bergoglio abissaleDomenica 10 Gennaio 2016 dalle 6.00 alle 9.00 del mattino il nostro Responsabile Nazionale di “Christus Rex” Matteo Castagna sarà ospite della trasmissione “Notizie Oggi” su Canale Italia. Saranno possibili telefonate in diretta al numero in sovrimpressione.

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

L’Amore di Dio per la creatura umana si è manifestato in modo supremo nel Sacrificio di Cristo Crocifisso – figura dell’infinita Misericordia del Padre. Esso è celebrato nella Santa Messa, Sacrificio incruento. Ma fu alterato dal NOM conciliare.
Dove è il Sacrificio che invoca penitenza nella bolla d’indizione del «Giubileo della Misericordia», o altrove nella facondia bergogliona? Non c’è.

Dove Bergoglio, rappresentando la sequenza dei «papi conciliari», ricorda l’Atto fondante della Chiesa? Da nessuna parte perché ciò non appartiene alla «cultura modernista» protestantizzante del Vaticano 2, festosamente celebrato ricordando piuttosto una misericordia umana, che interpreta a suo modo la frase di Gesù: “Misericordia Io voglio e non sacrificio…” (Mt 9,13). Ma queste parole si riferiscono al sacrificio imperfetto dei Giudei, specialmente quando serviva di scusa per omettere atti di misericordia verso il prossimo. Eppure, serviva anche a capire che solo il Figlio di Dio poteva offrite il Sacrificio perfetto voluto dal Padre misericordioso.

E il Figlio, per misericordia, istituì la Chiesa, dove sarebbe rappresentato da un uomo per confermare la Sua Parola infallibile, consegnata agli Apostoli. Per i protestanti, però, sia la realtà del Sacrificio, sia l’idea di un solo apostolo con potere infallibile per confermare la Dottrina di Gesù Cristo erano travisate; tutto era già nelle lettere delle Scritture, che avrebbero sostituito la Tradizione orale con le sue idee sacrificali!

Ecco un’infame contraddizione anche nel piano logico, poiché la Tradizione orale precede la scritta, e le stesse Scritture parlano del potere divino trasmesso a inviati che a questo fine sono unti e consacrati per confermare quanto scritto successivamente sulla Fede e trasmetterla integra e pura. Eppure, il Vaticano 2, si è aperto a protestanti, ebrei, miscredenti e nemici della Fede, come se fosse misericordia cancellare il Sacrificio redentore alla cui visione tutti gli uomini si devono convertire per salvarsi.

E siamo arrivati all’8 dicembre scorso, da quando c’è il «giubileo della misericordia» di stampo conciliare e ecumenista, per celebrare il “cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Sì, la chiesa conciliare pensieri e sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento (eretizzante) per iniziare un nuovo percorso della storia”… da quando i Padri conciliari radunati percepirono il soffio della nuova Pentecoste! Era l’“esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in modo più comprensibile”, cioè, “abbattendo le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata”. Era giunto per loro il tempo di annunciare un nuovo Vangelo di modo che la Parola di Dio si adeguasse ai bisogni contingenti e pensieri d’ogni tempo (vedi dialogo Scal.

Quindi, non vi era sorpresa, anche l’8 dicembre, data carica di significato per la Chiesa del Santo Sacrificio e dell’Immacolata Concezione, Madre di Misericordia, doveva cedere posto alle novità per mantenere vivo il Vaticano 2. Questa sarebbe la base del «pensiero» da dove abbattere la privilegiata Cittadella della Chiesa di Dio, per giungere al nuovo modo d’evangelizzare, secondo le filosofie del mondo.

Non importava riconoscere i micidiali esiti di eresie, scismi e apostasie, sorte in questo mezzo secolo in cui pure il mondo si è degradato, immerso in crisi e conflitti politici e morali, ormai senza controllo. Il rapporto di tale degrado, ora avviato verso l’abisso spirituale, con l’assenza dell’Autorità che porti gli uomini a riconoscere l’ordine terreno in cui Dio li creò, appare svanito!

