L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

In volo Bergoglio ripete: «la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace». Frase che sarebbe giustificata per chi attacca, mentre la realtà odierna per il Cristianesimo è l’opposta; della difesa e in molti posti perfino di sopravvivenza di fronte a un islamismo che predica con le parole: «Instillerò il mio terrore nel cuore degli infedeli; colpiteli sul collo e recidete loro la punta delle dita… I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! … Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (Sura 8:12-17). Ma la strategia conciliare per la pace è di pregare scalzo nella Moschea Blu in direzione della Mecca insieme al Gran Mufti, la massima autorità religiosa islamica turca che gli ha descritto la bontà dei versetti coranici, preghiera che il «papa» dei poveri pacifisti ha definito una «adorazione silenziosa» perché «dobbiamo adorare Dio», lo stesso Dio dei comandamenti sopra.

Quando si considerano i sacrifici antichi e i massacri attuali, si pensa al ruolo del sangue per le civiltà. Oggi, sulla realtà di una situazione mondiale di estrema cecità e ingiustizia, che nel piano religioso richiama i tempi di desolazione finale profetizzata nelle Scritture e confermate dal Signore stesso, si dovrebbe capire come permane oggi questo legame, oscurato da tanta ignominia.
Dai tempi primordiali il sangue rappresenta vita e quanto ad essa legato, perciò la lotta per difenderla. Sì, il sangue è simbolo di una realtà identificata con la vita stessa. Il concetto si forma dalla realtà sperimentata dai vivi, poiché il sangue è per l’essere umano segno efficace di energia vitale che, idealizzato diviene matteria di sacrifici per sostenere la vita dei suoi e la propria e sacrificio per rendere grazie del ricevuto. Per gli antichi serviva anche usare il sangue di animali per ungere statue e figure come che per trasmettere loro la potenza vitale dell’animale in pratiche per impetrare aiuto e protezione. Sacrificio cultuale è considerato quello in cui si versa sangue; a questa forma di sacrificio è da sempre legato il pensiero religioso per beneficio dei popoli. La forma tipica del sacrificio alla divinità con l’effusione del sangue di un animale era implicita un dono e una rinuncia; fino a quello perfetto voluto da Dio: della Passione nel Sacrificio divino per amore degli uomini.

Nel Cristianesimo il sangue di Cristo assurge allora simbolo del sacrificio della croce e diventa nel sacramento dell’Eucaristia segno della Redenzione. A esso si ricollegherà il potere per ministrare il bene della salvezza, perché, infatti, il potere apostolico delle chiavi papali sono derivate dal Sangue di Gesù Cristo, dal Suo Sacratissimo Cuore, infiammato d’amore per gli uomini. Non per caso nella Storia cristiana e anche profana. e fino ai nostri tempi, si coltivò la leggenda medievale della ricerca del Santo Graal, la coppa contenente il sangue di Cristo sgorgato assieme ad acqua dalla ferita aperta nel costato del Salvatore dalla lancia di Longino alla fine della Sua agonia sulla croce,.

La venerazione verso il sangue di Cristo, versato sulla croce per la salvezza degli uomini, si sviluppa da sempre nella devozione al Sacro Cuore di Gesù. Zelante promotore ne fu, all’inizio dell’Ottocento, san Gaspare del Bufalo, che fondò L’Istituto del Preziosissimo Sangue. E qui si può tornare a collegare questa devozione al potere delle Chiavi petrine; al Sangue divino, perché Pio IX, per un voto fatto dopo la sua liberazione dall’esilio di Gaeta, ne estese la festa a tutta la Chiesa (1849). Nel calendario il mese per la speciale celebrazione della Festa del Preziosissimo sangue è luglio. Si pensi, però, che tutte le celebrazione della Chiesa lo riprendono, perché il sangue di Cristo è celebrato nella festa del Corpo e del Sangue di Cristo, nel Venerdì Santo, nella solennità del Sacro Cuore e in ogni santa Messa Cattolica, essendo la forza e la vita stessa della Chiesa.

La persecuzione cruenta dei Cristiani diviene atrocemente attuale

E poiché questa nuova persecuzione assume oggi grande potere, specialmente da parte della sempre presente e ora crescente religione dello stato islamico secondo Maometto, i capi conciliari, per placarla, decisero di applicare la loro «strategia ecumenista» di una untuosa omologazione religiosa; tutte le fedi vengono da Dio e agli uomini basta riconoscerlo e pregare fraternamente insieme per la pace!
È la strategia dello struzzo impaurito che ignora ogni pericolo, specialmente se le minacce sono sulla pelle altrui e ancora lontane. E lo si fa con l’aggravante di dirsi depositari del potere delle Chiavi del Sangue di Gesù Cristo, che dovrebbe indurre ben altri pensieri e decisioni.
Intanto, tali pastori mercenari si festeggiano tra loro nello spirito d’Assisi, che alterna preghiere rivolte alla Mecca a inchini compunti nel Muro delle Lamentazioni. Tutto testimoniato da una gioconda stampa internazionale che, però, ora dà segni di interessarsi sempre meno a tali messinscene poiché la neutralizzazione della Cristianità per opera di questi apostati pare compiuta.

