Archivio per dicembre 2015

Matteo Castagna: “Un bilancio di fine 2015 molto positivo per “Christus Rex” “

Risultati immagini per Christus RexIntervista di fine anno al Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico “Christus Rex”, Matteo Castagna 
Oggi termina il 2015. Quale bilancio per “Christus Rex”?
Il Circolo “Christus Rex” entra nel suo decimo anno di vita, se consideriamo che fu presentato pubblicamente nel Gennaio del 2007. Già questo, considerando tutte le difficoltà, è un traguardo interessante. Sono stati anni intensi, fatti di tanta militanza ma anche di cambiamenti ed evoluzioni. I primi due anni furono quelli dell’ espansione e dell’assestamento, ossia del radicamento nella realtà veneta, dopo aver chiuso l’esperienza esclusivamente veronese del Coordinamento San Pietro Martire. Nel 2009 vi furono due ulteriori evoluzioni: sul fronte dottrinale l’abbandono della Fraternità San Pio X, aderendo al sedevacantismo simpliciter, che si fonda sul Magistero della Chiesa, dalla Bolla di Paolo IV “Cum ex Apostolatus Officio” al can. 188 del Codice di Diritto Canonico (1917). Sul fronte politico, l’abbandono della collaborazione con la Lega Nord, che iniziava a cambiare rotta e orizzonti, mantenendo noi le nostre storiche peculiarità: “Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo in uno Stato organico e corporativo”. Abbiamo sempre cercato di realizzare con la vita associativa il motto che fu di San Filippo Neri: “Studio, Preghiera e Azione”, pur coi nostri limiti e le nostre manchevolezze da peccatori. La Provvidenza non ha mai mancato di farsi sentire, soprattutto nei momenti cruciali.
Quali sono le finalità del Circolo “Christus Rex”?
 
Fin dalla sua fondazione, nel 2007, scrissi che si tratta di un movimento di cattolici fedeli alla Tradizione che fa militanza cattolica. Questo, attraverso la testimonianza pubblica della Fede, che oggi i liberali hanno relegato alla sfera privata. Sappiamo di avere il mondo contro, ma siamo anche consapevoli che chi cerca con sincerità e costanza il Regno di Dio non ha motivo per restare deluso, ci pensa Lui a dare tutto il sovrappiù. La peculiarità del nostro Circolo, cui non interessano i numeri ma la Verità, perché non è il consenso che fa la Verità ma il contrario, è quella di essere, tra le poche realtà cattoliche militanti composte esclusivamente da laici, che agisce concretamente nella società.

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La BCE mette sotto sorveglianza 15 banche italiane

Segnalazione Quelsi

Redazione | dicembre 31, 2015 alle 9:12 am | Etichette: banca centrale europea, banche sorvegliate, bce | Categorie: Politica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-aHaBanca-Centrale-Europea

La Banca La Centrale Europea ha fatto sapere di aver messo sotto controllo 129 banche europee, di cui 15 italiane: è stata diramata ieri la lista delle banche di importanza significativa per il sistema finanziario europeo e perciò sorvegliate direttamente da Francoforte. Quali sono le banche italiane ce lo ha detto Francesco Gerosa su Milano Finanza.

di Francesco Gerosa

La Banca centrale europea ha reso noto la nuova lista delle banche di importanza significativa per il sistema finanziario europeo e dunque soggette a vigilanza diretta da parte dell’Eurotower. Il numero sale di 6 unità a 129 istituti, il risultato di 8 aggiunte e di 2 eliminazioni.

La pattuglia della banche italiane sottoposte a vigilanza diretta è di 15 unità. Si tratta di Banca Carige , Banca Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare , Banca Popolare dell’Emilia Romagna , Banca Popolare di Milano , Banca Popolare di Sondrio , Banca Popolare di Vicenza, Barclays Italia, Credito Emiliano (era stato tolto dalla lista e ora rientra con un attivo di bilancio su base consolidata a fine 2014 superiore alla soglia di 30 miliardi di euro), Iccrea Holding, Intesa Sanpaolo , Mediobanca , Unicredit , Unione di Banche Italiane e Veneto Banca.

