli e che non vuole essere consolata… Ecco, potremmo mettere al posto di Rachele la Siria, che piange i suoi figli, che non sono più quelli che sono morti, soprattutto i bambini, e quelli che non sono più perché quei milioni, 3-4 milioni, hanno dovuto prendere la via dei Paesi vicini… Questa strade degli innocenti è una pagina del Vangelo che la Siria sta vivendo». Sono parole che monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, ha consegnato a Radio vaticana in un’intervista realizzata in questi ultimi giorni di Avvento.

Nelle parole del monsignore tutto il dolore di un popolo: «C’è una bomba che sta scoppiando e che colpisce tutta la popolazione e questa bomba è la conseguenza della guerra, è la bomba della povertà. Una povertà crescente e una povertà che si fa sentire soprattutto in questi giorni, in cui è cominciato l’inverno. Una insidia quest’anno, non solo la fame e altre privazioni, ma direi anche il freddo che sta colpendo tantissima gente. Un freddo da cui non ci si può difendere, perché manca il combustibile o se lo si riesce a trovare, lo si trova a prezzi esorbitanti che la gente non può permettersi. Tante case sono distrutte, le porte e le finestre non si chiudono e quindi tantissima gente in questi mesi, oltre alle privazioni del cibo e dei medicinali, ha anche questa bomba del freddo che colpisce tutti quanti. C’è della gente che è ancora sotto la pioggia di bombe, di mortaio o di cannonate, quelli stanno ancora peggio… Però, tutti sono sotto questa esplosione di questa bomba».

Parole piene di dolore quelle del monsignore, che fotografano una realtà lontana, così prossima a quanti hanno a cuore il destino di questo povero Paese martoriato da una guerra che non accenna a finire.

I giornali ne scrivono sempre meno: le cronache si limitano a narrare le nefandezze dell’Is, i proclami del Califfo, gli interventi di dura riprovazione dei potenti di questo mondo – in realtà alquanto episodici – contro l’orrore che tale mostro sparge a piene mani. Ma la tragedia siriana è anche altro e più terribile, come evidenziano le parole del nunzio.

Un popolo intero sta pagando un prezzo altissimo ai progetti geopolitici di nazioni interessate a mutare gli equilibri del Medio oriente attraverso un cambiamento di regime in Siria. Progetti che prevedevano l’arruolamento in massa di una legione straniera fatta di tagliagole e assassini vari inviati in Siria allo scopo. Una legione appunto, termine che riecheggia un’altra legione evangelica.

Quella legione, che oggi si fa chiamare Is – semplice cambiamento di nome – non avrebbe alcun potere se quei progetti geopolitici non fossero ancora accarezzati da tanti. Non avrebbe forza se non godesse ancora di antichi e accettati sostegni. Si è visto come anche la coalizione internazionale messa in piedi in fretta e furia da Obama per contrastarla stenti, proceda per passi ondivaghi quanto ambigui, segno evidente di una scarsa volontà politica di fondo, di una mancanza di chiarezza sui veri scopi dell’intervento, che vorrebbe contenere l’Isis ma non sembra aver cancellato del tutto la segreta speranza di una caduta di Assad o quantomeno di un logoramento ulteriore del suo governo. Per questo non si cercano convergenze, se non tacite e limitate e solo se costretti dalla situazione, con l’esercito siriano, ad oggi l’unico baluardo tra la popolazione civile e il Califfo del terrore.

Non solo, ad aggravare la situazione le sanzioni comminate contro la Siria. Si voleva colpire Assad e i suoi, si infierisce su un intero popolo. Quell’accenno di Zenari alla mancanza di medicine, benché fievole e remoto, risuona come atto d’accusa alto e forte verso chi ne impedisce l’accesso. Che questo Natale porti conforto ai nostri fratelli siriani. Che questo Natale porti una nuova speranza di pace. E’ il nostro augurio, la nostra preghiera.

Fonte: http://www.siriapax.org/?p=2412

Segnalazione di: http://oraprosiria.blogspot.it/2014/12/e-natale-in-siria-ma-e-anche-strage-di.html

 

__________________________

 

http://federiciblog.altervista.org/