Segnalazione Quelsi

by Cristiano Mario Sabbatini

urna-votoFino a che nel nostro paese non avremo il coraggio di dichiarare che il nostro problema non è solo di idee e programmi, non ci muoveremo mai di un passo rispetto a come siamo attualmente combinati ed anzi andremo sempre peggio e sempre più velocemente.

Continuare a sostenere, come insistono a fare tutti gli oppositori a parole, che è quasi per una sorta di ignavia e di incompetenza (non che quest’ultima manchi in taluni frequenti personaggi della vita politica italiana) che alla nostra classe dirigente rimane difficile, se non impossibile, riuscire a portare avanti le riforme strutturali di cui il paese ha impellente bisogno, è una vera e propria operazione di cattivo marketing politico per illudere la gente che, data finalmente la ricetta giusta, questa potrà bastare a dare, sic et simpliciter, una possibilità di svolta per il paese.

Come far passare un messaggio del tipo: alla fine gli ignavi e gli incompetenti che ci hanno finora governato capiranno come si devono fare le cose necessarie al paese e non si metteranno più di traverso.

Il marketing di uno scarso prodotto di qualità basa le possibilità di presa dei suoi messaggi da un assunto molto semplice: la platea destinataria del suo messaggio deve essere affetta da un certo gap cognitivo e da una certa forma di psico-dipendenza, la quale, è data, spesso, assolutamente per scontata tra gli addetti ai lavori.

Fare socialing, invece che marketing politico, significa, in questi casi, partire dall’idea opposta ovvero dall’idea che la platea destinataria del messaggio, al massimo possa avere un gap informativo parziale, ma è normodotata e può sentire parlare di come le cose veramente stanno e che a partire da questa consapevolezza di fondo può maturare scelte di comportamento sociale, economico e politico chiare e conseguenti alle premesse che di volta in volta si diano come evidenti.

Il socialing fa maturare le coscienze, il marketing cerca di indirizzarle dove vuole e più gli conviene.

Nel nostro caso fare socialing, invece che puro marketing politico, significa dire alla gente che, a lato di tutte le ignavie e le incompetenze storiche della nostra classe dirigente, vi è una vera e propria montagna di interessi di parte che viene salvaguardata dallo stato di cose esistenti e che grava sulle spalle di un’altra parte che ne è oggettivamente esclusa e vittima; significa dire che senza la rimozione di questo blocco di interessi trasversale che vive e vegeta sugli sprechi di Stato, sui privilegi accordati ad una parte a scapito dell’altra, sul mantenimento di un moloch statale che pervade tutta la vita socio-economica di un paese, nulla potrà assere cambiato con le sole ricette buone dette ad un talk show, ad un convegno, ad un aperitivo, sul palco di un comizio o sotto il muretto di casa: chi ha un interesse da mantenere, da un’orecchia gli entrerà e dall’altra gli uscirà.

Fare socialing piuttosto che mero marketing significa, in questo momento, dire chiaro e tondo alle persone che ogni ipotesi di cambiamento nel nostro paese non può che passare da una visione alter-sistemica della risoluzione da dare ai problemi che ci assillano. Vi è una demolizione, possibilmente democratica, da compiere prima di poter pensare ad una seria possibilità di riforma e di inversione di tendenza. Non possiamo sperare che a farlo sia chi ci sguazza e ci sopravvive da decenni!

Le sorti di questo paese sono ormai un gioco a somma zero prima di tutto, non se ne esce a parole e programmi, c’è una parte del paese che deve rendere quello che ha tolto a tutto il resto della comunità attraverso privilegi fatti passare per diritti acquisiti, attraverso una burocrazia ed una pubblica amministrazione che mentre le imprese morivano negli ultimi dieci anni si è aumentata le retribuzioni di 40 mld di euro, solo per dirne una. Vi è un elenco infinito di queste cose che mostra inequivocabilmente che in Italia c’è una spaccatura profondissima non fra destra e sinistra storica (del tutto consociative finora), ma tra chi vive sulle spalle degli altri e chi non ne può più. Una vera e propria guerra civile latente che speriamo non produca disordini sociali, ma che già da ora si capisce che non può comporsi con le regole dei giochi cooperativi. Ci dovrà essere chi perde e chi vince. Vi è una irriducibilità di fondo portata per troppo tempo alla deriva: una parte del nostro paese si è stancata e si vuole rifiutare di mantenere ancora l’altra!

Che questo rifiuto si basi per ora sul mostruoso astensionismo degli elettori e sulla loro idiosincrasia con tutto ciò che abbia a che fare con la politica mainstream, senza dare luogo a forme più recrudescenti ed organizzate di protesta, non cambia minimamente il sottofondo della questione. In questa contraddizione profondissima che sale dalle viscere della società italiana in modo ancora difforme, non ancora in grado di darsi una rappresentanza politica adeguata e alle prese con mille altre difficoltà e limiti, l’unico ruolo che si può dare a chiunque faccia parte politicamente dello schieramento che ha ridotto in queste condizioni il nostro paese, nessuno escluso, sarà (speriamo) solo un bel riquadrino sui sussidiari di scuola in formato elettronico con i quali i nostri figli ed i nostri nipoti studieranno in futuro uno dei più brutti e vili periodi della storia italiana. Solo disertando da questo Sistema di cui sono stati a vario grado i protagonisti potranno aspirare ad una manleva ed eventualmente anche dare un contributo al cambiamento! Li aspettiamo a braccia aperte, qualora abbiamo un ultimo sussulto di dignità, ma non aspettiamoci più molto altro da loro.

Socialing no marketing… non destra vs sinistra in quanto tali di facciata, non nord vs sud in quanto tali, bensì il paese che produce ed è escluso vs il paese dei pezzi di carta e dei parassiti.

Cristiano Mario Sabbatini | dicembre 12, 2014 alle 9:29 pm | Etichette: marketingpolitica,socialing | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5WE