La Bce inizierà la supervisione diretta delle otto nuove banche tra il 1 gennaio e il 1 febbraio, a seconda di quando è stata presa la decisione sul nuovo status dell’istituto in questione. Ma, a parte i condizionamenti sull’Italia per quanto riguarda il salvataggio dei 4 istituti creditizi in difficoltà, la Bce starebbe anche accentuando il pressing sui dividendi, nell’ottica di puntellare il più possibile i livelli di capitale delle banche.

Tanto che ieri, secondo fonti di stampa, l’Istituto centrale avrebbe inviato alle banche europee sottoposte alla Vigilanza unica, comprese quelle italiane, una lettera, firmata personalmente dal presidente, Mario Draghi, con la quale punta il dito sulla distribuzione dei dividendi, invitando tutte a considerare l’evoluzione attesa del capitale nel momento in cui
saranno decise le cedole.

Gli analisti di Equita non vedono ripercussioni sulle tre banche che hanno il dividend yield più significativo, ovvero Intesa Sanpaolo , Mediobanca e Credem . Mentre Unicredit (yield del 2,5%) potrebbe decidere di pagare solo lo scrip dividend anziché lasciare la scelta all’azionista tra dividendo cash o in azioni. Al momento a Piazza Affari Intesa Sanpaolo cede l’1,09% a 3,098 euro, Mediobanca lo 0,78% a 8,87 euro, Unicredit l’1,06% a 5,145 euro e Credem lo 0,22% a 6,895 euro

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I mercati non vogliono la pace in Siria: “Crollerebbe il petrolio”

Segnalazione Quelsi

siria-mappaIl sito finanziario MarketWatch ha individuato per il 2016 i “cigni neri”, ossia cinque eventi che se si verificassero manderebbero a picco non solo le borse ma anche alcuni paesi ed istituzioni. Tra questi eventi c’è la pace in Siria, che secondo gli analisti del sito manderebbe ancora più giù il prezzo del petrolio. Marcello Bussi su Milano Finanza ha riportato quali sono i cinque cigni neri.

di Marcello Bussi

Il sito MarketWatch ha individuato cinque cigni neri che potrebbero fare tremare i mercati nel 2016. Eccoli:

1 – Il rinvio della presentazione del nuovo modello di iPhone (il 7 e il 7-Plus), prevista a settembre. Difetti nel design o ritardi della produzione in Cina potrebbero costringere Apple a rinviare il lancio dell’iPhone, che traina i profitti del gruppo. Un evento del genere minerebbe l’intero settore tecnologico, provocando un crollo delle borse.

2 – Un fondo sovrano potrebbe liquidare i suoi asset a causa del crollo dei prezzi del petrolio. L’Arabia Saudita, per esempio, ha cominciato a tagliare la spesa pubblica, ma per uno Stato è più facile attingere alla liquidità del proprio fondo sovrano che tagliare i salari. In tutto i fondi sovrani hanno asset del valore di circa 3.400 miliardi di dollari. Se i guai di un Paese dovessero aggravarsi a causa di nuovi ribassi dei prezzi del petrolio, il suo Fondo sovrano potrebbe essere costretto a vendere gli asset, assestando un brutto colpo alle borse.

3 – Le dimissioni di Mario Draghi sarebbero una disgrazia per i mercati poiché il presidente della Bce è il banchiere centrale più rispettato dai trader. Il suo mandato scade nel 2019. Ma se il presidente del Consiglio Matteo Renzi dovesse dare le dimissioni, Draghi potrebbe sentirsi in dovere di tornare in Italia per rimettere a posto la situazione. Oppure, logorato dalla guerra di posizione che gli muove la Bundesbank, potrebbe decidere di prendere il posto di Christine Lagarde, il cui mandato scade l’estate prossima, alla guida del Fondo Monetario Internazionale. Sulla poltrona più alta della Bce potrebbe allora sedersi il numero uno della Buba, Jens Weidmann, e in men che non si dica l’eurocrisi tornerebbe ad acutizzarsi, con tutte le prevedibili conseguenze negative sui mercati.

