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Il prof. De Mattei, “teologo” della FSSPX e le infanganti accuse contro il Papato ed Onorio I

INTRODUZIONE

Lo storico De Mattei, talvolta “teologo” della FSSPX che lo rilancia al bisogno e senza indugio alcuno,  inaugura il 2016 con una breve dissertazione  (del 30.12.2015 – ore 16:37 – da me consultata il giorno 2.1.2016 dalle ore 00.00 circa) contro il Papato, partendo dalla rilettura “dematteiana” del caso di Onorio I.

L’articolo del professore viene pubblicato su Corrispondenza Romana:
http://www.corrispondenzaromana.it/onorio-i-il-caso-controverso-di-un-papa-eretico/

E prontamente rilanciato dal sito della FSSPX (Distretto Italiano), probabilmente a corto di argomenti:
http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1709:onorio-i-il-caso-controverso-di-un-papa-eretico&catid=64&Itemid=81

PRECISAZIONI

Sia ben chiaro, scrivo nel massimo rispetto umano per le persone ed i Sacerdoti, per gli amici e per i fedeli, ma nessuna connivenza può esserci con i loro orrori e veleni contro il Papato. Chiedo scusa in principio per chi dovesse sentirsi urtato dal mio scritto, tuttavia urge più che mai l’esercizio della carità, dunque l’esposizione della verità. A cosa ci gioverebbero, difatti, le amicizie ed i privilegi terreni, se per ottenere ciò dovessimo inimicarci il Padre Eterno?

IL CASO

Il professore e la FSSPX, partendo dal caso (tuttavia rivisitato in una inusuale ricostruzione moderna) di Onorio I, concludono con Melchior Cano: «Non si deve negare che il Sommo pontefice possa essere eretico, cosa di cui si possono offrire uno o due esempi. Però che (un Papa) nel giudicare sulla fede abbia definito qualcosa contro la fede non lo si può dimostrare neanche in uno» (De Locis Theologicis, l. VI, tr. spagnola, BAC, Madrid 2006, p. 409).

Dunque, essi usano Melchior Cano e qualche opinionista minoritario – Arthur Loth (La cause d’Honorius. Documents originaux avec traduction, notes et conclusion, Victor Palmé, Paris 1870 e, in lingua greca e tedesca, da Georg Kreuzer, Die Honoriusfrage im Mittelalter und in der Neuzeit, Anton Hiersemann, Stuttgart 1975); Emile Amann, nella ampia voce che dedica alla Question d’Onorius nelDictionnaire de Théologie Catholique (vol. VII, coll. 96-132); The Condemnation of Pope Honorius (1907), Reprint Forgotten Books, London 2013, p. 110) – praticamente per provare a confutare il dogma dell’infallibilita’ della Chiesa e per favorire il propagarsi del pericoloso – storicamente ridondante – atteggiamento scismatico, che vorrebbe il prete ed il laico impegnato superiori al Papa, suoi giudici e liberi di contrastarlo, crociati contro una “Chiesa eretica e scismatica” (cit. Mons. Lefebvre).

Pertanto, essi dicono, essendo stato eretico e Papa nel contempo anche Onorio I, per similitudine o ricorsi storici,  possono esserlo pure Montini, Bergoglio ed altri.

LA DOTTRINA DEI CRIPTO-FALLIBILISTI

Come regolarsi? Questa è la loro soluzione. In assoluto la presunzione più pericolosa che aleggia nei moderni contesti di una certa “tradizione”:

“Le encicliche e gli altri documenti di Magistero ordinario del Sommo Pontefice sono infallibili soltanto negli insegnamenti che confermano la Tradizione”, così sarebbero fallibili dove non confermano la Tradizione. In questo preciso senso e peculiare significato.

