FRANCE-TURKEY-usa-DIPLOMACYPossiamo considerale l’editoriale di oggi come un primo sostanzioso “assaggio” per la conferenza che si terrà domani alle 16.30 presso i locali di “TRADITIO” in Via Galvani 31 a Verona, in merito agli sconvolgimenti in Medio Oriente, epicentro di sismi epocali, che coinvolgono l’intera umanità, di cui parlerà il Prof. Agostino Sanfratello.

L’EDITORIALE DEL VENERDI

Oggi si parla di un accordo firmato da Erdogan presso la Merker, ecc., sotto il ricatto della marea di rifugiati. Ciò dovrebbe allargare le evidenti distanze con la Turchia riguardo ai cd. diritti umani, al mancato processo di pace con i curdi, con Cipro e anche con i greci, alla cd. libertà di stampa calpestata, e al supporto e scambio carognesco con l’ISIS. Tale supporto è stato svelato da Putin, che con i caccia ha colpito i rifornimenti contrabbandati dall’Ikak dall’Erdogan junior; grossa perdita vendicata con l’abbattimento del SU-24. Eppure, l’Europa della NATO è dalla parte della menzogna conveniente, di stampo americanista, che intende difendere tale governo turco con azioni e dichiarazioni sempre più contraddittorie e ridicole.

Andera Bonanni su la Repubblica • 30 nov 15, scrive da BRUXELLES:

«Negoziare su tutto, non dire mai di no, guadagnare tempo, evitare temi controversi: messi sotto ricatto dalla Turchia, che controlla il rubinetto dei rifugiati, gli europei hanno applicato le regole base di qualsiasi buon negoziatore in una presa di ostaggi. Il primo vertice euro-turco si è concluso ieri a Bruxelles con l’adozione di un «action plan» che contiene molte promesse, tutte da verificare, in cambio dell’impegno turco a frenare l’afflusso di migranti irregolari verso le coste europee, anche quello tutto da verificare. Raramente, nella storia pur non lineare della diplomazia europea, la distanza tra le cose dette e le cose veramente pensate è stata più grande. Gli europei promettono di dare tre miliardi ai turchi per aiutarli nell’accoglimento dei due milioni di rifugiati siriani. Ma chi dovrà mettere i soldi, come e quando, non è ancora definito. Altra promessa europea è la liberalizzazione del sistema dei visti di ingresso, che dovrebbe scattare a ottobre. Ma si tratterà solo di visti turistici per tre mesi. […] Non è che ai turchi queste reticenze ed ambiguità europee siano sfuggite. Ma il solo fatto di aver costretto i ventotto capi di governo dell’Ue a venire in questo vertice per dimostrare la loro volontà di ristabilire relazioni privilegiate con Ankara è una vittoria politica per il regime di Tayyp Erdogan, che si trova in questo momento sotto il fuoco di riflettori ben poco amichevoli.
L’abbattimento dell’aereo russo, la condanna di due giornalisti che avevano rivelato le complicità turche con Dae- sh, l’uccisione dell’avvocato dei curdi, definita da Ankara «un incidente», pongono in questo momento la Turchia ai margini dell’Occidente e della coalizione internazionale che si sta delineando per combattare l’Is. Il vertice di ieri, evitando di sollevare tutti questi problemi, ha ridato ad Erdogan una patina di rispettabilità internazionale di cui il presidente turco ha, in questo momento, disperatamente bisogno. Non tutti, però, hanno fatto finta di niente. Ieri al tavolo del Consiglio europeo Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera della Ue, ha puntualmente sollevato, sia pure in modo diplomatico, le molte questioni che in questo momento avvelenano i rapporti con la Turchia. «Tutti noi sappiamo che, al di là dell’incontro di oggi, viviamo in tempi molto duri e dobbiamo lavorare con la Turchia su questioni difficili ma molto importanti per tutti noi: dalla Siria alla situazione interna turca», ha detto Mogherini».

Tutti temi, comunque, rimasti fuori dalle conclusioni finali; resta il riconoscimento da parte europea che la questione turca non va ignorata poiché il premier turco Davutoglu è venuto a fare una «minaccia» sotto i baffi: «tutti d’accordo sul fatto che la Turchia e la Ue hanno un destino comune»! Sì, una conclusione imposta da Ankara con la minaccia di aprire il rubinetto dei rifugiati diretti in Europa.

