Papas conciliaresL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

“Ha la Chiesa, comunicatale dal suo Autore, un’indole clemente e misericordiosa; perciò, fin dal suo nascere, adempì di buon grado ciò che l’Apostolo di sé professava: ‘Mi son fatto tutto a tutti, affine di salvate tutti. (I Cr, 9, 22)

Programmata escursione negli abissI conciliari

Nella sua bolla d’indizione del Giubileo della Misericordia, Jorge Bergoglio già diceva ad aprile di quest’anno:

  •       «4. Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. »

Quindi, non vi è sorpresa, nel senso che l’8 dicembre è per lui data carica di significato, non tanto per la devozione all’Immacolata Concezione, Madre di Misericordia, ma per mantenere vivo il Vaticano 2, nuova Pentecoste per abbattere la privilegiata cittadella della Chiesa di Dio. Tutto, per far giungere il nuovo modo d’evangelizzare di cui si conoscono i micidiali esiti di eresie, scismi e apostasie, e di cui si festeggiano ora – con una rinforzata carica di perfide novità – i cinquant’anni.

  •     «Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: « Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … ».[2] Sullo stesso orizzonte, si poneva anche il beato Paolo VI, che si esprimeva così a conclusione del Concilio: «Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno… invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette … Un’altra cosa dovremo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo.»[discorso sul culto dell’uomo, 3]

Non vi è segreto sull’intenzione del Vaticano 2 di aprire la Chiesa al mondo, alle sue idee, ai suoi valori, al suo linguaggio su questa strana misericordia, in modo ad essere del mondo e dell’uomo e affinché tutta la sua «ricchezza dottrinale» sia rivolta a servirli. Per farlo, sente di doversi rendere «credibile» a tutti gli uomini, anziché al giudizio sul vero. Rendersi più «credibile» al mondo era l’idea del V2, ora ripresa in pieno da questa bolla. Vediamo:

  • ·       9 – … E soprattutto ascoltiamo la parola di Gesù che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: « Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia » (Mt  5,7) è la beatitudine a cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo.
  • ·       10. L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa « vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia ».[8] Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. [La Chiesa cattolica aveva dimenticato la misericordia?]
Si noti, come sia espressione tipica della «Evangeli gaudium», risultata della fusione dei lavori della coppia Ratzinger-Bergoglio, una misericordia come offerta della Chiesa. Ciò fa pensare più alla misericordia applicata alle assoluzioni, per cui il sacerdote andrebbe oltre ai limiti dei precetti ordinati alla legge divina, per offrire  finalmente una indulgente misericordia. E ciò senz’altro si lega alle chiare intenzioni impartite dall’ «alto», nei sinodi per la famiglia per dare la comunione ai divorziati risposati e quindi, un’assoluzione sacramentale. Quella misericordia di Dio verso gli uomini pentiti o non, sarebbe così applicata secondo i propri giudizi dai ministri conciliari! Ma quale coscienza potrà essere tranquilla con la misericordia offerta dalla chiesa di Bergoglio, dove uno dovrà scegliersi il prete disposto ad offrirla?
  •     11. Non possiamo dimenticare il grande insegnamento che san Giovanni Paolo II ha offerto con la sua seconda Enciclica Dives in misericordia, che all’epoca giunse inaspettata e colse molti di sorpresa per il tema che veniva affrontato. Due espressioni in particolare desidero ricordare. Anzitutto, il santo Papa rilevava la dimenticanza del tema della misericordia nella cultura dei nostri giorni: « La mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia … Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spontaneamente alla misericordia di Dio ». [9] … Inoltre, san Giovanni Paolo II così motivava l’urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia nel mondo contemporaneo: « Essa è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l’intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso.

La frase «tutto ciò che è umano» include ogni altra religione perché la «misericordia» predicata da K. Wojtyla, come si sa, è quella ecumenista del meeting interreligioso di Assisi, in base alla «misericordia» della «Redempor hominis». Ma questa è falsissima, poiché insegna che tutti sono già redenti automaticamente, perciò, in ogni credenza o anche miscredenza; ogni uomo è salvo a causa dall’Incarnazione di Gesù Cristo. Non serve quindi convertirsi, ognuno è già soggetto naturale di redenzione, che lo sappia e lo voglia o no.

A questo punto si deve riconoscere che la sovversione intorno alla parola Misericordia risale al Vaticano 2. Giusto, quindi, commemorare ora la «misericordia modernista» confermata, in mezzo ai bagliori giubilari richiamanti Roncalli, G23, quello della misericordia che non vuol giudicare; di Montini, P6, del culto che onora e battezza le religioni dell’uomo; del Luciani, GP1, della pillola caritatevole; di Wojtyla, GP2, della redenzione universale di Assisi; di Ratzinger, B16, dei 200 anni d’illuminismo luterano da icamerare. Il demolitore Bergoglio, delle tirate abominevoli in crescendo, è solo il continuatore loro, senza la maschera d’ermeneuta della continuità preconciliare.

  •      12. La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni la misericordia in prima persona. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre.