La Chiesa – Pio IX in Tuas libenter (documento talvolta usato per surrogare un simile inganno) – non intendeva affatto ammettere e negare l’infallibilita’ della Chiesa, come avrebbe mai potuto farlo proprio Papa Pio IX che è autore dello Scritto e pronunciatore del Dogma stesso; quello lo hanno, invece, sempre fatto gallicani ed alcuni modernisti, ovvero i fallibilisti e cripto-fallibilisti di oggi. Pio IX in Tuas libenter diceva l’esatto contrario: si legga il documento (http://www.totustuustools.net/magistero/p9tuasli.htm).

Traduco con un esempio la loro dottrina:

“Nel documento di Magistero XXX, il Papa YYY afferma: a gloria di Dio, in virtù della potestà apostolica, pregando lo Spirito Santo, dichiaro, contro la Tradizione (questa aggiunta si può anche omettere poiché implicita), che Gesù è morto per la redenzione anche di alieni e giraffe, e che l’asino vola”.

Dio mi perdoni per l’esempio blasfemo.

Secondo i propagatori della dottrina su citata, il Papa YYY sarebbe comunque Papa, ma nel documento di Magistero XXX NON intendeva affatto definire infallibilmente poiché contrario alla Tradizione, dunque il documento andrebbe rigettato.

Ecco che i laici impegnati ed alcuni interessati si farebbero “papi sui papi”. Ecco che al genere umano sarebbero necessari i vari propessor De Mattei ed FSSPX per salvar l’anima dei fedeli, necessari affinché ci dicano: “non è vero, ‘Gesù NON è morto per la redenzione anche di alieni e giraffe, e l’asino NON vola’, attenzione il Papa ha sbagliato, la Chiesa ha sbagliato, ascoltare noi che non sbagliamo”.

In buona sostanza, secondo loro, sarebbe un documento superfluo, una farsa, una burla o “barzelletta”.

Questa è una menzogna tanto fantasiosa quanto eretica.

Si negano il Papato e la Chiesa.

Questa eretica dottrina, più o meno uguale, la hanno sempre divulgata le sette eretiche secondo questo schema: 1) individuare un caso controverso nella Chiesa; 2) ignorare le spiegazioni date dalla Chiesa; 3) trasformare il caso controverso nel caso di un Papa eretico; 4) spiegare che Papa e Chiesa possono errare nella trasmissione della dottrina e nella legge/liturgia; 5) delegittimare la Chiesa, così da ignorare ogni accusa di eresia indirizzata alla setta eretica di turno; 6) creare una “chiesa” parallela.

È fondamentale tradurre in esempi concreti i sofismi dei cripto-fallibilisti, perché solo così si può facilmente smascherare la loro eresia celata nei sofismi stessi.

La verità di fede rivelata e definita è invece la seguente: “lo Spirito Santo non è stato promesso a san Pietro e successori affinché manifestassero nuove dottrine, ma per custodire inalterato il deposito della fede” (dogma infallibilità – sto scrivendo da un cellulare, quindi la citazione potrebbe non essere letterale, la ricordo a mente).

Chi dovesse avere la presunzione di definire il falso, o di promulgare “magisteto farsa”, sarebbe semplicemente un usurpatore, privo di giurisdizione.

Qui tanti approfondimenti chiarissimi dove si usa il Magistero della Chiesa per confutare queste fantasie:

http://www.radiospada.org/2015/12/si-confutano-usando-il-magistero-della-chiesa-i-sofismi-dei-fallibilisti-e-dei-sedeplenisti-sul-papa-eretico/

LA TRADIZIONE E LA PSEUDO-TRADIZIONE

La Tradizione, attraverso la Chiesa, ci dice che bisogna credere alla Chiesa una e santa nella dottrina, nella liturgia, nella legge etc… e di ubbidire ai Legittimi Pastori.

Dire di vivere e difendere la Tradizione, poi disubbidendo ai Legittimi Pastori e combattendoli, accusandoli ordinariamente di scisma ed eresia, giudicando il loro Magistero, significa non vivere e non difendere la Tradizione, non vivere e non difendere la Chiesa, anche perché la Tradizione la conosciamo perché è la Chiesa a tramandarla nel Magistero.

