GIAMPAOLO PANSA

di Raimondo Gatto 

Mi sembra corretto mettere a fuoco la figura del giornalista Giampaolo Pansa; essendo anche un famoso scrittore, che ha contribuito a gettar luce sulle tragiche vicende della guerra civile.

Per onesta’ debbo ricordare che, fino all’avvento di Pansa, gran parte della storiografia del “post-8 Settembre 1943” venne trattata dal giornalista Giorgio Pisanò.

Non vorrei errare ritenendo che, il libro più diffuso negli anni ‘50 sulla fine di BENITO MUSSOLINI, fu “CONTROMEMORIALE”, di BRUNO SPAMPANATO uscito nel 1952.; nel 1953, SPAMPANATO fu eletto deputato del MSI in una circoscrizione del sud Italia.

   Le grandi inchieste sulla criminalità partigiana, presero avvio dal settimanale Oggi nel 1954, sul quale comparvero i primi articoli di Pisanò inerenti la rappresaglia delle “fosse ardeatine”, quella di Marzabotto, e le vendette dei comunisti contro i fascisti della RSI; le inchieste apparse su Oggi, vennero raccolte nel volume “Sangue chiama sangue” (ed. Pidola, 1962). Di Pisano’, va ricordata la monumentale opera “Storia della guerra civile in Italia”, apparsa a fascicoli alla fine degli anni ’60. Prima di Giorgio Pisanò, il giornalista PIERO CAPORILLI aveva stampato il notissimo repertorio fotografico sulla seconda guerra mondiale, nel quale si accennavano le vergogne della guerra civile; “Sette anni di guerra”, era il titolo di questa raccolta a fascicoli, uscita alle fine degli anni ‘50, e che ebbe numerose edizioni quindi. Vi era già molto materiale, prima che comparisse Pansa; quello che mancava, era il clima politico.

Nel periodo tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, il Pansa era rigorosamente e pesantemente antifascista; ricordo che, come fondista de “La Stampa”, fu autore di una lunga serie di articoli, in cui si ripetevano gli schemi inventati dal PCI, e ci si accaniva contro i militanti del MSI; gli facevano buona compagnia, il senatore comunista Antonio Galante Garrone, Arturo Carlo Jemolo, e Alberto Ronchey[1][1] (direttore): Pansa fu uno dei mandanti morali di queste incredibili angherie che, solo chi le ha subite può ricordare con legittimo risentimento.

   E’ noto, che la caccia al missino, iniziò dopo il mancato congresso al teatro “Margherita” di Genova del Msi, il 30 giugno 1960, dicono i maligni, congresso imposto da Arturo Michelini segretario del partito, per mettere alla prova il governo di Ferdinando Tambroni, un democristiano di sinistra, che però godeva dell’appoggio esterno del MSI, cosa incredibile considerato i tempi.

Con il congresso di Genova, dal quale nacque la svolta a sinistra della DC, si rinnovò il patto ciellenista, che aveva come collante appunto “l’unità delle forze antifascista” fagocitata dal PCI.

Nella DC, era prevalsa l’ala sinistra di Moro e Fanfani che, dopo aver scaricato Tambroni, aveva riposizionato la DC su posizioni filo-marxiste, soprattutto in seguito alla svolta ecclesiale del Concilio Vaticano secondo voluto da Giovanni XXIII.

Il ‘68 in Italia, ebbe nell’antifascismo militante, il suo collante ideologico. In questo terribile periodo di bombe morte stragi e persecuzioni a destra, Giampaolo Pansa, oltre agli articoli suddetti, pubblicò alcuni libri con chiaro intento antifascista: “L’esercito di Salò”, (1969) “Borghese mi ha detto”, “la Resistenza in Piemonte”, “le bombe di Milano” ed altri, testi pieni di frottole ed ingiurie contro i combattenti della RSI, nonché calunniose contro il Msi e tutta l’ala della destra parlamentare. Ricordo la campagna elettorale del 1972, e le minacce di guerra civile, se la destra avesse incrementato i voti; né più né meno di quello che è avvenuto ora in Francia.

Poi la morte di Moro (1978), aprì una nuova pagina nella vita politica.

La fine delle Brigate Rosse fu determinata dall’uccisione di alcuni esponenti democristiani e moderati; anche i “non fascisti” si sentirono minacciati, secondo la logica rivoluzionaria leninista, che voleva, dopo averli utilizzati, lo sterminio dei borghesi; finchè i morti erano fascisti, (o presunti tali) tutto andava bene

Le indagini della magistratura, che seguiva le indicazioni della sinistra (trame nere, strategia della tensione, ed altre scemenze), portò a delle indagini più serie, accantonando la logica dei vari ministri dell’interno (Taviani, Restivo ecc.) secondo i quali “la violenza è solo a destra”: sentendosi minacciati in prima persona, da coloro che prime avevano sostenuto, i politici moderati ebbero il coraggio di guardare nell’ “entourage” che proteggeva i brigatisti, e compagni; peraltro, il ’68 aveva raggiunto lo scopo; il PCI era ormai forza di governo, e non vi era più ragione di sostenere gli estremisti bombaroli di sinistra, tipo “Lotta Continua”, “Potere Operaio”, “Servire il Popolo”. Tutti gli intellettuali che oggi governano i media, hanno militato in vario modo in queste organizzazioni criminali.

   Solo quando fini la grande persecuzione a destra, si potè parlare della guerra civile tra il ‘43 ed il ‘45 e fu allora, che il Pansa, diventò “filo-fascista” (secondo la vulgata), pubblicando i libri dove si rivedeva la storia della resistenza.

Ritengo necessaria questa puntualizzazione, allo scopo di illuminare coloro che vogliono capire ciò che accadde in quel  triste periodo, ed allo stesso modo essere guardinghi di fronte a certi personaggi che con troppa disinvoltura cambiano bandiera, e cioè la cambiano,  quando non si rischia più nulla.

[1][1] Nel 1968, lo scrivente ingiunse ad Alberto Ronchey, di ritrattare le calunnie contro la GIOVENTU’ CATTOLICA TRADIZIONALISTA, che LA STAMPA aveva insinuato, essere coinvolta in un attentato contro la chiesa di Santa Cristina di Torino; la ritrattazione comparve un mese dopo, in un quasi invisibile trafiletto, sul detto quotidiano.