Archivio per febbraio 2016

PREENTAZIONE LIBRO “UNISEX” PRESSO TRADITIO

di Simone Costa

Sala colma, diapositive e argomenti inoppugnabili hanno smontato il 27 Febbraio 2016 a Traditio la falsa ideologia del “gender”. Ottimo Prof. Marletta, preciso e molto chiaro. Per ordinare il libro info@traditio@gmail.com o in Via Galvani 31 Verona, la città della Tradizione

FB_IMG_1456737746111[1]

Prosegui la lettura »

Atene, A.P.F. fulcro per un comune piano strategico tra leader nazionalpopolari europei

Nikos-Roberto

Atene, Alliance for Peace and Freedom fulcro per un comune piano strategico tra leader nazionalpopolari europei –

Intervista a Roberto Fiore – Roma 28 febb – D – Fiore, nel fine settimana ha partecipato ad un meeting nella sede di Alba Dorata con il leader Nikos Michaloliakos e Udo Voigt, deputato europeo dell’NPD. Qual è la situazione adesso in Grecia? R – La situazione è gravissima. Il governo, dopo aver ridotto alla fame la classe media, eseguendo le direttive della Troika, colpisce adesso gli agricoltori con nuove tasse e drastiche riduzioni degli aiuti. E’ un’aggressione, quella al settore primario, all’unica fonte di sopravvivenza di un intero popolo che spontaneamente si affida al mercato diretto messo in pratica dagli agricoltori. Nel corso delle lotte di queste ultime settimane si è mossa molto bene Alba Dorata, presente anche nelle campagne; in molti casi protagonisti della protesta contadina sono stati suoi militanti ed elettori. D – Prosegue anche il durissimo attacco ai valori morali… R – Sì, la Grecia è una nazione con una fortissima identità cristiana, quindi, l’attacco è particolarmente aggressivo e determinato. La recente rocambolesca approvazione nottetempo delle cosiddette “unioni civili” è stata ottenuta grazie ad un pesante ricatto economico che Tsipras ha avallato da bravo cameriere, solo Alba Dorata in Parlamento e la Chiesa ortodossa non si sono piegati in alcun modo. D – Quali sono le comuni, future strategie delle forze nazionalpopolari europee? R – L’analisi su cui Michaloliakos, Voigt ed io abbiamo convenuto è che, mentre l’Europa dell’Est vede interi popoli che si smarcano dal modello di società multietnica e multi sessuale, l’Europa occidentale vi rimane, invece, ancorata, a causa dello strapotere americano. Il leader di Χρυσή Αυγή è consapevole del fatto che in questo contesto, anche ottenendo percentuali altissime alle elezioni, è impossibile governare. Anche con il 50% sarebbe una guerra contro Servizi segreti, massonerie, media e partiti, controllati direttamente dagli U.S.A. e permeati da una violenta filosofia antipopolare e anticristiana. L’unica possibilità risiede da un risveglio generale delle comunità nazionali e da un rafforzamento della Russia sullo scacchiere internazionale. Siamo tutti concordi nel seguire con attenzione la situazione in Siria e il riemergere di un ruolo aggressivo della Turchia, questione che, come si può ben capire, preoccupa i greci in modo particolare. Alliance for Peace and Freedom può rappresentare un importante fulcro strategico, al fine di sviluppare un comune piano operativo tra i principali leader dei più combattivi movimenti nazionalpopolari del nostro continente. Da sinistra:

 

Prosegui la lettura »

Vvox intervista Castagna: No gender, no Cirinnà

Verona, catto-tradizionalisti: «minacciati da lobby sodomitiche»

Il veronese Castagna (Christus Rex): «la Cirinnà é una leggiastra di compromesso tra democristiani di destra e di sinistra»

Castagna

«La legge sulle unioni civili, pur a fronte di un arretramento sul tema delle adozioni, è una leggiastra. Un attacco alla famiglia naturale e tradizionale, quella fra uomo e donna, che si vuole demolire. E soprattutto è il frutto di un compromesso inaccettabile tra democristiani di destra e democristiani di sinistra». Non ha peli sulla lingua Matteo Castagna (nel riquadro) presidente del circolo dei cattolici tradizionalisti veronesi Christus Rex. Il portavoce peraltro se la prende col pontefice Jorge Bergoglio accusato di non avere assunto una posizione utile a difendere le istanze della famiglia naturale, che è poi quella sancita nella sua essenza dalla tradizione cattolica.