Eppure, restano intatte le perplessità nei confronti di Erdogan e, la Merkel non si nasconde che «resta ancora molto da fare». Ma d’ora in poi la Ue terrà con la Turchia un vertice ogni sei mesi per col «dialogo» (3 miliardi all’anno) riportare il governo turco a rispettare l’accordo.
Possono ignorare che Erdogan persegue il suo disegno strategico d’islamizzazione graduale del mondo, ora con un compiacente sostegno europeo?
Riguardo al ricatto, Erdogan ha solo emulato Gheddafi, che si era accordato con il governo italiano, di non facilitare il grosso flusso d’migrazione clandestina attraverso il Mediterraneo. Quanto abbia guadagnato d’investimenti miliardari e infrastrutture per il precario controllo delle coste non si sa, perché ha perso tutto.
Quello che si sa è che la canaglia internazionale aveva altri piani, scattabili con un’azione di destabilizzazione militare. Risultato: il ricatto è passato di mano e ora è esercitato a lunga scadenza, nei
termini di un’incontrollata «invasione africana».
La differenza è che i ricatti della Libia non puntavano a un’entrata nell’Ue, ma sfrutarla a tappe, mentre la Turchia esige un’entrata cedevole in breve.
A questo punto si può dire che nel tale «scontro di civiltà» spunta il termine: ricatto strategico, che ha una lunga storia rimasta indecifrata, ma che ora prevale. Intendo dire che i criteri rivoluzionari di «libertà, uguaglianza e fratellanza» implicano un ricatto continuato. La ragione è che, non essendo criteri naturali per la vita sociale, devono essere imposti dai sistemi di governo.
La «libertà» come criterio assoluto e perciò obbligatorio già implica contraddizione; tanto più se impone l’«uguaglianza», in un mondo dove nemmeno due gocce d’acqua sono uguali. E poi una «fraternità», non più tra persone ma tra partiti e perfino religioni opposte. È qui che il democratismo americanista imposto all’Europa dopo le grandi guerre ha iniettato la mentalità che l’ha rovinata dall’interno, in una sorta di ricatto ecumenista continuo.

Questa mentalità traspare nell’autoaccusa riguardo alla storia passata, non a causa degli abusi e deviazioni nelle scoperte e conquiste, ma dell’atto legato al Cristianesimo. Per esempio si diffonde il duro biasimo per le crociate volute da papi e da santi; dell’Inquisizione, nemmeno parlare; soprattutto la cristianizzazione delle terre americane e africane. Oggi si rimpiange perfino la vittoria degli spagnoli sui degeneri imperi dei sacrifici umani, senza spiegare come mai quei popoli in pochi anni hanno aderito in peso alla religione dei loro conquistatori a scapito di quella assolutamente predominante dei loro antenati idolatri.
Lo scontro micidiali delle grandi guerre ha causato il riflusso anche delle idee nel senso del nuovo potere derivato dalla rivoluzione americanista portatrice di fermenti globalisti massonici. Allora, sul «mea culpa» cattolico, diretto a quel che si deve, è passato a imporsi il «colpevolismo» massonico della colpa degli antenati, dei difetti della loro morale, dell’Ordine cristiano, in breve, della Religione stessa.