È una contraddizione in termini.

Ce lo dice la Tradizione: rispettare la Tradizione significa rispettare il Magistero. Senza il Magistero, difatti, non c’è conoscenza della Tradizione e la Tradizione si fa raccontare dal Magistero, non dagli scritti di privati cittadini e preti.

Ancora una volta è la Tradizione stessa, attraverso la Chiesa, a garantirci che un eretico viene privato (e perde) ipso facto di ogni ufficio e giurisdizione (CjC can 188), ragion per cui il soggetto “vaca la sede” (Paolo IV, Cum ex…, citato in nota dal CjC stesso ed altro), quindi va tradizionalmente  giudicato (non avendo più giurisdizione) ed eventualmente rigettato dalla Chiesa stessa. Non esiste, difatti, fronte comune nella Tradizione, se non nella canonica deposizione di chi “usurpa”, poiché la Tradizione o è, o non è.

Se non si dice chiaramente che il nemico della Tradizione (o “non papa” eretico) dimostra di essere un “usurpatore”, privo di giurisdizione, un soggetto privo di autorità da correggere o deporre, si finisce col favorire il nemico stesso che comodamente rimane seduto sullo Scranno che occupa.

RIFLESSIONI E CHIARIFICAZIONI

In buona sostanza, si conferma sovente la comoda dottrina fallibilista o cripto-fallibilista di cattedratici e chierici “una cum”: che godono certamente di agi e corsie preferenziali in alcuni pomposi ambienti vaticanosecondisti, dall’editoria alle cattedre, dalle sacrestie ai palazzi,  ed attingono onori e forse danari (mi riferisco a casi soprattutto non europei) alla mammella della setta vaticanosecondista, rifiutando però ogni onere.

La Chiesa ha già smentito chiaramente, inequivocabilmente e limpidamente l’impianto fallibilista “dematteiano” – purtroppo anche “lefebvriano” – conto Onorio I testé usato dalla FSSPX e pensato (invero lo avevano già fatto i calvinisti ed altri) dal prof. De Mattei.

In “Apologia del Papato” (EffediEffe 2014) dedico un corposo capitolo a Papa Onorio I, dimostrando, con la Chiesa, che non esiste alcuna attinenza o similitudine fra il caso del Nostro e la orripilante vicenda dei settari del Vaticanosecondo.

Alcuni estrapolati li ho resi gratuitamente consultabili qui:

http://www.radiospada.org/2013/06/da-santalfonso-maria-de-liguori-al-vescovo-di-roma-francesco/

http://www.radiospada.org/2013/06/da-santalfonso-maria-de-liguori-al-vescovo-di-roma-francesco/

LA RISPOSTA CATTOLICA AL CASO DI PAPA ONORIO I

Da Sant’Alfonso, “Verità della fede”, parte III, cap. X, 20,ss.:

Ma come va, dicono gli avversarj, che più pontefici hanno errato in definir cose di fede? Ma questo è stato sempre lo studio degli impugnatori dell’autorità de’ pontefici, di ritrovare errori nelle loro definizioni; ma non mai han potuto appurare alcuno errore circa i dogmi, e proferito da alcun pontefice, come pontefice e dottore della chiesa.