Lo stralcio relativo alla stepchild adoption nel ddl Cirinnà sarà almeno positivo dal suo punto di vista, no?
Anzitutto aspettiamo di capire quale legge uscirà in forma definitiva dalle Camere.

E poi?
E poi dico comunque che quel disegno di legge è frutto della volontà di imporre i desiderata di un certo mondo sodomita nei confronti del resto della società. E dico di più. Le istanze che stanno alla base del disegno di legge Cirinnà non sono maturate in Parlamento, bensì presso potenti e ricche lobby sodomitiche di matrice europea.

Però il tema adozioni è stato stralciato. O no?
Certo, e questo è un dato positivo per i bambini che non dovranno, si spera, essere assoggettati a questa disciplina per noi inconcepibile. Ad ogni modo la situazione rimane tesa nei confronti di chi esprime un’idea alternativa alle pretese di determinate elite o determinati gruppi.

Un esempio?
Domani, ovvero sabato 27 febbraio, alle 16,30, nella nostra sede di via Galvani 31 a Verona il nostro circolo promuove di un dibattito sulla volontà di certe lobby, omosex e non, di cancellare l’identità sessuale: il tutto come arma per una manipolazione su scala globale di più ampio respiro. Presenteremo un libro dedicato all’argomento scritto da Gianluca Marletta dell’Università di Roma. Però, appena la notizia si è diffusa, è cominciata una giostra che non ci è piaciuta affatto.

Siete stati minacciati?
Sì.

E come?
Sui social network soggetti appartenenti a sedicenti gruppi o lobby omosex ci hanno lanciato accuse del tipo “sarete arsi vivi”. Alla faccia della tolleranza che queste persone sbandierano a destra e a manca in tema di libertà d’opinione. Comunque a fronte delle minacce di questi sodomiti attendiamo ora questi leoni della tastiera al nostro dibattito pubblico.

Come vi difendete dall’addebito di chi ritiene che non siate inclini al dialogo?
Guardi che quando dall’altra parte ci sono garbo e pacatezza il dialogo c’è. Ci siamo confrontati in diverse occasioni e in modo assai civile con parecchi esponenti del mondo omosessuale. E sempre ci è stato riferito da queste persone che non vedevano la necessità di legiferare in materia di unioni civili per le coppie gay. Né tanto meno in materia di adozione di bambini da parte di gay e lesbiche.

In che modo interpretate il comportamento della Chiesa?
Noi denunciamo da tempo la deriva della cosiddetta controchiesa conciliare, quella uscita dal Concilio vaticano II. La quale nulla ha a che fare con la chiesa cattolica visto che ne è una sua brutta copia, i cui dogmi sono stati stravolti da infiltrati, in un periodo, quello degli anni ’50-’60, in cui sul soglio pontificio, fino al ’61, ha regnato un papa massone quale è stato Giovanni XXIII.

Ma il cosiddetto Veneto bianco, quello fedele alla tradizione esiste ancora, almeno in parte?
Quel Veneto non esiste più per colpa del Concilio Vaticano II.

Con quali conseguenze?
Ne é nata una pseudo-religione in una pseudo-chiesa propugnata da una pseudo-gerarchia che a partire da Giovanni XIII sino a papa Francesco occupa le chiese e condiziona i fedeli. C’è però uno zoccolo duro di resistenza, assai arrabbiato peraltro, in alcune aree del Veronese e del Trevigiano che ben si differenzia rispetto a quanto accade a Padova o a Vicenza.