4 – Una delle tante startup tecnologiche valutate più di 1 miliardo di dollari, i cosiddetti unicorni, alla prova dei fatti potrebbe sgonfiarsi. Se i modelli di business di Airbnb o Uber possono giustificare queste mega valutazioni, non si può dire lo stesso di tutti gli altri 143 unicorni. Nel momento in cui venisse scoperto il bluff di un paio di loro, le borse se la vedrebbero brutta

5 – La pace in Siria sarebbe una vera catastrofe per i mercati. Il motivo è semplice: il prezzo del petrolio crollerebbe fino a 10 dollari al barile, portando sull’orlo della bancarotta molti Paesi produttori e riducendo drasticamente i profitti dei gruppi petroliferi. E’ molto improbabile che la pace venga raggiunta al tavolo delle trattative. Ma se il presidente Bashar al Assad fosse costretto con la forza a lasciare la Siria, lo Stato islamico potrebbe essere sconfitto rapidamente dall’azione combinata della Russia, delle forze locali e dei Paesi occidentali. Una volta crollato in Siria, lo Stato islamico verrebbe facilmente sloggiato anche dalla Libia e così la produzone di petrolio salirebbe ulteriormente. Come conseguenza di questi eventi, il petrolio a 10 dollari non sarebbe affatto un’ipotesi da fantascienza.

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Lo squallore di Sandro Bondi

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Telese demolisce Bondi:

di Luca Telese

«Pronto, onorevole Bondi, mi ha cercato?».
– «Oh, dottor Telese, buonasera: sono due giorni che la cerco!».
– «Addirittura?».
– «Si: io ho una richiesta importantissima da farle, più che una richiesta è un appello, un appello alla sua sensibilità di professionista e di uomo…».
– «Un suo appello? A me?».
– «Sì, caro dottor Telese: un favore, una preghiera. Non so come dirle, ma spero che vorrà esaudire questo desiderio».
A dire il vero non ero propriamente “carissimo”, per Sandro Bondi: avevo passato almeno tre anni della mia vita professionale a scrivere male dell’ allora ministro della cultura. Questo appello non poteva che stupirmi. Il tono affettato dell’ ex coordinatore di Forza Italia era quello di sempre, ma la cosa più sorprendente era la richiesta che mi stava per fare. Mi sono venute in mente ieri, questa e altre telefonate che tra poco racconterò come spiegazione (para-psicanalitica) dell’ esternazione melodrammatica dell’ ex ministro del culto berlusconiano, oggi apostata, a Dario Cresto Dina di La Repubblica. Ieri Bondi, nel celebrare il suo strappo definitivo e irreversibile col Cavaliere è arrivato a paragonarsi, sia pure attraverso il filtro di una interpretazione letteraria, a Giuda. Ha detto che Forza Italia è decaduta (senza di lui), che la linea è sbagliata, che lui se ne va. Ecco uno dei passaggi più belli dell’ imperdibile intervista in cui l’ ex aedo si è fatto oppositore e perseguitato allo stesso tempo, il saggio di maestria in cui è riuscito a vestire sia i panni del pugnalatore che quelli della vittima, amante deluso e nuovo cantore del renzismo insieme: «Sì – ha ammesso l’ uomo di Fivizzano – potrei essere accostato a Giuda. Ma chi ha letto Amos Oz, sa che Giuda è stato forse quello che ha preso più sul serio Gesù».