In verità, la Chiesa testimonia la Misericordia del Padre che ha inviato il Figlio per redimere gli uomini con il Suo Sacrificio di Amore. Nella grazia del rinnovo di questo Sacrificio redentore la Santa Messa trasmette quel sentimento al cuore delle persone per il ritorno al Padre. La via della Misericordia è tracciata dal Signore stesso istituendo la Chiesa per segnalarla nell’ordine soprannaturale divino. È l’annuncio di quest’azione misericordiosa divina che è oggetto di credibilità, più che esegesi clericali che vogliono rendere la misericordia indipendente dalla Verità, dalla giustizia divina e dal Sacrificio misericordioso, mai citato in questa bolla. Eppure…

  •      18. Nella Quaresima di questo Anno Santo ho l’intenzione di inviare i Missionari della Misericordia. Saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato. Si lasceranno condurre nella loro missione dalle parole dell’Apostolo: « Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti » (Rm 11,32). Tutti infatti, nessuno escluso, sono chiamati a cogliere l’appello alla misericordia.
  •      20. Non sarà inutile in questo contesto richiamare al rapporto tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore. La giustizia è un concetto fondamentale per la società civile quando, normalmente, si fa riferimento a un ordine giuridico attraverso il quale si applica la legge. Per giustizia si intende anche che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Nella Bibbia, molte volte si fa riferimento alla giustizia divina e a Dio come giudice. La si intende di solito come l’osservanza integrale della Legge e il comportamento di ogni buon israelita conforme ai comandamenti dati da Dio. Questa visione, tuttavia, ha portato non poche volte a cadere nel legalismo, mistificando il senso originario e oscurando il valore profondo che la giustizia possiede. Per superare la prospettiva legalista, bisognerebbe ricordare che nella Sacra Scrittura la giustizia è concepita essenzialmente come un abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio.
  •        21. La misericordia non è contraria alla giustizia ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere… Sant’Agostino, quasi a commentare le parole del profeta dice: « È più facile che Dio trattenga l’ira più che la misericordia ».[13] È proprio così. L’ira di Dio dura un istante, mentre la sua misericordia dura in eterno.
  •       Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge… Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia.

Il pensiero di Dio non è quello degli uomini; “Infatti i Miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le Mie vie”, … ma qui sembra che si voglia ribaltare il concetto e sembra cadere proprio sotto il giudizio di chi: “non ha il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini” (cf. Mt 16:23). Come si può voler separare e dosare qualcosa nei pensieri di Dio; la Sua Giustizia dalla Sua Misericordia? Ma a ciò si arriva, per poi giungere a allargare la misericordia con una «valenza» ecumenista conciliare!

  •      23. La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio. Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione, che permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera umanità. Come abbiamo visto, le pagine dell’Antico Testamento sono intrise di misericordia, perché narrano le opere che il Signore ha compiuto a favore del suo popolo nei momenti più difficili della sua storia. L’Islam, da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di Misericordioso e Clemente. Questa invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli musulmani, che si sentono accompagnati e sostenuti dalla misericordia nella loro quotidiana debolezza. Anch’essi credono che nessuno può limitare la misericordia divina perché le sue porte sono sempre aperte.
  •       Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione.
  •       25… La Chiesa sente in maniera forte l’urgenza di annunciare la misericordia di Dio. La sua vita è autentica e credibile quando fa della misericordia il suo annuncio convinto. Essa sa che il suo primo compito, soprattutto in un momento come il nostro colmo di grandi speranze e forti contraddizioni, è quello di introdurre tutti nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplando il volto di Cristo.
Una «misericordia» per superare la necessità di conversione!
Ecco come, in un momento storico d’immani contraddizioni, si aggiunge questa vera e propria sfida alla Misericordia divina, che separa la luce dalle tenebre, il bene dal male, Cristo da Belial e tutti i suoi inganni religiosi e politici, convergenti nella predicazione di questa chiesa ecumenista, dove veramente si giunge all’inferno della miscredenza partita dall’indifferentismo degli opposti, dove la giustizia può essere aliena alla verita e la carità alla giustizia. In questi tempi si sente uno – vestito da Vicario di Cristo – insegnare che c’è una misericordia anteposta alla Giustizia!
Si capisce che si tratta di un artificio a favore dell’operazione ecumenista, per cui le religioni si equivalgono, fintanto che siano pronte ad abolire la gravità del peccato e, quindi, del castigo, dell’esistenza dell’Inferno della dannazione eterna.
L’ultima trovata bergogliona in questo senso è unire religioni opposte attraverso questa valenza «unitiva» della nuova misericordia ecumenista. L’unica Fede da proscrivere allora sarebbe quella per cui la Misericordia divina è quella manifestatasi nel Santo Sacrificio del Figlio di Dio per la conversione di tutti alla Sua Via di Bene, Verità che libera e Vita spirituale ordinata all’eternità.La Chiesa esiste per testimoniare la Misericordia del Padre che ha inviato il Figlio per redimere gli uomini con il Suo Sacrificio. Il battesimo in questo Sangue diviene il solo pegno della salvezza per tutti. Predicare questa Grazia e rinnovare tale offerta redentrice è il modo di trasmette il sentimento della Misericordia al cuore delle persone per il ritorno al Padre. Sì, perché la sola via della Misericordia è quella tracciata dal Signore stesso istituendo la Chiesa per segnalarla e convertire; è la Voce misericordiosa, oggetto di credibilità. Un’esegesi clericale intenta a rendere la misericordia indipendente dalla Verità a cui tutti, ebrei, islamici, massoni, protestanti … devono convertirsi per salvarsi, è contraria alla giustizia divina, è tentativo di rendere inutile e dispensabile il Sacrificio redentore (mai citato in questa bolla) e perciò esegesi di perdizione generale, il contrario della Misericordia.
Siamo alla perfida di una «misericordia» ecumenista per superare la Misericordia divina!