Non mancano gli osservatori i quali sostengono che sui temi legati alla tradizione cristiana e all’etica confessioni come quella ortodossa tengano la barra più a dritta. Lei che pensa?
Diciamo che tra gli eretici pseudocattolici e gli eretici ortodossi, figli del Grande Scisma d’Oriente, vedo, almeno sul piano della simpatia umana, più favorevolmente i secondi. I quali su molti temi cercano di essere più rispettosi della tradizione cristiana. Anche se quella autentica rimane, ovviamente, quella cattolica preconciliare.

Prosegui la lettura »

Il sistema insindacabile di oppressione in Europa

26

Una voce da Bruxelles, riportata da Dedefensa: “Fino a  qualche anno fa, la consegna fra i  funzionari dirigenziali era di essere più discreti possibile, specie nel caso delle auto di servizio ( …). Da qualche mese è  un diluvio nell’altro senso: enormi 4×4, SUV, eccetera – si direbbe che i nostri famosi  fabbricanti tedeschi non cessino di fabbricarne di sempre più grossi, più massicci, più blindati, specialmente concepiti per i funzionari  – Juncker è un campione in questo campo – che sembrano sempre più delle  fortezze semoventi, blindati di  inaudita potenza e lusso, intoccabili, coi vetri oscurati, che si muovono in lunghi convogli come dei cingolati russi che invadessero l’Ucraina…”.

Insomma han buttato la maschera e  adottato   lo stile  di  ostentazione   che è parte dello stile  di vita degli oligarchi criminali  dell’Est europeo. Istruttivo  il particolare dei vetri oscurati,    un tempo   tipico  della Nomenklatura sovietica. Il privilegio di un  potere  che non deve rispondere di sè.

A Bruxelles dunque ostentano e sfoggiano, sgavazzano e sbevazzano, sicuri che il sistema in cui   hanno trasformato la “speranza europea”, la celebrata “utopia di Altiero Spinelli” (capirai…)   oggi  prigione dei popoli, durerà. L’euro non si spaccherà,  l’oligarchia non sarà mai minacciata dalla democrazia  nè dalla rivolta dal basso.  I tecnocrati e i politici   sono  sicuri  che non dovranno mai abbassare l’arroganza.   Si sentono, si sanno garantiti da uno che sta al disopra di loro.  L’Insindacabile, lo chiameremo.  E che è il vero vincitore nella tragedia dei greci.

Il sistema posto in atto  dall’Insindacabile ha regalato molto ai suoi complici.

Cosa ci ha guadagnato Berlino

Per esempio ai politici irresponsabili, in Grecia come in Italia, che hanno potuto indebitare il paese (e i cittadini) ai tassi artificialmente bassi che regalava loro la unione monetaria,  spandendolo in lussi, clientelismi, corruzioni e spreco per gli “amici”.  La Germania  ha avuto  la sua epoca di grande   successo economico all’estero  (l’export costituisce ormai quasi il 50% dei suo Pil) perché l’euro è stato creato – per definizione –  per essere più deboledel marco tedesco; così Berlino ha portato via a manbassa quote di mercato all’Italia, per la quale al contrario l’euro è sopravvalutato. Certo, sono proprio i cumuli di valuta   di cui gli esportatori tedeschi hanno riempito le loro banche all’origine del disastro finanziario. Il perché spero sia chiaro: per le banche, i depositi dei clienti sono  un “passivo”, che le obbliga a perseguire in modo esponenziale l’incameramento di “attivi”.   Per la banca, “attivi” sono gli interessi che lucra dalla moneta che crea dal nulla, indebitando persone,  aziende, stati;   più  la banca  ha in pancia depositi, più deve moltiplicare il credito, di nove, dieci, venti volte non so.  Nel caso, le banche tedesche indebitarono fino al collo la Grecia. Comprarono senza limiti i loro titoli pubblici: perché davano rendimenti più alti, perché erano emissioni di un Tesoro europeo, e  dunque valevano “come contanti” da offrire come garanzia (collaterale) per le speculazioni più osèes, i derivati più fantastici (da cui estrarre altre rendite).