Così ritorno a quel giorno, anno 2012. Mentre mi scervellavo per capire cosa mai potesse produrre una così tanto accorata invocazione, Bondi aveva preso un respiro profondo: «So che lei, con grande lealtà ha scritto, anche severamente, su di me. Adesso sono qui per implorare un suo invito». E io: «Onorevole Bondi, lei non deve implorare nulla.
Nel mio programma sentiamo tutte le voci, può venire senza suppliche…«. Silenzio.
Pausa. «Ecco… Veramente… Dottore io la sto chiamando per chiederle, non di invitare me, ma l’ onorevole Repetti!».
Ero rimasto perplesso. Tutto si era sentito, nella politica italiana, ma non l’ invito conto terzi. Però Bondi era già partito, come in trance: «Ma è una donna straordinaria, sa? Una donna intelligentissima! Una straordinaria comunicatrice che le chiedo di promuovere nel suo programma» Cult.

«Dottor Telese, se lei la conoscesse! voglio invitarla a cena con Manuela, sarà nostro ospite, potrà apprezzare la sua bellezza intellettuale!».

L’ unico dettaglio che Bondi ometteva era che la Repetti fosse la sua compagna. Ma lo sapevo bene. Insieme al collega Malcom Pagani, al Fatto avevamo inseguito per due giorni l’ allora ministro, per raccontare una incredibile storia di nepotismo. Bondi, ai Beni culturali, aveva usato 25mila euro del Fondo unico per lo spettacolo per assegnare una consulenza ad un certo «professor Indaco». Un provvidenziale anonimo, dal ministero, ci aveva segnalato chi fosse il signore in questione: l’ ex marito della signora Repetti, poi segretaria, addetta stampa, factotum, musa, amante del ministro. La cosa vagamente curiosa è che anche il figlio del signor Indaco (e della signora Repetti) lavorava pure lui ai Beni Culturali, con un telefono, una paghetta, e una scrivania alla direzione cinema. Per due giorni avevamo cannoneggiato Bondi scrivendo la notizia. Nessuna risposta. Ma quando il ministro era venuto a sapere che avevamo scoperto e che stavamo per scrivere anche del papà del ragazzo, aveva telefonato lui. Con lo stesso tono salmodiante che è diventata il cardine di una meravigliosa imitazione del suo collega di partito Simone Baldelli: «Posso dare una spiegazione, dottore. Sono solo intervenuto per risolvere due casi umani.

La tragedia di un uomo che era rimasto disoccupato e senza lavoro». All’ epoca la Repetti era in attesa di divorzio, il figlio era disoccupato, e al ministro era sembrato del tutto normale pescare dai fondi del suo ministero per risolvere due “casi umani” che – casualmente – erano entrambi nella sua famiglia. Avevo chiesto – anche io incredulo – al ministro: «Ma non le pare un plateale vicenda di nepotismo?».

Bondi si era quasi arrabbiato: «Dottor Telese desidererei rispetto. E le chiedo, la imploro, facendo appello all’ uomo, di non scrivere nulla di quello che sa! Si tratta di fatti molto dolorosi, e molto personali».

Risposi al ministro quello che penso ancora oggi. La vicenda era privata e dolorosa, forse. Ma i fondi erano pubblici.
Così quando Bondi mi chiamò per perorare la causa della sua signora mi fu chiaro che, guidato da questa liberissima interpretazione dello spirito civico, Bondi avrebbe fatto qualsiasi cosa per appagare l’ ambizione della nuova compagna.
Il fatto è che le relazioni con l’ universo femminile del ministro erano strettamente intrecciate con le sue scelte politiche. Non si poteva raccontare delle seconde senza ricorrere alle prime, e ancora oggi (per l’ intervista a La Repubblica) è così: Bondi aveva divorziato da una prima moglie, la signora Maria Gabriella Podestà, donna assennata (e preside con una sua vita professionale solida e autonoma). La signora aveva lavorato negli Stati Uniti, e aveva un figlio (all’ epoca di 12 anni) avuto proprio dal matrimonio con il coordinatore di Forza Italia. Ridevamo di Bondi quando ci spiegava che non poteva vedere il ragazzo perché, terrorizzato dall’ aereo, poteva andare in America «solo con il piroscafo». Poteva durare un genitore così? No e infatti i due si erano separati un anno dopo.