I cattolici sapevano che questa vera Autorità in terra è quella del Papa, unica voce che può rappresentare infallibilmente la guida del Signore alla Verità che libera e alla Giustizia che edifica il Regno di Dio in terra, secondo la lezione nel Vangelo di San Matteo: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato per giunta”… misericordia che segue quella prima – del Regno di Dio e della sua Giustizia.

Da questa lezione fondamentale già si capisce quale sia la vera misericordia predicata dall’Alto che manca. Infatti, poiché l’infinita Misericordia del Padre si è manifestata in modo supremo nel Sacrificio del Figlio, misura dell’Amore per l’essere umano, esiste la Chiesa, guidata dal Suo Vicario. La sua presenza è, quindi, nel predicare il Vangelo, pegno di giustizia e di salvezza. Per contro, la sua assenza è causa di disordine e di castighi. Quale cattolico può non desiderare allora la presenza continua del Papa?

Oggi, basterebbe considerare il disordine crescente nel mondo, in mezzo a una mai vista decadenza morale e spirituale dei popoli, per capire che questa voce è del tutto assente. Anzi, dalla sua Sede procedono solo inviti a iniziative che in fondo non sono altro che varianti della crescente miscredenza diffusa riguardo al Regno e alla Giustizia divina. Domina l’idea del diritto umano a elargire e ricevere un’ampia, nuova misericordia legata alla buona volontà ecumenista, uguali per ogni credenza. La Giustizia divina, dei principi base per la giustizia umana fu accantonata a causa della nuova misericordia. Lo dice Bergoglio stesso nella sua bolla per il giubileo:

«Tornano alla mente le parole cariche di significato che san Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: « Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … ».Sullo stesso orizzonte, si poneva anche il beato Paolo VI, che si esprimeva così a conclusione del Concilio: «Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro Concilio sia stata principalmente la carità … L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio … Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno… invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette…» [discorso sul culto dell’uomo, alla chiusura del V2].

Il caso del «papa eretico»

L’intenzione del Vaticano 2 di aprire la Chiesa al mondo e censurare i «profeti di sventure» (Fatima!), per rendersi più «credibile», è ripresa da questa bolla che dimostra la continuità iniqua del processo rivoluzionario di ribaltamento della Chiesa. Si tratta del «processo modernista» di adattamento ai tempi iniziato da Giovanni 23.

Tale bolla segna, quindi, un’ora gravissima contro la preservazione della Fede nella Santa Chiesa e in questo senso, è giusto considerare l’accaduto in altri terribili momenti della sua storia, di modo a poter capire meglio i disegni della Divina Provvidenza in difesa della Fede. Infatti, tornando al caso di Papa Onorio I e le circostanze che coinvolsero il suo pontificato (Vedi: promariana.wordpress.com/…/03/un-papa-excomulgado), è allucinante per un Cattolico voler fare un paragone tra la sua eresia per ambiguità e queste inaudite secondo la fede della nuova «chiesa conciliare ecumenista» che da più di mezzo secolo contamina il mondo, disonora la Chiesa del Signore.

La questione – ancora controversa su alcuni punti – dell’eresia di papa Onorio, insegna soprattutto l’attenzione della Chiesa a non lasciare il minimo spazio all’eresia in qualsiasi situazione storica. Nel caso di Onorio, è sottintesa la sua intenzione di giungere a una pacificazione per cui forse valeva la pena far silenzio su una questione controversa di fede, di modo a facilitare la politica unitaria (ecumenista) dell’imperatore Eraclio.

Il caso di Onorio fa capire il danno immenso causato da qualsiasi ambiguità clericale, passata o presente, in questioni di fede, per cui un’eresia può generare inganni di esiti spaventosi a causa dell’apparenza del suo sigillo papale, che compromette la Fede. Oggi, questo avviene in proporzioni senza precedenti, anche per quanto riguarda le sue conseguenze nel piano sociale.

Al Papa è dato il potere dell’infallibilità giustamente per risolvere sempre i problemi di fede. Se, invece, introduce un’ambiguità in questioni sacre, pur senza incorrere in eresia, è riprovevole per la portata universale d’ogni parola emanata dal sommo ufficio magisteriale!