Cosa c’entra questo discorso con l’attuale ricatto libico e turco è presto spiegato dagli effetti della mentalità rivoluzionaria strumentalizzata da Gheddafi e ora da Erdogan. Loro riscuotono sulla
rovina europea perché tale mentalità per chi la subisce ha effetto «avvilente», mentre per chi la riscuote ha valore «inebriante»; a un Erdogan ormai tutto è permesso di fronte a un «Occidente» depresso dalla propria mentalità rivoluzionaria delle «colpe» storiche.
Il discorso si applica in pieno, se non addirittura nasce nella stessa «fede avvilita» da questa modernità suicida. Si pensi a un Montini, Paolo 6º, che «restituisce» il trofeo della vittoria di Lepanto sui turchi invasori, cioè lo «Stendardo di Lepanto», simbolo di quella vittoria decisiva per le sorti dell’intero Occidente. Paolo 6º dà ai turchi quanto significava il sacrificio degli 8 mila eroi della Lega Santa che morirono per la salvezza del Cristianesimo. Lo fa avventatamente o perché imbevuto della squallida mentalità «colpevolista», oggi moneta corrente nel Vaticano conciliare?
Adesso che l’Europa piega la testa al ricatto di Erdogan, tutte queste componenti del colpevolismo post-rivoluzionario si sommano per fare il gioco dell’avversario. Perfino gli interessi mercantilistici di quella famiglia al potere sono fuori questione come lo sono i truci traffici dell’alta finanza occulta. Non importa il finanziamento dell’ISIS attraverso il petrolio contrabbandato dall’Irak a cielo aperto, nessun Putin può processarli di fronte al mondo per gli affari col Califfato; l’alleanza con la NATO vale di più che ogni verità sui loschi traffici col finto nemico. Quel che ora il ministero della Difesa russo accusa sul coinvolgimento della famiglia del regnante turco nel traffico verso la Turchia di petrolio rubato dall’ISIS non interessa! Erdogan può spudoratamente replicare: “Nessuno può calunniare”… e si vuol fare di questa difesa, che gli americani coi loro satelliti sanno non regge, un atto che possa provocare una voluta dichiarazione di guerra.
Sì perché se la Turchia, sempre appoggiata, anzi stimolata dalla NATO e da tutto quest’«Occidente» immorale, dichiarasse guerra alla Russia, potrebbe chiudere la via alle navi russe verso il Mediterraneo; chiusura che sarebbe miccia esplosiva per una nuova grande guerra!

Ecco la fine dell’Europa che con la “comunità internazionale” è governata da quanti trafficano intese con governi di banditi che trafficano con il presunto nemico di tutti, il cd. stato islamico, per
cui dicono di dover prendere le distanza e anche andare in guerra contro chi? Contro i russi che, col denunziare e combattere contro tali traffici e menzogne, divengono i grandi accusati dalla
combriccola «occidentale»! Come può tale «occidente» esimersi dalla stessa colpa di turpe malafede schierandosi con Erdogan, che a suo turno sostiene il nemico che dicono di combattere?

Il fatto che tante nazioni si prestino ad essere complici di tali truci menzogne è proprio segno della fine del tempo delle nazioni, incapaci di rifiutare imposture. Sì, perché era chiaro, in occasione
dell’abbattimento del SU-24 russo sulla Siria, che la scusa di aver questo violato lo spazio aereo turco era falsa e ha messo tutti all’orlo di una guerra.
Tale porcate non allontanano, però, gli alleati? Anzi, li avvicina, anche per imporre sanzioni contro Putin. Che cosa significa? Che ormai tutti seguono lo stesso copione di voler chiudere i «mari caldi» alla Russia, un obiettivo storico di alcuni, ora associato a quello di abbattere l’influenza di Putin. Insomma, scatenare la NATO a compiere quello che l’ONU non può fare e che certamente va contro l’interesse di paesi come l’Italia.

Eppure, resta un’incognita. Se tale nemico di tutti, meno che degli ideali di Erdogan, si avviasse verso obiettivi dove i russi non ci sono? Per esempio dalle parti italiche? Qui, lo sanno tutti, in nome
della vergogna bergogliona e della misericordia giubilare, ci sono già condizioni perché punte avanzate del cd. stato islamico possa scatenare il loro terrorismo non territoriale ma globale.
Allora, con la Capitale dei crociati colpita materialmente (spiritualmente è già devastata), sarà inutile appellarsi ai cd. alleati, anzi sarà l’ora di capire che tutti questi strani poteri sulla terra erano ordinati a compiere totalmente la fine del tempo delle nazioni, una volta cristiane. Ciò, poteva solo accadere in mezzo ai più turpi ricatti e menzognere politiche sui diritti dei popoli;
menzogne letali che hanno coinvolto tutti quelli che, dopo aver preteso di riformare la Fede in Cristo Signore, l’hanno distorta e poi rinnegata per danno generale. Ma qui non resta incognita di sorta; senza di Lui vi è solo menzogna e disordine; con Lui, anche un minimo resto resiliente potrà vedere alla fine il trionfo della Verità e dell’Amore, che è nel Cuore Immacolato di Maria.