Appena liquidata la signora Podestà, il ministro per i Beni culturali aveva ufficializzato il suo rapporto professional-sentimentale con la deputata Manuela Repetti. Ma i problemi erano subito iniziati quando Il Riformista di Antonio Polito nel luglio del 2009, aveva anticipato gli scabrosi capitoli di un libro assai curioso: Il pesce rosso non abita più qui della scrittrice pugliese Maria Gabriella Genisi. La Genisi tratteggiava una travolgente passione venata di morboso erotismo tra un politico immaginario di nome Salvo Toscani (curiosamente anche Bondi lo è), e una commessa di nome Cleo. La relazione tra il ministro e l’ amante trovava la sua acme nel desiderio erotico di Toscani: sdraiarsi nudo e larvale con la sua compagna e farsi suggere il capezzolo (Bleah!). In quella estate, il Bondi che non si era vergognato della sua campagna di assunzioni fu così sconvolto dall’ anticipazione del libro da cancellare diverse conferenze stampa legate alla sua attività istituzionale. Come avrebbe potuto rispondere ad eventuali domande? Invece silenzio, solo Dagospia rilanció la notizia. Andò bene. Senonché a parlare fu l’ ex moglie, scovata da Marianna Aprile che su Novella 2000 raccolse una irata intervista piena di fatti personali che qui non meritano di essere ricordati (abbandono del figlio, litigi violenti eccetera) e da un giudizio politico che invece si rivelò folgorante: «La sua devozione per Berlusconi? Una sudditanza – la definiva l’ ex moglie – di cui io non sarei capace. Vederlo così devoto ha accresciuto il mio disprezzo nei suoi confronti.
Mio marito ha sempre cercato il potere, Berlusconi glielo ha dato. Se glielo avessero offerto a sinistra – concludeva – sarebbe tornato lì». Profetica.

Asciutto e mirabile anche il ritratto della Repetti: «Dicono sia una sorta di tutor del ministro, che dipenderebbe da lei in tutto e che gli fa da filtro con chiunque. È verosimile – osservava – lui ha bisogno di qualcuno che lo guidi. Prima erano i genitori, ora la compagna».

Il Bondi austero figlio di emigranti che aveva raccontato a Susanna Turco su Sette la sua infanzia povera e piena di umiliazioni in Svizzera, l’ ex sindaco del Pci si era perso nelle lusinghe del potere. Era diventato l’ asso che scriveva saggi apologetici e liriche struggenti su Berlusconi. Partiamo dalla più sobria, A Silvio: “Vita assaporata/ Vita preceduta/ Vita inseguita/ Vita amata/.
Vita vitale/ Vita ritrovata/ Vita splendente/ Vita disvelata/ Vita nova”.

E proseguiamo con quella dedicata alla madre del Cavaliere, asciuttamente definita così: “Mani dello spirito/. Anima trasfusa/. Abbraccio d’ amore/ Madre di Dio”.

Dal figlio di questa Madonna lombarda Bondi (non era del tutto disinteressato al denaro) ha avuto tutto: soldi per i libri grazie alla Mondadori, contratti, privilegi. Protezione politica quando era crollata persino Pompei. Dimissioni respinte dopo le disfatte elettorali. Ma ieri il coordinatore poeta ci ha spiegato che in realtà era un dissidente agguerrito, che Forza Italia in mano a questi ragazzi di oggi è decaduta, che la linea sul governo Monti la dettavano Nagel e Doris (lui era così indignato che la difese a spada tratta votando tutte le leggi). Ma davvero Bondi è come il Giuda di Amos Oz? Purtroppo per lui no: quello dell’ ex apostolo è un grande tradimento, frutto di una necessità teologica.