Ora, come traspare, Onorio pensava di essere in grado di raggiungere un’unità spuria di pace, voluta dall’imperatore e dal patriarca Sergio di Costantinopoli. Approfittando di un equivoco verbale che si è rivelato deliberato nelle sue Lettere al Patriarca, impose silenzio sulla questione. Ciò alimentava contraddizioni dottrinali. Più tardi, papa Giovanni IV, che aveva collaborato con Onorio, cercò di spiegare quelle lettere prive di definizioni dottrinali. Ma l’intenzione di accantonare la difesa della Fede, richiesta dalla presenza dell’eresia monotelita, indicava lo smacco meritevole dell’accusa futura di “tradimento sacrilego” di Onorio. Ciò ha rinforzato l’idea che Onorio sia stato condannato, dopo la morte, a causa della stessa eresia del Patriarca Sergio. In verità, Onorio, pare che nella sua lettera a Sergio – non magisteriale – solo lasciasse capire ambiguamente una volontà in Cristo, a dispetto della vera fede sulle due volontà professata e ricordatagli da San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, in un testo di limpida dottrina inviatagli attraverso i suoi inviati a Roma.

l’ambiguità di Onorio aveva solo dimostrato complicità con l’eretico per cui è stato condannato, insieme a lui e ad altri, come eretico, non per aver compromesso il magistero pontificale. Eppure, oggi vi sono quelli che vedono in queste «Lettere sospette» una dimostrazione dell’errore possibile nel Magistero ordinario… da paragonare a quello dei «papi conciliari»! Come se questo non fosse improntato in un processo di ampia e decisa mutazione attraverso il presunto «concilio ecumenico» Vaticano 2, processo portato avanti per più di mezzo secolo con testi, riunioni, sinodi, gesti e parole, canonizzazioni; ora perfino con un giubileo ecumenista.

L’ambiguità coprì per molto tempo il fatto di Onorio aver favorito l’eresia, per cui solo dopo morto fu condannato da Papa Leone II: “Anatemizziamo Onorio, che non illustrò questa Chiesa Apostolica con la dottrina della Tradizione apostolica, ma permise con un tradimento sacrilego che fosse macchiata la Fede immacolata (…) ricevuta dai suoi predecessori (…) Non estinse, come conveniva alla sua Autorità Apostolica, la fiamma incipiente dell’eresia, ma la fomentò con la sua negligenza” (Denz.-Sch. 563 e 561). Parimenti, il VI Concilio Ecumenico rigettò in modo assoluto ed esecrò come nocive alle anime (sic) le lettere del Papa Onorio, a causa di aver “verificato che esse erano in intero disaccordo con la Tradizione”. Eppure Onorio era noto per le sue lotte contro gli intrighi dei giudei per il cui ardore nella fede meritò l’epitaffio: ‘Judaicae gentis sub te est perfidia victa Sic unum Domini reddis ovile pium’.

Ecco che San Roberto Bellarmino dedica alla difesa di Onorio molte pagine del suo ‘Controversiarum de Summo Pontifice’ (vedi tomo II degli Opera Omnia, edizioni Vives, in 8º pp. 101ª, 108)». Eppure, lo stesso San Roberto Bellarmino afferma: «L’VIII Concilio Ecumenico per intero era del parere che in caso di eresia il Papa poteva essere giudicato». Infatti, le condanne di Papa Onorio sono pubbliche e risultano pure nel Breviario Romano, dove sono rimaste durante almeno duecento anni, tanto il suo delitto – di non aver difeso la Fede integra e pura come Papa – fu da esecrare.

Che cosa sostiene la squadra dei fallibilisti

Ora, il noto studioso della materia, il dottor Arnaldo Xavier da Silveira, autore del saggio, scritto insieme a Mons. Castro Mayer sulla possibilità del «Papa eretico», in un nostro recente dibattito sul magistero ordinario della Chiesa, disse che questo caso di Onorio dimostra la possibilità di errore in questo magistero: – o quello di cui il Papa Onorio è stato accusato, o in quest’accusa che sarebbe falsa; uno o l’altro conterebbe errore. Poiché l’Autore del dubbio è del gruppo TFP, del fu Plinio Correa de Oliveira, che tanta influenza ha anche in Italia e sugli scritti di Roberto De Mattei, si può pensare che sia lui il gran padrino del «fallibilismo» attuale.