Prestavano troppo, e lo sapevano benissimo, ad un debitore che non poteva pagare.  La Grecia è stato un creditore sub-prime;  come nel caso dei sub-prime americani, le cui banche hanno prestato a messicani e  ragazze madri  disoccupate   perché si comprassero a rate auto che non si potevano permettere; quei pessimi debiti le banche mica se li tenevano in pancia, li  hanno mescolati e riaffetttati in “titoli di debito” che hanno sbolognato ad altri enti, specie ai Fondi pensione, promettendo: danno interessi alti, approfittatene. Appena le ragazze madri non hanno potuto pagare la seconda rata, le banche d’affari si erano già liberate  dei loro impegni.  Con la Grecia,   le banche tedesche e francesi hanno fatto esattamente la stessa cosa, ma più grave:    si sono liberate del rischio  trasferendolo   sugli  stati, ossia sui  contribuenti europei. I danni privati, che le banche avrebbero dovuto subire   come meritata punizione del loro cattivo, irresponsabile “investimento”, sono diventati debiti pubblici.  La tabella qui sotto illustra il successo della operazione.

exposure to greek banks_1

Naturalmente questo trucco  è stato esaltato e spiegato dai media come “salvataggio delle Grecia” (bail-out). Con l’accusa moraleggiante alla Grecia di “vivere al disopra delle sue possibilità”. Come oggi dice persino D’Alema (doveva dirlo nel 2012), quei soldi  dei salvataggi non andavano in Grecia: la BCE li ha creati   dal nulla per acquistare a man bassa i titoli di debito greci in pancia alle banche tedesche e francesi. Hanno riempito di quattrini le banche.  Applausi del media.

Alla Grecia, restavano da pagare solo gli interessi su questi “nuovi prestiti” che riceveva sulla carta ma venivano immediatamente dati alle banche. Interessi sempre più salati, perché il debito pubblico greco saliva e saliva, sicché il debitore diventava inaffidabile – se voleva nuovi salvataggi, doveva pagarli sempre più caro.

Per questo Varoufakis ha detto: “Mi taglio il braccio piuttosto che firmare la richiesta di un nuovo prestito”.

E’ così che il debito greco è diventato quello che è:

debito greco

Il tutto aggravato dalla  austerità che i tedeschi, con la Merkel ma tutti quanti, hanno imposto alla Grecia: austerità! Austerità!  Tagliare!   Effetto: il Pil è sceso, sicché il debito in rapporto al Pil, meccanicamente, è salito.

Lo stesso è stato imposto ai paesi periferici, fra cui il nostro: fate le riforme, austerità, compiti a casa. L’effetto è la crescita del debito in rapporto al Pil.  Noi  eravamo già indebitati fino al collo; ma la Spagna aveva un rapporto debito Pil del 60%, prima dei salvataggi greci…

debt GDP ratios 2014 update piigs

Perché i nostri politici, gli eurocrati col SUV, i banchieri centrali  hanno preferito salvare le banche anziché i cittadini e gli stati?  C’è qui pronta, grazie a Zero Hedge, una teoria del complotto.

Goldman Europe Old

La mappa è un po’ vecchia e mancano alcune foto: Prodi, Padoan ad esempio. Anche loro ex  (?) dipendenti Goldman Sachs.  E’ ovvio che la loro logica sia quella di accollare  le perdite della finanza ai cittadini.  Hanno imparato lì.

Mario Draghi è stato vice-presidente e direttore esecutivo (non una  carica cerimoniale, dunque) di Goldman Sachs International dal 2002 al 2005.   Goldman Sachs è stata la banca d’affari che  – dietro compenso milionario –  ha aiutato Atene a truccare i conti  per entrare nell’euro senza averne le condizioni: un intorcinato procedimento che comprendeva un prestito di 2,8 miliardi  di euro fatto da Goldman al governo ellenico,   fatto passare però non per debito ma per “ un derivato  swap tra un debito denominato in dollari e yen emesso dalla nazione contro euro usando un tasso di cambio storico”, come ha cercato di  spiegare Bloomberg (non chiedetelo a me).  Era il 2001.