Giuda tradisce perché Gesù deve morire sulla Croce. Quel Giuda è un prodotto della provvidenza. Quello di Bondi – invece – è il tradimento politico di un opportunista. Bondi è il cane fedele che diventa randagio e rimane senza padrone. È un tradimento di piccole cose, del provinciale che ha creduto di abitare la grandezza ed è invece rimasto piccolo piccolo. Come le sue piccole censure, e i suoi piccoli nepotismi. Un servo (parole di Cresto Dina da lui sottoscritte) che se avesse ottenuto un incarico da portavoce del partito per la sua protetta sarebbe lì a ricoprire di Salmi Maria Rosaria Rossi e Giovanni Toti. Fortunatamente non ha ottenuto nulla.

È così chiede di sparire, manifestando il suo dramma di dissidente che cerca una nuova casa, (per sé e per l’ amata Manuela) nel nuovo potere, e nel renzismo. Non tutti hanno diritto di dire tutto: sei sei stato ciambellano non puoi pretendere di essere anche Solgenitsin.

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Articolo di Roberto De Mattei sul Papa eretico e sul caso di Onoro I. Ambiguità e ricaschi presenti

Onorio-IA cura di Maurizio-G. Ruggiero

A questo link l’articolo di Roberto De Mattei su Onorio I, il caso controverso di un “papa eretico”:

http://www.corrispondenzaromana.it/onorio-i-il-caso-controverso-di-un-papa-eretico/

NOTA CRITICA:

Questo articolo di De Mattei è, come al solito, molto ambiguo: ammette che possa esistere un Papa eretico, come da dottrina tradizionale, nonostante le giuste proclamazioni infallibiliste del Concilio Vaticano I. Ma evita di richiamare la dottrina circa la non assunzione nella carica da parte dell’eretico o la sua decadenza da essa, come sarebbe cosa logica (Bolla Cum ex apostolatus officio di Papa Paolo IV, del 15 marzo 1559) rispettivamente per l’eretico che stia per accedere all’ufficio o per quello che incorra nell’eresia, una volta eletto.

No. Secondo de Mattei Onorio cadde nell’eresia: perché propugnò dottrine eretiche, certo; ma anche perché non esercitò pienamente il mandato petrino, poiché il suo atto magisteriale (eretico) non era munito della volontà di definire. Dunque non era un atto infallibile.

Così Bergoglio (questo il ricasco pratico del ragionamento) potrebbe essere eretico a cagione dei suoi atti; ma siccome si troverà magari che essi non sono sempre obbliganti, come pure ciò che dice (o stradice), ecco ch’egli resterebbe Papa, né perderebbe la carica.

In realtà tutte o quasi le pseudoriforme conciliari e le nuove dottrine della nuova “chiesa” sono state imposte coattivamente. Per tutti, si pensi ai nuovi Sacramenti, ai nuovi “santi”, al nuovo Codice di diritto canonico (ch’è legge universale), al neo magistero del vaticano II e post-conciliare. Prosegui la lettura »

Svizzera: il referendum che fa tremare le banche

di Giuseppe Maneggio

franchiBerna, 28 dic – E’ risaputo: in Svizzera il popolo può influire sull’attività governativa per il tramite di iniziative e referendum. Il Popolo è l’istanza politica suprema dello Stato. Questo principio caratterizza il sistema politico della Svizzera. Gli Svizzeri possono esprimere le loro opinioni a livello federale, cantonale e comunale: votando su questioni diverse ed eleggendo i loro rappresentanti a Palazzo federale.

Le consultazioni popolari sono molto frequenti ed è notizia recente che l’ennesimo referendum deciderà se vietare alle banche commerciali di creare denaro ex nihilo, dal nulla.