Inoltre incolpano Onorio papa di aver aderito nelle sue lettere a Sergio capo de’ monoteliti, che seminava l’errore di essere stata in Cristo una volontà ed una operazione. Ma s. Massimo e Giovanni IV difesero Onorio, dicendo che le sue lettere ben poteano spiegarsi nel senso cattolico. Il fatto fu che Onorio tenea già la retta sentenza, che in Cristo fossero due volontà e due operazioni; ma, essendo sorto l’errore di Sergio, Onorio per sedare lo scisma, ed all’incontro per non dar sospetto ch’egli aderisse o agli eutichiani che voleano una sola natura in Cristo, o a’ nestoriani che voleano in Cristo due persone, nella sua epistola 2 a Sergio volle che non si fossero nominate né una, né due operazioni, e scrisse così: Referentes ergo, sicut diximus, scandalum novellae adinventionis, non nos oportet unam vel duas operationes praedicare, sed pro una, quam quidam dicunt, operatione nos unum operatorem Christum Dominum in utrisque naturis veridice confiteri, et pro duabus operationibus, ablato genuinae operationis vocabulo, ipsas potius duas naturas, id est divinitatis et carnis assumptae, in una persona Unigeniti Dei Patris, confuse, indivise et inconvertibiliter nobiscum praedicare propria operantes. Sicché Onorio dicea che in Cristo vi era un operatore, ma due operazioni, secondo le due nature in esso copulate, delle quali ciascuna avea le sue operazioni proprie: oportet unum operatorem Christum in utrisque naturis confiteri, et pro duabus operationibus ipsas potius duas naturas in una persona Unigeniti Dei Patris praedicare propria operantes. E lo stesso accennò in breve nella prima lettera che scrisse a Sergio, dicendo: In duabus naturis (Christum) operatum divinitus, atque humanitus. E che Onorio veramente sentisse che in Cristo vi erano due operazioni, e per conseguenza due volontà, della divinità e dell’umanità, apparisce maggiormente dalle altre parole che scrisse nella 2 lettera: Utrasque naturas in uno Christo in unitate naturali copulatas, atque operatrices confiteri debemus: divinam quidem quae Dei sunt operantem, et humanam quae carnis sunt exequentem… naturarum differentias integras confitentes. Se dunque dice che in Cristo vi erano due nature operanti secondo le loro intiere differenze, conseguentemente teneva ancora essere in Cristo due volontà. Ed in tanto scrisse quelle parole: Non nos oportet unam, vel duas operatones predicare, in quanto ebbe timore col dire una operazione di favorire l’eresia di Eutiche, e col dire due operazioni di favorire l’eresia di Nestorio.

Né osta che Onorio nella stessa lettera avesse scritto aver Gesù Cristo avuta una volontà: Unam tantum voluntatem fatemur Domini nostri Iesu Christi. Poiché ciò disse a rispetto di quel che aveagli scritto Sergio, cioè che taluni voleano che Cristo come uomo ebbe due volontà contrarie, quali sono in noi di spirito e di carne, e contro questo errore rispose Onorio che Cristo ebbe una sola volontà, cioè la sola di spirito e non quella di carne, ch’è in noi per la colpa di Adamo, così attestarono Giovanni IV papa e s. Massimo ne’ luoghi citati; e così anche lo difendono il Tournely, e il p. Berti, e lo stesso scrive lo stesso Natale Alessandro nel secolo VII, dicendo: Locutus est (Honorius) mente catholica, siquidem absolute duas voluntates Christi non negavit, sed voluntates pugnantes. E ciò apparisce chiaro dalla stessa ragione che di tal detto addusse Onorio nella sua lettera: Quia profecto a divinitate assumpta est nostra natura, non culpa; illa profecto quae ante peccatum creata est, non quae post praevaricationem vitiata… Non est itaque assumpta, sicut praefati sumus, a Salvatore vitiata natura, quae repugnaret legi mentis eius etc.
Ma replicano gli avversarj che ciò non ostante Onorio già fu condannato come eretico dal sinodo VI. insieme con Ciro, Sergio, Pirro ed altri monoteliti. Ma vuole il Baronio, Binio, Frassen ed altri, e il Bellarmino tiene per certo che il nome di Onorio fraudolentemente fu inserito in quell’azione dagli emoli della chiesa romana, e l’argomenta da più motivi e specialmente dal vedere che la condanna di Onorio ripugna a quel che scrisse s. Agatone successore di Onorio all’imperator Costantino Ponolegate, cioè che la fede de’ pontefici romani non era mai mancata, né potea mai mancare, giusta la promessa di Cristo: Apostolica Christi ecclesiae quae nunquam errasse probabitur, sed illibata fine tenus permanet, secundum ipsius Domini pollicitationem, quam suorum discipulorum principi fassus est: Petre etc. E questa epistola di s. Agatone ben fu approvata dal concilio, e dissero i padri essere stata dettata dallo Spirito santo. Di più l’argomenta dal vedere che dal concilio romano, celebrato da s. Martino papa prima del predetto sinodo V., furono condannati i mentovati Ciro, Sergio ecc., ma non fu nominato Onorio.