In realtà, sono i Papi a garantire che il magistero ordinario, anche senza essere coperto dalla nota dell’infallibilità, non insegna errori, come ricordato in molti documenti papali citati in diversi studi. Pertanto, se la Provvidenza divina ha consentito il dubbio sul caso Onorio è perché questo contiene lezioni per la Chiesa di tutti i tempi.

Qui, come lavoro serio sulla materia, libero da tesi o da soluzioni preconfezionate, c’è da citare la recente pubblicazione di “Il Magistero e l’autorità della Chiesa e del Papa”, pubblicato con lo pseudonimo di Fra Leone a Bagnoregio (“agerecontra.it” e “L’Inter Multiplices Una Vox”) tra maggio e giugno.

Tornando al Dr. Arnaldo Xavier da Silveira, si dica che considera l’insegnamento del Vaticano 2 «eretizante», per cui tutto il magistero ordinario sarebbe sempre soggetto a errori – come ha detto sopra per quanto riguarda la condanna di Papa Onorio. A questo punto i «papi conciliari» avrebbero «solo» incorso in errori dimostrabili nel loro magistero ordinario. Quindi, i papi potrebbero indurre il mondo a errori senza che questo metta in discussione la legittimità della loro autorità apostolica. Ecco questo «fallibilismo» devastante per la Chiesa di Dio!

Naturalmente si tratta di posizione contraria a quanto sempre creduto e insegnato dalla Chiesa, che perciò decreta la decadenza o nullità di un’autorità apostolica coinvolta in deviazioni nella fede. Ma vi sono quelli che negano perfino quanto stabilito a proposito dal Codice canonico, che si rifà alla Bolla «Cum ex» di Papa Paolo IV, mai citata in molti studi che pretendono aver coperto la materia, coi termini di «papa materialiter».

Un punto importante sulla questione, spesso dimenticato, penso vada ricordato sul caso Onorio: la ragione di fede per cui San Roberto Bellarmino nega, come documentato sopra, la condanna di tale Papa, ricordando quanto Gesù disse a Pietro: (Lc 22, 32) “Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno”. Come potrebbe la preghiera del Signore non assicurare la fede a Pietro e successori? Perciò è più che lecito credere che i Papi non possano perdere la fede, del resto condizione della loro elezione alla carica. Onorio non avrebbe, quindi, per san Roberto, perso mai la fede.

Sì, ma tradirla con uno scritto ambiguo non implica necessariamente la perdita della fede. Papa Onorio può perciò essere stato condannato per non aver illustrato, come doveva, la fede, senza però averla persa. Anzi, è ancora più colpevole per la negligenza nella difesa di questo bene inestimabile, assicurato con la preghiera di Gesù per la fedeltà dei Suoi Vicari.

Al contrario, «la fede dei papi conciliari» è un’altra; è ecumenista, indifferentista, del culto dell’uomo che rivendica il diritto a una propria fede perché la giustificazione è ormai assicurata perfino a chi non crede nella necessità della conversione alla Fede per salvarsi. Perfino il tradimento ereticale contro la Fede (Lutero…) sarebbe idiozia da dimenticare; costoro vanno modernisticamente oltre l’eresia in nome della dignità umana. Di cattolico hanno solo il nome. Eppure, avrebbero diritto esclusivo alla carica di papi se eletti da un conclave, che non può errare. Esso avrebbe potere assoluto secondo la confusione «materialiter», che vorrebbe cancellare il Magistero della «Cum ex», proprio sui conclavi annullati dall’eresia occulta dell’eletto. Per chi si ostina a riconoscerli papi, c’è pure l’esempio di Giovanni Paolo 2º, un «santo materialiter», che da «papa» sarebbe insostituibile come gli altri eletti simulacri pontifici.

Che il Signore nella Sua misericordia infinita liberi la Chiesa dalle imposture conciliari, perpetuate dalle profonde confusioni, anche dei suoi figli più dotati.