Più di 110 mila cittadini elvetici hanno difatti firmato la petizione che chiede di dare alla banca centrale la competenza esclusiva di creare denaro nel sistema finanziario.

 Una campagna promossa dal movimento per il Denaro Sovrano Svizzero (Vollgeld) che nei propositi, una volta promossa a legge l’iniziativa referendaria, limiterebbe la speculazione finanziaria richiedendo alle banche private di detenere riserve per il cento per cento dei loro depositi. All’atto pratico un vero e proprio divieto della riserva frazionaria, causa di molte instabilità bancarie, ma anche capace di dopare l’economia fino a quando la crescita non diventa speculazione.

Le banche non sarebbero più in grado di creare soldi per se stesse, ma solo in grado di prestare denaro che raccolgono dai risparmiatori o da altre banche” si legge all’interno del sito dei promotori del referendum. Prosegui la lettura »

Il registro delle Dat a Treviso: più facile l’eutanasia in Italia?

Segnalazione di Corrispondenza Romana

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(Tommaso Scandroglio) Non c’è solo il gender, la comunione ai risposati civilmente e l’aborto che dovrebbero preoccupare i cattolici, ma anche l’eutanasia. La spinta ideologica verso la dolce morte continua a tutti i livelli culturali, politici, giuridici ed anche – ahinoi – intra ecclesiam.

Il comune di Treviso ha approvato l’istituzione del Registro del testamento biologico. Si tratta di questo. Qualsiasi cittadino residente a Treviso potrà dare comunicazione al Comune, compilando un modulo presso appunto apposito registro, di aver lasciato ad un terzo soggetto precise disposizioni inerenti a quei trattamenti sanitari a cui vorrà o non vorrà essere sottoposto nel caso in cui in futuro non sia più capace di intendere e volere. Il terzo soggetto potrà essere un parente, un congiunto, un amico o un professionista (medico di famiglia, notaio, avvocato, etc.). Quest’ultimo ricoprirà il ruolo di fiduciario e sarà suo onere far rispettare i desiderata del dichiarante.

Alcune brevi riflessioni. Perché il Comune non ha deciso di istituire presso i suoi uffici un registro dove raccogliere direttamente le dichiarazioni anticipate sul fine vita? L’amministrazione comunale di Treviso, così come altre in passato, ha scelto questa strada un poco più tortuosa perché nel 2010 ben tre ministeri, quello del Lavoro e delle Politiche sociali, quello dell’Interno e quello della Salute, avevano congiuntamente siglato una direttiva il cui titolo era Direttiva interministeriale in materia di Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Prosegui la lettura »

Il Cristianesimo in vendita a 59 euro e 90 centesimi

59 EURO E 90

 

 

Segnalazione di Federico Prati

 

 

da Redazione di “Identità”

https://www.youtube.com/watch?v=_jooL05YkO0

In questo periodo sta andando in onda, soprattutto su canali televisivi con audience di riferimento di una certa età, un’oscena pubblicità che farebbe arrossire Vanna Marchi:

Veramente disgustosa. I mercanti sono nel Tempio. Anzi: ne sono i sacerdoti.

Da notare il quasi pacchiano messaggio subliminale dello spot che si rivolge a donne anziane (dagli orecchini d’oro molto pesanti), tipico obiettivo dei preti della Chiesa post-moderna: se compri la coroncina elettronica – e naturalmente ci dai 59,90 euro – tuo figlio/nipote tornerà a casa, verrà a trovarti…andrai in Paradiso. La povera coroncina è anche, addirittura, una sorta di ‘afrodisiaco’ che fa tornare ‘amore’ nel marito…

Siamo, veramente, sotto il livello delle televendite notturne. Vanna Marchi dovrebbe denunciare il Vaticano per plagio.

Sì, perché quei 59,90 euro vanno al Vaticano. Le edizioni Paoline che curano questo osceno mercimonio, sono del Vaticano.

