NATIVITA

di Fra Leone da Bagnoregio

Il canto degli angeli nella notte del Natale annunzia agli uomini il fine della vita umana ed è insieme il trionfo dell’opera di Dio.  Oggi proporremo alla riflessione la Santa Messa del giorno, in cui è evidente la regalità di Cristo. Se la prima Messa nell’antichità era celebrata all’altare del presepio che si trova ora nella confessione della Basilica Liberiana a cui potevano accedere solo poche persone. La Messa del giorno era celebrata, invece, all’altare papale della Basilica ed il papa in persona celebrava il Santo Sacrificio a cui accorreva gran numero di fedeli per dare gloria alla nascita terrena del Divino Salvatore.

L’Introito deriva dal Profeta Isaia (IX, 6) e che ci ha accompagnati durante tutto il periodo dell’Avvento e che conclude con queste con queste magnifiche parole, è nato un bambino ci è dato un figlio, il quale nonostante la sua nascita nella povertà e nell’annientamento a cui ha voluto ridursi, è l’Eterna Maestà, è la seconda persona della Santissima Trinità, il Logos la Verbo di Dio, colui che nella sua potenza tutto regge e governa, sul cui omero poggia la divina ed universale monarchia di Dio. Segue il Salmo 97 che invita ad intonare a Dio un nuovo cantico, per ringraziare di questo grande prodigio in cui la divina misericordia si è inchinata all’umanità con l’incarnazione.

“Un pargoletto è nato a noi e il figlio è dato a noi e ha sopra i suoi omeri il principato; e si chiamerà Messaggero del grande consiglio. Cantate al Signore un nuovo canto perché ha operato meraviglie”.

 L’orazione ci invita a pregare Dio per rendere grazie per la nascita temporale e nella carne del suo Unigenito affinché ci liberi dall’antica servitù del peccato.  “Concedici, onnipotente Dio, che la nuova Nascita, secondo la carne, del tuo Unigenito, ci liberi da una vecchia schiavitù che ci tiene sotto il giogo del peccato …”.

Passiamo ora a commentare la lettura dell’Epistola agli Ebrei di San Paolo (I, 1-12) che è anche l’inizio di questa lettera da lui indirizzata al suo popolo. Tutta la lettura si fonda su antichi testi scritturali, in cui si dimostra la divinità del Messia atteso dal popolo Ebreo per secoli, la sua infinita superiorità su gli Angeli, i quali devono adoralo come l’hanno adorato nella sacra notte e sono posti al suo servizio. Egli è l’eterna saggezza, e tutto nel mondo è effimero passa e succede, Egli alle vecchie forme fa succedere le nuove, come si muta il mantello rovinato dal tempo, i cristiani Ebrei legati ancora ai dettami della vecchia legge mosaica, devono accogliere pienamente la nuova legge non più legata ai formalismi della servitù; Egli è immutabile ed i suoi anni non avranno fine.

Il Graduale è ripreso dal Salmo 97 (3 – 4 e 12). Il Signore ha manifestato al mondo il divino Salvatore, e tutte le genti sono state partecipi di questa rivelazione. Non è solo più la Giudea o Israele ché invitata la nuovo banchetto, in lode di Dio, tutti i popoli sono invitati, la nuova redenzione è per tutti, non ci saranno più Ebrei, Greci e Romani, non ci saranno più Romani e Barbari, La Chiesa sarà Una e Cattolica, e non vi saranno più le false religioni dell’errore. “Tutte le regioni della terra hanno visto la vittoria del Nostro Dio. Acclamate al Signore da tutta la terra. Il Signore ha manifestato la sua salvezza; ha rivelato la su giustizia dinnanzi alle nazioni”.

Il Versetto alleluiatico è tratto dalla liturgia Bizantina, in quanto a Roma a fianco dei monasteri romani vi erano grandi comunità greche con i loro monasteri i cui membri partecipavano alle liturgie papali.

Oggi risplende un giorno salto, come l’Eterno Padre nell’eternità generò il Verbo tra i fulgori della sua sostanza, così oggi la Vergine Maria ha dato alla luce il Redentore, che con la sua Incarnazione sugella nella consacrazione del mondo la sua Chiesa. La luce che è discesa sulla terra, non è solo una luce materiale, ma spirituale che sarà illustrata stupendamente nel Vangelo di San Giovanni: “Alleluia, Alleluia. Un giorno santo spuntò (illuxit) per noi; venite, nazioni, ad adorare il Signore, perché la gran Luce oggi è discesa sopra la terra. Alleluia”.

Il Vangelo è preso dal prologo del Vangelo secondo Giovanni (I 1 – 14) è la pagina più eccelsa della Sacra Scrittura, l’Evangelista espone la doppia generazione del Verbo nella luce eterna e questa luce illumina le tenebre e le tenebre nulla possono contro di Lui, chiara allusione alla falsa gnosi che l’evangelista combatte. Ogni cosa è nata da Lui e per lui procede. La sua nascita terrena non proviene da volontà umana o carnale, ma dall’Immacolata Vergine Maria che ha concepito per virtù dello Spirito Santo. La luce vera illumina ogni uomo che viene in questo mondo. A questa luce, saremmo ammessi pure noi se con la fede accoglieremo nel nostro animo Gesù, con spirito di verità e vedremo così la sua gloria.

L’Offertorio è ritagliato dal Salmo 88 (12 e 15) Quanto è profonda l’insistenza della Liturgia della Chiesa nell’esaltare gli attributi divini del pargolo nato a Betlemme, è il momento in cui lui è più vulnerabile, ma la sua potenza rimane intatta come nell’unione ipostatica con il Padre.

“Tuoi sono i cieli e tua è pure la terra, tu hai fondato l’universo e tutto quel che contiene; giustizia ed equità sono alla base del tuo trono”.

Nella Secreta invochiamo Dio affinché santifichi in memoria della sua nascita temporale del suo Figlio, perché noi pure siamo purificati dal contagio di ogni peccato. “Santifica Signore, per la nuova Nascita del tuo Unigenito, i doni offerti e mondaci dalle macchie dei nostri peccati …”.

Il Communio è tratto dal Salmo 97 versetto 3°, in cui ringraziamo il Signore, perché ha rivelato il suo Figlio Divino Nostro Signore Gesù Cristo difronte a tutte le nazioni. In tutto questo si vede la generosità divina nel voler far discendere assumendo la carne umana, seppur in stato perfetto, per la salvezza del genere umano. “Tutte le regioni della terra hanno visto la vittoria del nostro Dio”.

Nel Post Communio domandiamo che Gesù Bambino autore della nostra rigenerazione alla sublime grazia divina, sia per noi ricompensatore dei nostri meriti per la gloria dell’eternità. “Fa Onnipotente Dio, che il Salvatore del mondo nato quest’oggi, come è autore della nostra Nascita alla vita divina, così ci sia pure largitore dell’immortalità …”.

(Segue come ultimo Vangelo quello dell’Epifania).