IN CASO DI DUBBIO. ERRARE NELLE LETTERE NON SIGNIFICA ERRARE NELLE ENCICLICHE

Ma, anche dato per vero che fra gli eretici fosse stato dal concilio posto insieme il nome di Onorio, dicono il Bellarmino, il Tournely e il p. Berti ne’ luoghi citati col Turrecremata, ch’egli fu condannato per errore di fatto di falsa informazione che n’ebbero i padri del sinodo; il quale non errò in ciò con errore di fatto dogmatico (nel che non può errare né il papa, né il concilio ecumenico), ma di fatto particolare di falsa informazione, presa dalla mala traduzione della lettera di Onorio da latino in greco, ch’egli avesse scritto a Sergio con animo eretico; nel quale errore tutti consentono che anche i concilj generali possono errare. E che in tale errore di fatto particolare abbia errato il concilio si prova da quel che scrissero in difesa di Onorio Giovanni IV, Martino I, s. Agatone, Nicola I e ‘l concilio romano sotto lo stesso Martino, i quali meglio intesero le lettere di Onorio, che i padri greci del sinodo. E perciò gli scrittori più antichi, che furono in maggior numero de’ moderni, hanno esentato Onorio dalla nota di eretico, come s. Massimo, Teofane Isaurico, Zonara, Paolo Diacono, ed anche Fozio nemico della chiesa romana, tutti citati dal Bellarmino; il quale aggiunge che tutti gli storici latini, Anastasio, Beda, Blondo, Nauclero, Sabellico, Platina ed altri chiamano Onorio papa cattolico. Tanto più (dicono il Bellarmino, il Turrecremata, il Cano, il Petit-dider e ‘l Combefisio) che, se mai Onorio in quelle lettere avesse abbracciato l’errore di Sergio, avrebbe errato come uomo privato con quelle lettere private e non encicliche, ma non già come pontefice e dottore universale della chiesa. Ma, attese le parole delle lettere di Onorio di sopra considerate, non sappiamo intendere come Onorio possa condannarsi da eretico. Il vero è quel che scrisse Leone II che, sebbene Onorio non cadde nell’eresia de’ monoteliti, non fu però esente da colpa, perché flammam (come disse Leone II) haeretici dogmatis non, ut decuit apostolicam auctoritatem, incipientem extinxit, sed negligendo confovit. Egli dovea sul principio sopprimere l’errore, ed in ciò mancò.

CONCLUSIONE

Sia ben chiaro, scrivo nel massimo rispetto umano per le persone ed i Sacerdoti, per gli amici e per i fedeli, ma non può esserci, per carità cristiana e vero ecumenismo, nessuna connivenza con i loro orrori e veleni contro il Papato.

Spero e prego che, prima o poi, prendano coraggio nella coscienza del problema e scelgano la necessità teologica integralmente cattolica del cosiddetto “sedevacantismo” anche pubblicamente e non solo privatamente.

Mi sembra evidente che, chi è pienamente consapevole, non può peccare nella Communicatio in Sacris, non può dirsi Cattolico e nel contempo essere “una cum” e celebrare “una cum” la setta del vaticanosecondo ed i loro reggenti.

In attesa della canonica deposizione dell’eretico, non è lecito essere scismatici, è invece lecito resistere al “non papa” e ad i suoi sodali, dicendolo chiaramente per evitare lo scandalo ed ogni istigazione allo scisma.

Dio abbia pietà di me se sono in errore.