Secondo questi profittatori, Gesù avrebbe affidato il messaggio alla povera suor Faustina perché loro possano ‘venderlo’ a 59,90 euro. Roba scomunica. Roba che se Dio s’incazza li rade al suolo.

Che si pieghi la religione, e si utilizzi in modo così abietto la fede onesta di persone che magari stanno soffrendo, è qualcosa che ben evidenzia il tracollo morale della Chiesa. Altro che indulgenze, qui siamo alla vendita del Corpo di Cristo.

Un tempo vendevano parti del corpo dei Santi. Oggi, usano la produzione in serie per moltiplicare questa vendita: è l’alleanza con il progresso che sta distruggendo la Chiesa.

E quella voce di Bergoglio, che si è prestato a doppiare se stesso, vale più di mille trattati teologici: il Cristianesimo è in vendita. A 59 euro. E 90 centesimi.

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Perché l’identità sessuale fa paura? Intervista a Enrica Perucchietti

UNISEX

Segnalazione di Federico Prati

Perchè il gender si sta imponendo come ideologia di riferimento del III secolo? Chi c’è dietro? Qual è il vero obiettivo di chi vuole cancellare l’

identità sessuale? Ce lo spiega Enrica Perrucchietti, coautrice, con Gianluca Marletta, del saggio Unisex, di cui abbiamo parlato più volte, anche recensendolo.

(intervista realizzata da Enrico Galoppini de Il Discrimine)

Unisex, se è giunto già alla seconda edizione, ha incontrato evidentemente il favore di molti lettori. Ciò significa che non tutti hanno mandato il cervello all’ammasso e che in fondo persiste in parecchie persone, malgrado il bombardamento propagandistico e le pressioni indotte, una sana normalità che a sentire i mass media sembrerebbe consegnata ad un’era lontana… Come mai, allora, i mezzi d’informazione “ufficiali” fungono incessantemente da cassa di risonanza di un unico punto di vista, ovvero quello mirante a diffondere nelle masse la rispettabilità della cosiddetta “ideologia di genere” e l’ineluttabilità del suo inveramento? Qual è il nesso profondo tra questa ideologia sovversiva e disumana e i poteri che ci governano?

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Il giubileo di Tronca: via le bancarelle dei presepi, arrivano quelle di gay e trans

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Per festeggiare il Natale e l’Epifania del Giubileo il prefetto-commissario di Roma, Francesco Paolo Tronca, ha fatto una sorpresa ai bambini della capitale. Via le bancarelle con le statuette del presepe e pure quelle che vendevano dolciumi ai bambini. Al loro posto i bimbi di Roma e i turisti ne troveranno altre. E fra queste altre almeno una, forse due bancarelle, assegnate al Gay center di Roma, “la casa di tutte le persone lesbiche, gay e trans” della capitale. Il banchetto dell’associazione dei gay, delle lesbiche e dei trans romani, dovrà secondo la deliberazione n. 16 di Tronca, “promuovere le proprie attività statutarie e nel contempo offrire un programma di animazione ai bambini, nonché iniziative di intrattenimento ludico/culturali per le famiglie”. (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Una svolta clamorosa nella tradizione, il banchetto Lgbt al posto di quello dei presepi, che fa ancora più notizia nel periodo giubilare, forse perfino immaginabile nella Roma di Ignazio Marino che aveva puntato gran parte del governo della città in quel registro di ufficializzazione delle coppie gay che voleva anticipare la legge sulle unioni civili in discussione in Parlamento. La bancarella Lgbt non sarà la sola a sostituire i tradizionali venditori di presepi, calze della befana e dolciumi, che sembrerebbero più adatti al pubblico di quella età. Ieri il Comune ha divulgato la scelta delle 18 associazioni che dovranno occupare 28 bancarelle della piazza alternandosi fra il 30 dicembre e il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Alcune di loro solo per qualche giorno, altre e fra queste proprio il Gay center, per l’intero periodo… –

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