Nel 2012  – Mario Draghi era da poco assurto alla massima poltrona BCE –  un noto giornalista di Bloomberg, Mark Pittman, intentò  azione giudiziaria contro la Banca centrale europea, per ottenere l’ingiunzione, sotto il  Freedom of Information Act, a vedere  due documenti interni dello Executive Board (sei membri) della BCE, che dimostravano che la BCE era al corrente del trucco, e tuttavia – cvon Eurostat – non l’aveva  smascherato…

La risposta della BCE fu negativa: “La Banca Centrale Europea non può rilasciare documenti che mostrino come la Grecia ha usato i derivati  per celare il suo indebitamento, perché la divulgazione infiammerebbe la crisi minacciando il futuro della moneta unica”.  Zero Hedge sospetta, chissà come mai, che sia stato Mario Draghi in persona a  respingere la richiesta di Bloomberg perché (cito) “la persona che supervisionò e personalmente avallò la  perpetuazione della menzogna greca non è altro che l’allora vice presidente e direttore esecutivo di Goldman Sachs International – l’uomo che oggi è a capo della BCE”.

E’ un sospetto da cui energicamente ci dissociamo. Anche perché i media non ricordano mai la strana e dubbia circostanza, diciamo il forte puzzo di conflitto d’interesse,  che emana dalla figura del venerato governatore.  I media rispettano i vetri oscurati.

Piuttosto,  riferisco che Goldman Sachs è venuta alla luce con una propria teoria del complotto: secondo lei, Mario Draghi ha interesse a far fallire la Grecia e a sbatterla fuori dell’euro, perché così avrebbe  l’opportunità  di stampare a manetta (quantitative easing)   con la scusa di  “prevenire il contagio”, in realtà perché il quantitative easing che sta operando a tutto vapore da due mesi – sembra anche per occulte operazioni contrarie della Bundesbank [ http://www.rischiocalcolato.it/2015/06/nel-mondo-del-qe-perenne-il-default-greco-conta-zero-a-meno-che-russia-e-cina.html]-  non  ha effetti sull’economia reale: i finanziamenti ad imprese e famiglie non crescono, nè  si svaluta l’euro sul dollaro,  nè cresce l’inflazione (ferma sullo 0,3%), essenziale per “diluire”  i debiti.  La deflazione-recessione e depressione continua.

Zero Hedge  traduce il progetto così: “La Grecia deve essere distrutta,  perché l’euro e l’eurozona sia salvata (con ulteriore quantitative easing)”.

Siamo in mano a una setta

Non sapremmo dire se è vero. Ma quando Goldman esce con teorie del complotto, si deve tendere a crederle, perché è onnisciente e perché dovrebbe avere ancora da qualche parte il numero del cellulare del primo Rettiliano.

Non  c’è che da ripetere le parole di Marine Le Pen, la politica più cosciente di quel che è in gioco nella crisi greca: “Gli europei devono decidere se vogliono  vivere in democrazia, o se accettano di vivere sotto quella che appare ogni giorno di più come una setta”. Proprio così ha detto: “L’Unione Europea è divenuta una vera setta  dove si passa dal lavaggio del cervello, alle minacce, al ricatto permanente”.

 

Prosegui la lettura »

Il neonato cerca sempre la mamma

Segnalazione ProVita

 

NEONATO

 

 

 

 

 

Prosegui la lettura »

Mons. de Galarreta: un ‘golpe’ del Papa?

Alfonso_de_Galarreta

Grottesco notare che quando certe affermazioni le facevamo noi sedevacantisti in merito all’accordo de facto, i fraternitari ci prendevano per matti…

Mons. Alfonso de Galarreta è un vescovo della comunità lefebvriana. “Penso, che il papa andrà nel senso di un riconoscimento unilaterale della Fraternità, e piuttosto per via di fatto che per una via di diritto legale, canonico”.

Mons. Alfonso de Galarreta è un vescovo della comunità lefebvriana; aveva diretto la commissione teologica della Fraternità sacerdotale S. Pio X durante gli incontri con gli esperti romani nel 2009 e nel 2011. Mons. De Galarreta è argentino. In un incontro con esponenti della comunità nei pressi di Versailles qualche giorno fa ha rivelato che la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva inviato una proposta per la creazione di una prelatura personale, nell’estate del 2015, accompagnata da una dichiarazione dottrinale. Senza entrare nei dettagli, che chi legge il francese può trovare QUI .  