La vera persecuzione è allora chiaramente di marchio «religioso» e all’interno alla stessa Cristianità: è contro le sue difese, che, dal tempo del Vaticano 2º sono sistematica e vergonosamente smantellate dai «papi conciliari». Ora c’è la notizia che Jorge Bergoglio ha epurato il Capo della Guardia Svizzera, Daniel Rudolf Anrig, per eccesso di «autoritarismo»! Quale che siano le vere ragioni, ciò rientra nello spirito smantellatore della Sede Romana iniziata da Roncalli e poi con Montini con la liquidazione della Guardia Palatina. Saranno gesti simbolici, ma dimostrano in pieno la durezza di questi falsi cristi verso i cattolici e la vile morbidezza verso i nemici della Chiesa.
Ciò già dovrebbe far capire il campo nemico della loro appartenenza.

Il segno della fine dei tempi riguarda il Sacrificio

E siamo ai segni d’ordine profetico. Primo fra tutti quello nella profezia di Daniele confermata da Gesù e legata alla sospensione del Sacrificio perpetuo, corrispondente all’abominio della desolazione nel Luogo santo che rappresenta l’attacco finale alla Fede; alla Verità stessa.
Esso sembra voler evidenziare quanto la Chiesa ha sempre insegnato sulla centralità del Sacrificio di amore del Salvatore, non solo nelle questioni religiose, ma in ogni decisiva ora dell’umanità.
E poiché esse dipendono dalla mentalità dominante, se a questa manca il senso dello spirito di sacrificio per amore del vero e del bene, vuol dire che è in via di esaurimento quanto conta per giustificare una vita degna d’essere vissuta.
Qui ho legato questa mancanza alle ingiustizie e massacri perpetrati dai seguaci di quelle ideologie religiose che da secoli hanno rifiutato il Sacrificio divino. E quando non si sacrifica per le proprie colpe e per amore del prossimo per amore di Dio, si finisce nella colpa di sacrificare ai propri interessi ovvero agli idoli di possesso e di dominio. Così dalla cecità riguardo alla Vittima divina si passa a fare vittime gli altri, in nome di religioni e divinità oscure.
Si pensi a quel che erano i sacrifici umani dei Maia e altri nel passato e nei massacri islamisti nel presente, con guerre di sterminio programmate e nemmeno più dichiarate, che coinvolgono le coscienze del mondo. Sì, perché sopravanza una su tutte: l’aborto – in scala industriale – dilagante nel mondo sponsorizzato dall’ONU; sommo delitto della decadente società contemporanea.

In questo tremendo frangente storico siamo di fronte a inganni abominevoli ma legalizzati e perfino canonizzati in una società equipaggiata per l’applicazione non solo di questi, ma di altri delitti inominabili contro il sangue e la vita.
Può essere una coincidenza che ciò corrisponda nel mondo spirituale a una turpe manipolazione del Santo Sacrificio Eucaristico? Se il fedele capisce l’inestimabile importanza di questo Mistero, anche per la formazione della retta coscienza dei popoli, non dovrebbe dubitarvi; è evento profetizzato con l’autorità di Gesù Cristo stesso e dagli anni Sessanta in poi (il Vaticano 2º è del 1962/65) di costatazione storica. Ma tant’è, oggi sembra che queste siano parole troppo grosse, l’importante sarebbe seguire quanto vogliono le «autorità» in atto, che proclamano la libertà religiosa (non escludente l’aborto) e la dignità dei matrimoni omo. Libertà e dignità omologate in termini simili nei documenti del Vaticano 2º. Sì perché se uno è libero e degno comunque scelga di agire di fronte alla Religione e perciò a Dio, perché diamine non lo dovrebbe essere riguardo alle pratiche personali per il suo divinizzato “carpe diem”: per il desolante “pensiero” ormai divenuto universale? E se a questo siamo, figuriamoci se non si è pronti a dei “ritocchi” illuminati al Sacrificio divino, divenuto ormai incomprensibile per una rigogliosa gioventù emancipata perfino dalla propria coscienza; questa sconosciuta e resa irriconoscibile dai bergogli di turno, preoccupati solo di perdere il treno della “nuova coscienza ecumenista della Chiesa”, come la chiamava il “Santo subito”.
A questo punto resta il grave dubbio: i detti “cristiani” odierni e i Cattolici di sempre hanno la stessa fede nello stesso DIO? Certo tutti hanno lo stesso Dio; cristiani, mussulmani, ebrei, gnostici e anche atei. Dio è Signore dell’universo, ma la questione è sapere chi crede in Dio come Egli si è rivelato e perciò Lo ascolta e ubbidisce, pur nel sacrificio del sangue. Altrimenti si crede in un dio secondo le proprie idee tradizionaloidi o reverenziali timori superstiziosi, come se l’uomo fosse “capace” di conoscere Dio da sé e magari affermare come deve agire, per non far arrabbiare i preti alla Bergoglio o gli altri «papi conciliari» di tenebrosa memoria.
Per concludere, si può seriamente dubitare che quelli in questa stramba comunione abbiano la stessa fede cattolica, la cui ubbidienza è legata al Santo Sacrificio del Signore, al potere di salvare del Suo Sacratissimo Cuore, che si celebra nella vera Santa Messa di sempre. Essa è da sempre la Fortezza della fede, ricordata nella sua centralità storica già dal tempo del profeta Daniele.