Prosegui la lettura »

Bergoglio si fa benedire dai Pentecostali

 

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

 

Bergoglio 1 Bergoglio 2

 

 

 

 

Prosegui la lettura »

Per sorridere e per pensare

IMG-20160228-WA0012

 

 

 

 

 

 

Prosegui la lettura »

Marcel Lefebvre, Sedevacantist: Video by Fr. Cekada

lefevbre

Segnalazione di don Anthony Cekada

Marcel Lefebvre, Sedevacantist

Video by Rev. Anthony Cekada

Archbishop Marcel Lefebvre made many statements that support sedevacantism, the theological position held by Catholic traditionalists who believe that the Vatican II popes were not true popes, do to public heresy.

Father Anthony Cekada, a priest who was a seminarian in SSPX’s early days and who personally knew the archbishop, provides a selection of these statements in this video, and offers a historical perspective on sedevacantism in the Society.

Father Cekada also discusses True or False Popea recently-published book-length assault against sedevacantism that was bankrolled by SSPX’s seminary publishing arm, extensively promoted by the Society, and lavishly praised by SSPX Superior General Bishop Bernard Fellay, as well as a slew of SSPX priests.

Among the pointed questions Fr. Cekada raises in this video are:

  • What statements did Abp. Lefebvre make in favor of sedevacantism?
  • Why are the archbishop’s statements missing from a book on sedevacantism that Bp. Fellay and its authors claim is “comprehensive” and “systematic”?
  • Where did the priests attacked in True or False Pope get the idea for sedevacantism anyway?
  • Did Abp. Lefebvre treat sedevacantist clergy as non-Catholics and refuse to associate with them?
  • Did Abp. Lefebvre ever indicate that he would publicly declare the Holy See vacant if he thought it necessary, even though he was only a retired bishop?
  • Did Abp. Lefebvre say it was necessary to put a pope on trial before declaring him a public heretic?

The answers will surprise SSPX priests, seminarians and lay supporters, and will be of great interest of other traditional Catholics, whether Indult, R&R or sedevacantist.

Click here to view

 

 

Prosegui la lettura »

Militari israeliani in Patagonia

 militari giudei

Da più fonti di controinformazione arrivano notizie relative alla presenza di almeno ottomila militari israeliani presenti tra la Patagonia cilena e quella argentina allo scopo di costruire una base militare sotterranea tra le più sofisticate in America Latina e seconda soltanto a quella degli Stati Uniti.

È da almeno dieci anni che si parla con insistenza della presenza israeliana in Patagonia, sia a livello militare sia nel settore turistico-immobiliare, con l’acquisto di case e terreni ad opera della parte più ricca e altolocata della società che vive nel paese da sempre alleato strategico degli Stati Uniti. I due aspetti sono ampiamente correlati. La base militare sembra essere quella sottomarina di Rockfeller (tra la Patagonia e la regione dei Laghi del sud del Cile e della Patagonia), già dotata di un’estesa rete di tunnel. La regione dei Laghi può vantare l’acqua più pura del pianeta , aspetto che rende la zona assai appetibile, anche perché abitata da un numero esiguo di persone. Al tempo stesso, i tunnel sono stati concepiti per svolgere la funzione di rifugio antiatomico e possono essere utilizzati anche nel caso di catastrofi naturali. Da tempo, proprio nella regione dei Laghi, pare che Israele abbia inviato intere compagnie militari, accompagnate da tecnici con competenze di carattere scientifico, per capire se ci sono le condizioni per costruire, proprio lì, una sorta di enclave in miniatura dello stato ebraico. Giunti ufficialmente a scopo turistico, facoltosi visitatori israeliani e ricchi imprenditori mirerebbero ad acquistare (ed alcuni lo hanno già fatto), intere porzioni di territorio della Patagonia cilena e argentina, in modo tale da avere garantite delle vere e proprie proprietà private all’interno di Cile e Argentina: in pratica, uno stato nello stato. Le testimonianze di alcuni ufficiali dell’esercito cileno, poi “dimissionati” dalle forze armate, parlerebbero, ad esempio, di una forte presenza di investitori israeliani nella provincia patagonica australe di Santa Cruz (Argentina): lì, racconta uno di loro, almeno il 20% del territorio sarebbe già stato acquistato dagli israeliani. L’eccessivo interesse di un ufficiale sui reali motivi che hanno determinato la presenza israeliana in Patagonia, da quella turistica a quella militare, gli hanno causato anche pedinamenti da parte del battaglione a cui era stato assegnato. Non solo: l’ufficiale è stato poi espulso dalla Provincia di Santa Cruz e addirittura gli è stato vivamente sconsigliato di tornarci, pena l’arresto da parte di quegli stessi vertici da cui dipendeva fino a poco tempo prima. La goccia che fece traboccare il vaso fu una domanda rivolta ad un suo superiore del Comando de Institutos Militares (Cim), di stanza nella cittadina patagonica cilena di Puerto Natales per un corso di addestramento. Alla domanda sui reali motivi della presenza israeliana in Patagonia, l’ufficiale del Cim rispose provocatoriamente se quella informazione fosse utile al suo sottoposto per diventare colonnello. Addirittura, alcuni sostengono che l’esplorazione della Patagonia sotto la facciata del turismo da parte dei soldati israeliani sia in atto a partire dalla fine degli anni ’70, e per questo la stessa Patagonia abbia assunto la definizione di “nuova Palestina”. E ancora, in molti avrebbero notato che i turisti israeliani viaggiano in poche unità, sempre accompagnati da alcuni militari al seguito ed evitano, per quanto possibile, qualsiasi contatto con la popolazione locale. Si tratta di soldati mascherati da turisti? Numerose testimonianze riferiscono che gli israeliani si stabiliscono in località fuori dai centri urbani della Patagonia, come se non volessero essere notati, un aspetto, questo, che ha spinto alcuni ad ipotizzare (non si sa se a torto o a ragione), la presenza di uomini del Mossad. Gli aspetti inquietanti, o quantomeno molto strani, non finiscono qui. Nel novembre 2012 la Corporación Nacional Forestal (Conaf) cilena ha espulso due turisti israeliani che si erano accampati in una zona non adibita  a campeggio nel Parco Nazionale delle Torri del Paine. La misura così drastica, spiegò la Conaf, era stata applicata per non mettere a rischio la sicurezza e l’integrità naturale del Parco e tutelare al tempo stesso i suoi visitatori. Del resto, la stessa Conaf era memore di quanto accaduto un anno prima, quando più o meno nella stessa zona il militare israeliano Roter Singer era stato individuato come responsabile dell’incendio che aveva distrutto circa 15mila ettari del Parco Nazionale delle Torri del Paine. Fu a seguito di questo episodio che è emerso come spesso i turisti israeliani siano in realtà ex militari e che gli stessi viaggi turistici nella Patagonia cilena e argentina vengano finanziati dal governo israeliano in persona, come nel caso di Roter Singer. Su un aspetto tutti concordano: non è normale che oltre diecimila giovani all’anno, che hanno prestato o prestano tuttora il servizio militare in Medio Oriente, percorrano in lungo e in largo la Patagonia grazie a pacchetti turistici pagati loro dallo stato israeliano.

In conclusione, è probabile che i militari israeliani giungano in Patagonia per sviluppare nuove tecniche antiterrorismo in partnership con gli Stati Uniti: è risaputo che la guerra contro le Farc colombiane è stata combattuta dagli Usa anche grazie all’intelligence israeliana e, al tempo stesso, la presunta presenza di cellule islamiche alla Tripla Frontera, soprattutto negli anni scorsi, ha fornito agli Stati Uniti il pretesto ideale per penetrare di nuovo in quel patio trasero che non era più tale e da cui erano stati estromessi. Stati Uniti e Israele, quindi, potrebbero aver scelto un nuovo territorio di influenza strategica dove installarsi e questo spiegherebbe tutte le cautele dei militari israeliani per passare il più possibile inosservati in America Latina e in particolare in Patagonia.

Prosegui la lettura »